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Ischia, studio energetico – Parte prima

Il presente studio affonda le sue radici nel 2015, anno di pubblicazione del nostro secondo lavoro editoriale “Mikael”. In esso, grazie a personali esperienze esoteriche, gettammo le basi per uno studio energetico di Napoli che ci portò a tener conto di particolari fiumi energetici alla base del suo antico reticolato urbano ben visibile ancora oggi. Potremmo semplificare asserendo che l’antica Neapolis venne edificata tenendo conto di particolari “Lay Lines” ben note ai suoi costruttori, chiunque essi fossero. Noi, di questi fiumi energetici, ne individuammo alcuni abbozzandone anche l’orientamento rispetto al nord vero. Tra di essi ne individuammo uno che per caratteristiche definimmo “principale”. Grazie alle particolari esperienze esoteriche prima accennate, capimmo di trovarci innanzi ad un flusso di energia “sacra” la cui fonte era l’antico Santuario di San Michele Arcangelo in Puglia. Questo flusso sacro, proveniente dal Gargano, arrivava fino al Chiostro di Poggioreale nell’ omonimo cimitero napoletano, attraversava tutto il tessuto cittadino fino ad arrivare al Castello di Nisida. Da qui, rispettando in pieno le teorie delle “Ley Lines”, deviava il suo corso giungendo fino al Santuario di San Michele Arcangelo a Procida. Da questo sacro tempio il flusso di energia “Mikaelica” partiva per raggiungere la parte sud orientale dell’isola d’ Ischia. Anche questa volta il flusso energetico, raggiunto il castello d’Ischia, deviava il suo corso per raggiungere infine la “Torre di Sant’Angelo” nell’ omonimo paese. Dopo aver toccato quest’ ultimo luogo, non sappiamo quale potè essere la sua destinazione. Ciò che conta è aver trovato validi indizi grazie ai quali poter proseguire le nostre indagini e permettere al lettore di seguirci in maniera chiara.

Fu grazie allo studio dei luoghi sacri napoletani che potemmo giungere alla conclusione che il flusso sacro Mikaelico partiva dal Chiostro di Poggioreale con un orientamento di circa 233 gradi rispetto al nord vero. Il valore in gradi appena esposto non è esente da errori, ovviamente. Non possiamo certo considerare un fiume energetico al pari di una retta. Tuttavia siffatta rappresentazione ci permette di avere le idee chiare sul percorso da esso compiuto attraverso il tessuto cittadino. Numerose chiese con il proprio orientamento dell’asse maggiore (o minore) lo proverebbero. Tra esse un ruolo importante lo ricoprirebbe la Chiesa di San Lorenzo Maggiore, a pochi passi dal vicolo di San Gregorio Armeno. Detta chiesa riceverebbe il sacro flusso esattamente dove è collocato al suo interno l’altare maggiore. Il fiume energetico, proseguendo, toccherebbe altre chiese lungo il suo percorso. Tuttavia uno studio approfondito sul campo si rende necessario al fine di individuare le piccole deviazioni evidenziate proprio dall’ orientamento di quest’ ultime rispetto al nord vero.

Chiese orientate, flussi sacri, divinità rispettate grazie a complessi riti di fondazione….Possibile? A tal proposito è importante per noi uno studio del Prof. Renato Palmieri reperibile sulla pagina web “web.rcm.napoli.it/clip/napoli1.htm”.

Secondo questo studio, esisterebbe un documento a firma di un ignoto “Dicearco di Cuma” nel quale viene raccontato l’atto di fondazione di Neapolis. Il complesso rituale è portato a termine dal nobile e saggio Ileotimo, figlio di Timanore, reputato come “esperto nella sapienza di Pitagora”. Il misterioso documento, ancora oggi al centro di animate discussioni da parte di storici ed appassionati, sembra essere sospeso in un limbo. Non è ben chiaro se sia autentico o meno. A noi è risultato interessante grazie ad un particolare, risultato poi di massima importanza per i nostri studi. Di seguito riportiamo una rappresentazione grafica dell’atto di fondazione.

 

 

In essa il tratto HU, stranamente, presenta lo stesso orientamento del nostro ipotetico flusso energetico. Strana coincidenza. Tuttavia non è l’unica. Lo stesso Corso Umberto notammo incastrarsi bene tra i vari flussi energetici da noi abbozzati. E ripeto. Abbozzati, perché solo uno studio più approfondito potrà darci ulteriori indizi al riguardo delle loro reali direzioni. Noi questo studio, per ciò che riguarda il tessuto urbano di Napoli, lo abbiamo momentaneamente messo a riposo. Tutt’ altra cosa invece lo studio inerente il tessuto urbano (e non) isolano. A tal proposito è stato fondamentale lo studio di una pietra miliare in questo “campo”, ossia “L’Architettura invisibile” del compianto Georges Prat, edito in Italia dalla DBS edizioni. Punto di partenza quel Santuario Micaelico procidano, spesso da molti ignorato ma a nostro parere vera perla nostrana.

Nell’ imponente lavoro di Prat, è interessante focalizzare l’attenzione su quelle che sono le caratteristiche di

Il Giordano: ossia una corrente d’acqua sotterranea che spesso rappresentava il passaggio dalla parte iniziale della chiesa poco energetica al primo dei “tre piani di coscienza”.

Essi rappresenterebbero le tre tappe evolutive dell’uomo: il rettangolo rappresentante la vita fisica, il quadrato rappresentante la vita spirituale ed il cerchio rappresentante la vita divina. Queste tre figure geometriche, in moltissime chiese, sono cardine principale intorno al quale l’architettura prende forma completandosi con la parte energetica già presente in loco. Conseguentemente non è raro trovare all’ interno di antiche chiese flussi di energia in grado di dare forma a queste aree “energetiche”.

Orientamento del Coro ad Est: Il cardine Est è la direzione del sorgere del Sole, rappresentante la nuova alba di un Mondo migliore, retto dalla giustizia e dall’ Amore. Il Regno dei Cieli in Terra alla fine dei tempi. La direzione da cui sorgerà il Regno di Dio.

Pianta aurea: Nelle chiese antiche la stessa pianta è costruita su rettangoli aurei. I diversi punti geometrici sono ben evidenziati da particolari architettonici.

L’Altare: Esso dovrebbe trovarsi nel punto di intersezione di diversi flussi energetici. Spesso in corrispondenza dell’incrocio delle 2 reti già a molti note ossia Curry e Hartmann (rete del Ferro e del Nichel). Se tutto è a regola d’arte il punto in cui è collocato l’altare è attraversato da correnti d’acqua sotterranee, una o più faglie geologiche e spesso anche da uno o più flussi energetici sacri di notevole intensità provenienti da luoghi particolari che possono essere altre chiese o santuari. Infine è spesso accertata la presenza di camini energetici ossia delle entità il cui compito è quello di regolare le energie del luogo (detta in maniera semplice).

Colonne: Esse dovrebbero trovarsi in corrispondenza dei punti di incrocio delle 2 reti. Per entrambe, solo quelli a polarità positiva o quasi sono liberi. I restanti vengono assorbiti dai pilastri.

Pavimento: Spesso al di sotto di esso è possibile notare la presenza di ciottoli di fiume. Essi sono impregnati dalla “memoria dell’acqua” e conseguentemente sono in grado di ricoprire lo stesso compito affidato ad una corrente d’acqua sotterranea. Si crea in questo modo un flusso di energia “artificiale” laddove ce ne sia bisogno in fase di costruzione.

Guardiano eterico: Entità a guardia dell’edificio religioso.

Passare all’ identificare questi diversi flussi energetici non è cosa da poco, anzi. In primis rimane il problema della “tranquillità di indagine” cosa assente o quasi quando parliamo di chiese. Quanto appena esposto è solo una piccolissima parte del lavoro celato dietro la costruzione di una chiesa “alla vecchia maniera”. Detto ciò appare chiaro che un’indagine di questo tipo portata avanti nel tessuto urbano napoletano risulterebbe impresa titanica. Ma non ad Ischia. Negli ultimi mesi ci si è dedicati alla mappatura delle principali chiese isolane, con particolare attenzione posta sull’ inclinazione che i loro assi maggiori hanno rispetto al Nord vero. A conti fatti, alcune di loro hanno sollevato molti interrogativi. A questo primo lavoro si è affiancata l’esperienza maturata durante la stesura del nostro “Mikael”. Grazie alla superficie modesta della nostra isola, in rapporto a grandi metropoli quale può essere Napoli, il lavoro di mappatura delle principali linee energetiche isolane risulta più semplificata non escludendo con ciò le già note “Ley lines funerarie”. Per quest’ ultime la Necropoli di San Montano” ci è stata di grosso aiuto. Ma vediamo nel dettaglio alcune chiese di particolare importanza.

 

ASSE MAGGIORE ORIENTATO PER 008°

 

Chiesa Madonna di Montevergine – Succhivo

Chiesa di San Gennaro – Panza

Chiesa di San Giorgio – Testaccio

 

ASSE MAGGIORE ORIENTATO PER 045°

 

Chiesa di San Michele Arcangelo – Forio

Cappella privata famiglia Piro – Lacco Ameno

Chiesa Santa Maria Addolorata

 

ASSE MAGGIORE ORIENTATO NORD-SUD

 

Chiesa Madonna di Loreto – Forio

Chiesa di San Vito – Forio

Chiesa San Francesco di Paola – Forio

Chiesa dell’Assunta – Lacco Ameno

Chiesa di San Pietro – Ischia

 

ASSE MAGGIORE ORIENTATO PER EST-OVEST

 

Chiesa del soccorso – Forio

Chiesa di S. Anna – Ischia

Da una prima analisi risulta strano avere due chiese orientate, a pochi chilometri di distanza, per 8 gradi che non lascia pensare ad un caso. Esse non sono neanche allineate ragion per cui deve esserci tra loro un elemento in comune. Si potrebbe pensare ad un flusso energetico comune ma ciò non giustificherebbe lo stesso orientamento voluto per la chiesa al Testaccio. Che il numero 8 possa avere un significato particolare? Magari legato ad un Santo i cui festeggiamenti cadono l’ottavo giorno di chissà quale mese?

Altra anomalia risulta quella dell’orientamento per 45 gradi. Sappiamo da studi analoghi al nostro, ma portati avanti in altre città, che questo orientamento non è raro ma neanche comune. Quindi il voler orientare un edificio religioso per 45 gradi lascia intendere altro. Probabilmente si è voluto legare l’edifico alle energie della Rete di Curry che grosso modo è orientata per 45 gradi rispetto alla Rete di Hartmann, quest’ ultima orientata Nord-Sud. La stessa cattedrale di Chartres è orientata per 45 gradi ed in questo caso l’orientamento è voluto per sfruttare a pieno gli incroci energetici della zona. È un’ipotesi. Del resto tra la posa della prima pietra della chiesa di San Michele Arcangelo e quella della cappella Piro intercorre un lasso di tempo molto ampio. Ricordiamo infatti che quest’ ultima chiesa risale alla metà del XIX secolo circa e non è allineata con le restanti due dalle quali risulta ben distante. Stesso discorso lo si potrebbe fare per le due chiese foriane ossia la Chiesa della Madonna di Loreto e quella di San Vito che non risultano allineate tra loro ma il loro orientamento lascia ipotizzare una costruzione lungo la Rete di Hartmann. La loro fondazione è incerta ma sembra che i costruttori utilizzarono conoscenze comuni. Sempre rimanendo nel campo delle teorie, almeno fino a quando non sarà possibile una misurazione in loco, anche la Chiesa di San Pietro può aver subito destino analogo all’ atto della sua fondazione, certamente più recente rispetto alle precedenti. Soffermandoci poi sul sagrato della chiesa ischitana è chiaro che i suoi costruttori la vollero orientare lungo l’asse Nord-Sud di proposito!

Un discorso diverso, invece, è necessario farlo quando si parla delle due chiese orientate lungo l’asse Est-Ovest. A prima vista può sembrare che sia stata rispettata una delle regole più importanti per la messa in posa di un edificio di culto, ma non è così. Entrambe le due chiese hanno l’altare rivolto verso Ovest. In pratica clero e fedeli pregano in quest’ ultima direzione. Direzione opposta.

Studi sull’ orientamento degli edifici religiosi sorti durante lo scorrere dei secoli risultano numerosi e tutti degni di nota. Tuttavia non è nostra opinione ritenere un edificio religioso orientato soltanto tenendo conto del punto del sorgere del sole in determinati giorni dell’anno o di particolari festività religiose. È indubbia una componente energetica convergente laddove è collocato l’altare.

Sappiamo che l’edificio religioso così come lo conosciamo si è andato diffondendo dal IV secolo d.c. grazie all’ editto di Milano che rese il culto cristiano libero di essere professato alla luce del sole. Si abbandonò il culto “casalingo” e si andò sviluppando il culto “basilicale”. Fu allora che prese andò affermandosi l’edificio religioso orientato lungo l’asse EST-OVEST. Era consigliato pregare verso oriente (EST) per i motivi già ricordati. Ogni religione possedeva una direzione sacra verso cui rivolgere le preghiere. Per la cristianità di allora essa era l’EST, simbolo di Resurrezione. Tale concezione venne rafforzata nel IV e V secolo dalle  Costituzioni Apostoliche e lo stesso S. Agostino consigliava di pregare rivolgendosi all’ astro nascente (il Signore). Questa regola però, ritornando all’ orientamento del tempio, non era rispettata da tutti, anzi. Ad Ischia per quanto si è cercato non siamo stati in grado di trovare chiese correttamente orientate. È pur vero che Ischia ha subito innumerevoli calamità di ogni genere negli ultimi secoli e molti edifici religiosi non hanno lasciato tracce del loro originario impianto. La chiesa del Soccorso, ad esempio, è orientata lungo l’asse EST-OVEST ma in maniera opposta. I fedeli pregano rivolti verso ovest. Rimane però il fatto che il presbitero celebrante inizialmente era rivolto verso il popolo, poi venne imposta la celebrazione in senso opposto per poi ritornare alla celebrazione verso il popolo in tempi moderni. Tutto ciò ci porta ad un’ipotesi: è mai possibile che l’importante era la direzione in cui il presbitero celebrava il rito e non l’orientamento dell’edificio religioso? Se così fosse si spiegherebbero tutte quelle chiese orientate per Ovest! Del resto la stessa Basilica di San Pietro a Roma è orientata per Ovest! L’ orientamento per Est sopravvisse per secoli ma il crescente sviluppo demografico portò all’ abbandono di questo criterio a favore di esigenze topografiche. Una cosa è certa. La percentuale di chiese costruite rispettando la quasi totalità di ciò che fino ad ora abbiano evidenziato sono di tipo romanico ossia risalenti all’ XI secolo. Ed è questo il periodo storico che terremo in considerazione durante le nostre ricerche.

Per quanto riguarda gli strumenti di orientamento, gli studi confermano un calo di precisione dal XVI secolo in poi da quando si abbandonarono i sistemi gnomonici le cui basi poggiavano sugli studi di Vitruvio per calcoli basati su un nuovo strumento di orientamento, bussola magnetica, legata come sappiamo ai meridiani magnetici in relazione ad un angolo correttivo al fine di ottenere il meridiano vero.

Prima di addentrarci più approfonditamente nelle fasi preliminari del nostro studio energetico ischitano, è giusto ricordare una cosa importante, ed è lo stesso Prat a ricordarcelo. I Benedettini, a cavallo tra il IX ed il X secolo, erano considerati l’ordine monastico detentore della sapienza necessaria alla costruzione dei luoghi di culto armoniosamente inseriti nel contesto energetico del luogo di costruzione. Tale sapienza incontrò quella dei 9 Cavalieri del Tempio quando, al ritorno dalla Terra Santa, fecero confluire il tutto nella costruzione delle Cattedrali, spesso sorte in luoghi disabitati o poco abitati s emesse in relazione alla loro grandezza. Autore di ciò fu quel San Bernardo di Chiaravalle che nel 1118 inviò i 9 Cavalieri a Gerusalemme. Ritornarono dopo 10 anni ma non si seppe mai cosa laggiù fecero realmente.  Conosciamo invece il frutto di quel viaggio. Enormi luoghi di culto sapientemente costruiti dal nulla con tecniche costruttive senza pari e senza precedenti perfettamente armonizzate con le energie dei luoghi in cui sorsero. Noi, per le nostre ricerche, partiremo proprio dalla presenza dei Benedettini ad Ischia che sappiamo ci furono ed operarono costruendo luoghi di culto quasi del tutto scomparsi.

Nella foto in alto: Primo tratto della linea energetica sacra di San Michele. Essa giungerebbe a Procida toccando il Santuario di San Michele Arcangelo proseguendo poi per Ischia toccando dapprima il Castello Aragonese e proseguendo poi per la Torre di Sant’ Angelo. Sia il Santuario a Procida sia quello un tempo presente sulla torre di Sant’ Angelo hanno origini Benedettine. In pratica i due luoghi si “guardano” forti delle stesse origini. A riprova di ciò l’ asse maggiore del Santuario di Procida è inclinato di 242 gradi. Guarda esattamente il Castello Aragonese!

 

 

 

 

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L’ energia Micaelica

Dopo una lunga pausa, rieccomi a Voi con un nuovo articolo. Nell’ attesa di poter dedicare del tempo ad “Atlantide – parte seconda” di seguito un ESTRATTO dal mio nuovo libro di prossima pubblicazione. Non posso ancora rivelare che tipo di ricerche ho portato a termine ma sicuramente questo nuovo lavoro avrà un seguito perchè c’è ancora molto su cui lavorare.

“Nel maggio del 2014, Io e Daniela ci recammo in pellegrinaggio a Monte Sant’ Angelo. Spinti da un desiderio comune di rendere omaggio all’ Arcangelo, ci mettemmo in viaggio per il Gargano. Giunti sul posto l’ impatto non fu dei migliori; il paese era un immenso bazar dove tutti vendevano di tutto. Il Santuario, facilmente raggiungibile a piedi dal parcheggio sito ai margini del paese, fin da subito ci trasmise maestosità e reverenza.     In pochi minuti già discendevamo i gradini per la grotta. La grotta, misteriosa ed arcaica, sembrò non avere età, quasi come se il tempo al suo interno non avesse mai poggiato le sue “mani”. Rimanemmo al suo interno per una buona mezz’ ora se non di più. Ricordo che già dopo pochi minuti i nostri corpi erano percorsi da formicolii sparsi un po’ ovunque tanto che una volta usciti all’ esterno, per le successive ore, i nostri corpi continuarono ad essere elettrostatici! Quella notte in albergo accadde una cosa strana; entrambi sognammo…

 

Daniela sognò di essere una “sciamano” intenta ad operare a mani nude un uomo, sofferente di un male all’ addome. Era abbigliata con una specie di tunica. La scena si svolgeva in una sorta di villaggio, le fattezze degli abitanti non erano certamente quelle caucasiche. La scena si svolse in un ambiente illuminato dal fuoco in una sorta di capanna. Intorno a Lei tante persone.

Sebbene quelle persone avevano già assistito a quella scena, ogni volta era come la prima. Meraviglia, stupore e rispetto. Un rispetto dimostrato da un silenzio innaturale, difficile da trovare in una folla di curiosi.

Io sognai di essere in una cittadina, le cui abitazioni rilucevano di un bianco candido, intorno a me vi erano porticati e colonne sparse un po’ ovunque. In lontananza il mare ma non vedevo montagne, solo tetti e terrazzini. Il cielo era sereno e mi trovavo dinanzi ad una scala che immetteva in un ambiente sotterraneo. La scala, i cui primi gradini erano in marmo, era circondata da un parapetto in mattoni e marmo su cui erano poggiate delle colonne di circa un paio di metri che fungevano da supporto ad una sorta di tetto grande abbastanza da coprire l’ accesso e la scala. Di fianco a me una signora vestita con una specie di tunica bianca e strisce rosse con i capelli raccolti sulla testa che lasciavano intravedere una treccia arrotolata. Riconobbi in lei una mia attuale parente. Scendemmo giù per le scale e dopo qualche gradino sulla mia destra vidi che vi era un muretto fungente da piccolo ripiano. Già dopo pochi gradini mi accorsi che nei lati trovavano posto delle mummie adagiate su dei lastroni di pietra, tutte allineate di lungo sotto il muro. Ricordo che sopra uno di questi muretti era appoggiato uno strano oggetto che lì per lì pensai fosse appartenuto alla mummia adagiata subito sotto. L’ oggetto sembrava essere una sorta di “bussolotto” color oro formato da un corpo centrale e da una serie di rondelle ruotanti. Lo presi in mano e mi accorsi di poterlo aprire in due. I due corpi in cui si divise, rivelarono all’ interno altre rondelle e su di una in particolare erano incisi dei numeri che mi diedero l’ impressione di un codice.Riposai l’ oggetto e continuammo la discesa. L’ ambiente si andava allargando sempre più. La scalinata proseguiva nel sottosuolo. Dinanzi a noi scorgemmo delle persone in processione con un uomo abbigliato con una tunica ed un cero in mano. Da li a poco prendemmo un altra direzione. Nello scendere ricordo che mi soffermai su di un pianerottolo dal quale si accedeva ad un altro ipogeo. A quest’ ambiente era possibile accedere per mezzo di una grossa porta in bronzo sulla quale erano presenti in rilievo una moltitudine di simboli e disegni tra i quali sfingi, piramidi, un sole e alcune stelle e molti altri di natura egizia. La grossa porta era semi aperta, avevo la sensazione che quell’ ambiente non era la nostra meta. Diedi un occhiata per vedere meglio. Un enorme ipogeo accoglieva una miriade di sarcofagi aperti con mummie al suo interno e sulla destra un ulteriore scalinata che continuava a scendere verso altri ambienti. Il sogno si interruppe lì. Successivamente quella notte feci un altro sogno. Mi trovavo in una casa, intorno a me l’ ambiente era abbastanza grande. C’ era un grosso camino acceso, delle poltrone ed un tavolino posto dinanzi al camino. Ero abbigliato con abiti di inizio ottocento, l’ ambiente era illuminato solo da qualche candela e dalla luce del fuoco. Dinanzi a me, sulla poltrona era seduto una persona di una quarantina d’ anni, che riconobbi essere un mio parente molto stretto. Stavamo discutendo. Le nostre opinioni erano divergenti. Entrambi facevamo parte di una società segreta ma avevamo gradi diversi. Nella mia mano un piccolo libro. Su di esso erano descritti dei rituali che permettevano lo sviluppo di particolari poteri psichici che la nostra società permetteva di praticare solo a pochissime persone. Si discuteva perchè l’ altra persona voleva a tutti i costi impossessarsi di quella sapienza per fini personali o comunque sminuirne l’ importanza. Alla fine ricordo di aver gettato nel fuoco quel libro. Fu l’ unica soluzione.

Quella notte finì così. Ci svegliammo increduli e frastornati. Non capimmo cosa fossero quei sogni ma certamente eravamo consapevoli che l’ energia del Santuario ne fu la causa”.

 

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