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Prima analisi di un terremoto

Foto in alto: Cerchi concentrici fotografati nel 2013 al largo della Pelara evidenziati grazie ad un gioco di contrasti.

Foto in alto: Scatto con luce originale senza filtri

 

Sono passate già 2 settimane dal sisma che ha colpito Casamicciola alta la sera del 21 agosto 2017. Erano le 20:57. Da allora le polemiche al riguardo si sono sprecate. Dati falsati, dati erronei, superficialità, incompetenza ed accuse di ogni genere continuano ad alimentarle. Ed in questo grande “pentolone” fanno la loro meschina figura anche le TV nazionali che non hanno perso occasione per fare sciacallaggio mediatico. Sembra tanto che qualcuno all’ indomani del sisma si sia svegliato ed abbia detto: “associamo il sisma ed i suoi danni e tutto ciò che gli riguarda all’ abusivismo, lo scoop sarà assicurato”. E’ così è stato. Ma Ischia si è dimostrata compatta. Ha saputo alzare la testa e ciò è fuori dubbio. Penso se ne siano accorti anche i sassi. Ma torniamo a noi. Noi dell’Associazione culturale Luce e Verità, è risaputo, ragioniamo su altre cose e lo facciamo senza preconcetti. A qualcuno non sarà sfuggito il fatto che il sisma verificatosi il 21 agosto scorso si è consumato esattamente in periodo di eclisse solare ossia quando il nostro satellite, la Luna, in fase di Luna Nuova, si trovò tra il nostro pianeta ed il Sole. L’ eclisse solare quel giorno era totale. Sebbene il fenomeno non ha interessato le nostre regioni, sembra strano che il sisma di Casamicciola si sia verificato proprio durante quel particolare fenomeno celeste. Il picco ci fu alle 20:26 ora italiana. Coincidenza? Cerchiamo di capirlo.

Già dopo pochissimi giorni e dopo le dovute “rettifiche”, il sisma di Casamicciola del 21 agosto si è dimostrato la copia esatta del terremoto verificatosi il 28 luglio 1883, ma anche di quello del 1881 e del 1828 e come altri precedentemente.  Si, avete capito bene. La storia locale ci insegna che Casamicciola alta è sempre stata interessata da fenomeni endogeni e ciò è ampiamente studiato. Si può dire che conosciamo abbastanza bene le dinamiche alla base di questi tristi eventi Casamicciolesi. Il sisma del 1883 fu quello più studiato e quello che destò più scalpore tra la società dell’epoca. Casamicciola era una rinomata località turistica e l’alto numero di vittime che si ebbero quel giorno impresse nelle menti e nei cuori di quelle persone la tragedia in maniera indelebile. Ad Ischia, all’ indomani di quello spaventoso sisma, famosi uomini di scienza come Giulio Grablovitz si misero all’ opera e cercarono di capire cosa potesse esserci alla base di questi fenomeni o per meglio dire “cosa li inneschi”. La storia ci insegna che la sismologia era praticamente nata da poco. Grablovitz fu un eclettico scienziato ed in materia divenne un’autentica personalità di rilievo internazionale. I suoi strumenti erano da lui progettati e costruiti e per decenni non si trovò niente di più preciso. La sua vasca sismica ne è un esempio chiaro. Ma sappiamo che Grablovitz fu anche esoterista di prim’ ordine e come tale molte sue “scoperte” le occultò a beneficio di coloro che avrebbero saputo trovarle e leggerle grazie alla giusta chiave di lettura (tra l’altro fu un enigmista di fama nazionale. La qual cosa a nostro parere ci permise di ipotizzare che fu lui ad ideare alcuni indovinelli proprio all’ interno della chiesa di Maria Maddalena a Casamicciola come ad esempio la frase nascosta negli altari laterali). A tal proposito la nostra associazione già nell’aprile scorso rese pubbliche le sue ricerche in merito. Punto focale era ed è la Chiesa di Maria Maddalena a Casamicciola, simbolo di rinascita e di vittoria all’ ‘indomani del devastante sisma del 1883. Era l’8 luglio del 1894 quando si celebrò la sacra funzione di posa della prima pietra. Ma perché proprio quella data? Tralasciando la ricca simbologia esoterica presente all’ interno della chiesa, è nostro interesse concentrarci sull’ orientamento dell’asse maggiore dell’edificio rispetto al Nord Vero. Esso risulta essere 64 gradi. Strano orientamento per una chiesa costruita da zero. Ci si aspetterebbe un edificio rivolto ad Est o per Nord come per molte chiese isolane (e su questo ritorneremo in seguito)., ma anche per ovest come in alcuni rari casi. Nel caso di Maria Maddalena scoprimmo che quell’ orientamento di 64 venne voluto perché il giorno della posa della prima pietra il pianeta Venere sorgeva sull’ orizzonte. In poche parole un osservatore con le spalle alla chiesa avrebbe visto nascere davanti a sé il pianeta Venere sull’ orizzonte. Per non farla lunga chi costruì la chiesa della Maddalena diceva ai posteri che il pianeta Venere fu la causa che scatenò il sisma del 1883!  A questo punto, in alcuni di voi dovrebbe ritornare alla mente un nome: Raffaele Bendandi. Questo controverso studioso italiano asserì fino alla sua morte che i terremoti erano prevedibili in quanto causati da allineamenti planetari. Ricordiamolo, Bendandi nasceva nel 1893. La sua teoria non venne mai accettata ma sappiamo da documenti ritrovati dal pronipote del Grablovitz, l’amico Paolo Capuano, che il suo avo si interessò agli studi di Bendandi. Amava definire quelle teorie “Bendanderie”. I due quindi si conoscevano, almeno dal punto di vista professionale. Tuttavia è lecito ipotizzare che il Grablovitz ed altre menti dell’epoca come Padre Galli (fondatore della Specola Vaticana) e Camille Flammarion avevano in grande considerazione questa teoria. A questo punto, fatte le dovute premesse, ritorniamo ai giorni nostri.

Sul Corriere di Ravenna e Imola del novembre 2016 un articolo titola “Terremoti, Bendandi aveva ragione. Gli ultimi studi confermano le sue teorie” a firma di Francesco Donati. Alla base dell’articolo vi è uno studio pubblicato su “Nature Geoscienze” da un team di ricercatori giapponesi dell’Università di Tokio, coordinati dal sismologo Satoshi Ide. Lo studio mette in risalto la possibilità di avere una marea terrestre di ampiezza compresa tra i 30 ed i 40 centimetri, causata dalle forze gravitazionali luni/solari. Un tale fenomeno, sarebbe in grado di provocare un terremoto; ovviamente in particolari luoghi della crosta terrestre “sotto stress”. Con questo non asseriamo che i terremoti sono prevedibili. Intendiamoci. Ma è bene capirci qualcosa di più. Ma perché focalizzarsi sul pianeta Venere? In nostro aiuto ci viene un’interessante articolo diviso in due parti dal titolo “Venere, allineamenti e transiti. Passat0 e presente di un incrocio planetario fra i più pericolosi per la geologia terrestre?” (www.daltonsminima.altervista.org).

In questo articolo si analizza la possibilità che alcuni terremoti possano essere “scatenati” dal transito di Venere tra il nostro pianeta ed il Sole. La scienza ci insegna che un “transito” viene osservato ogni qualvolta un pianeta, in questo caso Venere, si interpone fra il nostro pianeta e il Sole. Nel caso di Venere parliamo di un evento astronomico molto raro ma comunque calcolabile. Il responsabile “attivo” in questi transiti sarebbe la lunghissima coda di ioni di Venere ed il suo campo magnetico. Detta coda si estende per 45 milioni di chilometri nello spazio arrivando tranquillamente ad interagire con il nostro pianeta in fase di passaggio. In pratica il pianeta Venere sembrerebbe assomigliare più ad una cometa che ad altro. Sempre seguendo tale ragionamento si propone un ulteriore teoria secondo la quale Venere, durante un transito, creerebbe un effetto Snap ed un successivo effetto Bump tra la propria magnetosfera e quella terrestre. I due effetti farebbero sentire la loro azione sul nostro pianeta in una finestra temporale di 6 mesi. Possibile che all’ epoca il Grablovitz ed i suoi colleghi sapessero già tutto ciò? A noi verrebbe da dire che se così non fosse elaborarono comunque una qualche teoria che li indirizzò verso lo studio di questo pianeta. Tant’è che oggi abbiamo una chiesa a dircelo.  Diamo fiducia a queste teorie e continuiamo con i nostri ragionamenti. Il transito di Venere è un evento raro ma calcolabile. Sappiamo che stando a queste teorie i suoi effetti si farebbero sentire durante un periodo di circa 6 mesi. Ebbene il 6 dicembre 1882 ecco che se ne verificò uno. Pochi mesi dopo il Krakatoa eruttò ed un mese prima un violento sisma colpì Casamicciola. Vogliamo soffermarci sul fatto che invece di 6 mesi parliamo di 7? Oppure dobbiamo pensare che ci possa essere un terzo fattore che “scarica” sul nostro pianeta determinate energie che a loro volta solleticano gli equilibri di natura endogena? Era il 28 luglio 1883. Casamicciola venne rasa al suolo. Altri esempi? Un altro transito di Venere ci fu il 9 dicembre 1874. Pochi mesi dopo un violento sisma colpisce nuovamente Casamicciola. Era il 13 luglio 1875. Potrebbe esserci un terzo esempio ma qui le coincidenze si fanno più diafane. Il 6 giugno 1761 si ebbe un transito di Venere. Nuovamente sul finire di luglio dell’anno successivo ecco un altro terremoto colpire Casamicciola! Questa volta con qualche mese di ritardo. Le ipotesi potrebbero essere tante. Ripeto. Qualcuno più preparato di noi in materia potrebbe leggere in queste date qualcosa che a noi sfugge. Qualcuno vorrebbe attribuire al transito di Venere anche il sisma dell’Emilia del 2012. Il 6 giugno 2012 ci fu l’ennesimo transito di Venere. Ma Venere o non Venere sono in molti a studiare teorie simili. Gruppi di studi focalizzano l’attenzione anche su altri tipi di allineamenti come quello Giove-Luna-Terra, Saturno-Venere-Terra o Mercurio-Sole-Terra. Ma ritorniamo ad Ischia. Ciò che dobbiamo tenere a mente è il fatto che quel 21 agosto, dall’ altro lato del pianeta, era in corso un’eclisse totale di Sole di Luna nera. Ossia un allineamento planetario. Una manciata di minuti dopo ed ecco scatenarsi il sisma Casamicciolese. Coincidenza? Può darsi. Tuttavia, a seguito di quanto appena esposto, qualche dubbio deve pur sorgere in noi.  Tra i transiti di Venere e l’eclisse del 21 agosto l’unico protagonista sempre presente è il Sole. Noi non siamo in grado di andare oltre. Ma possiamo spendere qualche ulteriore parola sull’ aspetto esoterico di questo fenomeno.

Nei giorni precedenti il sisma di Casamicciola circolavano in rete un numero spropositato di articoli contro la controversa meditazione mondiale da tenersi durante l’eclisse totale del 21 agosto scorso. Sembrerebbe che questa meditazione mondiale sia stata fortemente voluta dal misterioso “Cobra” che molti operatori olistici nazionali e non etichettano come falso profeta nonché pedina in mano all’ Oscurità. Il nome Cobra a quanto pare non è piaciuto ai più. Ma a dispetto della massa ecco che milioni di persone hanno comunque meditato durante quell’ evento. Addirittura c’è chi ha sostenuto che questa meditazione abbia generato energie nutritive a favore di chissà quale entità tanto da vederne gli effetti negativi proprio a Casamicciola. Noi sinceramente non ci aggrappiamo a queste tesi. Un tale fenomeno astronomico non è raro e siamo ancora tutti qui. Che se ne voglia. Il nostro pianeta è ben organizzato dal punto di vista Spirituale e non sarà certo una meditazione globale durante un’eclisse a portarlo alla rovina dandolo in pasto a chissà chi.

Ma torniamo a noi. L’ evento del 21 agosto è stato molto sentito per esempio in India dove in quel giorno cadeva la “Shravana shivaratri” tra l’altro proprio nel giorno dedicato a Shiva, lunedì, durante il periodo a Lui dedicato. In parole povere durante questa notte, tutto verrebbe amplificato a dismisura. Ma non è il nostro campo e andiamo oltre. Abbiamo visto una divisione netta all’ interno del Mondo Spirituale; una parte si è schierata contro la meditazione ed un’altra parte a favore. Pochi si sono comportati diversamente. Preferiamo pensare che in ognuno di noi ci siano tutti i mezzi necessari per compiere i passi giusti lungo il sentiero della Luce. Tuttavia qualcuno, come dicevamo, non ha perso occasione di associare il sisma di Casamicciola a chissà quale entità malvagia richiamata durante l’eclisse, allungando anche il “brodo” (secondo noi) con affermazioni come al solito non veritiere e scopiazzate da internet (e questa sembra essere la moda del momento). Per molti altri però, il novilunio di quel 21 agosto nel segno del Lone è stato l’inizio del rinnovamento; un entrare in un nuovo periodo dove ad ognuno di noi è permesso focalizzarsi su ciò che è veramente importante, lasciando indietro il superfluo. In tutti i sensi.

In ultimo non possiamo tacere su alcune testimonianze a dir poco particolari. Molti amici di Forio ci hanno confermato di aver sentito negli istanti del terremoto forti “onde d’aria” muoversi in direzione Faro di Punta Imperatore. Oltre alla scossa relativa al fenomeno endogeno ovviamente. Ma come ben sappiamo, danni alla pari di Casamicciola alta non ce ne sono stati. Cosa ha quindi provocato questo forte spostamento d’aria? A ciò si aggiungono anche molte testimonianze al riguardo di un improvviso e forte vento alzatosi pochissimi minuti prima del verificarsi del terremoto. Ed al riguardo abbiamo testimonianze dirette da parte dei nostri associati. Parliamo del contestatissimo “vento sismico” ignorato dai più ma verificatosi anche poco prima del terremoto di Amatrice. Quindi abbiamo una massa d’aria in movimento che, se la matematica non è un’opinione, sembra si sia diretta in direzione Punta Imperatore.  A tutto ciò è affiancato come sempre il misterioso “rombo” da tutti ascoltato ma presto dimenticato. In fine abbiamo testimonianze di alcuni che giurano di aver visto strani colori nel cielo, dalle parti di Lacco Ameno. Come ben potete capire noi di Associazione Luce e Verità ascoltiamo TUTTI. Non abbiamo freni di tipo accademico. Ebbene signori, quale dovrebbe essere la conclusione? Noi pensiamo che anche il terremoto del 21 agosto 2017 sia stato innescato da un allineamento planetario. Presenti anche vento e luci sismiche (già Padre Galli catalogava questi fenomeni sul finire dell’800). Abbiamo una massa d’aria in movimento ed un rombo. Il fenomeno nel suo insieme è stato identico a quello del 1883 e degli anni precedenti. Giulio Verne nel suo “Padrone del Mondo”, da noi analizzato esotericamente tempo addietro, associò un oggetto volante al terremoto di Casamicciola. Ma noi stiamo ipotizzando che esso si sia verificato a seguito di allineamento planetario. Unica soluzione è che ci sia stato un verificarsi di più fenomeni contemporaneamente. Del resto, secondo alcune “leggende metropolitane”, particolari allineamenti in particolari condizioni possono generare il “necessario” per aprire varchi dimensionali e permettere l’entrata nella nostra dimensione ad altri esseri. Fantascienza? Può darsi ma tirate voli le somme. Noi le abbiamo già tirate ma dovete chiedervi come mai un sisma con queste caratteristiche non abbia fatto un’ecatombe….anzi. Ha reso un’ isola più forte e compatta. Un’ isola unita.

 

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A proposito di coincidenze…..Il Tempio (Parte seconda)

Dall’ analisi fatta poco tempo addietro sulla questione “altari laterali” della chiesa della Maddalena a Casamicciola rimaneva un dato di fatto: il numero 64. Questo numero venne volutamente impresso su di una piccola croce in ferro grazie a delle rivettature. La croce, e queste sono informazioni ottenute grazie a persone molto anziane, sembra venne aggiunta successivamente alla statua a cui tutt’ oggi appartiene.

Detta statua, lignea, rappresentante un San Giovan Giuseppe della Croce circondato da piccoli angeli, era ubicata nella Chiesa del SS. Crocifisso in località Cretaio. In questa chiesa sembra ci rimase fino a quando venne spostata nella Chiesa della Maddalena in Casamicciola dalla quale venne spostata al Museo Diocesano di Ischia Ponte. Se le testimonianze raccolte, purtroppo non verificabili a mezzo documenti, corrispondessero al vero, qualcuno si prese la briga di costruire una piccola croce, incidervi 64 punzonature sopra e fissarla alla statua. Noi quella statua l’ abbiamo vista e rivista. Effettivamente, vedi foto, si nota una forma semicircolare ai margini della croce e noi  ipotizziamo che essa servì a fissare la croce alla statua senza però intaccare le punzonature. Successivamente, mano ignota, fissò nuovamente la croce alla statua a mezzo vite. Ovviamente non ragionando sul perché in precedenza venne fatto diversamente….

Ma allora come mai è così importante questo numero?

Un primo passo lo possiamo compiere ragionando matematicamente sul numero stesso. Il 64 è, come detto in precedenza, un cubo perfetto e ciò grazie al fatto che esso può essere ottenuto moltiplicando per tre volte lo stesso numero. In questo caso il numero 4. Parlando però di cubo è logico immaginare un cubo avente per lato 4. Ma perché legare questo numero alla chiesa? Forse sarebbe meglio a questo punto domandarsi perché la chiesa venne legata al concetto di cubo perfetto e non necessariamente al numero 64.

A nostro parere, chi associò il 64 alla chiesa lo fece per portare il ricercatore verso il concetto stesso di cubo perfetto. Infatti, così ragionando, un passo importante lo facciamo quando si ricerca nella Bibbia il concetto stesso di cubo perfetto. Ovviamente il lettore non troverà esplicitamente le parole “cubo perfetto” ma qualcosa di simile certamente si. Bibbia alla mano apriamo al “Primo libro dei Re”, capitolo 6: La costruzione del Tempio. A questo punto è chiaro che si volle associare “simbolicamente” la costruzione del Tempio di Gerusalemme alla costruzione della nuova chiesa di Casamicciola. Essendoci fermati al capitolo 6 ci solletica l’ idea che probabilmente il nostro anonimo enigmista vuole portarci ad un numero 4 così da ottenere nuovamente il numero 64. Ma se il numero 6 è rappresentato dal capitolo, il numero 4 per forza di cose deve rappresentare un versetto. E qui entra in gioco l’ abilità del nostro ignoto. Scorredo dal primo versetto, per ottenere il numero 4 abbiamo a disposizione una serie di tentativi: abbiamo il versetto 4, il 13, il 22 ed il 31. Tutti versetti che a ben leggerli nulla ci dicono, eccetto uno: il numero 13.

Esso recita: “Io abiterò in mezzo agli Israeliti; non abbandonerò il mio popolo Israele”. Detta frase si sposa benissimo con la situazione in cui erano immersi gli animi post terremoto di Casamicciola. Una nuova chiesa, simbolo di rinascita morale e spirituale mirava a diffondere esattamente questo messaggio. Nostro Signore stabilmente nel nuovo tempio a protezione del popolo da troppo tempo provato.

Ma il numero 64 non si esaurisce certo così, anzi. Individuato libro, capitolo e versetto il lettore noterà che esso si sposa molto bene anche con il concetto di cubo perfetto. Di fatto nel capitolo 6 del Libro dei Re si fa riferimento al “Sancta Sanctorum”, il Santo dei Santi, l’ area più sacra del Tempio in cui era custodita l’ Arca dell’ Alleanza. Dal capitolo in questione, apprendiamo che esso fu costruito 20 cubiti x 20 cubiti x 20 cubiti.

Parliamo quindi di un cubo. Al fine di capirci qualcosa in più chiediamo aiuto al testo intitolato “La tenda del deserto” di Francesco Piro dove, a pagina 35 e seguenti, apprendiamo che 20 cubiti sono pari a 9 metri, prendendo come riferimento il “cubito comune” (sebbene le varianti del cubito rimangono tante). Ma se 9 è da considerare il numero usato per i lati del Sancta Sanctorum allora siamo in presenza di un cubo perfetto! Il 9 è uno di quei numeri grazie al quale è possibile costruire un cubo perfetto. E qui ritorniamo al concetto di “volume e spazio”. Il messaggio a questo punto è chiaro. La chiesa è costruita con geometrie sacre, senza le quali al suo interno la Divinità non può risiedere. Ecco quindi svelato il significato della frase rivelata grazie agli altari laterali: San Giovan Giuseppe il Tempio mi porgerà. Un Tempio le cui sacre misure sono degne di accogliere Nostro Signore. Ma è davvero tutto?

Qualche giorno addietro, mi soffermai sulla chiesa della Maddalena vista dall’ alto grazie al solito google earth.  Mi domandai quale potesse mai essere l’ orientamento del suo asse longitudinale rispetto al Nord Vero.

Per rispondere alla domanda mi concentrai sul viale di accesso innanzi alle scale. Scelsi due punti, lessi le coordinate e mi calcolai l’ orientamento”, essendo i due punti sullo stesso asse maggiore della chiesa.

Curioso come il valore ottenuto sia di circa 64 gradi…Mi verrebbe da pensare che l’ orientamento sia stato pre calcolato grazie alla stella polare. Una misurazione ottenuta con la bussola non avrebbe dato un buon risultato. Essa necessita dei meridiani magnetici e conseguentemente del Nord magnetico, ma sappiamo che il Polo Magnetico cambia di posizione di anno in anno, ragion per cui l’ orientamento non avrebbe mantenuto negli anni il suo valore. Che ci sia anche questa volta lo zampino di Giulio Grablovitz, esperto fin dall’ adolescenza di astronomia e calcoli astronomici?

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Bendanderie

Il 17 ottobre 1893 nasceva a Faenza Raffaele Bendandi, autodidatta scienziato italiano. Appassionato di astronomia e geofisica, già dagli anni adolescenziali, dedicò anima e corpo allo studio dei terremoti. Fu nel 1917, durante il servizio militare, che focalizzò la sua attenzione sulle forze planetarie e sui loro possibili effetti sulla crosta terrestre.

Da quei primi pensieri nacque la sua tanto discussa teoria. Bendandi ipotizzò che la luna, il sole e tutti gli altri pianeti posso influire sulla crosta terrestre così come avviene per le masse d’ acqua. Di conseguenza si avrebbe una marea terrestre che, qualora si verificasse in punti già stressati, darebbe vita ad un terremoto. Al fine poi di dare previsioni su futuri terremoti, Bendandi iniziò a cimentarsi in calcoli complicatissimi generando grafici ancora oggi poco chiari. Una cosa rimane certa. Alla base di tutto vi era la possibilità che la causa scatenante i terremoti non necessariamente dovesse essere di natura endogena.

Se così fosse, ci dovremmo preoccupare anche delle forze planetarie che, in  alcuni casi, avrebbero effetti disastrosi. E scrivendo ciò ci riferiamo ai cosiddetti “allineamenti planetari”, non frequenti ma neanche tanto rari.

Forse la cosa susciterà molta ilarità ma è bene affrontare ed approfondire, se possibile, con mente aperta e libera da preconcetti l’ intera questione.

Bendandi appartenne alla categoria degli autodidatti, in grado di costruirsi con le proprie mani gli strumenti di cui necessitava.  Grazie all’ Associazione Bendandiana si è potuto collezionare il materiale salvatosi dalla distruzione voluta dallo scienziato, in preda all’ ira, a seguito dell’ ennesimo rifiuto ricevuto dalla comunità scientifica del tempo relativamente ai suoi studi. Non è nostra intenzione approfondire oltre il necessario i suoi studi, ci basti sapere, oltre a quanto appena scritto, che nel 1920 entrò a far parte della “Società Sismologica Italiana”.

Grazie ad una semplice ricerca on line, incappiamo in un articolo del “Corriere di Ravenna e Imola” del novembre 2016 dal titolo “Terremoti, Bendandi aveva ragione. Gli ultimi studi confermano le sue teorie” a firma di Francesco Donati.

Alla base dell’ articolo vi è uno studio pubblicato su “Nature Geoscienze” da un team di ricercatori giapponesi dell’ Università di Tokio, coordinati dal sismologo Satoshi Ide. Lo studio mette in risalto la possibilità di avere una marea terrestre di ampiezza compresa tra i 30 ed i 40 centimetri, causata dalle forze gravitazionali luni/solari. Un tale fenomeno, sarebbe in grado di provocare un terremoto. Il Presidente dell’ INGV Carlo Doglioni, controbattendo, non esclude una diversa dinamica alla base di un terremoto, affermando che una marea terrestre può verificarsi provocando ripercussioni soprattutto dove la crosta terrestre è di per sé allo stato critico. Bendandi aveva ragione? Scopriamolo insieme.

Nei suoi complicatissimi calcoli, continua Doglioni, la falla principale era legata al luogo preciso in cui si sarebbe sviluppato il sisma. Ma l’ INGV ci va con i piedi di piombo. E’ prematuro parlare di “previsioni”.

Ma a noi queste informazioni servono ad altro. Sappiamo che Giulio Grablovitz fece parte della “Società Sismologica Italiana” insieme a Padre Galli. Con Bendandi ebbe in comune anche la formazione autodidatta oltre alle materie di studio intorno alle quali ruotarono le loro carriere scientifiche. Giulio Grablovitz passò a miglior vita nel 1928 ragion per cui dovette necessariamente venire a conoscenza degli studi di Bendandi. E noi possiamo provarlo. Un documento scritto dal Grablovitz riporta un elenco si studi a cui lo scienziato si interessò. In alto è chiaramente leggibile “Bendanderie”.

 

Grazie ad alcuni “dialoghi”, che riporteremo nel seguito di “Epomeo, figlio di Agarthi”, apprendemmo che sul finire del XIX secolo, alcuni ischitani dediti all’ esoterismo si riunirono per portare a termine un importante progetto. Creare una bolla di energia a protezione dell’ isola d’ Ischia dalla minaccia di un futuro e devastante sisma. Verosimilmente il terremoto del 1883 dovette scuotere gli animi di tutti. Non è nostra intenzione giudicare nessuno; siamo consapevoli anche del fatto che, se tutto ciò dovesse risultare vero, certamente non avremo modo di conoscere le tecniche grazie alle quali ciò sarebbe possibile. Al riguardo di questa misteriosa bolla di energia protettiva, le informazioni in nostro possesso vennero ottenute grazie a metodi “non ortodossi” ma ciò bastò per indagare. La bolla esiste e gode di ottima saluta. Tanto basta. Del resto, Ischia non ha mai più sofferto di eventi sismici disastrosi come quello del 1883!

Coincidenza? Continuiamo. E’ storia il fatto che il 1883 fu un anno che vide la nascita di numerosi osservatori astronomici. Flammarion e Padre Galli furono tra coloro che in quel periodo diedero vita ai loro osservatori. Ma entrambi si occupavano di controversi studi…. Un terremoto, scientificamente parlando ed escludendo dall’ analisi la controversa “valvola sismica” di Pier Luigi Ighina, non è possibile evitarlo. Nessuno è in grado di sapere dove e come si manifesterà. Le cose cambiano se, oltre a forze esclusivamente endogene, i terremoti possono verificarsi anche a causa di forze planetarie. Astronomicamente, gli allineamenti planetari sono studiati da sempre. Un terremoto di tipo “planetario” non solo potrebbe giustificare il fiorire di osservatori astronomici nel 1883 ma anche giustificare l’ operato di coloro che diedero vita alla bolla energetica isolana. La sua presenza può essere solo giustificata qualora parlassimo di “forze cosmiche”! Tutto ciò porterebbe ad affermare che il terremoto di Casamicciola del 1883 fu un evento dovuto a forze cosmiche.  Se così fosse, in ambito esoterico, vi furono persone già a conoscenza degli effetti derivanti dalle “maree terrestri” su particolari luoghi. Casamicciola venne considerato uno di questi. Con cosa sia stato possibile deviare queste forze cosmiche ancora non lo sappiamo. Anche in questo caso, viste le informazioni già in nostro possesso, ci verrebbe da affermare che Giulio Grablovitz fu uno di quegli ignoti uomini che, spinti da immensa generosità ed amore verso il prossimo, si adoperò esotericamente per porre fine ad un futuro ma inevitabile evento sismico ischitano.

Non dimentichiamoci poi che il 1883 fu l’ anno in cui si verificò un altro importantissimo evento: l’ esplosione del Krakatoa; si era ad agosto ovvero poche settimane dopo il sisma di Casamicciola………. Quali forze cosmiche giochino con il nostro pianeta e con quali intensità ed in che modo non ci è dato saperlo. Sono studi ancora in fase embrionale. Interessante a tal proposito l’ analisi fatta da un’ utente inglese su un sito specializzato in merito ad allineamenti composti dal Sole, dalla terra e da Venere imputando a quest’ ultimo la colpa di eventi sismici molto significativi. Per chi fosse interessato può rifarsi all’ articolo intitolato “Venere, allineamenti e transiti. Passato e presente di un incrocio planetario fra i più pericolosi per la geologia terrestre”, reperibile on line in lingua italiana.

Lo studioso inglese si sofferma sui possibili effetti che la magnetosfera terrestre e quella venusiana creerebbero durante la loro interazione; non in fase di perfetto allineamento ma durante l’ entrata e l’ uscita da esso da parte di Venere. La finestra temporale entro cui si avrebbe l’ effetto sismico sarebbe di circa 6 mesi. A generare il tutto è il rilascio da contatto della magnetosfera di Venere con quella terrestre.

I termini usati sono “Pre-transit bump e post transit snap”. In maniera più generale si verificherebbe uno scarico di forze così come avviene su particolari molle. Tutto questo per far capire come i terremoti, oggigiorno, sono al centro di numerosi studi; forse la comunità scientifica si è accorta di dover approfondire tematiche fino ad ora relegate agli studi dei  “pseudo scienziati” quali Bendandi o Ighina. Forse lo sarebbe stato anche il Grablovitz se non fosse stato furbo nel tenersi per se certi studi….

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A proposito di coincidenze……

Tempo addietro io e l’amico Paolo Capuano tenemmo una conferenza dal titolo “il mito della Terra Cava ad Ischia” nell’omonimo comune per il Centro Studi isola d’Ischia che gentilmente organizzò l’evento. Ci fece piacere assistere alla presenza di numerosi spettatori segno questo, è mia opinione, che l’isola inizi ad interessarsi a certe tematiche. Chi ebbe modo di assistervi non avrà dimenticato i vari tasselli che comporrebbero questo intricato puzzle e con ciò mi riferisco anche alle numerose ed inedite informazioni sulla vita e sugli studi del Prof. Giulio Grablovitz, ischitano di adozione. Si parlò molto della figura misteriosa di questo scienziato, grazie soprattutto alle informazioni attinte da Paolo direttamente in casa Grablovitz, essendo lui stesso pronipote dello scienziato. Cosa emerse è ancora in fase di studio tuttavia è giunta l’ora di iniziare a mettere un po’ di ordine. Sappiamo che il Grablovitz diede vita ad Ischia, ma non si esclude anche altrove, ad una Loggia esoterica non riconosciuta dal nome “Luce e Verità” a cui aderirono colti benpensanti dell’ epoca. I nomi non ci sono noti. Si possono solo ipotizzare. Tuttavia è risaputo che all’epoca, ad Ischia, erano già radicate piccole Logge massoniche. Sappiamo purtroppo che alla morte dello scienziato tutto ciò che riguardava la sua Loggia venne dato alle fiamme ma sappiamo anche che i confratelli conservarono i propri documenti; addirittura si vide qualche anno addietro una vecchia tessera di appartenenza alla Loggia Luce e Verità! I documenti sono salvi ma giacciono in mano di chissà chi.

Dagli studi di Ivano Fiorentino “Il riflesso di un arcobaleno sulla Colombaia” edito dalla Graus Editore, sappiamo che nel medesimo periodo storico il famoso Luigi Patalano, politico e giornalista foriano, al centro delle ricerche di Fiorentino, fu massone di grande fama soprattutto in terraferma e con lui molto verosimilmente lo scultore foriano Giovanni Maltese. Ed è proprio leggendo la biografia di quest’ ultimo che ricevemmo alcuni input su cui varrebbe la pensa indagare.

Da una cartolina appartenuta al Grablovitz (vedi foto in basso) si evince che lo scienziato, in tarda etá e pochissimi anni prima di morire, affidò ad un emissario un plico diretto allo scienziato esoterista e suo amico Camille Flammarion (1842 – 1925) che rispose positivamente a quanto contenuto in esso. Il plico partì direttamente da Ischia, a mano. Direzione Parigi. Dalle ricerche del Professor Raffaele Castagna per la Rassegna d’ Ischia (http://www.larassegnadischia.it/) sulla vita dello scultore foriano si evince che a cavallo tra il XIX ed il XX secolo nelle scuole foriane si insegnava il francese. Infatti i commerci tra Ischia e la Francia erano ben saldi. Si ipotizza quindi che il plico sia stato affidato ad un amico del Grablovitz verosimilmente uno dei tanti commercianti in terra francese. Quel “G. Pensa” autore del biglietto in foto. Tuttavia non è nostra opinione ritenere che il plico contenga informazioni scientifiche, men che meno studi di astronomia, materia nella quale i due scienziati erano ferrati. Pensiamo invece che il plico contenesse studi particolari. Entrambi gli uomini di scienza si occuparono di argomenti esoterici. Famosi sono gli studi di Flammarion suoi fenomeni paranormali di Eusapia Palladino. Si veda a tal proposito l’ottimo saggio di Emanuele Piedimonte “Spiritismo a Napoli” per le Edizioni Scientifiche Artistiche.

 

È sempre nostra opinione credere che si instaurò uno scambio esoterico-culturale proprio tra i due gruppi europei; quello di Casamicciola e quello francese, verosimilmente con sede a Parigi.

Un’altra cartolina appartenuta al Grablovitz datata agli anni venti del XX secolo ci informa che lo scienziato appartenne al “Robur Club” che in seguito si scoprirà essere la società sportiva Robur, fiorente proprio in quegli anni ad Ischia. La Robur accolse tra le sue braccia il fior fiore della società Ischitana dell’epoca ma oscure sono le sue origini. Qualcuno la vorrebbe far risalire ad un’idea dei Fratelli Buonocore, Onofrio e Biagio, giá al centro di alcune importanti iniziative sociali di inizio Novecento ad Ischia. Approfondendo le ricerche si apprende che società sportive nomate Robur nacquero in ogni dove, sia in terra italica che in Europa. Molte di esse, e questo è un dato di fatto, nacquero grazie agli sforzi di prelati con l’intento di addomesticare la gioventù in maniera tale da contrastare un domani le forze politiche avversarie. In poche parole si plasmava la società del domani. Altro non ci è dato sapere. Anche la letteratura non fu da meno e la parola Robur salì agli onori della cronaca grazie al romanzo di Jules Verne “Robur il conquistatore” datato 1886. Non tutti sanno però che Verne fu anche esoterista e fece parte di una società esoterica conosciuta come “Societá Angelica” detta anche “La Nebbia” al quale appartenne anche il suo editore, Pierre Jules Hetzel. Tutto ciò portò alle stampe di un saggio a firma di Michel Lamy dal titolo “Jules Verne e l’esoterismo” edito in Italia dalla Mediterranee. Il saggio mette in evidenza il vero significato delle opere dello scrittore francese, opere legate alla massoneria, ai Rosa-Croce e più in generale all’ occultismo. In poche parole Verne inseriva nei suoi romanzi informazioni destinate solo a pochi, relativamente a verità esoteriche di cui era a conoscenza. Noi, già mesi addietro, affrontammo a titolo di esempio il suo “Viaggio al centro della Terra”.

Ma torniamo a noi. Durante la conferenza l’amico Paolo ipotizzò che la società sportiva ischitana Robur nascondeva in realtà un circolo di esoteristi dell’epoca il cui nome, Robur, venne preso in prestito proprio dal romanzo di Verne. Tutto può essere e per questo motivo, grazie all’ intuizione di Paolo, il romanzo “Padrone del mondo” sempre di Jules Verne datato 1904 ricevette da noi ben più che semplici attenzioni.

 

Fu Paolo ad accorgersi di una strana coincidenza. Se si riducesse all’osso la trama di Padrone del Mondo noteremmo una curiosa coincidenza.

“Un funzionario governativo viene mandato in una piccola cittadina ai piedi di una montagna per investigare su misteriosi boati e fenomeni luminosi che fecero pensare ad un’imminente eruzione vulcanica. La montagna sembrava essere un vulcano cosa che in realtà non era. Ci si accorge ben presto che i fenomeni erano causati da una misteriosa macchina volante che entrava ed usciva dalla montagna o per meglio dire dalla sua cima. Parliamo dell’ Epouvante, futuristica invenzione di Robur già protagonista del romanzo del 1886”.

Questo è quanto. Vi ricorda qualcosa? Dovrebbe! Infatti il Grablovitz venne inviato a Casamicciola per studiare proprio quei fenomeni tellurici che pochi mesi prima sfociarono nel terribile terremoto del 1883. Sappiamo poi che il Grablovitz si interessò anche a tutti quei fenomeni luminosi correlati agli eventi sismici che lo porteranno ad instaurare una duratura amicizia con Padre Galli considerato, a buon ragione, il primo ufologo della storia nonché il  padre dei primi studi sulle luci derivanti da eventi sismici, fulmini globulari inclusi. Sappiamo anche che il Grablovitz si interessò a strani fenomeni luminosi che già all’ epoca interessavano l’isola d’Ischia ed ai quali si affiancarono gli studi sui misteriosi rombi sottomarini (ben registrati dagli strumenti dello scienziato) che vennero giustificati dalle autorità come mine Austro-Ungariche risalenti alla prima guerra mondiale! Ovviamente lo scienziato non ci mise poi molto a capire che quei rombi erano di tutt’ altra natura. In definitiva sappiamo solo grossolanamente a cosa dedicava il tempo lo scienziato. Tuttavia è indubbia l’analogia tra la sua vita professionale e la trama del romanzo di Verne. Del resto chi segue le nostre ricerche è ben a conoscenza del fatto che questi fenomeni luminosi, ma anche sottomarini, interessano tutt’oggi la nostra isola. Nulla è cambiato. Azzardando un’ipotesi possiamo dire che lo scienziato venne incaricato dalle autorità anche di far luce su questi misteriosi fenomeni che, allora come oggi, interessano non solo le nostre acque ma principalmente il Monte Epomeo, da molti creduto erroneamente un vulcano…

Con l’avvento del governo Fascista, ricerche alla mano, si nota che il cognome Grablovitz andava modificato. Ma il nostro scienziato, di origini ebraiche, non solo rifiutò di apportare modifiche al suo cognome ma addirittura non andò incontro a nessuna conseguenza! Aggiungendo poi il fatto che venisse stipendiato alla pari di un Generale dell’ epoca (parliamo di uno stipendio faraonico)  non possiamo non pensare ad una sorta di immunità.

Le analogie a questo punto sono troppe e se così veramente andarono le cose allora la trama appena esposta, seppur molto breve, è da considerare la “chiave di lettura” di “Padrone del mondo”. Ma non è tutto. Ciò dimostrerebbe senza dubbi che ci fu uno scambio di informazioni tra un gruppo Ischitano ed un gruppo francese, entrambi dediti all’esoterismo ed accomunati dagli stessi fini. Il collegamento Grablovitz-Flammarion-Verne è dunque creato. Realtà o fantasia? Cerchiamo di capirlo insieme. Partiamo dal presupposto che quanto sopra riportato corrisponda alla chiave di lettura del romanzo. Il primo indizio. A questo punto passiamo ad annotare, capitolo per capitolo, tutte le date riportate nel romanzo, inclusi tutti i numeri che ci capiteranno a tiro. L’ edizione presa in considerazione venne edita dalla Mursia nel 1979 con testo tradotto dal francese da Barbara Mirò.

Partiamo dal Capitolo I. La prima parola degna di nota è “Krakatoa” ossia un vulcano tristemente famoso per una devastante esplosione. Siamo nel 1883! Verne inizia il suo romanzo parlando di terremoti ed esplosioni vulcaniche, vulcani e sciagure. Il Krakatoa, poche parole dopo, è seguito infatti dal vulcano Pelèe la cui eruzione causò ben 30000 vittime nel 1902. Tutto ciò è da considerare il secondo indizio. Siamo nel 1883 e si parla di vittime da forze endogene. Simo sulla strada giusta. Continuiamo.

CAPITOLO II

27 aprile.

CAPITOLO III

28 aprile, 29 aprile, 35°, 600 metri.

CAPITOLO IV

130 Km, 30 leghe, 4 Km, 200 miglia, 50000 $, 130-140 Km/h, 3 ore, 200 miglia, 2 minuti, 20 cavalli, 20000 $, 240 Km/h, 30 maggio.

CAPITOLO V

15 giugno.

CAPITOLO VI

10 giugno, 34, 15 giugno. La mattina del 15 giugno viene trovata nella buca delle lettere le prima lettera di Robur datata 12 giugno. Su di essa è impresso su cera lacca uno scudo con tre stelle sopra.

CAPITOLO VII

60°, 125°, 30°, 45°, 80 miglia, 75 miglia, 75 cavalli, 19 giugno, 22 giugno, 20 giugno.

CAPITOLO VIII

27 giugno, 26 giugno, 3 luglio, 27 maggio, prima settimana di giugno, periodo dal 28 maggio al 31 maggio, 1 giugno, 15 luglio. La mattina del 15 luglio viene trovata nella buca delle lettere la seconda lettera di Robur.

CAPITOLO IX

Testo della seconda lettera.

CAPITOLO X

13 giugno, 15 giugno, primi 15 giorni di luglio, 29 luglio. Viene specificato che la seconda lettera viene imbucata nella notte tra il 14 ed il 15 luglio.

CAPITOLO XI

27 luglio.

CAPITOLO XII

Nessuna data.

CAPITOLO XIII

31 luglio.

CAPITOLO XIV

Nessuna data.

CAPITOLO XV

Notte tra il 31 luglio ed il 1 agosto.

CAPITOLO XVI

Viene fatto un riassunto sulle vicende precedenti riguardanti Robur. 13 giugno 18.., 12 giugno, 12 e 13 giugno, 20 settembre, 20 aprile, 15° Est, 2 agosto, 3 agosto.

CAPITOLO XVIII

10agosto.

Analisi

L’evento storico criptato all’ interno di “Padrone del mondo” sembra sia da collocarsi in un arco temporale compreso tra i mesi di aprile ed agosto, con un cenno al mese di settembre (sebbene nel romanzo detto mese appartenga ad un periodo diverso dai fatti raccontati). Chiave di lettura alla mano, il primo indizio ci mette subito in riga. Siamo nel 1883. Tale data viene “ricordata” nel capitolo XVI quando si riporta la data del 13 giugno 18..! Nel capitolo X viene ricordato al lettore che tra l’ arrivo della prima lettera e la seconda passano cinque settimane. Può essere un indizio ma non così importante. Anche nel 1883, tra il 15 giugno ed il 15 luglio, siamo in presenza di 5 settimane. Siccome non è questa una caratteristica esclusiva o quasi del 1883 possiamo metterla in secondo piano. Il simbolo descritto nel romanzo apparso sulla prima lettera, facendo mente locale, sembrerebbe molto simile a quello adottato dal Cardinale Luigi Lavitrano (Forio, 1874 – Castel Gandolfo, 1950) così come riportato nel volume di Don Camillo d’ Ambra “Ischia tra fede e cultura” edizione Rotary club isola d’ Ischia. Tre stelle e due simboli geometrici sotto cui è leggibile la frase: “Per crucem ad astra”.

La figura sottostante è chiara.

 

Uniamo le stelle ed otteniamo una squadra, la retta orizzontale ci fornisce un regolo e le rette ad angolo ci forniscono un compasso. Si ottiene in questo modo il simbolo dell’ Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraim. Una coincidenza? Azzardiamo troppo facendo questi accostamenti? Può darsi. Nel capitolo X viene specificato che la seconda lettera è stata recapitata nella notte tra il 14 ed il 15 luglio. Un dettaglio strano a nostro avviso. Inizialmente viene detto che la seconda lettera è consegnata il giorno 15 luglio (capitolo VIII) poi si aggiunge anche la data del 14 luglio ma non si specifica se venne recapitata prima o dopo mezzanotte bensì a cavallo tra le due date. Se dovessimo ragionare su questo dettaglio ci verrebbe da sommare le due date: 14+15=29 a cui si sottrare un giorno per ambiguità su quanto riportato precedentemente. Otteniamo così il numero 28. Si tratta forse del 28 luglio, unica data a non apparire nel romanzo di Verne? E’ pur vero che da aprile ad agosto non vengono certamente menzionate tutte le date ma noi stiamo analizzando il tutto grazie ad una chiave di lettura e sembrerebbe proprio che Verne abbia giocato sui numeri dati. A questo punto ci sono da notare altri particolari. Ritroviamo la data del 3 agosto e sappiamo oggigiorno che in quel giorno si registrò la scossa più forte dopo il sisma del 28 luglio 1883 a Casamicciola; non sappiamo però cosa capitò il giorno 10 agosto sempre di quell’ anno. Perché Verne decise di non inserire nel suo romanzo date successive? Qualcuno potrebbe continuare a giocare sui numeri sommando al 10 (di agosto) il 3 (di agosto) riportato nel capitolo precedente ottenendo il 13 ovvero la durata del sisma del 28 luglio 1883. 13 secondi. All’ epoca però alcune fonti parlarono anche di 15 secondi e giocando con i numeri è possibile ottenere nella stessa maniera anche quest’ ultimo numero. Coincidenze? Probabilmente si. C’è poi da considerare anche la data del 20 settembre apparsa nel capitolo XVI. Sappiamo dall’ INGV che le ultime scosse vennero registrate tra il 21 ed il 22 settembre del 1883. Altra coincidenza? Se però considerassimo il fatto che all’ epoca della stesura di “Padrone del mondo” non vi erano i mezzi di informazione attuali, un margine di errore potrebbe anche esserci. Tuttavia non si può negare che siamo sempre nel campo dei “ma e dei forse”. Ma la cosa più curiosa rimane il nome dell’ invenzione di Robur: Epouvante. Lo si può anche tradurre con il termine “terrore” o “spavento” e crediamo che Verne abbia voluto giocare proprio su quest’ ambiguità. Se effettivamente nel romanzo si volle criptare quel tragico evento quale parola migliore per descriverlo? Ad ogni modo non è ben chiaro il perché, se tutto ciò corrispondesse al vero, Verne abbia associato il terremoto del 1883 a fenomeni luminosi e boati. Forse a questa domanda potrebbe benissimo rispondere Padre Galli. Ma noi crediamo che ci sia molto di più. Forse non lo sapremo mai (Verne diede alle fiamme tutti i suoi appunti prima di morire e fu vittima anche di un attentato, temeva infatti per la sua vita cosa che fece pensare a molti che i segreti da lui rivelati dovevano rimanere tali). In molti sono concordi nel credere che Verne prediligesse i misteri di Rennè le Chateau a tanti altri le cui verità, probabilmente, era a lui note. Se così fosse noi, in “Padrone del mondo”, non riscontrammo nessun indizio a favore di Rennè le Chateau. La cosa che però ci verrebbe da dire è:  “Casamicciola”. E’ questo l’ ameno luogo ischitano il vero protagonista, assurdo per assurdo, di “Padrone del mondo”. Ma quali altri collegamenti possono esserci tra Verne e questo paese tristemente famoso all’ epoca a causa del suo destino? Forse uno c’è…

Fu un giorno di ottobre dell’ anno scorso che la mia attenzione si soffermò nella giusta maniera sulla Chiesa della Maddalena a Casamicciola. Si, perché anche a Casamicciola è presente una chiesa consacrata a questa sacra figura femminile. Volendo essere più precisi la chiesa è consacrata Al Cuore di Gesù ed a Santa Maria Maddalena. Non si creda che questa chiesa abbia secoli di storia, anzi. Essa prese il posto della distrutta chiesa della Maddalena ubicata in Piazza Maio rasa al suolo dopo il sisma del 1883. Su quest’ ultima non si hanno notizie certe e dettagliate. Sappiamo che il suo nucleo originario era già in essere nel 1540. Inizialmente consacrata a San Severino, assunse il titolo di Chiesa della Maddalena nel corso degli anni.

Negli anni post terremoto è bene ricordare che tutte le chiese del comune vennero danneggiate; tutte eccetto una. La chiesa di Sant’ Antonio da Padova che sorge a tutt’ oggi nei pressi del cimitero comunale, in località Mortito. Essa risalirebbe al XVII secolo il cui proprietario, Cesare Corbera, fu cognato di San Giovan Giuseppe della Croce. Detta chiesa divenne sede temporanea parrocchiale ma mille difficoltà vollero infine la realizzazione di un nuovo tempio, simbolo di ricostruzione e di risorgimento di animi ma soprattutto di fede.

E di questo nuovo tempio, finalmente, nel 1896, dopo tanti imprevisti si vide porre la prima. Abbiamo parlato di imprevisti, se così possiamo dire, perché la nascita del nuovo tempio ebbe precedenti burrascosi. Da un lato vi era il Comune di Casamicciola che mirava a riedificare la chiesa in località Funno, in “netto contrasto con il piano regolatore” (il piano regolatore imponeva la costruzione del nuovo paese lungo il mare dove poi sorsero i tristemente noti rioni baraccati), e dall’ altra la Commissione edilizia che, sebbene non propriamente d’ accordo e convinta che tale volontà dipendesse da “influenze locali e d’ interesse”, mirava alla ripopolazione verso le zone basse del comune, spostando in quelle zone i nuovi abitati e conseguentemente anche gli edifici religiosi. Tra i due litiganti, vanno inseriti gli organi competenti dello Stato ed il responsabile dell’ Ufficio del Genio civile in Ischia, l’ ingegner Giovanni Gambara. Quest’ ultimo rimarrà una figura le cui azioni, in merito all’ edificazione del nuovo tempio, rimasero incomprensibili:

“Se l’ incarico del progetto al responsabile dell’ ufficio tecnico del genio civile si giustificava semplicemente per risparmiare spese all’ amministrazione non altrettanto comprensibile è il fatto che, proprio un garante delle norme del regolamento edilizio, si presti poi, implicitamente, a farle violare, sebbene col ricorso, strumentale, ad una separazione fra scelta del tipo costruttivo e localizzazione. Infatti, desiderando concorrere al risorgimento di Casamicciola e per dare una spinta maggiore alle costruzioni, Gambara curerà gratuitamente la redazione di un progetto per un sito ad ALTO rischio sismico”. Si veda a tal proposito “Il terremoto del 28 luglio 1883 a Casamicciola nell’Isola d’Ischia”, istituto poligrafico e zecca dello stato, pagg. 250 e successive.

Sebbene proprio per l’ alto rischio sismico, al Comune vennero consigliati siti diversi. Alla fine si decise categoricamente di costruire in piazzetta Funno. Il 2 marzo 1889, il sindaco di Casamicciola Giuseppe D’Ombrè, affidò l’ incarico all’ ingegner Gambara di redigere il progetto della nuova chiesa NON mutando l’ impianto rettangolare della distrutta chiesa, di misure 33×20 “compresi gli spessori murari”. Al massimo erano ammessi piccoli aumenti in entrambe le direzioni (si è a conoscenza di un progetto antecedente datato 1884 redatto dall’ architetto Luigi Parisi). Nel febbraio del 1890 il Gambara presentò la sua documentazione. Sarà poi lo stesso Gambara a far conoscere al Comune nuove informazioni riguardanti il suolo su cui edificare “ottenute solo a progetto completato”. Il Gambara precisò che molto probabilmente nel sottosuolo di Piazzetta Funno vi erano ancora vecchie gallerie usate un tempo per l’ estrazione dell’ argilla mettendo così in guardia il Comune del pericolo verso il quale la nuova chiesa andrebbe incontro. Ciò nonostante l’8 aprile del 1890 il consiglio comunale, rifiutando i consigli del Gambara e di quanti colsero occasione per distogliere l’ attenzione da Piazzetta Funno a favore di altri e più sicuri siti edificabili,  confermava Piazzetta Funno quale sito dove il nuovo tempio sarebbe sorto. Successivamente vennero effettuati carotaggi fino alla profondità di 12 metri che permise di constatare la sicurezza del suolo, cosa questa che portò ad avere fondamenta spinte fino a 10 metri di profondità. Finalmente, il 2 settembre 1892, venne dato il via alla costruzione del tempio sotto la direzione dell’ ingegner Luigi Parisi, architetto municipale. A questo punto la domanda più importante da farci è: “Perché il Comune di Casamicciola rimase impassibile alle voci degli esperti di dover edificare altrove? Perché si volle edificare senza sentir ragioni in Piazzetta Funno, mantenendo il più possibile le misure della fabbrica prossime a quelle della distrutta chiesa? Probabilmente non lo sapremo mai. Tuttavia le stranezze non finirono lì. Dietro tutto questo tira e molla sembra che la figura del Parroco Giuseppe Morgera fu determinante. Le cronache dell’ epoca e le testimonianze di quanti lo conobbero furono concordi nell’ affermare che senza il carisma di quest’ uomo non ci sarebbe stata la nuova chiesa! Fu  il Morgera a sollecitare senza tregue la costruzione del nuovo tempio. Del parroco Morgera sappiamo che nacque a Casamicciola il 1° gennaio 1844 con parto molto travagliato, tanto che si pensò non sarebbe riuscito a sopravvivere all’ evento. Pochi sanno che a battesimo gli vennero imposti anche i nomi di Francesco ed Antonio. Il nome completo era quindi Giuseppe Francesco Antonio Morgera. Fin dalla tenera età venne affidato ai nonni materni, Francesco De Luise e Antonia Castelli risiedenti all’ epoca in Villa dè Bagni d’ Ischia (il Casino Reale, residenza dei Borboni). Il nonno Francesco, che si occupò personalmente dell’ istruzione del nipote, sognava per il piccolo Morgera una carriera militare così come fu per lui che lo portò a congedarsi con il grado di sergente. Dal 1826, anno del pensionamento, svolgeva incarichi da custode nella Villa Reale, grazie alla benevolenza di Ferdinando II di Borbone. Fu lì che il futuro parroco Morgera, negli anni adolescenziali, strinse amicizia con il Principe ereditario Francesco e fu grazie a Re Ferdinando II che il Morgera potè entrare in Seminario diventando il sant’ uomo che tutti poterono apprezzare negli anni a seguire.

All’ indomani del terremoto del 1883 venne estratto dalle macerie molto malconcio. Necessitò di una lunga degenza in un ospedale di Napoli. Fu un evento tragico che sfociò nella fobia di ritornare al paese natio. Quest’ idea, radicatasi fin nell’ anima, lo convinse a rifugiarsi a Gaeta raccogliendo l’ invito fattogli da Monsignor Nicola Cantieri. Fu quello un paese dove il Morgera già insegnò in seminario anni addietro. Fortunatamente il vescovo di Ischia Monsignor Francesco di Nicola riuscì a convincere il Morgera a far ritorno al suo paese natìo. Non sappiamo cosa si dissero. Rimase evidente la nuova forza d’ animo con la quale il parroco si battè per veder sorgere la nuova chiesa! Bisognava risollevarsi, in corpo ed in spirito. Si credette che il terremoto fu la giusta conseguenza dei “peccati” commessi a Casamicciola e tra i tanti peccatori, con spirito umile, il Morgera inserì anche se stesso. A cosa si riferisse non lo sapremo mai. Fu solo uno sfogo a tanta rovina? In molti testimoniarono che il Morgera andasse gridando: “Io voglio la chiesa, datemi la chiesa! Mi si fabbrichi la chiesa pure alle falde dell’ Epomeo, io lì andrò a radunare il mio popolo; ma presto, ma presto!” Quando il partito di Casamicciola alta, capeggiato dall’ allora sindaco D’Ombrè ottenne la maggioranza dei voti che portarono ben presto alla posa della prima pietra in località Funno, in molti (malelingue?) sostenevano che il Parroco si mise “d’accordo” con il Sindaco. Alcuni giustificavano ciò asserendo che la nuova chiesa sarebbe sorta a poca distanza dall’ hotel di proprietà del sindaco. (notizie tratte dalla biografia del Morgera ad opera di Pasquale Polito “Il Parroco Morgera – Testimonianze”).

Ritornando alla chiesa, sappiamo che i lavori furono eseguiti dall’ appaltatore Catello Buonocunto di Castellammare di Stabia e furono seguiti senza sosta proprio dal Morgera. A tal proposito si consulti “La diocesi di Ischia e le sue chiese” di Giovanni Castagna ed Agostino di Lustro, pagg. 17 e successive. In fine il 31 maggio 1896 la chiesa venne consacrata al Cuore di Gesù ed a Santa Maria Maddalena.

Rifacendoci nuovamente al “La diocesi di Ischia e le sue chiese” apprendiamo che internamente la chiesa si mostra a tre navate, dove trovano posto un totale di nove altari. Entrando, sulla sinistra, troviamo il fonte battesimale in marmo del XVIII secolo; la tomba del Parroco Morgera, un altare su cui è ammirabile un crocifisso ligneo del XIX secolo. Proseguendo, sul transetto sinistro, un altare proveniente dalla distrutta chiesa della Maddalena su cui è ammirabile una tela raffigurante la Pietà, risalente al XIX secolo, in cui sono raffigurati la Madonna con le due Marie, San Giovanni e Giuseppe d’ Arimatea. D’appresso una teca con all’ interno un mezzobusto della Maddalena, risalente al XIX secolo, con teschio e crocifisso. L’ altare maggiore è in marmi policromi e proviene anch’ esso dalla distrutta chiesa. In alto ad esso trovano posto due statue, una della Maddalena e l’ altra del Cuore di Gesù ricevute anonimamente dal Morgera. Si pensa che ad inviarle fu l’ ex Re Francesco II di Borbone, amico del Morgera fin dall’ infanzia. Il Morgerà resterà così colpito dal generoso gesto che ringraziò il “misterioso” benefattore dedicandogli un suo scritto (L’alba ed il meriggio della Redenzione ossia misteri di Maria Vergine). Non siamo a conoscenza di documenti comprovanti l’ effettiva identità del benefattore. Tuttavia l’ opinione appena riportata è oramai consolidata.  Sul transetto di sinistra trova posto un altro altare superstite proveniente dalla precedente chiesa sul quale è ammirabile una tela raffigurante l’ Assunzione risalente al XVIII secolo proveniente dalla distrutta chiesa dell’ Assunta in Piazza Bagni. Poco prima altra teca contenente un mezzo busto del Cristo. Continuando lungo la navata destra, incontriamo una tela raffigurante la Trinità, sempre del XIX secolo, la tomba di Monsignor Carlo Mennella deceduto sotto le macerie del sisma del 1883 (Monsignor Carlo Mennella fu il pastore della distrutta chiesa della Maddalena in contrada Maio; venne nominato Ausiliare del Vescovo d’ Ischia, Monsignor Francesco Di Nicola vescovo dal 1872 al 1888).

Quanto sopra è ciò che accadde ufficialmente in quel periodo e la Chiesa della Maddalena al Funno rimane ancora oggi simbolo di rinascita soprattutto spirituale.

Quello di cui però vorremmo parlarvi è qualcosa relegato ancora nella sfera del “forse”, forse si tratta di frutto di suggestione o chissà cosa. Qualcuno ci potrà vedere un ottimo spunto per un racconto di fantasia. Ma andiamo con ordine. Ad ottobre dell’ anno scorso ci ritrovammo nella Chiesa della Maddalena per ragionare su alcuni dettagli alquanto strani presenti al suo interno.

Tanto per cominciare, sull’ altare è possibile ammirare un “triangolo con occhio” al quale, successivamente, venne aggiunta una raggiera (vedi foto) che a nostro avviso completò quel già “singolare” intreccio geometrico che spesso fa tanto discutere. Noi amiamo definirlo il “Tre volte santo”. Ammirando la raggiera, che secondo alcuni risalirebbe alla fine del XIX secolo, ci venne subito in mente un analoga rappresentazione del Tre volte Santo dipinto sul soffitto di una sala nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara a Napoli…..

 

 

Guardandoci intorno notammo anche il pulpito, che molti storici locali vorrebbero adagiato su di un’aquila. Ma a noi sembrò ben altro. Quell’ uccello rispecchiava fedelmente quello presente nell’ opera alchemica “Mutus Liber” dove, colui che “tutto muove” venne raffigurato con le stesse sembianze. Per non parlare poi di un altro triangolo con occhio, decorazione ben visibile sul medesimo pulpito.


La differenza tra questo presente sul pulpito e quello sull’ altare principale, a nostro avviso, sarebbe da ricercare nelle fattezze dell’ occhio rappresentato; quello presente sull’ altare sembrava di tipo “egizio” così come ci fece notare l’ amico Paolo. Suggestione? Può darsi. Ma proseguiamo. Lungo la navata destra, dove è posto l’ altare della Trinità con omonima tela al di sopra, è presente un altro curioso particolare. Sempre grazie a Paolo, si notò che la colomba da cui partono i raggi dello Spirito Santo, raffigurata nella tela, non è centrale alla scena. In poche parole i raggi uscirebbero dal di dietro della colomba particolare questo che ci fece ipotizzare ad un’aggiunta successiva. La colomba potrebbe essere stata aggiunta successivamente per l’ appunto nell’ unico spazio disponibile. Di solito, in queste raffigurazioni, i raggi uscirebbero dal becco dell’ uccello o in generale, dall’ intero suo corpo. Inutile dire che anche in questa tela così come sull’ altare al di sotto sono presenti triangoli con l’ occhio.

 

 

 

Conseguentemente a quell’ incontro, mi domandai se la Chiesa della Maddalena a Casamicciola potesse avere delle analogie con l’ omonima chiesa in Francia, precisamente a Rennè le Chateau. Già in precedente ebbi modo di leggere al riguardo dei misteri legati a quest’ ultima chiesa. Le mie letture al riguardo le concentrai sul sito http://www.renneslechateau.it dove è possibile trovare tutto ciò che interessa il paesino francese e la sua misteriosa chiesa.

Da questo sito e dalla mole di informazioni in esso presenti, apprendiamo che il perno principale attorno cui ruoterebbero tutti i misteri di questa chiesa fu il parroco di Rennè (dal maggio del 1885) Bèrenger Saunìere (1852 – 1917). Quando iniziarono i fatti, Bèrenger aveva 33 anni. Sappiamo ufficialmente che il parroco iniziò i lavori alla chiesa nei primi mesi del 1887, iniziandola ad abbellire con splendide vetrate caratterizzate da scene legate alla vita della Maddalena. Seguì poi un nuovo altare abbellito con un bassorilievo raffigurante la Maddalena a nostro dire molto ma molto simile alla statua della Maddalena inviata dall’ anonimo benefattore al Morgera. Stessa espressione, stessa posa. I lavori proseguono quasi senza imprevisti.  Nel 1897 parte del pavimento viene ricoperto con mattonelle bianche e nere. Una scacchiera a tutti gli effetti. Essa è presente solo in fondo alla chiesa. Sarà proprio questo gruppo di mattonelle, a fornire a molti ricercatori indizi sui misteri legati al parroco ed alla chiesa. Quello che sappiamo è che il parroco trovò nascoste all’ interno della chiesa alcune pergamene risalenti al XII secolo (presumibilmente) il cui contenuto risultò in codice. Non si è capito come ma Bèrenger riuscì nella codifica. Da allora dispose di cifre elevatissime; la chiesa venne abbellita con statue e opere di ogni tipo, il parroco edificò ed abbellì tutto intorno alla chiesa. Iniziarono viaggi verso la capitale francese (secondo alcuni), sicuramente fece tappa a Lione (è documentato). In molti sono concordi nell’ affermare che il parroco del piccolo paese si consultò con “misteriosi personaggi del mondo esoterico”. Certamente, perché è ufficiale, delle sue scoperte informò i suoi superiori ma venne tutto messo a tacere. Non sappiamo esattamente cosa trovò il parroco. Sicuramente una tomba. Qualcuno ipotizza addirittura che trovò la tomba della Maddalena che, stando ai racconti o meglio alle leggende ed ai vangeli apocrifi, insieme ad altre due pie donne, giunse ad evangelizzare fino in Francia. Ma allora cosa trovò il parroco di così sconcertante da non poter essere rivelato? Forse non lo sapremo mai. Tuttavia è certo che la chiesa custodisce, con i suoi bizzarri particolari, il tanto temuto segreto. E la scacchiera è proprio uno di essi. Essa è sorvegliata dall’ acquasantiera e da Gesù ma la cosa incredibile è che l’ acquasantiera ha la forma di un diavolo, Asmodeo. Ed Asmodeo, secondo le sacre scritture, era il diavolo a difesa del tesoro del Tempio di Salomone. E fu lo stesso parroco a scrivere nel suo diario che “Gesù ed Asmodeo” giocano una partita senza fine. Altra anomalia è la presenza di una statua di Sant’ Antonio da Padova, il santo da invocare per trovare gli oggetti smarriti. Questa statua guarderebbe esattamente nella direzione laddove, in chiesa, venne trovata la misteriosa tomba. Ma non è tutto. Altri dettagli bizzarri sono da ricercare nelle stazioni della via crucis poste in essere nel 1897. Sempre a quell’ anno risalgono le statue fatte collocare lungo le pareti della chiesa; secondo molti, le loro iniziali, saltando la statua della Maddalena, darebbero la parola GRAAL. Il disegno che ne verrebbe fuori è una M. Fantasioso sicuramente ma intrigante. Del resto la lettera L, fornita dal bassorilievo raffigurante San Luca, non è precisamente in linea con le altre statua di diversa grandezza. Possibile che questo gioco di lettere fu volutamente inserito dal parroco? Secondo i documenti ufficiali dell’ epoca il parroco acquistò tutte le decorazioni collocate in chiesa grazie ad un catalogo appartenuto a Giscard, ditta di Toulouse. Le ricevute lo confermerebbero. Strano perché le stranezze ci sono e come! Per esempio nella terza stazione è raffigurato un uomo di colore nero (forse trattasi di San Tommaso che nel vangelo gnostico di Naga Hammadi viene detto essere di pelle nera) mentre nella VIII stazione sono raffigurati un: “bimbo con gonnellino scozzese ed una donna con veli da vedova” (http://www.ordinedeltempio.it/segretorennes.htm). In molti poi trovano eccessivo il numero di raffigurazioni della Maddalena all’ interno della chiesa. La cosa più importante, a mio avviso, è la possibilità di costruire al suo interno, usando punti ben precisi, un doppio sigillo di Salomone, per buona pace della Geometria Sacra. La figura in basso è presa in prestito dal sito precedentemente menzionato.

 

 

Più di una volta pensai alle stranezze di questa chiesa francese ed averne una consacrata alla stessa figura femminile a Casamicciola mi portava a fantasticarci su.

Forse fu tutto frutto della suggestione o forse il Caso volle così ma tra le due chiese effettivamente è possibile riscontrare alcune analogie. Ripetiamo. Non sappiamo se fu il Caso a giocare un ruolo importante su ciò che leggerete a breve. Noi ve li proponiamo con la speranza di fare luce su questa misteriosa ricerca tutta ischitana.

I fatti andarono così. Iniziai a giocare con i nomi dei santi posti sugli altari laterali della chiesa casamicciolese. Inizialmente non ottenni nulla di comprensibile fino a quando il foglietto con gli appunti non capitò di fianco al foglio dove avevo appuntato il nome e cognome del parroco Morgera. Mi accorsi che le iniziali di San Giuseppe (primo altare sulla destra) e di Sant’ Antonio (primo altare a sinistra) si sposavano bene con il nome del parroco formando con quest’ ultimo un nome assai noto: Gian Giuseppe. Mi domandai, incuriosito, se ci fosse dell’ altro. Inizialmente non ottenni nessun risultato ma ricordai, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, che il parroco Morgera aveva altri due nomi. Con questo dettaglio non di poco conto mi accorsi che in questo modo si poteva leggere una frase di senso compiuto! La frase è la seguente e tra parentesi le lettere utilizzate relative ai santi delle navate:

 

(GI)(AN) Giuseppe Francesc(AN)o (CR)(TR)(AS) Antonio (Ma) M(P)orgera

Ipotizzai che ci si riferisse ad una posizione ben precisa all’ interno della chiesa; Ma è l’ abbreviazione del quadro della Madonna di Pompei e di Sant’ Antonio abbiamo una tela sempre lungo la navata sinistra.

Ovviamente potrebbero esserci altre interpretazioni. Tuttavia la prima parte della frase è chiara. Un Gian Giuseppe (San Giovan Giuseppe della Croce) compie un azione (Porgerà). E’ interessante notare come l’ ideatore del rebus abbia giocato sul cognome del parroco!

(GI)(AN) Giuseppe Francesc(AN)o (TR)(AS) Antonio (CR) (M) (P)orgera

 

Essendo la tela dell’ Assunzione preesistente, per forza di cose ci fu bisogno del gruppo TR per dare un senso alla frase. L’ altare della Trinità è stata la migliore soluzione. Il gruppo “CR” può essere considerato l’ abbreviazione di CROCE.

Ad ogni modo le lettere usate sono state le seguenti:

San Giuseppe – GI

Sant’ Antonio – AN

Annunziata – AN

Crocifisso – CR

SS.Trinità – TR

Assunzione – AS

Madonna di Pompei – MA

Pietà – P

Tutto frutto dell’ immaginazione? Il Caso si è divertito alle nostre spalle? Tutto può essere. Tuttavia non è finita qui. Dal giorno in cui ebbi tra le mani questa frase, mi scervellai su cosa volesse significare. Inizialmente focalizzai la mia attenzione sulla Chiesa di Sant’ Antonio adiacente al cimitero di Casamicciola che, è storia, venne edificata dal cognato di San Giovan Giuseppe della Croce e fu l’ unica chiesa risparmiata dal sisma del 1883. Grazie a qualche ricerca storica seppi che questa chiesa subì radicali lavori di ristrutturazione. Della vecchia chiesa non esiste più nulla. Ma allora di quale San Giovan Giuseppe si parlava? Grazie al già citato lavoro di Castagna – Di Lustro “La Diocesi d’ Ischia e le sue chiese”, appresi che all’ interno della sagrestia della Chiesa della Maddalena a Casamicciola era conservata una statua lignea risalente al XIX secolo di San Giovan Giuseppe della Croce, circondato da angioletti. Uno di loro aveva in mano una piccola croce di metallo rivettata nell’ atto di porgerla a qualcuno. In breve seppi che la statua venne spostata al Museo Diocesano di Ischia Ponte ed è lì ammirabile fin dal 2004. Sappiamo anche che la statua in questione subì un restauro negli anni ’80 del secolo scorso e purtroppo su di essa non sono presenti firme  o dettagli in grado di fornirci ulteriori informazioni su chi potè realizzarla. Grazie ad alcune informazioni si è appreso anche che essa era custodita nella chiesetta del Crocifisso, al Mortito in località Cretaio. Essendo la chiesa in completo stato di abbandono, si pensò di trasferire la statua del Santo nella Chiesa della Maddalena a Casamicciola. Proseguiamo con le ricerche. Di seguito una ricostruzione grafica della croce:

 

 

Il numero totale dei rivetti presenti sulla croce è 64 e questo particolare mi incuriosì non poco. In fatti 64 è il numero delle mattonelle sorvegliate da Asmodeo e da Gesù nella chiesa della Maddalena a Rennè le Chateau. Per questo motivo, assurdo per assurdo, si potrebbe ipotizzare che anche nella Chiesa della Maddalena a Casamicciola ci siano 64 mattonelle “particolari”. Sfortunatamente però, anni addietro, l’ intero suo pavimento venne sostituito con uno analogo, in cotto fatto a mano. Il perché lo ignoriamo. Qualsiasi cosa ci potesse essere sul quel pavimento è persa per sempre, almeno ufficialmente. Conseguentemente la pista delle mattonelle si concluse in breve tempo. Ma quali altre strade si potevano percorrere? Sappiamo dalla matematica che è definito “cubo perfetto”  un qualsiasi numero naturale la cui radice cubica corrisponde ad un numero intero (wikipedia). In poche parole parliamo del volume calcolabile di un cubo avente per lato un numero che, moltiplicato per se stesso tre volte, fornisce come risultato un numero pari. Il 64 è uno di essi. Lo si ottiene moltiplicando il 4 per se stesso tre volte. Se così fosse, la croce del Santo indicherebbe un cubo ed il suo relativo volume. Ma dove? Verosimilmente in chiesa!

Forse non sapremo mai se quanto sopra sia frutto del caso o potrebbe esserci dell’ altro. Non abbiamo neanche certezza di chi possa esserci dietro tutto ciò. Ma forse un nome possiamo farlo. Siamo negli anni ’20 del secolo scorso; in un opuscoletto intitolato “Il labirinto”  – Il filo d’ Arianna 1987/1 – realizzato per la “Biblioteca Enigmistica Italiana G.Panini”, apprendiamo che ad Ischia era attivo un gruppo di enigmisti formato principalmente dal sacerdote e insegnante di matematica nell’ Istituto tecnico di Lacco Ameno Professor Rinaldo Piro e dalla figlia del direttore dell’ Osservatorio sismico di Porto d’ Ischia Paolina Grablovitz. Grazie a queste iniziali informazioni, contattammo direttamente il Dottor. Giuseppe Riva, curatore della Biblioteca Enigmistica Italiana. Grazie al suo preziosissimo aiuto, venimmo a conoscenza che nostro Giulio Grablovitz era registrato nei loro archivi in qualità di enigmista con pseudonimo ”S.Giusto”, tra l’ altro “fedele seguace della – Corte di Salomone – con la quale collaborò dal 1921”. Lo pseudonimo era più che lecito: San Giusto fu il quartiere dove nacque! Siccome enigmisti non si diventa dalla mattina alla sera, è verosimile ipotizzare che il Grablovitz lo era da sempre; una dote innata! E questa dote certamente gli servì quando riuscì a decifrare un misterioso orologio solare, uno dei suoi primi studi giovanili.

Possibile che ci sia lui dietro l’ enigma degli altari? A noi verrebbe da rispondere affermativamente. Tuttavia, ricordiamolo, siamo ancora nel campo delle ipotesi e la sua venuta ad Ischia non avvenne certo all’ indomani del terremoto. Tuttavia è altamente probabile che dietro di tutto ciò possa esserci la sua mente da enigmista. A noi piace pensarlo.

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