Alabastro, la pietra degli Dei

Chi ha avuto modo di praticare la radiestesia usando un pendolo si sarà accorto sicuramente come il pendolo risponda a determinate regole e leggi.

A nostro avviso, al fine di poter lavorare al massimo delle proprie capacità, non basta far uso di un o più pendoli a caso. E’ importante utilizzare un pendolo realizzato con una pietra o con un cristallo o magari con un particolare minerale in grado di veicolare la nostra energia. In poche parole dobbiamo essere un tutt’ uno con il mezzo. A tal fine è importante ricordare che ognuno di noi è costituito da una rete “Nadica” differente. I nadi per farla breve sarebbero canali che al pari delle vene e dei nervi corrono lungo il nostro corpo veicolando l’ energia che ci permette di essere un tutt’ uno con il creato. Quello di cui vorremmo raccontarvi è una storia con un lieto fine. Una nostra amica, praticante di radiestesia, è solita usare il pendolo per comunicare con entità che fin dalla nascita le sono accanto. Ognuno di noi ne ha. Può essere un parente defunto, un amico legato a noi fin da vite precedenti ma anche entità di luce appartenenti a dimensioni di esistenza superiori alla nostra come la 4a o la 5a dimensione. Senza dimenticare poi il o i nostri angeli custodi. In poche parole non siamo soli e mai lo saremo. Ebbene la nostra storia iniziò quando un essere di luce disse a Taride che al suo stato di evoluzione necessitava di un pendolo realizzato in “Alabastro bianco di Volterra”. Strana richiesta certamente. Perché poi in Alabastro di Vlterra?

Volterra non è certo un luogo preso a caso. Importante fin dall’ alba dei tempi, è stata una città principalmente Etrusca ed il suo alabastro è la materia con cui è fatto il suo cuore. Gli etruschi consideravano questa pietra sacra o meglio la pietra degli Dei. La usavano per creare oggetti per corredi funebri o per rivestire sarcofagi al pari degli egizi. Ma perché considerarla la pietra degli Dei? In poche parole, la società etrusca affidava le sue comunicazioni verso l’ oltretomba a persone adatte allo scopo che si servivano dell’ Alabastro. Gli oggetti potevano essere diversi ma la coppa in alabastro sembra che mettesse in comunicazione diretta con il regno dei morti. Un pendolo costruito con lo stesso materiale sembra abbia le stesse facoltà laddove l’ energia veicolata sia appropriatamente passata attraverso i nadi di una persona adatta. Non tutti possono vantare ciò. Ma chi mai si sarebbe fatto carico della costruzione di un pendolo in alabastro? Taride ci chiese di darle una mano e molti furono gli artigiani contattati. Alla fine rispose alla chiamata solo Silvia della bottega artigiana “L’ alabastro di Silvia” che accettando la sfida e tra mille impegni diede vita a dei bellissimi pendoli uno dei quali è appresso fotografato. Un ottimo lavoro senz’ alcun dubbio ed il regalo è stato molto apprezzato da Taride che sicuramente metterà la sua arte al servizio del bene così come facevano gli etruschi secoli addietro.

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Per gli amici di Ischia

Per gli amici di Ischia interessati all’ acquisto della nuova edizione di Epomeo figlio di Agarthi e di Mikael (stampato autonomamente in pochissime copie) è disponibile il punto vendita “EDICOLE” in località San Michele. Antonio ed il suo staff sapranno aiutarvi per qualsiasi richiesta.

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La bolla energetica ischitana

Come qualcuno avrà notato, circa quattro mesi fa, rilasciammo un intervista a Radio web 11.11, dove parlammo dei contenuti del primo libro ossia Epomeo figlio di Agarthi. Fra i tanti commenti ricevuti quella sera, che ci spinsero immediatamente in diretta a dire la nostra in merito, ce ne fu uno alquanto particolare, ricevuto da un caro amico che recitava: Mi sono connesso ad Ischia e c é una grossa bolla che difende la zona. Gli esseri di Ischia non sono contenti di questa trasmissione perché attira persone solo per la loro curiosità. Le trasmissioni devono essere destinate solo a persone direttamente ed interiormente di Ischia”.

Detta la nostra non ci pensammo più fino a qualche settimana addietro quando intrattenemmo una conversazione con un lettore ad Ischia su alcuni tempi molto interessanti. Non volle dirci il suo nome. Si presentò come Ergade.

Ci disse che sul finire del XIX secolo un gruppo di esoteristi ischitani, all’ indomani del devastante sisma che colpì l’ isola nel 1883, in un perfetto anonimato tipico dei grandi uomini che agiscono disinteressati a favore del prossimo si riunirono per portare a termine un potente rito di teurgia a favore dell’ isola intera attingendo energia dalle proprie radianze umane (certamente ad un livello non indifferente).

Chi siano questi uomini non ci venne detto, del resto eravamo abituati ad intrattenere conversazioni con persone particolari. Tuttavia ciò che crearono fu una “bolla” di energia eretta a protezione dell’ isola intera, terra già sacra da millenni. Uomini a cui dovrebbe andare il ringraziamento dell’ intera isola ma sono ancora molti gli ischitani addormentati ignari di ciò che effettivamente si troverebbe sotto i loro piedi….

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Il mistero dell’ energia del Tondo d’ Ischia

Due giorni fa, l’ amico Paolo ci intrattenne con una curiosa storia che lo vide protagonista. A bordo dell’ autobus che lo avrebbe portato a lavoro, ascoltò un animata discussione tra l’ autista ed un portiere d’ albergo di una nota struttura alberghiera nei pressi del Porto d’ Ischia. L’ anziano portiere asseriva di essere in grado di sapere quando un traghetto nel Porto d’ Ischia inziava la manovra d’ ormeggio. Tutto ciò grazie all’ ancora della nave! In pratica l’ ancora del traghetto, toccando il fondo avvisava con il suo tonfo l’ anziano portiere a decine e decine di metri di distanza! Come può mai essere vera questa storia? Per rispondere in maniera chiara bisogna però fare qualche passo indietro nel tempo ed arrivare a Plinio che nel suo “Naturalis Historia” riporta un affascinante testimonianza. Plinio affermò che un tempo, laddove ora è visibile il Porto d’ Ischia, una città si inabisso o meglio sprofondò nel sottosuolo lasciando il posto ad un lago divenuto poi in età Borbonica il Porto dell’ Isola. Al centro del lago sarebbe rimasto un isolotto.

Questo isolotto ricomparve nei documenti storici all’ epoca di Marco Aurelio (121 – 180) quando il futuro Imperatore, in una lettera al suo precettore Frontone (Epist. III, 7) datata 140 d.C., si interessò al curioso e suggestivo fenomeno. Vedendo che l’ isolotto era abitato, domandava a Frontone in che modo sfruttare questa singolare caratteristica del lago. Se ne deduce che l’ isolotto a quei tempi fosse di notevoli dimensioni. Per avere qualche informazione supplementare più vicina ai giorni nostri, bisognerà attendere il lavoro del medico Giulio Jasolino ossia il famoso “De’ Rimedi naturali”. Nella Carta allegata al volume compare l’ isolotto del lago con la dicitura TSN.

In molti hanno cercato di capire cosa volessero significare queste lettere. Sembrerebbe che stiano per “Templum Sancti Nicolai”. Sarebbe esistita sull’ isolotto nel XVI secolo un tempietto consacrato a San Nicola. In tempi recenti, sembrerebbe che l’ isolotto abbia perso le dimensioni originarie assumendo la forma attuale a tondo solo agli inizi del secolo scorso quando venne creata la muratura ed apposta la piccola colonna nel mezzo, considerata ed usata come bitta di ormeggio.

L’ isolotto venne usato poi dal famoso scienziato Giulio Grablovitz installando su di esso il mareografo del porto d’ Ischia preferndo questa posizione ad una qualsiasi altra lungo la riva del porto, sicuramente più comoda da raggiungere. La “Bitta” sembrerebbe risalire ai suoi tempi.

Il Grablovitz installò anche la sua vasca sismica poco distante e precisamente in un locale posto alle spalle del Casino Reale. Ebbene il Grablovitz già all’ epoca era in grado di registrare il momento esatto in cui l’ ancora dei bastimenti in entrata toccava il fondo con grande orgoglio dei suoi familiari. Com’è possibile una cosa del genere? Tutti sanno che all’ epoca le navi erano notevolmente più piccole di quelle odierne. Le loro ancore di conseguenza erano più piccole e comunque esse, allora come oggi, perdono di peso una volta entrate in acqua per note leggi fisiche. A ciò bisogna aggiungere il fatto che il fondo del porto d’ Ischia è sabbioso, per cui non essendoci roccia non ci sarebbe avuta nessuna vibrazione. Esiste un unica soluzione plausibile: la presenza di un enorme cavità sotterranea, robusta ed impermeabile, che si estenderebbe al di sotto del Porto fino a notevole distanza da esso e sulla quale si troverebbero ancora i resti della città descritta da Plinio, la sabbia che la sommerse e lo specchio d’ acqua attuale! Nel momento in cui l’ ancora di una nave toccherebbe il fondo si verrebbe a creare un effetto “Campana” che creerebbe un onda sonora rimbalzante lungo le pareti della cavità sotterranea, amplificandosi e raggiungendo notevoli distanze! Del resto, tracce di una città vennero già trovati dal Buchner lungo la circonferenza del Porto. Ma cosa dire del Tondo? Cosa celerebbe ai nostri occhi? Sicuramente la “roccia” esisteva all’ epoca della città descritta da Plinio. Possiamo mai considerarla di origine umana? A quanto pare si…

Quest’ ultima ipotesi spinse me e Daniela ad andare in loco e capirci qualcosa. La cosa incredibile fu rilevare con metodi radiestetici la fuoriuscita di energia dal centro del Tondo ovvero dell’ ex isolotto laddove si troverebbe la “bitta” di pietra. Quest’ energia, misurata, fornì un valore superiore ad un MILIONE di Bovis! Un valore incredibile e mai riscontrato da nessuna parte e con ciò includo anche luoghi altamente energetici da noi visitati come i Santuari di San Michele Arcangelo in Puglia ed in Val Di Susa. Se poi volessimo ricordare il fatto che l’ acqua Diamante si ferma intorno ai 200.000 Bovis risulterebbe evidente che siamo in presenza di qualcosa di incredibile! Appare chiaro che sotto l’ isolotto potrebbe esserci qualcosa che sfugge all’ umana comprensione.

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Tralasciando l’ origine di quest’ energia, non perdemmo occasione di provare nuovamente l’ intelligenza di cui è dotato il simbolo di cui abbiamo parlato nell’ articolo precedente ovvero la “Stella uncinata” che usiamo sia per aumentare il livello energetico dell’ acqua sia per mandare energia a chi ne ha bisogno. Il simbolo, in presenza di un energia superiore alla propria, ne acquisì immediatamente le caratteristiche passando da 360.000 Bovis ad oltre UN MILIONE.

Come notammo poi in occasioni precedenti il simbolo, da noi ribattezzato “la stella uncinata”, ha trasmesso all’ istante il suo nuovo livello energetico alle due bottiglie d’ acqua ottenute da esso precedentemente regalandoci acqua la cui energia si è assestata allo stesso livello del Tondo del Porto d’ Ischia…..

Forse non sapremo mai al centro di quell’ antica città cosa sorgesse ma è strano venire a conoscenza che in un altro luogo energetico isolano venne eretta una chiesa a San Nicola. L’ altra, come molti sapranno, si trova sulla cima dell’ Epomeo….

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L’ energia cosmica Micaelica

Chi conosce già me e Daniela saprà che già da qualche anno siamo occupati con lo studio delle acque “energetiche” ed i modi grazie al quale ottenerle. Siamo partiti dall’ acqua “D’ Oglio” ferma a 40000 Bovis e replicabile sia per simpatia che tramite aggiunta in acqua normale. Quest’ acqua venne ottenuta inizialmente per simpatia grazie ad un albero Maestro. Successivamente ci venne data in dono acqua Diamante e grazie ad essa i nostri esperimenti poterono continuare su altri “livelli” ma sempre con l’ intento di donare al prossimo bisognoso un mezzo per alleviare i propri disturbi. Inutile ricordare che l’ acqua Diamante è stata misurata e tutt’ora ci fornisce un livello energetico pari a 200ooo Bovis. Quello però di cui vogliamo parlarvi è una particolare acqua ottenuta con metodi che potrebbero rientrare nel campo della Radionica. I nostri lettori ricorderanno il contestatissimo “medaglione” del film Vitriol. Grazie ad esso è tutt’ ora in corso una particolare ricerca che abbraccia anche la questione “Agarthi”. Tuttavia è la particolare stella con all’ interno una croce uncinata la protagonista attuale dei nostri esperimenti. Qualcuno sicuramente già starà pensando male…..in molti lo fanno. In ogni modo ecco cosa c’è di interessante.

 

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Il simbolo in questione, formato da due triangoli opposti con all’ interno una croce uncinata, è ottenuto con una sola linea. E’ possibile cioè tracciarla senza levare la penna dal foglio. Usando tale simbolo è possibile ottenere una particolare acqua soltanto appoggiando una semplice bottiglia d’acqua su di esso. In circa 12 ore l’ acqua verrà caricata energeticamente. Le prime misurazioni diedero un valore di 200000 Bovis. Inizialmente non capimmo il perchè. Infatti ho spesso usato il simbolo per inviare energia sia a me stesso che ai miei cari. Capì come stavano le cose ragionando proprio su quest’ ultimo fatto. Il simbolo si era portato allo stesso livello energetico dell’ Acqua Diamante che ingerivamo costantemente. Da allora non ha variato più la sua quantità energetica. Le cose cambiarono quando alcuni amici giunti ad Ischia ci dissero che in località Cretaio crearono un “Portale dimensionale”. Anche se non ne capivo l’ utilità decidemmo di andarci per misurarne l’ energia ed usando la tecnica del disegno con dito ricreai nel vuoto dinanzi al portale dimensionale il simbolo di cui ci stavamo occupando. Lo creai per tre volte. Il “portale” aveva un energia di 360000 Bovis. Di ritorno a casa ci accorgemmo che l’ acqua ed il simbolo stesso avevano innalzato la propria energia fino a 360000 Bovis. In poche parole il simbolo si era collegato al suo doppio da me creato migliorandosi energeticamente! Da allora il simbolo è in grado di farci inviare energia pari a 360000 Bovis. Ovviamente dopo attente misurazioni ci accorgemmo che il simbolo può ricaricare energeticamente una persona fino al suo massimo consentito a cui si trova in quel momento. Abbiamo effettuato tests su persone con energie altissime ed il simbolo è stato in grado di ricaricarle senza mai fornire energia più del dovuto. Ciò a nostro parere dipenderebbe dalla propria evoluzione. Chi può avere 10 avrà 10 chi può avere 3 avrà 3. Avendo noi la fortuna di comunicare con il mondo immateriale grazie ad alcune tecniche non perdemmo tempo per porre le giuste domande in merito. Ci venne detto che il simbolo rappresenterebbe un energia che sul nostro pianeta non viene fatta fluire liberamente. E ciò mi riportò alla mente la questione dei Raeliani a cui sarebbe anche legato il simbolo in questione.

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Vero o non vero a noi il simbolo si è sempre mostrato in contesti legati all’ Arcangelo Michele e quì ritorniamo al nostro secondo libro – Mikael. A noi pace considerare questo simbolo la solidificazione dell’ energia Micaelica e nei secoli passati ci furono persone a conoscenza di certe informazioni. Penso a questo proposito che il medaglione del film Vitriol possa essere un ottimo esempio. Per chi conosce l’ arte dei simboli è inutile ricordare che ognuno di essi deve essere orientato correttamente e nel nostro caso costruito nel modo giusto seguendo la giusta direzione al fine di ottenere il massimo effetto. Per ora è tutto. Chi vivrà vedrà… Una piccola curiosità. Ogni bottiglia d’ acqua ottenuta con questo simbolo possiede un aura che arriva a circa un metro e mezzo di distanza. Ponendo due bottiglie ad una certa distanza esse creeranno un muro energetico riscontrabile anche usando bacchette da rabdomante.

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Pensiero del giorno…..

« Qualunque sia il grado di evoluzione raggiunto nelle sue precedenti incarnazioni, ogni essere umano che scende sulla terra deve ricominciare la sua istruzione e il suo apprendistato: è una legge. Perfino i grandi geni del passato che tornano a incarnarsi sono obbligati a istruirsi di nuovo nella propria disciplina e a esercitarsi. Ciò che li distingue dagli altri è che essi ottengono risultati più rapidamente; ma tutti, senza eccezione, devono ricominciare il lavoro affinché le loro qualità si manifestino di nuovo pienamente in questa esistenza. Se Mozart non avesse trovato in una famiglia di musicisti le condizioni necessarie all’apprendimento e allo sviluppo dei doni che egli riportava dal passato, il suo genio forse non si sarebbe rivelato in modo altrettanto eclatante.
Anche gli Iniziati, anche i grandi Maestri spirituali, a dispetto dei poteri e del sapere che avevano acquisito nelle loro precedenti incarnazioni, devono lavorare per ritrovare quel sapere e quei poteri. Allora, quanti più sforzi sono richiesti a coloro che non avevano raggiunto un simile grado di evoluzione!  »
Omraam Mikhaël Aïvanhov
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Guerrieri armati fatti d’aria

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Quello di cui voglio parlare oggi con queste quattro righe prende spunto da una conversazione molto stimolante avuta con l’ amico Paolo riguardante una leggenda poco conosciuta tra gli abitanti di Ischia (confesso di non averla mai ascoltata prima). La leggenda racconta che:

“…una sera mentre tutti dormivano (non ricordo in che anno) a Forio giunsero i pirati saraceni che sbarcarono alla Chiaia e a citara. I Foriani presi alla sprovvista, scapparono nelle torri e sul torrione fu acceso un fuoco di allarme, il fuoco visto dal monte Epomeo, fu trasmesso al Castello di Ischia. L’eremita che vide il segnale, non sapeva proprio cosa fare, e cosi pur di non stare a guardare decise di scendere a valle, ma mentre scendeva, tutte le pecore del monte Epomeo iniziarono a seguirlo, altre giunsero dalla falanga e da Santa Maria al monte e furono cosi tante da essere viste da Forio. I saraceni alla vista di questa fiumana iniziarono a scappare e i foriani, convinti dell’arrivo di un esercito, uscirono dalle torri, li inseguirono e li sconfissero! Quando l’eremita giunse a Forio i foriani furono sbigottiti di vedere che fossero pecore, in quanto dalle torri avevano visto un esercito con tanto di elmi ed armature scintillare alla luce della luna, e la stessa cosa avevano visto i saraceni e pensando che fosse la guarnigione dell’Epomeo erano scappati! L’eremita se ne tornò sul monte seguito dalle pecore che lungo il percorso ritornarono alla montagna…..”

Il racconto mi fece venire in mente una storia simile letta anni addietro, riportata anche da vari autori. Non è difficile trovarla, basta affidarsi alle pagine de “Di fuoco, di mare e d’ acque bollenti” del professor Ugo Vuoso edito da Imaegenaria. Alle pagine 84 ed 85 si può leggere:

“…Nei tempi antichi, un pescatore prese il largo per andare a pescare ma, all’improvviso, fu colto dalla tempesta. Non riusciva più a governare la barca. Le onde lo sballottavano di qua e di là finché nonapprodò in Turchia.
I turchi lo catturarono e subito lo interrogarono: «Vogliamo sapere a Foriocosa avete dibuono: che fortezze avete,chi comanda, vogliamo sapere tutto del paese!».
Questo povero infelice rispondeva: «Manoi non abbiamo proprio nulla: non abbiamo fortezze, non ci sono soldati, non c’è nessuno e non abbiamo proprioniente!».
I turchi allora armarono due o trebarconi e vennero da queste parti. Vennero per saccheggiare e per compieretutte le cattiverie che potevano fare. Giunti a una certa distanza dall’isola, sulla vetta della montagna scorsero una regina concentinaia di soldati armati e con le ficcole accese.
I turchi si fermarono, spaventati e irritati: «Ci avevi dettoche non c’erano soldati! E quella regina con mille uomini armati?».
Afferrarono il pescatore, lo legarono e lo issarono all’albero maestro della nave. Poi gli strinsero un’altra corda e la fissarono all’albero di un’altra nave. Ecosì lo squartarono, lo divisero a metà, quel povero cristiano.
I foriani, in ricordo di tutto questo, fecero dipingere il quadro che ancora si trova sull’altare della chiesa di S. Maria al Monte….”

Quest’ ultima è la leggenda più diffusa ma per entrambe rimane identico il denominatore ovvero i cavalieri che appaiono per proteggere “certi luoghi”. Possibile che queste due leggende, tra l’ altro molto radicate nel tesuto culturale Foriano, possano avere un fondo di verità? Assurdo per assurdo ci verrebbe da rispondere positivamente ed il perchè potrebbe essere nascosto tra le righe scritte da un controverso personaggio, alias Corrado di Querfurt e di cui mi occupai anni addietro. Corrado di Querfurt, cancelliere di Arrigo VI nel 1196 (o nel 1194 secondo alcuni), in una lettera indirizzata ad un suo vecchio amico preposto del convento di Hildesheim narrando le impressioni del suo viaggio in Italia parla al riguardo di Virgilio e della sua leggenda (ben radicata nella città di Napoli) e riporta due leggende su cui ci sarebbe da riflettere. La prima leggenda parla delle anime dannate alle “vendicatrici pene dell’inferno”:

“…Non mi par da tacere ciò ch’io appresi dall’arcivescovo Umberto, uomo di somma autorità. Tornando egli dai confini di Puglia, asseriva essere nel territorio diPozzuoli un promontorio sassoso e Tonchioso, sorgente di mezzo ad acque negre e puzzolenti. Fuor da quell’acque vaporanti si vedono repentinamente sorgere, per consueta usanza, uccelli di spaventevole aspetto, i quali, dall’ora vespertina del sabato sino al nascer del sole del lunedì, son soliti mostrarsi alla vista degli uomini. Come schiara l’ora matutina del lunedì, ecco che un corvo, grande quanto un avvoltoio, si mette lor dietro, gravemente gracchiando dalla concava gorga, Quegli incontanente si sommergono nell’acque e si nascondono, ne pia si lascian vedere, sino a che all’imbrunire del sabato novamente si levano dalla voragine dello stagno sulfureo. Però vogliono alcuni che sieno essi anime d’uomini dannati alle vendicatrici pene dell’Inferno, le quali anime, tormentate tutti gli altri giorni della settimana, abbiano, a gloria della risurrezione di Cristo, refrigerio la domenica e l’una e l’altra notte tra cui quella è compresa…”

Nel nostro caso il Querfurt colloca la leggenda in Ischia sebbene lessa venga riportata successivamente da molti autori medioevali come ambientata in Pozzuoli.Tuttavia è da notare che nel paragrafo successivo il Querfurt scrive in maniera molto chiara “Est ibidem MONS BARBARUS” descrivendo come al suo interno vi sia una città in cui sarebbero custoditi i tesori di sette re custoditi da guerrieri armati fatti d’aria nella quale riuscì ad entrare e venne da quest’ ultimi messo alla fuga con tutto il suo seguito! Ipotizzando che il Querfurt si sia sbagliato sull’ubicazione della prima leggenda, di logica il monte in questione trattasi molto verosimilmente del Monte Barbaro a Pozzuoli; tuttavia il Querfurt inizia la sua epistola recitando: “Est ante eandem civitatem insula, quae vulgo ISCHYA dicitur…”.

Le ipotesi quindi sono due: o la città è ubicata sotto il Monte Barbaro avvalorando di conseguenza la leggenda di Virgilio Mago e del suo libro di conoscenze da cui apprese tutte le sue arti magiche oppure essa è situata sotto il Monte Epomeo che per qualche ragione il Querfurt appella con “Barbarus“. Cosa pensare quindi? Possibile che in territori così vicini ritroviamo ben tre storie aventi come protagonisti “Guerrieri armati fatti d’aria”????? In ogni caso rimane la domanda a cui forse non avremo mai risposta ovvero: “Quali informazioni spinsero il Querfurt verso questa misteriosa città sotterranea a colpo sicuro?”. L’epistola del Querfurt venne pubblicata nel volume “Scriptores rerum brunsvicensium di Godefridi Gvilielmi Leibnitii, Vol. II pagg. 695 – 698“ ed è consultabile nell’ apposita sezione del presente blog.

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Nettuno

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La settimana scorsa uno scambio molto interessante di email avute con l’ amico Paolo di Ischia accese la mia curiosità nei confronti di un ipotesi ,condivisa da entrambi, riguardante quattro righe perse tra le pieghe del tempo. Tutto inizia con un trafiletto riportato da Carlo Fiorilli nell’ articolo intitolato “Ischia nel mito e nella leggenda” apparso sulla Rassegna Nazionale nel 1910. L’ autore, nel citare la stragrande maggioranza degli autori classici che parlarono della nostra cara Ischia, menziona (a buon ragione) anche Filostrato. Secondo costui, sulla vetta dell’ Epomeo sorgeva un tempio dedicato al Dio Nettuno che successivamente sappiamo divenuto il famoso eremo di San Nicola. Il lettore mi scuserà se non fornisco ulteriori dettagli in merito (non sono un letterato ma prometto di approfondire la cosa). La domanda dovrebbe sorgere spontanea: “perchè qualcuno si prese la briga di costruire con immense fatiche un tempio a Nettuno in cima ad un monte (788 metri s.l.m.) quando sarebbe stato più logico costruirlo in prossimità del mare?????????”. Probabilmente questa notizia riportata da Filostrato passò per poco veritiera ed effettivamente in molti non l’ hanno riportata negli scritti riguardante l’ Epomeo, sottoscritto compreso  (si veda il lavoro di Enrico Iacono su detto monte). La notizia potrebbe assumere un contorno reale se la inserissimo nel contesto “ufologico” moderno. Ipotizziamo che in quei tempi remoti così come accade oggi qualcuno avvistava frequentemente oggetti volanti non identificati provenire dal mare e scomparire in prossimità della parete rocciosa al di sotto del picco dell’ Epomeo. Cosa avrebbe mai potuto pensare? Verosimilmente avrebbe attribuito quei fenomeni all’ unica divinità conosciuta legata al mare superiore a tutte le altre, ovvero il Dio Nettuno. Ecco allora che per omaggiarlo probabilmente si eresse il misterioso tempio consacrato a Nettuno sulla vetta. Poco meno di un mese fa, mi ritrovai all’ eremo con la mia famiglia. Fui felicissimo di sapere che l’eremo risultava aperto e visitabile. Non perdemmo occasione. Inutile dire che rimanemmo affascinati da tanto spazio, ma anche da un senso di pace e tranquillità difficilmente apprezzabile in altri luoghi. Poco prima di lasciare quei luoghi, non mancai di usare il mio rilevatore di campi elettromagnetici K-II, utilissimo per indagini sul paranormale. Ebbene giusto due metri prima di entrare nell’ eremo, il segnale rilevato fu massimo ed il segnale aumentava se mi spostavo verso il vuoto posto alla mia sinistra dinanzi all’ entrata laddove ora è posta una rete metallica……

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Mikael, per Napoli sulle tracce di un Arcangelo tra esoterismo e mistero – In vendita su EBAY ed AMAZON

Dopo due anni vede la luce il libro “Mikael, per Napoli sulle tracce di un Arcangelo tra esoterismo e mistero” che raccoglie la prima parte di una ricerca ancora in corso.

Tutto parte da alcuni ricordi e da particolari esperienze esoteriche scaturiti dopo la visione del film VITRIOL ad opera del misterioso medaglione al centro della storia. Sebbene non si puo’ affermare con certezza se esso sia originale o falso, le esperienze ed i ricordi vissuti sono reali tanto da portarmi a Napoli ed intraprendere personali ricerche attraverso alcuni importanti luoghi di culto. Incredibili coincidenze si sono venute a creare in quegli anni ed entita’ ancora senza nome continuano a far sentire la loro presenza. Il finale momentaneo di questa prima parte ha dell’ incredibile. Il vissuto e’ realta’ o frutto della suggestione? Chissa’…..

Il libro, causa auto pubblicazione e’ purtroppo messo in vendita al prezzo di 17 euro. Di seguito i link:

http://www.ebay.it/itm/262028646834?ssPageName=STRK:MESELX:IT&_trksid=p3984.m1555.l2649

http://www.amazon.it/Mikael-Napoli-Arcangelo-esoterismo-mistero/dp/B01540EAOM/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1441829893&sr=1-1&keywords=mikael+NAPOLI

Mikael

 

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Dedicato a Daniela, moglie e compagna di vita

 

Questo post è dedicato a te, mia inseparabile compagna di vita, moglie paziente ed affiatata metà concessami in questa esistenza. Solo l’ amore che tutto muove e crea conosce il numero delle infinite esistenze in cui ci siamo incontrati e amati, odiati o inseguiti. Non importa se in questa realtà non camminiamo sullo stesso binario. Sappi che i binari non viaggiano soli ma insieme, separati quel tanto che può permettere di tenersi per mano. A volte si incrociano a volte non lo fanno, spesso per parecchio. Non importa. L’ importante è vivere e condividere, creare ed amare, imparare dai nostri errori e trasformare il tutto in un alchimia unica di emozioni forti ed immortali. Questo post è dedicato a te, che sei sempre al mio fianco, nel bene e nel male. Non avvilirti quando non sono al tuo fianco, non sentirti sola nel momento del bisogno. Ricorda che una parte di me è sempre con te. La mia essenza viaggia e ti raggiunge, ti avvolge in un tenero abbraccio quando meno te lo aspetti. Il tempo non esiste e lo sappiamo bene, la vita ce ne ha già dato prova. Lo spazio non esiste, la vita ci ha già insegnato che siamo interconnessi in un unico abbraccio d’ amore. Sentiti una sola cosa con me ed io farò lo stesso. Non importa se una volta fummo amanti, non importa se un tempo fummo nemici. Oggi siamo ancora noi e sempre lo saremo uniti in un eterno abbraccio d’ amore.

 

 

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