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Ischia e l’ energia dell’ Arcangelo Mikael

Nel 2014, in maniera abbastanza silenziosa, venne dato alle stampe ed in maniera autonoma il libro “Mikael – per Napoli sulle tracce di un Arcangelo tra esoterismo e mistero”. Da allora non ci si è mai fermati nelle ricerche e possiamo affermare che già allora si era sulla pista giusta.

Tutto iniziò all’ indomani della visione del film “Vitriol” per la regia di Francesco Afro De Falco. Al centro della trama vi era un misterioso manufatto chiamato medaglione osirideo di cui non si sapeva nulla. Noi, seguendo lo spunto datoci dal film, portammo avanti l’ ipotesi secondo la quale l’ oggetto fosse in grado di fornire due coordinate geografiche. Tralasciamo per il momento la questione dell’ autenticità dell’ oggetto. Volendo ragionare con i piedi ben saldi a terra risulta chiaro che un oggetto antico non dovrebbe dare coordinate geografiche la cui precisione rasenta quella attuale frutto delle moderne tecnologie. La questione è rimandata alle pagine del nostro lavoro. Ci accorgemmo tuttavia che siffatta teoria potesse essere valida e iniziammo le ricerche. La prima coordinata geografica risultò coincidente con il “Cimitero delle 366 fosse” mentre la seconda con il “Chiostro di Poggioreale” anche detto delle “100 cappelle” parte del Cimitero monumentale di Poggioreale. Noi in questi luoghi ci andammo e vivemmo esperienze esoteriche che ci permisero di avere una visione chiara della situazione. In primis capimmo che il Cimitero delle 366 fosse fu volutamente costruito indirizzando il ricercatore verso il Chiostro di Poggioreale. Sebbene i due edifici siano separati da un bel pò di anni, capimmo che originariamente il progetto venne messo nero su bianco nella sua interezza e solo eventi storici portarono alla sua frammentazione. Basti ricordare che il Cimitero delle 366 fosse entrò in funzione nel 1763 mentre il Chiostro di Poggioreale, completo degli edifici interessanti la nostra ricerca, risalirebbe alla metà del XIX secolo. Si scoprì che la chiave a cui si giungerebbe decifrando correttamente il medaglione osirideo (ma per noi è ben altro) sarebbe collocata al di sotto della cappella numero 42. E non è il caso di andare oltre, vi rimandiamo al nostro lavoro. Ma, alla pari del Cimitero delle 366 fosse, anche il Chiostro di Poggioreale nascondeva particolari architettonici in grado di andare oltre. Esso infatti sarebbe in grado di fornire un’ulteriore coordinata geografica che porterebbe il ricercatore direttamente alla Chiesa di San Lorenzo Maggiore. Ma il Chiostro di Poggioreale ci permise anche di identificare la presenza in quel luogo dell’Arcangelo Mikael e ciò ci meravigliò non poco. Inizialmente non riuscimmo a capire cosa avessero in comune il Cimitero delle 366 fosse ed il Chiostro di Poggioreale con la Chiesa di San Lorenzo Maggiore. Tuttavia un’analisi del tessuto urbano di Napoli fatta dall’ alto ci diede il giusto punto di vista. Notammo che una retta passante per il Cimitero delle Fontanelle potesse unire quest’ ultimo al Cimitero delle 366 fosse ed il Chiostro di Poggioreale già parte del Cimitero monumentale di Poggioreale; tra l’altro passando anche per alcuni cimiteri di secondaria importanza. Tutto su una sola retta! Essa proseguiva passando esattamente sopra la cappella numero 42 di cui prima. Un caso? Grazie allo stesso ragionamento ci accorgemmo che una singola retta poteva partire dalla cappella numero 42 e passando per la Chiesa di San Lorenzo Maggiore giungere addirittura fino alla collina di Nisida. Essa, nel suo correre lungo il tessuto urbano, passava esattamente o quasi su un gran numero di chiese di antica storia. Luoghi dove un tempo si pensa sorgessero antichi templi pagani. Tra esse citiamo San Gregorio Armeno, la Cappella Di Sangro, la Chiesa di San Domenico Maggiore e la Chiesa del Gesù Nuovo. Ma da dove partiva questa retta? Poteva mai essere la cappella numero 42 un altro punto ad essa appartenente? La risposta fu affermativa. La retta partiva dal Monte Gargano, esattamente dal Santuario di San Michele Arcangelo. Fu a quel punto che realizzammo la portata dell’intero rebus. Napoli venne costruita tenendo conto di questa misteriosa energia e ci fu nei secoli qualcuno che si tramandò il suo segreto; qualcuno in grado di servirsene per i propri scopi. Stiamo parlando di Ley Lines a tutti gli effetti nello specifico quelle di San Michele Arcangelo. Qualcuno nel corso dei secoli si tramandò un corpus di informazioni grazie alle quali costruire luoghi di culto in grado di convogliare energie in un punto particolare: la cappella numero 42. Ora sappiamo che quando tutto ciò avvenne, la linea energetica di San Michele Arcangelo si interruppe e non fluì più lungo i quartieri di Napoli. Ciò a nostro avviso si verificò poco dopo la metà del XIX secolo. E Napoli cadde in rovina……Tutto ciò è “Mikael– per Napoli sulle tracce di un Arcangelo tra esoterismo e mistero”. Ma le ricerche sono andate avanti. Rispettando a pieno la teoria alla base del concetto di “Ley Lines” anche a Napoli quella relativa all’ Arcangelo Mikael una volta arrivata a Nisida devia leggermente al fine di giungere a Procida toccando l’antico Santuario consacrato all’ Arcangelo Michele. A riprova di tutto questa ricerca ritroviamo nelle chiese toccate un tempo da questo particolare fiume energetico numerosi indizi che ci ricollegano al mito della Terra Cava (vedi chiesa del Gesù Nuovo) ed al culto di San Michele Arcangelo. Cosa ancora più sorprendente è scoprire che nella Chiesa di San Lorenzo Maggiore una misteriosa lapide sarebbe collegata al Monte Epomeo….Ma torniamo alle nostre ricerche. Nella chiesa di San Pietro ad Aram a Napoli è possibile ammirare in fondo alla chiesa la statua che a nostro parere meglio incarna tutte le nostre ricerche fin qui brevemente esposte: un San Michele Arcangelo che schiaccia la Sirena Partenope! Una statua praticamente identica è presente nel santuario dell’Arcangelo a Procida. Coincidenza?

 

Una volta giunta a Procida, sicuramente il fiume energetico ebbe il suo “alveo” ad Ischia per poi procedere oltre. Sappiamo dalla tradizione che l’Arcangelo è considerato psicopompo, ragion per cui è spesso associato ai cimiteri divenendone guardiano e protettore. Sappiamo poi che questo fiume energetico, in linea con la teoria delle ley lines, sicuramente dovette fare i conti con colline e promontori dalle caratteristiche particolari rispetto al paesaggio circostante. Tirando le somme l’unica possibilità, per quanto ci riguarda, in accordo con tutto ciò è quella schematizzata in foto!

 

Il fiume energetico, da Procida, avrebbe incontrato dapprima la roccia trachitica su cui sorge il castello aragonese deviando poi quel poco per giungere in seguito sull’ isolotto denominato “scoglio di Sant’ Angelo” dove un tempo sorgeva una chiesa consacrata all’ Arcangelo (poi spostata nell’ attuale posizione lungo la strada che conduce alle Fumarole).

Analizzando questa traiettoria notiamo che il fiume energetico passa per l’antica Aenaria e per la chiesa di S. Anna a pochi metri dall’ ex cimitero omonimo, risalente al colera del 1836; prosegue fino in zona San Michele passando poi nei pressi dell’ attuale cimitero di Ischia. Da qui prosegue fino ad arrivare allo scoglio di Sant’ Angelo. Interessante a questo punto notare, considerando quest’ipotesi degna di approfondimento, come Aenaria si trovasse nel “punto giusto” in accordo con il “modus operandi” dei nostri antenati. Nel nostro lavoro “Mikael” affrontammo l’argomento cercando di dimostrare come i fondatori di città, nel nostro caso Napoli, lavorassero tenendo conto delle energie del luogo, scegliendo a tal proposito orientamenti particolari. Il reticolato Ippodameo napoletano analizzato grazie alle nostre ricerche sembra dimostrarlo. In questo quadro, in cui la baia di Cartaromana sembra dimostrarsi di primaria importanza, sarebbero da inserire la chiesa di S. Anna e la relativa “Torre Guevara” da molti conosciuta come “Torre di Michelangelo” nome quest’ ultimo derivato da informazioni non fondate diffuse da Onofrio Buonocore. Il prelato la volle legare all’ amore tra Vittoria Colonna e lo scultore che, sempre leggenda alla mano, si vedevano grazie ad una galleria sotterranea collegante la Torre con il Castello. Tuttavia, non mi meraviglierei, questa è nostra opinione maturata a seguito di ulteriori studi, se il Buonocore avesse voluto legare la Torre a qualcosa di ben diverso…..il nome Michelangelo potrebbe nascondere il nome dell’ arcangelo…….Rapportando tutte queste informazioni (sulle quali ritorneremo più approfonditamente in seguito) alle 5 sorgenti di energia ischitane ampiamente trattate in “Ischia occulta” è doveroso fare ulteriori considerazioni. Dalla figura in basso possiamo estrapolare una geometria particolare formata da due circonferenze concentriche, sulle quali sono posizionate le 5 sorgenti, e dalla linea rossa a sud parte dell’energia Mikaelica proveniente da Procida.

Se invece delle 2 circonferenze prendessimo in considerazione le due direttrici Cavascura-Pietra dell’acqua e Nitrodi-Epomeo otteniamo una sorta di “corridoio energetico” la cui ampiezza è in grado di fornire un triangolo laddove noi e molti altri vedono uscire ed entrare i tanto discussi UFO di colore rosso rubino. La figura è chiara. Che sia tutta questione di energia? Nella figura appena analizzata è interessante notare come le due direttrici sembra siano ortogonali alla stessa linea Mikaelica di cui abbiamo parlato. Del resto risulta anche evidente come la direttrice di Nitrodi, intesa a questo punto come un’ulteriore lay line, giunga in località Zaro e ciò dovrebbe far sorgere alcune domande. Non dimentichiamo che in quel di Zaro il noto massone ed esoterista Luigi Patalano volle edificare l’attuale Colombaia e l’attuale Mezzatorre che ai suoi tempi furono concepite come residenze ricche di simbologia massonica. Ed ancora. Le apparizioni di Zaro c’entrano qualcosa? Per il momento è tutto ma promettiamo di ritornare sulla questione molto presto.

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Il medaglione del film VITRIOL – La soluzione….

Sono passati oramai due anni da quando mi recai a vedere al cinema il film Vitriol. Per coloro che ebbero modo di vedere il film è inutile ricordare il misterioso “medaglione” appartenuto all’ Ordine Osirideo Egizio, intorno al quale venne sviluppata l’ intera trama. Inizialmente presi tutto come “oro colato” e non mi preoccupai di sapere se questo fantomatico medaglione andava considerato un falso o meno. Ingenuamente intrapresi personali ricerche in merito e pubblicai su questo blog i primi risultati, anche se poco convincenti. E’ doveroso ricordare le numerose email iviate al regista e successivamente anche al curatore dei contenuti. Non ho mai ricevuto una risposta convincente. Eppure chiesi solo qualche foto in più, magari ad alta risoluzione o informazioni in merito al medaglione. Dovettero passare due anni per avere sott’ occhio le incongruenze riscontrate da varie fonti; il film voleva il medaglione alla base di una tesi di laurea mai completata, saltato fuori da chissà dove mentre su alcuni “siti specializzati” risultò evidente come a muovere i fili vi fosse un burattinaio che successivamente contattai e da cui non ho mai avuto risposta. Storie diverse quindi ma sempre legate a strani personaggi, Non è mia intenzione fare nomi e cognomi ovviamente, non è questo il problema. Ho sempre pensato al medaglione come un possibile oggetto reale, genuino e non tarocco; chiunque lo avesse divulgato pensavo volesse giungere ad una sua risoluzione. Quale modo migliore se non quello di renderlo pubblico? Purtroppo però mi resi conto che chiedere maggiori informazioni risultò impossibile. Nessuno di coloro ad esso legatio ne sapeva un bel niente (o almeno così dicevano). Analizzando però la pellicola ci si può accorgere di come sia stato usato più di un medaglione, e tutti diversi, al fine di sbrogliare l’ enigma dei numeri. Ovviamente solo mettendo in pausa alcune immagini è possibile accorgersi del trucco. Possibile che risultò così difficile dare un interpretazione alle coppie di numeri forniti dal quadrato magico impresso sul retro del medaglione? Certo è che questa “trovata” non giocò a favore della tesi dell’ autenticità nè tantomeno il muro di gomma che ci crearono intorno. Ritornando alle mie ricerche (la cui prima parte è conclusa) spero di poter offrire al lettore quanto prima il lavoro su carta dove, grazie al cielo, il medaglione alla fin fine risulterà marginale e non essenziale. Mi è difficile credere che quanto da me portato alla luce possa essere tutto frutto del caso. E’ vero che le ricerche sono partite dal medaglione ma vero o falso che sia il risultato non lo rende necessario. Due anni fa basai le mie ricerche sull’ idea dell’ autenticità del medaglione e feci mia, sviluppandola, l’ idea secondo la quale i due gruppi numerici corrispondevano effettivamente a coordinate geografiche, ben conscio del fatto che all’ epoca a cui risalirebbe il medaglione era praticamente impossibile avere una tale precisione (in virtù del fatto che le nostre attuali coordinate geografiche appartengono al sistema WGS84 figlio della tecnologia satellitare). Eppure mi resi conto che la teoria dava i suoi frutti. Alla base di tutto bisognava tenere a mente che tutto ciò che il medaglione recava inciso andava letto e non interpretato! Tutto il linguaggio esoterico presente su di esso andava letto senza interpretazioni. Fatto ciò bisognava tenere a mente che i tre edifici identificati dai numeri dovevano essere analizzati sotto il profilo architettonico; solo così sarebbe stato possibile avanzare con il rebus del quadrato magico presente sul retro del medaglione. Il Cimitero delle 366 fosse aveva due “anomalie architettoniche” da tenere a mente. La prima corrsipondeva all’ anno bisestile sulla cui idea venne sviluppato il progetto e la seconda corrispondeva alle 6 fosse poste in disparte dalle altre. Un anno bisestile è legato al numero dei giorni di febbraio ossia 29 che insieme al numero 6 fornisce la prima coppia di numeri. Con essa si può giungere al cimitero di Poggioreale. Ma dove cercare? Ovviamente bisogna analizzare l’ architettura del Chiostro e della Chiesa Madre. Procurandosi il progetto originale del Chiostro ci accorgiamo di un “anomalia architettonica” laddove è collocata la cappella 42. Ma il Chiostro presenta ancora altre stranezze. Per esempio le cappelle non venivano contate dalla numero 1 bensì dalla numero 3 in quanto le prime due sono interne al corpo della Chiesa Madre. Contandole però nel verso giusto partendo dalla numero 1 esternamente, si giunge a considerare la cappella 42 coincidente alla 40…Ciò mi fece sorgere il dubbio che nell’ architettura del Chiostro di Poggioreale vi fosse nascosta un altra coordinata. Giunsi ad individuarla cercando le due colonne B e J al suo interno e per fare ciò modificai il progetto della Chiesa Madre, portando il numero di colonne da 4 a 2…. Così facendo altre cappelle del Chiostro forniscono i restanti numeri che compongono la latitudine del nuovo luogo in cui recarsi. E la longitudine? Per il momento è un segreto….. Analizzando queste strutture dall’ alto è possibile accorgersi che esse sono collegabili con una retta passante tra l’ altro anche sull’ Albergo dei Poveri. A mio avviso ciò non può essere una coincidenza poichè le aree dei cortili esterni di questi edifici sono tutte uguali fra loro. Anche per il chiostro di Poggioreale vale questa regola. Basta non considerare la Chiesa Madre e vi ritroverete un cortile di identiche dimensioni a quelli presenti nel Cimitero delle 366 fosse e dell’ Albergo dei Poveri. Ovviamente non vi dirò dove conduce questa retta o perchè è stata occultata, sarà una sorpresa. Posso però dirvi che a questo punto delle ricerche il medaglione già non mi fu più necessario. Tuttavia tutto ciò che trovai sembrerebbe legato ai numeri dei versetti di alcuni passi dell’ Apocalisse di San Giovanni. Per la precisione, rivedendo il film Vitriol, assistiamo ad un tentativo poco risucito di capire a cosa potesse riferirsi la dicitura “Tutta la vita di Adamo”. E’ vero che Adamo visse 930 anni ma tale numero se associato alla Genesi non porterebbe a nessun risultato utile. Riuslta il contrario se il numeo venisse associato ad un misterioso testo apocrifo….che letto all’ inizio della ricerca fornirebbe la chiave per decodificare il tutto! Per ora non è il caso di svelare tutto e poi la seconda parte delle ricerche è ancora in atto. Tuttavia “questi signori” avrebbero fatto meglio a stare al gioco, magari fornendo qualche indizio a favore dell’ autenticità del medaglione o magari divulgare un unica storia senza troppe incongruenze. Per quanto mi riguarda mi tengo stretto i risultati ottenuti sulla cui autenticità non ho dubbi. Forse tutto ciò che è partito dal medaglione è stato frutto del caso….o forse no. Saranno questi signori a dircelo semmai fossero interessati alla questione. La pubblicazione delle mie ricerche avverrà nel più breve tempo possibile ed indipendentemente dall’ interesse di un editore.

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La X e’ il punto dove “scavare” oppure….dove arrivare???

Da quando ebbi modo di assistere alla proiezione del film Vitriol l’ idea del medaglione e dei suoi segreti non è più andata via dalla testa. Oggi a distanza di un mese circa scrivo queste righe per dare nuovi spunti di riflessione in merito. Spero che le mie idee siano da aiuto a qualcuno. Andiamo con ordine.

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Senza ritornare sul come e dove è stato trovato (rimando al mio precedente articolo), il medaglione si presenta con una stella dal disegno alquanto particolare (secondo i reincarnati di Atlantide e senza scomodare i Realiani il simbolo in questione rappresenta i poteri ESP latenti in ognuno di noi e sviluppabili grazie alla pratica) in grado di ruotare grazie ad un piccolo perno centrale. Al di sotto della stella vi è un quadrato composto da una griglia numerica. La somma dei numeri di ciascuna riga o di ciascuna colonna dà sempre il numero 111. La stella è dotata di due buchi che lasciano intravedere una coppia di numeri nel momento in cui essa viene girata. Le punte della stella a loro volta danno una serie di numeri tra quelli che si trovano lungo la circonferenza del medaglione.

Analizzando la rotazione della stella sui suoi 360 gradi ci accorgiamo che sono possibili solo 4 coppie di numeri: 1-11 , 36-26 , 31-8 , 29-6. Solo due coppie sono utilizzabili in quanto le altre due in ogni caso portano ai medesimi risultati di cui sotto. La prima coppia di numeri è ottenuta dall’ indizio relativo alla vita di Adamo e alla sua collocazione nella bibbia che a rotazione avvenuta dà i numeri 40 – 52 -01 e 14 – 16 – 39. Tali numeri identificano la coordinata geografica del Cimitero delle 366 fosse. Ci rechiamo sul posto ed analizziamo l’ architettura dell’ edificio. Ci accorgiamo che i numeri 29 e 6 sono i numeri che ci interessano. Infatti corrispondono ai giorni di febbraio di un mese bisestile e al numero di fosse collocate nel perimetro coperto dell’ edificio. Tali numeri sul medaglione ci danno una seconda serie di numeri! Essi sono 40 – 52 – 14 e 14 – 17 – 31. Stesso gioco di prima e ci accorgiamo che i numeri corrispondono alle coordinate geografiche del Chiostro di Poggioreale monumentale edificio all’ interno dell’ omonimo cimitero. Carta geografica alla mano e ci si accorge che le due coordinate possono essere unite con una retta (ovvio) . Ma prolungando la retta verso Sud Ovest ci accorgiamo che essa passa esattamente sull’ Albergo Dei Poveri mastodontico edificio elaborato anch’ esso su progetto dell’ architetto Fuga. La geometria ci insegna che per tre punti passa una sola retta! Un caso? Non direi.

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a - Copy

 

Le stranezze non finiscono certo qui’, infatti non è il cortile allineato con il cimitero delle 366 fosse e il chiostro ad interessarci bensì quello centrale. Difatto ingrandendo la veduta aerea è evidentissima un enorme X….A questo punto la domanda nasce spontanea: “La X rappresenta il punto dove scavare o dove arrivare? A mio avviso l’ ipogeo del Chiostro di Poggioreale potrebbe nasconde l’ accesso ad una galleria sotterranea ben evidenziata in superficie ma all’ epoca dei fatti, in assenza di qualsiasi strumento elettronico, accorgersene e arrivare a queste considerazioni dal nulla era un impresa ardua. Prendete la mia conclusione come pura fantascienza, oppure no. A voi la scelta ma come mi fece notare il caro amico Marco non sarebbe la prima volta che “qualcuno” ci lascia un segno evidente della sua esistenza….

Le Parc Royal de Bruxelles

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