Bendanderie

Il 17 ottobre 1893 nasceva a Faenza Raffaele Bendandi, autodidatta scienziato italiano. Appassionato di astronomia e geofisica, già dagli anni adolescenziali, dedicò anima e corpo allo studio dei terremoti. Fu nel 1917, durante il servizio militare, che focalizzò la sua attenzione sulle forze planetarie e sui loro possibili effetti sulla crosta terrestre.

Da quei primi pensieri nacque la sua tanto discussa teoria. Bendandi ipotizzò che la luna, il sole e tutti gli altri pianeti posso influire sulla crosta terrestre così come avviene per le masse d’ acqua. Di conseguenza si avrebbe una marea terrestre che, qualora si verificasse in punti già stressati, darebbe vita ad un terremoto. Al fine poi di dare previsioni su futuri terremoti, Bendandi iniziò a cimentarsi in calcoli complicatissimi generando grafici ancora oggi poco chiari. Una cosa rimane certa. Alla base di tutto vi era la possibilità che la causa scatenante i terremoti non necessariamente dovesse essere di natura endogena.

Se così fosse, ci dovremmo preoccupare anche delle forze planetarie che, in  alcuni casi, avrebbero effetti disastrosi. E scrivendo ciò ci riferiamo ai cosiddetti “allineamenti planetari”, non frequenti ma neanche tanto rari.

Forse la cosa susciterà molta ilarità ma è bene affrontare ed approfondire, se possibile, con mente aperta e libera da preconcetti l’ intera questione.

Bendandi appartenne alla categoria degli autodidatti, in grado di costruirsi con le proprie mani gli strumenti di cui necessitava.  Grazie all’ Associazione Bendandiana si è potuto collezionare il materiale salvatosi dalla distruzione voluta dallo scienziato, in preda all’ ira, a seguito dell’ ennesimo rifiuto ricevuto dalla comunità scientifica del tempo relativamente ai suoi studi. Non è nostra intenzione approfondire oltre il necessario i suoi studi, ci basti sapere, oltre a quanto appena scritto, che nel 1920 entrò a far parte della “Società Sismologica Italiana”.

Grazie ad una semplice ricerca on line, incappiamo in un articolo del “Corriere di Ravenna e Imola” del novembre 2016 dal titolo “Terremoti, Bendandi aveva ragione. Gli ultimi studi confermano le sue teorie” a firma di Francesco Donati.

Alla base dell’ articolo vi è uno studio pubblicato su “Nature Geoscienze” da un team di ricercatori giapponesi dell’ Università di Tokio, coordinati dal sismologo Satoshi Ide. Lo studio mette in risalto la possibilità di avere una marea terrestre di ampiezza compresa tra i 30 ed i 40 centimetri, causata dalle forze gravitazionali luni/solari. Un tale fenomeno, sarebbe in grado di provocare un terremoto. Il Presidente dell’ INGV Carlo Doglioni, controbattendo, non esclude una diversa dinamica alla base di un terremoto, affermando che una marea terrestre può verificarsi provocando ripercussioni soprattutto dove la crosta terrestre è di per sé allo stato critico. Bendandi aveva ragione? Scopriamolo insieme.

Nei suoi complicatissimi calcoli, continua Doglioni, la falla principale era legata al luogo preciso in cui si sarebbe sviluppato il sisma. Ma l’ INGV ci va con i piedi di piombo. E’ prematuro parlare di “previsioni”.

Ma a noi queste informazioni servono ad altro. Sappiamo che Giulio Grablovitz fece parte della “Società Sismologica Italiana” insieme a Padre Galli. Con Bendandi ebbe in comune anche la formazione autodidatta oltre alle materie di studio intorno alle quali ruotarono le loro carriere scientifiche. Giulio Grablovitz passò a miglior vita nel 1928 ragion per cui dovette necessariamente venire a conoscenza degli studi di Bendandi. E noi possiamo provarlo. Un documento scritto dal Grablovitz riporta un elenco si studi a cui lo scienziato si interessò. In alto è chiaramente leggibile “Bendanderie”.

 

Grazie ad alcuni “dialoghi”, che riporteremo nel seguito di “Epomeo, figlio di Agarthi”, apprendemmo che sul finire del XIX secolo, alcuni ischitani dediti all’ esoterismo si riunirono per portare a termine un importante progetto. Creare una bolla di energia a protezione dell’ isola d’ Ischia dalla minaccia di un futuro e devastante sisma. Verosimilmente il terremoto del 1883 dovette scuotere gli animi di tutti. Non è nostra intenzione giudicare nessuno; siamo consapevoli anche del fatto che, se tutto ciò dovesse risultare vero, certamente non avremo modo di conoscere le tecniche grazie alle quali ciò sarebbe possibile. Al riguardo di questa misteriosa bolla di energia protettiva, le informazioni in nostro possesso vennero ottenute grazie a metodi “non ortodossi” ma ciò bastò per indagare. La bolla esiste e gode di ottima saluta. Tanto basta. Del resto, Ischia non ha mai più sofferto di eventi sismici disastrosi come quello del 1883!

Coincidenza? Continuiamo. E’ storia il fatto che il 1883 fu un anno che vide la nascita di numerosi osservatori astronomici. Flammarion e Padre Galli furono tra coloro che in quel periodo diedero vita ai loro osservatori. Ma entrambi si occupavano di controversi studi…. Un terremoto, scientificamente parlando ed escludendo dall’ analisi la controversa “valvola sismica” di Pier Luigi Ighina, non è possibile evitarlo. Nessuno è in grado di sapere dove e come si manifesterà. Le cose cambiano se, oltre a forze esclusivamente endogene, i terremoti possono verificarsi anche a causa di forze planetarie. Astronomicamente, gli allineamenti planetari sono studiati da sempre. Un terremoto di tipo “planetario” non solo potrebbe giustificare il fiorire di osservatori astronomici nel 1883 ma anche giustificare l’ operato di coloro che diedero vita alla bolla energetica isolana. La sua presenza può essere solo giustificata qualora parlassimo di “forze cosmiche”! Tutto ciò porterebbe ad affermare che il terremoto di Casamicciola del 1883 fu un evento dovuto a forze cosmiche.  Se così fosse, in ambito esoterico, vi furono persone già a conoscenza degli effetti derivanti dalle “maree terrestri” su particolari luoghi. Casamicciola venne considerato uno di questi. Con cosa sia stato possibile deviare queste forze cosmiche ancora non lo sappiamo. Anche in questo caso, viste le informazioni già in nostro possesso, ci verrebbe da affermare che Giulio Grablovitz fu uno di quegli ignoti uomini che, spinti da immensa generosità ed amore verso il prossimo, si adoperò esotericamente per porre fine ad un futuro ma inevitabile evento sismico ischitano.

Non dimentichiamoci poi che il 1883 fu l’ anno in cui si verificò un altro importantissimo evento: l’ esplosione del Krakatoa; si era ad agosto ovvero poche settimane dopo il sisma di Casamicciola………. Quali forze cosmiche giochino con il nostro pianeta e con quali intensità ed in che modo non ci è dato saperlo. Sono studi ancora in fase embrionale. Interessante a tal proposito l’ analisi fatta da un’ utente inglese su un sito specializzato in merito ad allineamenti composti dal Sole, dalla terra e da Venere imputando a quest’ ultimo la colpa di eventi sismici molto significativi. Per chi fosse interessato può rifarsi all’ articolo intitolato “Venere, allineamenti e transiti. Passato e presente di un incrocio planetario fra i più pericolosi per la geologia terrestre”, reperibile on line in lingua italiana.

Lo studioso inglese si sofferma sui possibili effetti che la magnetosfera terrestre e quella venusiana creerebbero durante la loro interazione; non in fase di perfetto allineamento ma durante l’ entrata e l’ uscita da esso da parte di Venere. La finestra temporale entro cui si avrebbe l’ effetto sismico sarebbe di circa 6 mesi. A generare il tutto è il rilascio da contatto della magnetosfera di Venere con quella terrestre.

I termini usati sono “Pre-transit bump e post transit snap”. In maniera più generale si verificherebbe uno scarico di forze così come avviene su particolari molle. Tutto questo per far capire come i terremoti, oggigiorno, sono al centro di numerosi studi; forse la comunità scientifica si è accorta di dover approfondire tematiche fino ad ora relegate agli studi dei  “pseudo scienziati” quali Bendandi o Ighina. Forse lo sarebbe stato anche il Grablovitz se non fosse stato furbo nel tenersi per se certi studi….

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A proposito di coincidenze……

Tempo addietro io e l’amico Paolo Capuano tenemmo una conferenza dal titolo “il mito della Terra Cava ad Ischia” nell’omonimo comune per il Centro Studi isola d’Ischia che gentilmente organizzò l’evento. Ci fece piacere assistere alla presenza di numerosi spettatori segno questo, è mia opinione, che l’isola inizi ad interessarsi a certe tematiche. Chi ebbe modo di assistervi non avrà dimenticato i vari tasselli che comporrebbero questo intricato puzzle e con ciò mi riferisco anche alle numerose ed inedite informazioni sulla vita e sugli studi del Prof. Giulio Grablovitz, ischitano di adozione. Si parlò molto della figura misteriosa di questo scienziato, grazie soprattutto alle informazioni attinte da Paolo direttamente in casa Grablovitz, essendo lui stesso pronipote dello scienziato. Cosa emerse è ancora in fase di studio tuttavia è giunta l’ora di iniziare a mettere un po’ di ordine. Sappiamo che il Grablovitz diede vita ad Ischia, ma non si esclude anche altrove, ad una Loggia esoterica non riconosciuta dal nome “Luce e Verità” a cui aderirono colti benpensanti dell’ epoca. I nomi non ci sono noti. Si possono solo ipotizzare. Tuttavia è risaputo che all’epoca, ad Ischia, erano già radicate piccole Logge massoniche. Sappiamo purtroppo che alla morte dello scienziato tutto ciò che riguardava la sua Loggia venne dato alle fiamme ma sappiamo anche che i confratelli conservarono i propri documenti; addirittura si vide qualche anno addietro una vecchia tessera di appartenenza alla Loggia Luce e Verità! I documenti sono salvi ma giacciono in mano di chissà chi.

Dagli studi di Ivano Fiorentino “Il riflesso di un arcobaleno sulla Colombaia” edito dalla Graus Editore, sappiamo che nel medesimo periodo storico il famoso Luigi Patalano, politico e giornalista foriano, al centro delle ricerche di Fiorentino, fu massone di grande fama soprattutto in terraferma e con lui molto verosimilmente lo scultore foriano Giovanni Maltese. Ed è proprio leggendo la biografia di quest’ ultimo che ricevemmo alcuni input su cui varrebbe la pensa indagare.

Da una cartolina appartenuta al Grablovitz (vedi foto in basso) si evince che lo scienziato, in tarda etá e pochissimi anni prima di morire, affidò ad un emissario un plico diretto allo scienziato esoterista e suo amico Camille Flammarion (1842 – 1925) che rispose positivamente a quanto contenuto in esso. Il plico partì direttamente da Ischia, a mano. Direzione Parigi. Dalle ricerche del Professor Raffaele Castagna per la Rassegna d’ Ischia (http://www.larassegnadischia.it/) sulla vita dello scultore foriano si evince che a cavallo tra il XIX ed il XX secolo nelle scuole foriane si insegnava il francese. Infatti i commerci tra Ischia e la Francia erano ben saldi. Si ipotizza quindi che il plico sia stato affidato ad un amico del Grablovitz verosimilmente uno dei tanti commercianti in terra francese. Quel “G. Pensa” autore del biglietto in foto. Tuttavia non è nostra opinione ritenere che il plico contenga informazioni scientifiche, men che meno studi di astronomia, materia nella quale i due scienziati erano ferrati. Pensiamo invece che il plico contenesse studi particolari. Entrambi gli uomini di scienza si occuparono di argomenti esoterici. Famosi sono gli studi di Flammarion suoi fenomeni paranormali di Eusapia Palladino. Si veda a tal proposito l’ottimo saggio di Emanuele Piedimonte “Spiritismo a Napoli” per le Edizioni Scientifiche Artistiche.

 

È sempre nostra opinione credere che si instaurò uno scambio esoterico-culturale proprio tra i due gruppi europei; quello di Casamicciola e quello francese, verosimilmente con sede a Parigi.

Un’altra cartolina appartenuta al Grablovitz datata agli anni venti del XX secolo ci informa che lo scienziato appartenne al “Robur Club” che in seguito si scoprirà essere la società sportiva Robur, fiorente proprio in quegli anni ad Ischia. La Robur accolse tra le sue braccia il fior fiore della società Ischitana dell’epoca ma oscure sono le sue origini. Qualcuno la vorrebbe far risalire ad un’idea dei Fratelli Buonocore, Onofrio e Biagio, giá al centro di alcune importanti iniziative sociali di inizio Novecento ad Ischia. Approfondendo le ricerche si apprende che società sportive nomate Robur nacquero in ogni dove, sia in terra italica che in Europa. Molte di esse, e questo è un dato di fatto, nacquero grazie agli sforzi di prelati con l’intento di addomesticare la gioventù in maniera tale da contrastare un domani le forze politiche avversarie. In poche parole si plasmava la società del domani. Altro non ci è dato sapere. Anche la letteratura non fu da meno e la parola Robur salì agli onori della cronaca grazie al romanzo di Jules Verne “Robur il conquistatore” datato 1886. Non tutti sanno però che Verne fu anche esoterista e fece parte di una società esoterica conosciuta come “Societá Angelica” detta anche “La Nebbia” al quale appartenne anche il suo editore, Pierre Jules Hetzel. Tutto ciò portò alle stampe di un saggio a firma di Michel Lamy dal titolo “Jules Verne e l’esoterismo” edito in Italia dalla Mediterranee. Il saggio mette in evidenza il vero significato delle opere dello scrittore francese, opere legate alla massoneria, ai Rosa-Croce e più in generale all’ occultismo. In poche parole Verne inseriva nei suoi romanzi informazioni destinate solo a pochi, relativamente a verità esoteriche di cui era a conoscenza. Noi, già mesi addietro, affrontammo a titolo di esempio il suo “Viaggio al centro della Terra”.

Ma torniamo a noi. Durante la conferenza l’amico Paolo ipotizzò che la società sportiva ischitana Robur nascondeva in realtà un circolo di esoteristi dell’epoca il cui nome, Robur, venne preso in prestito proprio dal romanzo di Verne. Tutto può essere e per questo motivo, grazie all’ intuizione di Paolo, il romanzo “Padrone del mondo” sempre di Jules Verne datato 1904 ricevette da noi ben più che semplici attenzioni.

 

Fu Paolo ad accorgersi di una strana coincidenza. Se si riducesse all’osso la trama di Padrone del Mondo noteremmo una curiosa coincidenza.

“Un funzionario governativo viene mandato in una piccola cittadina ai piedi di una montagna per investigare su misteriosi boati e fenomeni luminosi che fecero pensare ad un’imminente eruzione vulcanica. La montagna sembrava essere un vulcano cosa che in realtà non era. Ci si accorge ben presto che i fenomeni erano causati da una misteriosa macchina volante che entrava ed usciva dalla montagna o per meglio dire dalla sua cima. Parliamo dell’ Epouvante, futuristica invenzione di Robur già protagonista del romanzo del 1886”.

Questo è quanto. Vi ricorda qualcosa? Dovrebbe! Infatti il Grablovitz venne inviato a Casamicciola per studiare proprio quei fenomeni tellurici che pochi mesi prima sfociarono nel terribile terremoto del 1883. Sappiamo poi che il Grablovitz si interessò anche a tutti quei fenomeni luminosi correlati agli eventi sismici che lo porteranno ad instaurare una duratura amicizia con Padre Galli considerato, a buon ragione, il primo ufologo della storia nonché il  padre dei primi studi sulle luci derivanti da eventi sismici, fulmini globulari inclusi. Sappiamo anche che il Grablovitz si interessò a strani fenomeni luminosi che già all’ epoca interessavano l’isola d’Ischia ed ai quali si affiancarono gli studi sui misteriosi rombi sottomarini (ben registrati dagli strumenti dello scienziato) che vennero giustificati dalle autorità come mine Austro-Ungariche risalenti alla prima guerra mondiale! Ovviamente lo scienziato non ci mise poi molto a capire che quei rombi erano di tutt’ altra natura. In definitiva sappiamo solo grossolanamente a cosa dedicava il tempo lo scienziato. Tuttavia è indubbia l’analogia tra la sua vita professionale e la trama del romanzo di Verne. Del resto chi segue le nostre ricerche è ben a conoscenza del fatto che questi fenomeni luminosi, ma anche sottomarini, interessano tutt’oggi la nostra isola. Nulla è cambiato. Azzardando un’ipotesi possiamo dire che lo scienziato venne incaricato dalle autorità anche di far luce su questi misteriosi fenomeni che, allora come oggi, interessano non solo le nostre acque ma principalmente il Monte Epomeo, da molti creduto erroneamente un vulcano…

Con l’avvento del governo Fascista, ricerche alla mano, si nota che il cognome Grablovitz andava modificato. Ma il nostro scienziato, di origini ebraiche, non solo rifiutò di apportare modifiche al suo cognome ma addirittura non andò incontro a nessuna conseguenza! Aggiungendo poi il fatto che venisse stipendiato alla pari di un Generale dell’ epoca (parliamo di uno stipendio faraonico)  non possiamo non pensare ad una sorta di immunità.

Le analogie a questo punto sono troppe e se così veramente andarono le cose allora la trama appena esposta, seppur molto breve, è da considerare la “chiave di lettura” di “Padrone del mondo”. Ma non è tutto. Ciò dimostrerebbe senza dubbi che ci fu uno scambio di informazioni tra un gruppo Ischitano ed un gruppo francese, entrambi dediti all’esoterismo ed accomunati dagli stessi fini. Il collegamento Grablovitz-Flammarion-Verne è dunque creato. Realtà o fantasia? Cerchiamo di capirlo insieme. Partiamo dal presupposto che quanto sopra riportato corrisponda alla chiave di lettura del romanzo. Il primo indizio. A questo punto passiamo ad annotare, capitolo per capitolo, tutte le date riportate nel romanzo, inclusi tutti i numeri che ci capiteranno a tiro. L’ edizione presa in considerazione venne edita dalla Mursia nel 1979 con testo tradotto dal francese da Barbara Mirò.

Partiamo dal Capitolo I. La prima parola degna di nota è “Krakatoa” ossia un vulcano tristemente famoso per una devastante esplosione. Siamo nel 1883! Verne inizia il suo romanzo parlando di terremoti ed esplosioni vulcaniche, vulcani e sciagure. Il Krakatoa, poche parole dopo, è seguito infatti dal vulcano Pelèe la cui eruzione causò ben 30000 vittime nel 1902. Tutto ciò è da considerare il secondo indizio. Siamo nel 1883 e si parla di vittime da forze endogene. Simo sulla strada giusta. Continuiamo.

CAPITOLO II

27 aprile.

CAPITOLO III

28 aprile, 29 aprile, 35°, 600 metri.

CAPITOLO IV

130 Km, 30 leghe, 4 Km, 200 miglia, 50000 $, 130-140 Km/h, 3 ore, 200 miglia, 2 minuti, 20 cavalli, 20000 $, 240 Km/h, 30 maggio.

CAPITOLO V

15 giugno.

CAPITOLO VI

10 giugno, 34, 15 giugno. La mattina del 15 giugno viene trovata nella buca delle lettere le prima lettera di Robur datata 12 giugno. Su di essa è impresso su cera lacca uno scudo con tre stelle sopra.

CAPITOLO VII

60°, 125°, 30°, 45°, 80 miglia, 75 miglia, 75 cavalli, 19 giugno, 22 giugno, 20 giugno.

CAPITOLO VIII

27 giugno, 26 giugno, 3 luglio, 27 maggio, prima settimana di giugno, periodo dal 28 maggio al 31 maggio, 1 giugno, 15 luglio. La mattina del 15 luglio viene trovata nella buca delle lettere la seconda lettera di Robur.

CAPITOLO IX

Testo della seconda lettera.

CAPITOLO X

13 giugno, 15 giugno, primi 15 giorni di luglio, 29 luglio. Viene specificato che la seconda lettera viene imbucata nella notte tra il 14 ed il 15 luglio.

CAPITOLO XI

27 luglio.

CAPITOLO XII

Nessuna data.

CAPITOLO XIII

31 luglio.

CAPITOLO XIV

Nessuna data.

CAPITOLO XV

Notte tra il 31 luglio ed il 1 agosto.

CAPITOLO XVI

Viene fatto un riassunto sulle vicende precedenti riguardanti Robur. 13 giugno 18.., 12 giugno, 12 e 13 giugno, 20 settembre, 20 aprile, 15° Est, 2 agosto, 3 agosto.

CAPITOLO XVIII

10agosto.

Analisi

L’evento storico criptato all’ interno di “Padrone del mondo” sembra sia da collocarsi in un arco temporale compreso tra i mesi di aprile ed agosto, con un cenno al mese di settembre (sebbene nel romanzo detto mese appartenga ad un periodo diverso dai fatti raccontati). Chiave di lettura alla mano, il primo indizio ci mette subito in riga. Siamo nel 1883. Tale data viene “ricordata” nel capitolo XVI quando si riporta la data del 13 giugno 18..! Nel capitolo X viene ricordato al lettore che tra l’ arrivo della prima lettera e la seconda passano cinque settimane. Può essere un indizio ma non così importante. Anche nel 1883, tra il 15 giugno ed il 15 luglio, siamo in presenza di 5 settimane. Siccome non è questa una caratteristica esclusiva o quasi del 1883 possiamo metterla in secondo piano. Il simbolo descritto nel romanzo apparso sulla prima lettera, facendo mente locale, sembrerebbe molto simile a quello adottato dal Cardinale Luigi Lavitrano (Forio, 1874 – Castel Gandolfo, 1950) così come riportato nel volume di Don Camillo d’ Ambra “Ischia tra fede e cultura” edizione Rotary club isola d’ Ischia. Tre stelle e due simboli geometrici sotto cui è leggibile la frase: “Per crucem ad astra”.

La figura sottostante è chiara.

 

Uniamo le stelle ed otteniamo una squadra, la retta orizzontale ci fornisce un regolo e le rette ad angolo ci forniscono un compasso. Si ottiene in questo modo il simbolo dell’ Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraim. Una coincidenza? Azzardiamo troppo facendo questi accostamenti? Può darsi. Nel capitolo X viene specificato che la seconda lettera è stata recapitata nella notte tra il 14 ed il 15 luglio. Un dettaglio strano a nostro avviso. Inizialmente viene detto che la seconda lettera è consegnata il giorno 15 luglio (capitolo VIII) poi si aggiunge anche la data del 14 luglio ma non si specifica se venne recapitata prima o dopo mezzanotte bensì a cavallo tra le due date. Se dovessimo ragionare su questo dettaglio ci verrebbe da sommare le due date: 14+15=29 a cui si sottrare un giorno per ambiguità su quanto riportato precedentemente. Otteniamo così il numero 28. Si tratta forse del 28 luglio, unica data a non apparire nel romanzo di Verne? E’ pur vero che da aprile ad agosto non vengono certamente menzionate tutte le date ma noi stiamo analizzando il tutto grazie ad una chiave di lettura e sembrerebbe proprio che Verne abbia giocato sui numeri dati. A questo punto ci sono da notare altri particolari. Ritroviamo la data del 3 agosto e sappiamo oggigiorno che in quel giorno si registrò la scossa più forte dopo il sisma del 28 luglio 1883 a Casamicciola; non sappiamo però cosa capitò il giorno 10 agosto sempre di quell’ anno. Perché Verne decise di non inserire nel suo romanzo date successive? Qualcuno potrebbe continuare a giocare sui numeri sommando al 10 (di agosto) il 3 (di agosto) riportato nel capitolo precedente ottenendo il 13 ovvero la durata del sisma del 28 luglio 1883. 13 secondi. All’ epoca però alcune fonti parlarono anche di 15 secondi e giocando con i numeri è possibile ottenere nella stessa maniera anche quest’ ultimo numero. Coincidenze? Probabilmente si. C’è poi da considerare anche la data del 20 settembre apparsa nel capitolo XVI. Sappiamo dall’ INGV che le ultime scosse vennero registrate tra il 21 ed il 22 settembre del 1883. Altra coincidenza? Se però considerassimo il fatto che all’ epoca della stesura di “Padrone del mondo” non vi erano i mezzi di informazione attuali, un margine di errore potrebbe anche esserci. Tuttavia non si può negare che siamo sempre nel campo dei “ma e dei forse”. Ma la cosa più curiosa rimane il nome dell’ invenzione di Robur: Epouvante. Lo si può anche tradurre con il termine “terrore” o “spavento” e crediamo che Verne abbia voluto giocare proprio su quest’ ambiguità. Se effettivamente nel romanzo si volle criptare quel tragico evento quale parola migliore per descriverlo? Ad ogni modo non è ben chiaro il perché, se tutto ciò corrispondesse al vero, Verne abbia associato il terremoto del 1883 a fenomeni luminosi e boati. Forse a questa domanda potrebbe benissimo rispondere Padre Galli. Ma noi crediamo che ci sia molto di più. Forse non lo sapremo mai (Verne diede alle fiamme tutti i suoi appunti prima di morire e fu vittima anche di un attentato, temeva infatti per la sua vita cosa che fece pensare a molti che i segreti da lui rivelati dovevano rimanere tali). In molti sono concordi nel credere che Verne prediligesse i misteri di Rennè le Chateau a tanti altri le cui verità, probabilmente, era a lui note. Se così fosse noi, in “Padrone del mondo”, non riscontrammo nessun indizio a favore di Rennè le Chateau. La cosa che però ci verrebbe da dire è:  “Casamicciola”. E’ questo l’ ameno luogo ischitano il vero protagonista, assurdo per assurdo, di “Padrone del mondo”. Ma quali altri collegamenti possono esserci tra Verne e questo paese tristemente famoso all’ epoca a causa del suo destino? Forse uno c’è…

Fu un giorno di ottobre dell’ anno scorso che la mia attenzione si soffermò nella giusta maniera sulla Chiesa della Maddalena a Casamicciola. Si, perché anche a Casamicciola è presente una chiesa consacrata a questa sacra figura femminile. Volendo essere più precisi la chiesa è consacrata Al Cuore di Gesù ed a Santa Maria Maddalena. Non si creda che questa chiesa abbia secoli di storia, anzi. Essa prese il posto della distrutta chiesa della Maddalena ubicata in Piazza Maio rasa al suolo dopo il sisma del 1883. Su quest’ ultima non si hanno notizie certe e dettagliate. Sappiamo che il suo nucleo originario era già in essere nel 1540. Inizialmente consacrata a San Severino, assunse il titolo di Chiesa della Maddalena nel corso degli anni.

Negli anni post terremoto è bene ricordare che tutte le chiese del comune vennero danneggiate; tutte eccetto una. La chiesa di Sant’ Antonio da Padova che sorge a tutt’ oggi nei pressi del cimitero comunale, in località Mortito. Essa risalirebbe al XVII secolo il cui proprietario, Cesare Corbera, fu cognato di San Giovan Giuseppe della Croce. Detta chiesa divenne sede temporanea parrocchiale ma mille difficoltà vollero infine la realizzazione di un nuovo tempio, simbolo di ricostruzione e di risorgimento di animi ma soprattutto di fede.

E di questo nuovo tempio, finalmente, nel 1896, dopo tanti imprevisti si vide porre la prima. Abbiamo parlato di imprevisti, se così possiamo dire, perché la nascita del nuovo tempio ebbe precedenti burrascosi. Da un lato vi era il Comune di Casamicciola che mirava a riedificare la chiesa in località Funno, in “netto contrasto con il piano regolatore” (il piano regolatore imponeva la costruzione del nuovo paese lungo il mare dove poi sorsero i tristemente noti rioni baraccati), e dall’ altra la Commissione edilizia che, sebbene non propriamente d’ accordo e convinta che tale volontà dipendesse da “influenze locali e d’ interesse”, mirava alla ripopolazione verso le zone basse del comune, spostando in quelle zone i nuovi abitati e conseguentemente anche gli edifici religiosi. Tra i due litiganti, vanno inseriti gli organi competenti dello Stato ed il responsabile dell’ Ufficio del Genio civile in Ischia, l’ ingegner Giovanni Gambara. Quest’ ultimo rimarrà una figura le cui azioni, in merito all’ edificazione del nuovo tempio, rimasero incomprensibili:

“Se l’ incarico del progetto al responsabile dell’ ufficio tecnico del genio civile si giustificava semplicemente per risparmiare spese all’ amministrazione non altrettanto comprensibile è il fatto che, proprio un garante delle norme del regolamento edilizio, si presti poi, implicitamente, a farle violare, sebbene col ricorso, strumentale, ad una separazione fra scelta del tipo costruttivo e localizzazione. Infatti, desiderando concorrere al risorgimento di Casamicciola e per dare una spinta maggiore alle costruzioni, Gambara curerà gratuitamente la redazione di un progetto per un sito ad ALTO rischio sismico”. Si veda a tal proposito “Il terremoto del 28 luglio 1883 a Casamicciola nell’Isola d’Ischia”, istituto poligrafico e zecca dello stato, pagg. 250 e successive.

Sebbene proprio per l’ alto rischio sismico, al Comune vennero consigliati siti diversi. Alla fine si decise categoricamente di costruire in piazzetta Funno. Il 2 marzo 1889, il sindaco di Casamicciola Giuseppe D’Ombrè, affidò l’ incarico all’ ingegner Gambara di redigere il progetto della nuova chiesa NON mutando l’ impianto rettangolare della distrutta chiesa, di misure 33×20 “compresi gli spessori murari”. Al massimo erano ammessi piccoli aumenti in entrambe le direzioni (si è a conoscenza di un progetto antecedente datato 1884 redatto dall’ architetto Luigi Parisi). Nel febbraio del 1890 il Gambara presentò la sua documentazione. Sarà poi lo stesso Gambara a far conoscere al Comune nuove informazioni riguardanti il suolo su cui edificare “ottenute solo a progetto completato”. Il Gambara precisò che molto probabilmente nel sottosuolo di Piazzetta Funno vi erano ancora vecchie gallerie usate un tempo per l’ estrazione dell’ argilla mettendo così in guardia il Comune del pericolo verso il quale la nuova chiesa andrebbe incontro. Ciò nonostante l’8 aprile del 1890 il consiglio comunale, rifiutando i consigli del Gambara e di quanti colsero occasione per distogliere l’ attenzione da Piazzetta Funno a favore di altri e più sicuri siti edificabili,  confermava Piazzetta Funno quale sito dove il nuovo tempio sarebbe sorto. Successivamente vennero effettuati carotaggi fino alla profondità di 12 metri che permise di constatare la sicurezza del suolo, cosa questa che portò ad avere fondamenta spinte fino a 10 metri di profondità. Finalmente, il 2 settembre 1892, venne dato il via alla costruzione del tempio sotto la direzione dell’ ingegner Luigi Parisi, architetto municipale. A questo punto la domanda più importante da farci è: “Perché il Comune di Casamicciola rimase impassibile alle voci degli esperti di dover edificare altrove? Perché si volle edificare senza sentir ragioni in Piazzetta Funno, mantenendo il più possibile le misure della fabbrica prossime a quelle della distrutta chiesa? Probabilmente non lo sapremo mai. Tuttavia le stranezze non finirono lì. Dietro tutto questo tira e molla sembra che la figura del Parroco Giuseppe Morgera fu determinante. Le cronache dell’ epoca e le testimonianze di quanti lo conobbero furono concordi nell’ affermare che senza il carisma di quest’ uomo non ci sarebbe stata la nuova chiesa! Fu  il Morgera a sollecitare senza tregue la costruzione del nuovo tempio. Del parroco Morgera sappiamo che nacque a Casamicciola il 1° gennaio 1844 con parto molto travagliato, tanto che si pensò non sarebbe riuscito a sopravvivere all’ evento. Pochi sanno che a battesimo gli vennero imposti anche i nomi di Francesco ed Antonio. Il nome completo era quindi Giuseppe Francesco Antonio Morgera. Fin dalla tenera età venne affidato ai nonni materni, Francesco De Luise e Antonia Castelli risiedenti all’ epoca in Villa dè Bagni d’ Ischia (il Casino Reale, residenza dei Borboni). Il nonno Francesco, che si occupò personalmente dell’ istruzione del nipote, sognava per il piccolo Morgera una carriera militare così come fu per lui che lo portò a congedarsi con il grado di sergente. Dal 1826, anno del pensionamento, svolgeva incarichi da custode nella Villa Reale, grazie alla benevolenza di Ferdinando II di Borbone. Fu lì che il futuro parroco Morgera, negli anni adolescenziali, strinse amicizia con il Principe ereditario Francesco e fu grazie a Re Ferdinando II che il Morgera potè entrare in Seminario diventando il sant’ uomo che tutti poterono apprezzare negli anni a seguire.

All’ indomani del terremoto del 1883 venne estratto dalle macerie molto malconcio. Necessitò di una lunga degenza in un ospedale di Napoli. Fu un evento tragico che sfociò nella fobia di ritornare al paese natio. Quest’ idea, radicatasi fin nell’ anima, lo convinse a rifugiarsi a Gaeta raccogliendo l’ invito fattogli da Monsignor Nicola Cantieri. Fu quello un paese dove il Morgera già insegnò in seminario anni addietro. Fortunatamente il vescovo di Ischia Monsignor Francesco di Nicola riuscì a convincere il Morgera a far ritorno al suo paese natìo. Non sappiamo cosa si dissero. Rimase evidente la nuova forza d’ animo con la quale il parroco si battè per veder sorgere la nuova chiesa! Bisognava risollevarsi, in corpo ed in spirito. Si credette che il terremoto fu la giusta conseguenza dei “peccati” commessi a Casamicciola e tra i tanti peccatori, con spirito umile, il Morgera inserì anche se stesso. A cosa si riferisse non lo sapremo mai. Fu solo uno sfogo a tanta rovina? In molti testimoniarono che il Morgera andasse gridando: “Io voglio la chiesa, datemi la chiesa! Mi si fabbrichi la chiesa pure alle falde dell’ Epomeo, io lì andrò a radunare il mio popolo; ma presto, ma presto!” Quando il partito di Casamicciola alta, capeggiato dall’ allora sindaco D’Ombrè ottenne la maggioranza dei voti che portarono ben presto alla posa della prima pietra in località Funno, in molti (malelingue?) sostenevano che il Parroco si mise “d’accordo” con il Sindaco. Alcuni giustificavano ciò asserendo che la nuova chiesa sarebbe sorta a poca distanza dall’ hotel di proprietà del sindaco. (notizie tratte dalla biografia del Morgera ad opera di Pasquale Polito “Il Parroco Morgera – Testimonianze”).

Ritornando alla chiesa, sappiamo che i lavori furono eseguiti dall’ appaltatore Catello Buonocunto di Castellammare di Stabia e furono seguiti senza sosta proprio dal Morgera. A tal proposito si consulti “La diocesi di Ischia e le sue chiese” di Giovanni Castagna ed Agostino di Lustro, pagg. 17 e successive. In fine il 31 maggio 1896 la chiesa venne consacrata al Cuore di Gesù ed a Santa Maria Maddalena.

Rifacendoci nuovamente al “La diocesi di Ischia e le sue chiese” apprendiamo che internamente la chiesa si mostra a tre navate, dove trovano posto un totale di nove altari. Entrando, sulla sinistra, troviamo il fonte battesimale in marmo del XVIII secolo; la tomba del Parroco Morgera, un altare su cui è ammirabile un crocifisso ligneo del XIX secolo. Proseguendo, sul transetto sinistro, un altare proveniente dalla distrutta chiesa della Maddalena su cui è ammirabile una tela raffigurante la Pietà, risalente al XIX secolo, in cui sono raffigurati la Madonna con le due Marie, San Giovanni e Giuseppe d’ Arimatea. D’appresso una teca con all’ interno un mezzobusto della Maddalena, risalente al XIX secolo, con teschio e crocifisso. L’ altare maggiore è in marmi policromi e proviene anch’ esso dalla distrutta chiesa. In alto ad esso trovano posto due statue, una della Maddalena e l’ altra del Cuore di Gesù ricevute anonimamente dal Morgera. Si pensa che ad inviarle fu l’ ex Re Francesco II di Borbone, amico del Morgera fin dall’ infanzia. Il Morgerà resterà così colpito dal generoso gesto che ringraziò il “misterioso” benefattore dedicandogli un suo scritto (L’alba ed il meriggio della Redenzione ossia misteri di Maria Vergine). Non siamo a conoscenza di documenti comprovanti l’ effettiva identità del benefattore. Tuttavia l’ opinione appena riportata è oramai consolidata.  Sul transetto di sinistra trova posto un altro altare superstite proveniente dalla precedente chiesa sul quale è ammirabile una tela raffigurante l’ Assunzione risalente al XVIII secolo proveniente dalla distrutta chiesa dell’ Assunta in Piazza Bagni. Poco prima altra teca contenente un mezzo busto del Cristo. Continuando lungo la navata destra, incontriamo una tela raffigurante la Trinità, sempre del XIX secolo, la tomba di Monsignor Carlo Mennella deceduto sotto le macerie del sisma del 1883 (Monsignor Carlo Mennella fu il pastore della distrutta chiesa della Maddalena in contrada Maio; venne nominato Ausiliare del Vescovo d’ Ischia, Monsignor Francesco Di Nicola vescovo dal 1872 al 1888).

Quanto sopra è ciò che accadde ufficialmente in quel periodo e la Chiesa della Maddalena al Funno rimane ancora oggi simbolo di rinascita soprattutto spirituale.

Quello di cui però vorremmo parlarvi è qualcosa relegato ancora nella sfera del “forse”, forse si tratta di frutto di suggestione o chissà cosa. Qualcuno ci potrà vedere un ottimo spunto per un racconto di fantasia. Ma andiamo con ordine. Ad ottobre dell’ anno scorso ci ritrovammo nella Chiesa della Maddalena per ragionare su alcuni dettagli alquanto strani presenti al suo interno.

Tanto per cominciare, sull’ altare è possibile ammirare un “triangolo con occhio” al quale, successivamente, venne aggiunta una raggiera (vedi foto) che a nostro avviso completò quel già “singolare” intreccio geometrico che spesso fa tanto discutere. Noi amiamo definirlo il “Tre volte santo”. Ammirando la raggiera, che secondo alcuni risalirebbe alla fine del XIX secolo, ci venne subito in mente un analoga rappresentazione del Tre volte Santo dipinto sul soffitto di una sala nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara a Napoli…..

 

 

Guardandoci intorno notammo anche il pulpito, che molti storici locali vorrebbero adagiato su di un’aquila. Ma a noi sembrò ben altro. Quell’ uccello rispecchiava fedelmente quello presente nell’ opera alchemica “Mutus Liber” dove, colui che “tutto muove” venne raffigurato con le stesse sembianze. Per non parlare poi di un altro triangolo con occhio, decorazione ben visibile sul medesimo pulpito.


La differenza tra questo presente sul pulpito e quello sull’ altare principale, a nostro avviso, sarebbe da ricercare nelle fattezze dell’ occhio rappresentato; quello presente sull’ altare sembrava di tipo “egizio” così come ci fece notare l’ amico Paolo. Suggestione? Può darsi. Ma proseguiamo. Lungo la navata destra, dove è posto l’ altare della Trinità con omonima tela al di sopra, è presente un altro curioso particolare. Sempre grazie a Paolo, si notò che la colomba da cui partono i raggi dello Spirito Santo, raffigurata nella tela, non è centrale alla scena. In poche parole i raggi uscirebbero dal di dietro della colomba particolare questo che ci fece ipotizzare ad un’aggiunta successiva. La colomba potrebbe essere stata aggiunta successivamente per l’ appunto nell’ unico spazio disponibile. Di solito, in queste raffigurazioni, i raggi uscirebbero dal becco dell’ uccello o in generale, dall’ intero suo corpo. Inutile dire che anche in questa tela così come sull’ altare al di sotto sono presenti triangoli con l’ occhio.

 

 

 

Conseguentemente a quell’ incontro, mi domandai se la Chiesa della Maddalena a Casamicciola potesse avere delle analogie con l’ omonima chiesa in Francia, precisamente a Rennè le Chateau. Già in precedente ebbi modo di leggere al riguardo dei misteri legati a quest’ ultima chiesa. Le mie letture al riguardo le concentrai sul sito http://www.renneslechateau.it dove è possibile trovare tutto ciò che interessa il paesino francese e la sua misteriosa chiesa.

Da questo sito e dalla mole di informazioni in esso presenti, apprendiamo che il perno principale attorno cui ruoterebbero tutti i misteri di questa chiesa fu il parroco di Rennè (dal maggio del 1885) Bèrenger Saunìere (1852 – 1917). Quando iniziarono i fatti, Bèrenger aveva 33 anni. Sappiamo ufficialmente che il parroco iniziò i lavori alla chiesa nei primi mesi del 1887, iniziandola ad abbellire con splendide vetrate caratterizzate da scene legate alla vita della Maddalena. Seguì poi un nuovo altare abbellito con un bassorilievo raffigurante la Maddalena a nostro dire molto ma molto simile alla statua della Maddalena inviata dall’ anonimo benefattore al Morgera. Stessa espressione, stessa posa. I lavori proseguono quasi senza imprevisti.  Nel 1897 parte del pavimento viene ricoperto con mattonelle bianche e nere. Una scacchiera a tutti gli effetti. Essa è presente solo in fondo alla chiesa. Sarà proprio questo gruppo di mattonelle, a fornire a molti ricercatori indizi sui misteri legati al parroco ed alla chiesa. Quello che sappiamo è che il parroco trovò nascoste all’ interno della chiesa alcune pergamene risalenti al XII secolo (presumibilmente) il cui contenuto risultò in codice. Non si è capito come ma Bèrenger riuscì nella codifica. Da allora dispose di cifre elevatissime; la chiesa venne abbellita con statue e opere di ogni tipo, il parroco edificò ed abbellì tutto intorno alla chiesa. Iniziarono viaggi verso la capitale francese (secondo alcuni), sicuramente fece tappa a Lione (è documentato). In molti sono concordi nell’ affermare che il parroco del piccolo paese si consultò con “misteriosi personaggi del mondo esoterico”. Certamente, perché è ufficiale, delle sue scoperte informò i suoi superiori ma venne tutto messo a tacere. Non sappiamo esattamente cosa trovò il parroco. Sicuramente una tomba. Qualcuno ipotizza addirittura che trovò la tomba della Maddalena che, stando ai racconti o meglio alle leggende ed ai vangeli apocrifi, insieme ad altre due pie donne, giunse ad evangelizzare fino in Francia. Ma allora cosa trovò il parroco di così sconcertante da non poter essere rivelato? Forse non lo sapremo mai. Tuttavia è certo che la chiesa custodisce, con i suoi bizzarri particolari, il tanto temuto segreto. E la scacchiera è proprio uno di essi. Essa è sorvegliata dall’ acquasantiera e da Gesù ma la cosa incredibile è che l’ acquasantiera ha la forma di un diavolo, Asmodeo. Ed Asmodeo, secondo le sacre scritture, era il diavolo a difesa del tesoro del Tempio di Salomone. E fu lo stesso parroco a scrivere nel suo diario che “Gesù ed Asmodeo” giocano una partita senza fine. Altra anomalia è la presenza di una statua di Sant’ Antonio da Padova, il santo da invocare per trovare gli oggetti smarriti. Questa statua guarderebbe esattamente nella direzione laddove, in chiesa, venne trovata la misteriosa tomba. Ma non è tutto. Altri dettagli bizzarri sono da ricercare nelle stazioni della via crucis poste in essere nel 1897. Sempre a quell’ anno risalgono le statue fatte collocare lungo le pareti della chiesa; secondo molti, le loro iniziali, saltando la statua della Maddalena, darebbero la parola GRAAL. Il disegno che ne verrebbe fuori è una M. Fantasioso sicuramente ma intrigante. Del resto la lettera L, fornita dal bassorilievo raffigurante San Luca, non è precisamente in linea con le altre statua di diversa grandezza. Possibile che questo gioco di lettere fu volutamente inserito dal parroco? Secondo i documenti ufficiali dell’ epoca il parroco acquistò tutte le decorazioni collocate in chiesa grazie ad un catalogo appartenuto a Giscard, ditta di Toulouse. Le ricevute lo confermerebbero. Strano perché le stranezze ci sono e come! Per esempio nella terza stazione è raffigurato un uomo di colore nero (forse trattasi di San Tommaso che nel vangelo gnostico di Naga Hammadi viene detto essere di pelle nera) mentre nella VIII stazione sono raffigurati un: “bimbo con gonnellino scozzese ed una donna con veli da vedova” (http://www.ordinedeltempio.it/segretorennes.htm). In molti poi trovano eccessivo il numero di raffigurazioni della Maddalena all’ interno della chiesa. La cosa più importante, a mio avviso, è la possibilità di costruire al suo interno, usando punti ben precisi, un doppio sigillo di Salomone, per buona pace della Geometria Sacra. La figura in basso è presa in prestito dal sito precedentemente menzionato.

 

 

Più di una volta pensai alle stranezze di questa chiesa francese ed averne una consacrata alla stessa figura femminile a Casamicciola mi portava a fantasticarci su.

Forse fu tutto frutto della suggestione o forse il Caso volle così ma tra le due chiese effettivamente è possibile riscontrare alcune analogie. Ripetiamo. Non sappiamo se fu il Caso a giocare un ruolo importante su ciò che leggerete a breve. Noi ve li proponiamo con la speranza di fare luce su questa misteriosa ricerca tutta ischitana.

I fatti andarono così. Iniziai a giocare con i nomi dei santi posti sugli altari laterali della chiesa casamicciolese. Inizialmente non ottenni nulla di comprensibile fino a quando il foglietto con gli appunti non capitò di fianco al foglio dove avevo appuntato il nome e cognome del parroco Morgera. Mi accorsi che le iniziali di San Giuseppe (primo altare sulla destra) e di Sant’ Antonio (primo altare a sinistra) si sposavano bene con il nome del parroco formando con quest’ ultimo un nome assai noto: Gian Giuseppe. Mi domandai, incuriosito, se ci fosse dell’ altro. Inizialmente non ottenni nessun risultato ma ricordai, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, che il parroco Morgera aveva altri due nomi. Con questo dettaglio non di poco conto mi accorsi che in questo modo si poteva leggere una frase di senso compiuto! La frase è la seguente e tra parentesi le lettere utilizzate relative ai santi delle navate:

 

(GI)(AN) Giuseppe Francesc(AN)o (CR)(TR)(AS) Antonio (Ma) M(P)orgera

Ipotizzai che ci si riferisse ad una posizione ben precisa all’ interno della chiesa; Ma è l’ abbreviazione del quadro della Madonna di Pompei e di Sant’ Antonio abbiamo una tela sempre lungo la navata sinistra.

Ovviamente potrebbero esserci altre interpretazioni. Tuttavia la prima parte della frase è chiara. Un Gian Giuseppe (San Giovan Giuseppe della Croce) compie un azione (Porgerà). E’ interessante notare come l’ ideatore del rebus abbia giocato sul cognome del parroco!

(GI)(AN) Giuseppe Francesc(AN)o (TR)(AS) Antonio (CR) (M) (P)orgera

 

Essendo la tela dell’ Assunzione preesistente, per forza di cose ci fu bisogno del gruppo TR per dare un senso alla frase. L’ altare della Trinità è stata la migliore soluzione. Il gruppo “CR” può essere considerato l’ abbreviazione di CROCE.

Ad ogni modo le lettere usate sono state le seguenti:

San Giuseppe – GI

Sant’ Antonio – AN

Annunziata – AN

Crocifisso – CR

SS.Trinità – TR

Assunzione – AS

Madonna di Pompei – MA

Pietà – P

Tutto frutto dell’ immaginazione? Il Caso si è divertito alle nostre spalle? Tutto può essere. Tuttavia non è finita qui. Dal giorno in cui ebbi tra le mani questa frase, mi scervellai su cosa volesse significare. Inizialmente focalizzai la mia attenzione sulla Chiesa di Sant’ Antonio adiacente al cimitero di Casamicciola che, è storia, venne edificata dal cognato di San Giovan Giuseppe della Croce e fu l’ unica chiesa risparmiata dal sisma del 1883. Grazie a qualche ricerca storica seppi che questa chiesa subì radicali lavori di ristrutturazione. Della vecchia chiesa non esiste più nulla. Ma allora di quale San Giovan Giuseppe si parlava? Grazie al già citato lavoro di Castagna – Di Lustro “La Diocesi d’ Ischia e le sue chiese”, appresi che all’ interno della sagrestia della Chiesa della Maddalena a Casamicciola era conservata una statua lignea risalente al XIX secolo di San Giovan Giuseppe della Croce, circondato da angioletti. Uno di loro aveva in mano una piccola croce di metallo rivettata nell’ atto di porgerla a qualcuno. In breve seppi che la statua venne spostata al Museo Diocesano di Ischia Ponte ed è lì ammirabile fin dal 2004. Sappiamo anche che la statua in questione subì un restauro negli anni ’80 del secolo scorso e purtroppo su di essa non sono presenti firme  o dettagli in grado di fornirci ulteriori informazioni su chi potè realizzarla. Grazie ad alcune informazioni si è appreso anche che essa era custodita nella chiesetta del Crocifisso, al Mortito in località Cretaio. Essendo la chiesa in completo stato di abbandono, si pensò di trasferire la statua del Santo nella Chiesa della Maddalena a Casamicciola. Proseguiamo con le ricerche. Di seguito una ricostruzione grafica della croce:

 

 

Il numero totale dei rivetti presenti sulla croce è 64 e questo particolare mi incuriosì non poco. In fatti 64 è il numero delle mattonelle sorvegliate da Asmodeo e da Gesù nella chiesa della Maddalena a Rennè le Chateau. Per questo motivo, assurdo per assurdo, si potrebbe ipotizzare che anche nella Chiesa della Maddalena a Casamicciola ci siano 64 mattonelle “particolari”. Sfortunatamente però, anni addietro, l’ intero suo pavimento venne sostituito con uno analogo, in cotto fatto a mano. Il perché lo ignoriamo. Qualsiasi cosa ci potesse essere sul quel pavimento è persa per sempre, almeno ufficialmente. Conseguentemente la pista delle mattonelle si concluse in breve tempo. Ma quali altre strade si potevano percorrere? Sappiamo dalla matematica che è definito “cubo perfetto”  un qualsiasi numero naturale la cui radice cubica corrisponde ad un numero intero (wikipedia). In poche parole parliamo del volume calcolabile di un cubo avente per lato un numero che, moltiplicato per se stesso tre volte, fornisce come risultato un numero pari. Il 64 è uno di essi. Lo si ottiene moltiplicando il 4 per se stesso tre volte. Se così fosse, la croce del Santo indicherebbe un cubo ed il suo relativo volume. Ma dove? Verosimilmente in chiesa!

Forse non sapremo mai se quanto sopra sia frutto del caso o potrebbe esserci dell’ altro. Non abbiamo neanche certezza di chi possa esserci dietro tutto ciò. Ma forse un nome possiamo farlo. Siamo negli anni ’20 del secolo scorso; in un opuscoletto intitolato “Il labirinto”  – Il filo d’ Arianna 1987/1 – realizzato per la “Biblioteca Enigmistica Italiana G.Panini”, apprendiamo che ad Ischia era attivo un gruppo di enigmisti formato principalmente dal sacerdote e insegnante di matematica nell’ Istituto tecnico di Lacco Ameno Professor Rinaldo Piro e dalla figlia del direttore dell’ Osservatorio sismico di Porto d’ Ischia Paolina Grablovitz. Grazie a queste iniziali informazioni, contattammo direttamente il Dottor. Giuseppe Riva, curatore della Biblioteca Enigmistica Italiana. Grazie al suo preziosissimo aiuto, venimmo a conoscenza che nostro Giulio Grablovitz era registrato nei loro archivi in qualità di enigmista con pseudonimo ”S.Giusto”, tra l’ altro “fedele seguace della – Corte di Salomone – con la quale collaborò dal 1921”. Lo pseudonimo era più che lecito: San Giusto fu il quartiere dove nacque! Siccome enigmisti non si diventa dalla mattina alla sera, è verosimile ipotizzare che il Grablovitz lo era da sempre; una dote innata! E questa dote certamente gli servì quando riuscì a decifrare un misterioso orologio solare, uno dei suoi primi studi giovanili.

Possibile che ci sia lui dietro l’ enigma degli altari? A noi verrebbe da rispondere affermativamente. Tuttavia, ricordiamolo, siamo ancora nel campo delle ipotesi e la sua venuta ad Ischia non avvenne certo all’ indomani del terremoto. Tuttavia è altamente probabile che dietro di tutto ciò possa esserci la sua mente da enigmista. A noi piace pensarlo.

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Le divine acque di Olmitello

Tratto dal seguito di “Epomeo, figlio di Agarthi” di prossima pubblicazione.

 

 

 

Al giorno d’ oggi, sia al turista che all’ isolano, è poco nota quella che un tempo era la famosa acqua di Olmitello. Non possiamo dare torto a queste persone. Anche noi, se non fosse stato per un problema di salute legato ai reni, probabilmente non avremmo avuto occasione di conoscerla. A differenza della sua famosa controparte, Nitrodi, Olmitello è raggiungibile dalla spiaggia dei Maronti, grazie ad una valle scavata naturalmente nel Tufo. La passeggiata è rilassante e suggestiva; la macchia mediterranea è la padrona incontrastata di questi luoghi. Lì, dove un tempo erano posati gli occhi di molti, sgorga un’anonima acqua, un tempo considerata addirittura frutto degli Dei.

Nel XVI secolo il medico calabrese Giulio Jasolino, di cui già parlammo precedentemente, scriveva nel suo De Rimedi che le acque di Olmitello erano in grado di guarire stomaco, occhi, febbre, artrite soprattutto i calcoli. Quest’ ulitma patologia sembra potesse essere guarita dalle acque grazie “all’ orrotondamento“ delle pietre renali in grado così di fuoriuscire per le vie urinarie. Questa caratteristica posseduta dalle acque di Olmitello sarebbero alla base dell’ etimologia del suo nome (dal greco pietra rotonda). E noi questo lo constatammo con i nostri occhi. Le acque funzionarono e facemmo conoscenza con esse ed il loro “strano“ sapore che lasciano in bocca.

Come dicevamo la fonte era ben nota in tempi antichi. Per Greci e Romani era considerata sacra così come tutte le altre acque della nostra isola. In tempi più recenti ritroviamo autorevoli studi affrontati in materia da illustri uomini di scienza isolani, ritroviamo il fisico Francesco De Siano, il dottor Chevalley De Rivaz, Venanzio Marone, tanto per citarne alcuni. La sorgente ricevette le attenzioni anche di Giorgio Carafa, vicerè di Palermo che, giunto ad Ischia per le cure termali, ci rimase fino alla morte avvenuta nel 1775. Il nobiluomo non solo rese agevole la strada per raggiungere la sorgente, oramai quasi del tutto persa, ma si dedicò anche al rispristino della Sorgente di Cava Scura.

Negli anni ’50 del secolo scorso la sorgente venne affidata alla società CIVAM per estrazione di sali. La fabbrica durò poco tempo, il giusto per lasciare ancora in giro al giorno d’ oggi oggetti di antiquariato legati a quel commercio.

Noi ci recammo alla sorgente più volte, affascinati dal sentiero e dal silenzio che regna in quei luoghi. Sembra avvolto tutto da un alone di riverenza. E a nostro avviso così dovrebbe essere, se non altro per rispetto alle divinità lì presenti.

Recandoci sul posto rimanemmo colpiti da un curioso cartello, segno che in zona qualcuno che nutre rispetto per questa sorgente c’è ancora. Il cartello recita:

Non con la guerra a turno Enea conquistò la Principessa Lavinia, ma offrendole ampolle della preziosa acqua d’ Olmitello, che bellissima la rese. Dione Cassio

Le qualità di queste acque sono note sin dall’ antichità. Già nel 1588 il dottor Giulio Jasolino con i suoi studi elencava i benefici di quest’ acqua ricca di bicarbonato solfato alcalina avendo effetti benefici per lo stomaco, gli occhi, i calcoli, febbre, artrite. Tanto da attribuire le sue proprietà terapeutiche di Natura Divina. Peppe dell’ Oasi la Vigna“

E noi non perdemmo tempo e riuscimmo, così come fatto precedentemente, ad instautare un dialogo con la “Divinità“ coordinatrice della sorgente. Di seguito il nostro dialogo:

D: Fratelli, potete metterci in contatto con lo Spirito elementale che coordina e governa la sorgente dell’ acqua dell’ Olmitello?

R: E’ quì. Quando siete pronti trasmetterò le vostre domande.

D: Spirito, parlateci del lavoro svolto dalle vostre acque su noi umani.

R: Le vostre domande necessitano risposte ed io vi risponderò perchè sono il vostro amore da donare. Trasformatele in eterna energia.

Le mie acque sono vive e trasformano le vostre cellule in Luce ma solo quando userete coscienza nel berla. Solo voi non capite che Vita significa entrare in contatto con le acque. Le mie acque lavorano i centri sottili portandovi Luce. Voi lenirete tutte le vostre pene purchè la beviate in consapevolezza. Tutte le acque hanno delle energie ma solo quelle volute dai nostri Fratelli hanno particolare compito. Le mie acque alimentano le vostre energie trasformandole in quelle che il nostro Creatore chiama Amore e Virtù.

L’ acqua venne voluta per trasformarvi interiormente e creare le giuste energie umanamente indispensabili.

Sono nell’ Isola energia che trasforma i vostri pensieri trasportando quello che interessa trasformare. Voi entrerete in contatto con le mie acque dopo che avrete lenito le vostre interiora aspettando il cambiamento che le vostre cellule subiranno per mano mia. Ad ogni cento bicchieri, energie trasformeranno voi e le vostre interne energie.

D: Spirito, quali sono i benefici che donano a noi umani le tue acque?

R: Nel vostro grembo,verranno portate energie trasformatrici; in questo modo avrete le interne viscere vive e trasformate. Solo con le mie acque trasformerete umane volontà, attraverso energie manifeste, nelle voraci regioni digestive.

il trasportante lavoro è rivolto alle vie1 divoranti umane energie create con le vostre certezze, necessarie a portarvi nutrimento.

Solo grazie alle mie acque potete trasformare dentro voi stessi le energie trasformatrici necessarie per il vostro interno circolo.

Sono indicata ponendo le mie energie in contatto con l’ intestino e gli organi collegati con le trasformazioni2. Sono indicata ponendo le mie energie a contatto con le mani in quanto sono in grado di volgere in quel punto umano illuminare i centri energetici vivi quando è tutto bloccato. Ad ogni energetico sorso le mie energie trasformano voi in entità in grado di emettere energie curatrici grazie ai nuovi centri energetici umani fatti rinascere con le mie energie.

Solo con le mie acque potete entrare dove il corpo non deve. I sogni nei quali dimora il corpo trasformato in astro e nelle cupe regioni dei vostri incubi da voi possono essere visitati coscientemente grazie alle mie energie.

D: In che modo?

R: Sono in grado di trasportare il vostro corpo energetico in quelle regioni quando siete in questo mondo; bevete le mie acque ponendovi in certe emotive condizioni ed entrerete in contatto con energie in grado di guidarvi in quelle regioni oniriche.

Ponete nell’ acqua le vostre volontà prima di addormentarvi. Esprimete le vostre volontà e troverete le energie necessarie .

D: Spirito, perchè dovremmo beneficiare di un simile dono?

R: Le vostre parole sono Luce ma sappiate porre le giuste domande. Sono energie umane a spingervi tra i mondi onirici ma senza volontà non entrerete in contatto con le entità. Le mie acque sono in grado di liberare le vostre strali energie.

1 L’ apparato digestivo.

2 Processo digestivo.

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Hector Galicia ad Ischia

 

Quanti di voi hanno mai sentito parlare del contattista Hector Galicia1? Penso in pochi, soprattutto dalle nostre parti, sempre se non siete ufologi o appassionati di questo argomento. Il 19 agosto del 2016, invece, la pensavamo diversamente. Fu allora che una nostra amica ci contattò chiedendoci se potessimo suggerirgli un luogo appartato su all’ Epomeo, per un gruppo di persone, dove riunirsi e prendere contatto con i Fratelli dello spazio. In quel momento non capimmo bene la richiesta ma poi apprendemmo che dietro quell’ incontro che si sarebbe tenuto ad ottobre ci sarebbe stato, come punto focale, il contattista Hector Galicia. Fino a quel momento non avevamo la minima idea di chi fosse Hector. Ci informammo subito ma, sebbene leggemmo cose meravigliose su di lui e sugli incontri ravvicinati che riusciva a creare in certi luoghi ed in certe situazioni, il suo nome continuava a restarci indifferente. Consigliammo, visto il gran numero di persone che probabilmente avrebbe pernottato lì su, di recarsi alla Pietra dell’ Acqua in virtù delle sue particolari caratteristiche.

Non passarono neanche due mesi che ricevemmo una mail dal nostro amico Vincenzo Pinelli (altrogiornale.org) il quale, entusiasto, ci informava dell’ arrivo ad Ischia di Hector Galicia. Conoscendo l’ indiscusso background da ricercatore di Vincenzo, capimmo che Hector era qualcuno di molto importante e particolare che, stranamente, ad Ischia non alzava nessun “polverone“ a differenza di quanto stava accadendo a Napoli e prima ancora in Italia. Venimmo a sapere che la tappa ischitana era un’appendice di quella napoletana a sua volta inserita in un vasto tour italiano2.

Dalle lunghe conversazioni avute nei successivi giorni con l’ amico Vincenzo, capimmo che l’ occasione di avere Hector ad Ischia probabilmente era irripetibile e doveva essere vissuta! Grazie a lui, in poche ore venimmo contattati direttamente dalle organizzatrici dell’ evento che ci permisero di trascorrere quelle ore in loro compagnia e furono molto contente di apprendere che ad Ischia ci fossero persone come noi coinvolte in particolari ricerche. Il nostro prima di tutto è un percorso di consapevolezza a favore nostro e di chi ci circonda.

Quella sera di metà ottobre rimanemmo tutti d’accordo di incontrarci al loro arrivo ad Ischia e, tempo di sistemare i bagagli in hotel, li avremmo portati nei luoghi a noi più cari ovvero all’ Albero Maestro di Fondo d’ Oglio ed alla fonte di Nitrodi.

Era il 21 ottobre quando i nostri amici arrivarono ad Ischia.

Nel pomeriggio infine vennero fatte le presentazioni e nel giro di una mezz’ora eravamo già sulla strada per Fondo d’ Oglio. Durante il tragitto non perdemmo occasione per spiegare cosa fosse per noi l’ isola; le energie che possedeva ed i luoghi particolari dove era possibile entrarci in contatto. Quel pomeriggio iniziammo a conoscere quel gruppo che l’ indomani avremmo accompagnato su all’ Epomeo: Hector e Barbara, Lucia e Barbara (le organizzatrici), Luca l’ interprete (in foto con Hector), Padre Matteo di Monte Sant’ Angelo dell’ ordine di Melkisedek (che ci incuriosì non poco considerando il fatto che del suo Ordine, fino a quel momento, sentimmo solo parlare. I nostri animi entrarono ben presto in sintonia offrendo al bosco i nostri pensieri e le nostre energie messe al servizio della Luce. Ci inoltrammo lungo il sentiero di Fondo d’ Oglio ammirando le affascinanti e misteriose inclinazioni degli alberi verso il centro del cratere, che tanto ama ricordare Daniela, sinonimo di riverenza ed obbedienza verso il magnifico spirito posto in basso al cratere. Fu quella una prima occasione per conoscere Hector da altri punti di vista, apprendendo da diretti testimoni ciò che è in grado di fare. Rimanemmo affascinati, questo è certo.

Dopo pochi minuti eccoci giunti al cospetto dell’ Albero Maestro. Personalmente ho sempre provato disorientamento ogni qual volta ci arrivavo dal sentiero di destra per chi proviene dalla strada principale.

Non ho mai capito il perchè. Daniela fece gli onori di casa. E’ da tanto oramai che l’ Albero l’ha scelta come guardiana di quei luoghi.

A riprova di ciò le incredibili immagini che in diverse occasioni ebbe degli alberi in quel luogo, trasformati da forze sconosciute in guerrieri al servizio dell’ Albero Maestro. Ciò che importa è la consapevolezza di poter svolgere un lavoro personale a contatto con le energie dell’ Albero e in quell’ occasione condividemmo le nostre informazioni e le nostre esperienze anche con i nostri nuovi amici.

Ben presto il silenzio cadde intorno a noi; si iniziarono i trenta minuti di contatto così come rese noto l’ Albero. Col senno di poi siamo sicuri che ognuno di loro ebbe le proprie intime sensazioni ed esperienze anche se il quell’ occasione le parole non furono al centro della scena. Un misto di riverenza, sacralità e contemplazione avvolse tutti fino alla risalita.

L’ albero, così come è solito fare, fece il suo lavoro e di questo ne siamo sicuri. Si decise poi di continuare per la sorgente di Nitrodi.

Lungo il tragitto non fummo avari di spiegazioni e di dettagli storici. L’ antica fonte meritava di essere visitata anche se il tempo era tiranno. Il sole era ancora alto nel cielo ma non avrebbe concesso al gruppo il necessario per l’ immersione in acqua in tutta tranquillità.

Parcheggiammo le macchine e in pochi minuti giungemmo alla fontanella. Chiusa! Ci venne detto che fino a quando il “parco“ non avrebbe chiuso i cancelli non sarebbe stata riaperta. Domandammo all’ entrata se fosse stato possibile entrare per visitare la Fonte ma ci venne detto che senza il pagamento del biglietto d’ ingresso non c’era possibilità alcuna di entrare! Mi domando dove andremo a finire di questo passo. Sciagurati coloro che non sanno cosa fanno con simili doni. Il vile denaro anteposto ai doni del Creato.

La nostra visita finì lì, davanti a quei cancelli amareggiati di aver subito l’ ennesimo schiaffo dalle nostre Amministrazioni locali. Almeno qualche bottiglia d’acqua riuscimmo a prenderla.

La nostra giornata terminò con la promessa che ci saremmo rivisti il giorno successivo, dedicato alla salita al Monte Epomeo.

L’ indomani tra molti impegni ne trovammo anche per recarci all’ appuntamento. Il gruppo si fece numeroso e non fu facile memorizzare tutti quei nomi! La fila indiana si inerpicava per il buio sentiero regalandosi giuste pause di tanto in tanto; tra l’ affanno e la meraviglia, l’ occhio aveva anche la sua parte. Il panorama che andava delineandosi durante la salita non poteva essere commentato da parole umane. Il cielo era sereno o quasi; nessun imprevisto frenò la tanto desiderata salita. Dopo circa mezz’ora finalmente lo slargo dell’ eremo di San Nicola apparve alla nostra vista. Nell’ oscurità più totale, solo le stelle brillavano come non mai. Inutile cercare di intravedere lineamenti, sguardi o particolari corporei. L’assoluta oscurità ci rendeva tutti uguali. Non fu solo nostra impressione notare il fatto che alcuni vennero solo per mera curiosità; quando in un occasione del genere i cuori si fanno tutt’ uno con l’ infinito cielo, essere infastiditi da chiacchiericci inutili e squilli di cellulare lascia un pò di amaro in bocca. In pochi minuti, riuniti, iniziammo a parlare di Ischia.

Ai presenti vennero date informazioni sull’ isola, sulla sua sacralità e sulle energie che l’ animano. A noi seguì Victor che, raccogliendo in silenzio il gruppo, attese l’ arrivo dei Fratelli. Noi vedemmo luci che si accendevano e si spostavano in cielo, notate anche da molti altri. Luci che non furono identificate nè con aerei nè con chissà cosa.

Sembravano semplicemente danzare da un punto ad un altro del cielo per poi sparire e ricomparire. Ma non fu uno spettacolo per tutti.

Consigliammo ad Hector di seguirci fin sulla vetta, cosa che facemmo in brevissimo tempo. Si fecero vari gruppi che, in maniera alternata, vennero accompagnati alla vetta. Non fu possibile accogliere tutti nello stesso momento ma le esperienze avute furono per molti forti e sentite. Una volta in vetta Hector ci disse che sulle nostre teste erano in sospensione navicelle dei Fratelli; grazie alle sue indicazioni riuscimmo anche in quell’ occasione a vedere luci in movimento fluttuare da una parte all’ altra del cielo; ora si accendevano ora si spegnevano e tutto seguendo l’ invisibile schema raccontato istante per istante da Hector. Noi gli spiegammo che sotto di noi ci sarebbe un’ entrata dimensionale spesso usata dai Fratelli; gli consigliammo di guardare in direzione Forio, importante luogo di avvistamenti UFO ed USO. Lui ascoltava in silenzio, scrutando con occhi mossi da pensieri che solo lui sembrava sentire. Dopo un’ oretta buona ci ritrovammo tutti giù all’ eremo. Rimanemmo in silenzio, ringraziammo e riprendemmo la strada di casa. Quella notte ci lasciammo con la promessa di ritrovarci nel pomeriggio in albergo dove si sarebbe tenuta l’ ultima parte del seminario ischitano.

L’ indomani, causa imprevisti, giungemmo al seminario in ritardo ma fortunatamente riuscimmo a vivere ugualmente momenti molto intensi; oltre ad ascoltare e vedere tramite video la storia di Hector, ci incuriosimmo molto quando il discorso cadde sulle “parole“ date dai Fratelli di Andromeda ad Hector per svariati usi. Una di esse in particolare è in grado di creare una barriera di energia impenetrabile intorno ad una qualsivoglia cosa. Ebbene noi quella parola la usammo proprio per creare uno scudo di energia intorno al campione d’acqua “Filosofica“ che portammo all’ apparizione della Madonna di Zaro del 26 ottobre!

Inutile dire che quel campione d’ acqua non venne vampirizzato energeticamente durante l’ apparizione della Madonna di Zaro di quel giorno!.

Alla luce dei nostri esperimenti (ancora in corso) in merito alle parole date durante il seminario ischitano ed alle esperienze vissute all’ Epomeo noi in merito non abbiamo alcun dubbio! Hector Galicia è sincero così come le sue esperienze sono genuine. Ed è inutile sollevare ulteriormente un polverone inutile. Quando ascolti una persona guardandola negli occhi difficilmente si può ingannare le sensazioni provate. La vibrazione delle parole pronunciate, la serenità di dialogo, particolari detti in grado di farti affiorare alla mente vecchi ricordi dimenticati. Tutto è parte della verità.

La serata si concluse con una piccola sorpresa riguardante proprio la nostra isola. Hector rivelò ai presenti ciò che i Fratelli gli dissero a proposito di un progetto in via di sviluppo ad Ischia.

Essa sarebbe interessata dalla costruzione di immensi tubi di un materiale simile al quarzo, conficcati nella crosta terrestre fino a parecchi chilometri di profondità. Questi immensi tubi sarebbero altissimi ed alla loro installazione sarebbero preposte centinaia di razze aliene diverse, appartenenti ai Fratelli e tutt’ ora presenti sull’ isola per portare avanti questo luminoso progetto.

Hector promise di farci sapere qualcosa in più appena avrebbe ricevuto ulteriori informazioni.

Quella sera ci salutammo tutti come avrebbero fatto amici di vecchia data; salutammo Hector e tutti coloro che permisero quell’ incontro. Forse in cuor nostro credemmo che non avremmo rivisto nessuno di loro ma poi capimmo che il destino ci avrebbe riservato ancora sorprese…

 

Note per il lettore:

1 Hector Galicia è nato in Messico e fin dall’ età di 7 anni è in contatto con i Fratelli provenienti da Andromeda grazie alla quale apprende anche tecniche di guarigione condivise con il prossimo durante i seminari in giro per il mondo. Spiega la brochure del tour che: “Negli anni ad Hector è stata fatta ogni tipo di rivelazione e le verità apprese riguardo l’ esistenza, la vita delle varie civiltà sugli altri pianeti e le leggi cosmiche, vanno ben oltre a tutto ciò al quale l’ uomo tridimensionale è stato abituato a credere“.

2 Le tappe del tour italiano erano: Monte Musinè (Torino), Padova, Bologna, Monte Giove (Terracina) e Terracina, Fondi e Latina, Polignano, Napoli e Ischia dove il gruppo venne ospitato dall’ Hotel Giusto in Via Maronti al Testaccio.

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Per gli amici del blog

 

 

 

 

Alcuni lettori ci hanno chiesto dove poter acquistare una copia di Mikael o di Epomeo figlio di Agarthi ad Ischia senza necessariamente acquistare on line. L’ unico punto vendita ischitano rimane “Edicolè” a San Michele ad Ischia.

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Il raggio dell’ elemento Acqua – La fonte Nitrodi

 

Tratto dal seguito di “Epomeo figlio di Agarthi”:

L’ estate scorsa annunciammo a mezzo nostro blog, l’ attivazione delle 5 sorgenti energetiche ischitane, ognuna caratterizzata dall’ emissione di un particolare Raggio, associato ad uno dei 5 elementi. Quello di cui vogliamo parlare oggi è il Raggio dell’ elemento Acqua, caratterizzante la sorgente di Nitrodi. Il dialogo potrà sembrare di difficile comprensione ma su questo aspetto torneremo prossimamente con ulteriori informazioni. Quello che veramente è importante, aldilà del nobile lavoro svolto dai 5 Raggi su di noi, è il desiderio dell’ Entità presso la fonte di veder costruire NUOVAMENTE e dopo secoli vasche dove è possibile immergersi e beneficiare delle sue acque. Una tale richiesta potrà sembrare strana agli occhi del profano ma certamente ha una sua logica. I nostri antenati la sapevano “lunga” su certe cose; un motivo doveva pur esserci se, presso le fonti curative,  costruivano vasche dove godere appieno delle loro proprietà. Cava scura ai Maronti è l’ esempio perfetto di quanto appena detto. Le vasche sono state mantenute e si gode appieno dei benefici energetici dell’ acqua sorgiva. Esotericamente parlando, grande attenzione è data all’ immersione totale di un corpo in un liquido. Il Battesimo per immersione vi ricorda qualcosa? Abeneficiarne sarà l’ aura umana che subirà un reset completo. Ma se questo reset è dato da acque particolari, cosa accadrebbe ai nostri corpi? E Nitrodi? Speriamo che qualcuno si svegli! Di seguito il dialogo:

 

Sono lo Spirito Elementale che coordina e governa il Raggio della Sorgente di Nitrodi. Il legame si è creato. Delle mie acque già parlammo. Il mio Raggio è l’ elemento Acqua. E’ legato alle mie acque. Il lavoro che il Raggio è chiamato a svolgere porta vite umane in energie nuove. Il Raggio dona sensi nuovi ad ognuno di voi e trasforma il cuore in energia, trasformando il calore emesso con le vostre azioni. Solo il Raggio in cui è inserita la mia acqua può portare le energie ai livelli in cui le Entità danno vita a ponti di Luce. Voi necessitate cambiamenti che il Creatore ha già deciso. Solo il mio Raggio si colma del trasformante energetico calore emesso dai nove livelli di esistenza che già conoscete.

Le energie trasmesse con i Raggi hanno il potere di costruire una griglia energetica mondiale in grado di energizzare le entità manifeste nelle terre esterne; è necessario il lavoro nelle cinque energie manifestando le energie volute grazie ai nostri Fratelli. Quando voi recate il vostro corpo alle cinque sorgenti le vostre energie trasformano il luogo in tempio vivo in cui danzano le vostre anime.

Voi necessitate nuove energie trasformando il vostro corpo. Il percorso compiuto visitando e vivendo le energie dei cinque luoghi sono un percorso alchemico; ad ogni energia trasformatrice è associato un elemento e le energie manifesteranno il loro lavoro nelle vostre cellule. Così è possibile voler mutare il corpo in Corpo Solare tramite le energie manifeste in quei luoghi.

E’ necessario trasformare il corpo andando in quei luoghi. Trenta minuti in ognuno dei cinque luoghi così come insegnatovi attraverso il vostro lavoro saranno sufficienti a trasmutarvi.

Il Corpo è così trasformato in trenta minuti. Fondete il vostro corpo e le vostre energie al nostro atto d’ amore. Il Corpo Solare è nato.

Quando il corpo si trasforma in astro solare, le energie trasformano i Corpi sottili in Luce in grado di emettere il giusto Amore.

Oggi la mia sorgente soffre; non vi è permesso trasformarvi come dovreste. I tuoi antichi simili costruirono presso la mia fonte vasche per immergere i loro corpi umani. Ciò che avete creato presso la mia fonte è completamente sbagliato. Non avete bisogno di acqua in movimento ma di acqua capace di penetrarvi trasformando le vostre cellule. La vasca raccoglie e trasforma. Voi non capite. Immergetevi in essa e sentite le energie trasformate nel vostro corpo, certamente dentro di esso le vostre cellule muteranno DNA. Il lavoro alchemico è già deciso ma esso è possibile solo presso la mia fonte dove il Raggio lavora così come le rimanenti quattro.

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Tra le pieghe del tempo

Tratto dal seguito di “Epomeo, figlio di Agarthi”:

 

 

Un pomeriggio d’ inverno, nel riordinare la nostra libreria, ci capitò tra le mani un libricino dal titolo “Ischia dimenticata“ di Edgar Kupfer-Koberwitz. Ci ritornò alla mente “Epomeo, figlio di Agarthi“ ed un curioso trafiletto ci ritornò alla mente:

«[…] Una volta c’era in Italia una famosa rabdomante che

venne a Ischia. Lei non voleva andare alla spiaggia di Citara,

diceva nemmeno per un milione nessuno l’avrebbe convinta ad

andare in barca in certi posti al largo, davanti alla spiaggia,

dove c’era, secondo lei, una città sommersa».

Queste poche righe ci incuriosirono non poco e non passò molto tempo prima che ci mettemmo all’ opera grazie all’ aiuto dei nostri amici. Ci chiedemmo come mai una persona, in quel caso una rabdomante, in grado già di lavorare con energie sottili, avesse quel genere di paure. Di seguito il dialogo avuto:

D: Cosa mi sapete dire al riguardo della rabdomante e della sua paura?

R: Le cronache tramandano questi ricordi ma sono sbiaditi dal tempo passato. Voi volete riportare alla memoria antiche vestigia perse tra le pieghe del tempo. Le sue mura giacciono ancora sotto la sabbia

D: Di cosa stiamo parlando?

R: Di una città. Era romana. Al suo tempo era ricca e potente.

D: E cosa centra la paura per il mare di Citara?

R: Si credeva che al largo della spiaggia ci fossero entità senza pace

R: Il pericolo era reale. Un vulcano esplose e la città si inabissò

D: Spiegatevi meglio per favore

R: Dove ora c’è mare un tempo vi era una città. Essa si inabissò a causa di un’esplosione vulcanica ma le anime di coloro che l’ abitavano rimasero intrappolate e non trovarono più pace.

D: Come mai oggi nessuno ne parla?

R: le anime di coloro che abitavano quei luoghi vennero trovate da entità umane e videro che esse erano intrappolate nel vostro mondo. Vennero liberate ma non andarono verso le loro luminose strade. Sono ancora lì. Quelle anime si placarono quando ritrovarono la libertà ma era libertà illusoria. Vagano senza la Luce.

D: Avete informazioni da darci al riguardo della città?

R: Vennero inviate navi

D: In che senso?

R: Dopo la sua scomparsa, quando il fuoco si placò, vennero inviate alcune navi per capire cosa fosse accaduto. trovarono solo il malinconico mare ma della città non trovarono niente. Dove c’era terra trovarono acqua.

Questo è quanto. Mai immaginammo che potesse esserci qualcosa di simile al largo di Citara. Possibile che ci sia del vero in tutto ciò? Difficile dirlo. Forse qualche storico potrà indagare animato da nuovi stimoli. Solo il tempo ce lo dirà.

 

 

 

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Nuove ristampe

A seguito delle richieste di amici e lettori informiamo la terza ristampa di “Epomeo figlio di Agarthi” e la seconda ristampa di Mikael.

 

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La Dama in Nero

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Il 30 settembre del 2016 comparve una curiosa testimonianza sulla pagina facebook “Paranormal Zone” (https://www.facebook.com/ParanormalZoneIT/?hc_ref=PAGES_TIMELINE&fref=nf) gentilmente portata alla nostra attenzione da un nostro lettore Gianni Balestriere. La testimonianza riportò quanto accaduto ad Ischia mesi prima ad una coppia di ragazzi in vacanza ad Ischia. Avendo avuto il permesso di pubblicarla la riportiamo interamente:

“L’anno scorso ero in vacanza ad Ischia, e mi sono capitate due cose estremamente strane.
La prima: ero con la mia ragazza su una spiaggia sita tra i comuni di Casamicciola e Lacco Ameno, erano le prime luci dell’alba. Non c’era nessuno in giro, e non si sentiva nulla al di fuori di qualche sporadico passaggio di automobile.
D’un tratto, notammo che poco distante da noi stava avanzando una signora vestita di nero/grigio scuro, il viso nascosto da una sorta di velo simile a quello che portavano le nostre nonne tanti anni fa. Avanzava lentamente lungo la spiaggia, proprio a ridosso dell’acqua, e ci passò vicino senza degnarci di uno sguardo, ma lasciandoci un po’ straniti e confusi. La signora girò l’angolo, uscendo dal nostro campo visivo; quando poco dopo ci alzammo per andare via, notammo che non era possibile scorgere la signora in tutta la baia: non poteva essersi allontanata tanto e non poteva essere tornata sulla strada perchè le scale d’accesso erano vicino alla nostra posizione. Più tardi scoprimmo che quella spiaggia è nota per gli avvistamenti strani (basta cercare su Internet), e che addirittura lì vi morì una donna mai identificata.
Il secondo avvenimento mi capitò sempre sull’isola d’Ischia, ma stavolta in prossimità del cimitero del comune di Serrara: ci fermammo nel piazzale antistante la necropoli per aspettare l’auto di altri amici, in quanto eravamo diretti ad un noto ristorante ubicato nelle vicinanze e non sapevamo come arrivarvi senza guida. La piazza era buia, c’era un gran vento e l’atmosfera era molto suggestiva. Un mio amico, in macchina con noi, notò che vicino l’entrata del cimitero c’era una persona, ritta in piedi, che ci fissava: passarono diversi minuti, ma la situazione non mutò; cercammo di ignorare come meglio potevamo quella figura, magari solo un pazzoide, finchè non notammo che aveva piegato la testa in modo innaturale. Nel silenzio, sembrava ridacchiare o borbottare qualcosa. Già scossi dall’avvenimento precedente, ci risolvemmo a spostarci un po’ più avanti in modo da uscire dal campo visivo della persona… Poco dopo fummo raggiunti dai nostri amici, i quali naturalmente dissero di non aver notato la presenza di nessuno, lungo la strada”.

E’ indubbio che i due ragazzi ebbero un incontro ravvicinato con la famosa “Dama in Nero”, il fantasma di una misteriosa signora ritrovata cadavere sulla battigia con indosso solo una vestaglia nera. Il fantasma sarebbe apparso in più occasioni dal 1953, anno della sua morte, e sempre in abito nero da cui il nome.

Noi dell’ Associazione Luce e Verità decidemmo di indagare e prima di passare al dialogo è doveroso fare un sunto della storia di questo fantasma al quale aggiungeremo le nostre considerazioni. A tal fine ci affidiamo alla “Domenica del Corriere” di quel periodo ed alle informazioni recuperate grazie alle fonti citate in “http://www.isclano.com/ad-ischia-mori-una-dama-nera-senza-nome/”.

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La domenica del corriere 22 novembre 1953, pag. 9 a firma di P.fiori titola: “Che accadde a Ischia la sera del 1° ottobre?”

LA SEQUENZA:

ore 17:30 – la dama in nero sbarca dal vaporetto proveniente da Napoli; si reca a visitare il castello in compagnia di un giovane conosciuto sul vaporetto

ore 19:00 – Da Ischia prosegue in pullman per Casamicciola

ore 19:20 – Dopo una sosta in un bar noleggia una carrozza per una passeggiata a Lacco Ameno

ore 20:30 – Nel ritorno da Lacco, licenzia la carrozza e rimane sola sulla strada con la valigia e la borsa (spiaggia dell’ eliporto)

ore 21:15 – La donna in nero è incontrata allo stesso posto da due giovani e chiede ad essi l’ ora.

Ore 22:40 – Due donne a passeggio sulla strada scorgono il cadavere della sconosciuta sulla spiaggia

I FATTI:

La signora bionda vestita di un abito e una giacca neri partì da Napoli col vaporetto delle 15 recando con sè una valigia e una borsa di pelle nera. Lungo la traversata parlò con tre passeggeri. Mostrò di interessarsi al castello d’ Ischia e, sbarcata alle 18 nell’ isola, accettò di essere accompagnata a vedere il vecchio edificio, da una guardia giurata di Casamicciola conosciuta in vaporetto. Dopo la visita al castello, partenza in auto pullman per Casamicciola. Con una sua inseparabile valigia e la borsa, la donna sostò in un bar, sorbì un caffè e mangiò due paste. Chiese se era stato visto un uomo in grigio, coi baffetti, e disse di avere un appuntamento alle ventidue. Voleva fare una bella passeggiata e le fu suggerita quella di Lacco Ameno lungo il mare. La donna noleggiò una carrozzella e partì per Lacco con la sua valigia al fianco. Viaggio silenzioso. Ma, al ritorno, alla Rotonda, scese sulla strada costeggiante la spiaggia e pagò la corsa: 550 lire. Era scomodo andare a spasso con quella valigia pesante, e il vetturino si offrì di trasportarla a Casamicciola, ma la dama rispose di no: nella valigia c’erano documenti di una certa importanza. E rimase sola, col suo bagaglio, sulla strada deserta: certo, in attesa di qualcuno.Poco più tardi, alle 22:40, due donne che venivano passeggiando da Casamicciola, scorsero sulla spiaggia della Rotonda una macchia scura: era la misteriosa signora, esanime, in sottoveste nera, in parte sommersa dal mare. Scomparse la valigia e la borsa. Nessun documento, nessuna etichetta sugli abiti, che servisse all’ identificazione della sconosciuta. Scomparsi anche un anello d’ oro e una collana con medaglione. Si effettuò un’ autopsia e si rinvennero una trentina di pastiglie di sonnifero ingerite poco tempo prima della morte. La morte avvenne per asfissia, per annegamento.

ECCO COSA FECE PENSARE AD UN SUICIDIO O AD UN TENTATIVO DI RAPINA:

La posizione del corpo e le escoriazioni sui gomiti provano, oltre alla sottoveste arrotolata, che fu trascinato in acqua.

Il mare poco dopo riportò a riva il vestito della donna e l’ orologio di poco valore ancora al posto lascia escludere che sia stata vittima di uno sciacallo. In seguito venne ritrovata in acqua anche la giacca nera da un pescatore.

Si pensò che l’ aggressione avvenne a bordo di un natante. Le compresse nello stomaco può averle ingerite anche sotto minaccia di arma.

La dama venne vista tranquilla a bordo del traghetto e questo lascia escludere l’ idea del suicidio. Non si cercò un albergo. Per questo motivo si pensò al suicidio romantico essendo vedova ed in ristrettezze economiche. Si pensò volesse suicidarsi sul lungo mare.

Vicino al corpo, venne rinvenuto un fiasco vuoto che fece pensare al fatto di contenere acqua per ingerire i sonniferi;

Disse di avere un appuntamento con un uomo con baffetti e vestito di grigio che qualcuno disse di aver visto in quella zona proprio con un fiasco in mano;

Rivelando al vetturino di avere documenti importanti in borsa dimostrò di non essere un agente segreto come qualcuno ipotizzò;

Non ci sono stati segni di lotta;

Si scoprì una lesione interna sull’ addome. Un pugno?

Pochi giorni dopo sulla Marina Piccola di Capri venne trovato un natante dal quale secondo una testimone scesero tre persone in piena notte. Può essere accaduta la stessa cosa ad Ischia. Un appuntamento in un luogo isolato dove sarebbe dovuto approdare un natante.

ED ORA LE NOSTRE IPOTESI:

Il fatto di esser venuta ad Ischia con borse al seguito e pesanti al punto tale da richiamare l’ attenzione del vetturino lascerebbero pensare che la dama volesse risiedere sull’ isola. Tra l’ altro non si preoccupò minimamente di cercarsi un albergo e ciò lascerebbe pensare che sapesse già dove dormire. Chi ha l’ intento di uccidersi non dovrebbe dimostrarsi felice e spensierato così come dichiarato dai testimoni che la intrattennero sul traghetto. La dama si recò a Casamicciola dove chiese dell’ uomo con i baffetti. Strana domanda questa. Perchè farla a Casamicciola? L’ uomo era forse noto in quel paese?Quanti uomini potevano identificarsi in quella descrizione? E’ probabile che la donna fosse lì per ricatto. Dichiarò di avere dei documenti con se ed il fatto di doversi incontrare con quell’ uomo a tarda sera in luogo appartato lascia pensare proprio ad un ricatto. Poco chiara anche la situazione dei sonniferi. Perchè non chiedere alle pochissime farmacie nei dintorni se vendettero a qualcuno un grosso quantitativo di quel particolare tipo di sonnifero? Si sarebbe potuta scartare l’ ipotesi suicidio. Nessuno poi prese le impronte, cosa che non potè essere fatta successivamente quando il cadavere era oramai in stato di decomposizione avanzato. Troppo strano anche il tentativo di suicidarsi con i sonniferi visti i graffi da trascinamento e la lesione all’ addome. Per noi è stato omicidio premeditato. Sicuramente. La donna conosceva chi incontrare in quel luogo e con il quale ebbe una conversazione precedentemente che scaturì in un appuntamento.

IL NOSTRO DIALOGO:

D: Hai voglia di parlare?

R: Dai questo messaggio che ti consegno. E’ importante.

D: Qual’è il messaggio?

R: Aspettavo un uomo. Aspettavo che mi volesse tra le sue braccia in quanto avevo in grembo il frutto del nostro amore e i nomi che sognavo erano tanti. Furono giorni tristi e trovai amore tra le braccia maschili in terra straniera. Forte è il legame che ci univa.

D: Chi era l’ uomo che aspettavi?

R: Tutto quello che c’è intorno a me, sono triste. Cerco ma sono intrappolata quì.

D: Raccontami di te, ho letto che eri vedova. Se eri vedova da poco come mai cercavi l’ amore ad Ischia?

R: Sono intervenute molte difficoltà. Stavo impazzendo ma solo l’intervento di colui che è il mostro che mi ha ucciso liberò il mio amore e ci lasciammo spingere nelle emozioni.

D: Che documenti portavi con te?

R: Avevo le prove che ero in cinta

D: quanti bambini aspettavi da quest’uomo?

R: speravo tre, erano gemelli (Nota: La consapevolezza dell’ essere in cinta di gemelli potrebbe essere una conseguenza post mortem. Versoimilmente sapeva di essere in cinta)

D: tre? Com’ era possibile vista la tua età?

R: Sapevo che questo era un problema ma decisi di volerli e cercai il padre.

D: era mai stata ad ischia?

R: A fare i fanghi e incontrai quell’uomo.

D: Perchè andasti a visitare il castello?

R: Appena il traghetto arrivò ad ischia spesi volentieri il tempo in quel modo.

CONCLUSIONE:

Incredibile dialogo quello che ricevemmo. Potrebbe essere la soluzione al mistero anche se non riuscimmo ad avere nomi e cognomi. Dopo tutto questo tempo forse non è importante saperlo. La giustizia divina farà il suo corso. Tuttavia noi di Luce e Verità aiuteremo la Dama ad andare verso la Luce. E’ nostro dovere aiutarla e darle pace. Forse il fatto che qualcuno la vide ed abbia innescato la serie di coincidenze che ci hanno portato fin quì non è frutto del caso. E’ certo che l’ assassino fu persona influente tra Casamicciola e Lacco Ameno perchè è altamente possibile che molto venne insabbiato. Rileggendo l’ articolo dell’ epoca è strano che l’ intervistato cercava di convincere il giornalista del fatto che fosse un suicidio. Ma i sonniferi non fecero effetto e la dama morì prima, per annegamento e per giunta trascinata sulla battigia. E’ evidente che sotto minaccia ingerì quelle pasticche ma il probabile pugno all’ addome la fece svenire.

Perchè non indagare proprio sui sonniferi di cui si conosceva anche la marca? E le impronte? Perchè svestirla rimanendola in sottoveste? Perchè rubarle tutto ciò che potesse identificarla? Omicidio d’amore diremo noi ora. E poi, perchè farsi indicare dove passeggiare se la dama sapeva bene dove incontrare il suo uomo? A nostro avviso con la scusa del giro in taxi, volle constatare se l’ uomo in grigio fosse a Lacco Ameno non avendolo trovato a Casamicciola. Non sapremo mai il suo nome ma certamente riposerà presto in pace.

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Il mito della Terra Cava ad Ischia

 

 

Ieri 4 novembre si è tenuta presso la Biblioteca Antoniana di Ischia una conferenza dal titolo “Ischia e il mito della Terra Cava” organizzato dal Centro studi Isola d’ Ischia. La conferenza è stata aperta dall’ introduzione del Presidente del Centro Studi Antonino Italiano seguito dal Professor Vincenzo Italiano che ringraziamo nuovamente per la disponibilità e l’ impegno dimostrato per il buon fine della serata. I tre video che troverete sull’ omonima pagina facebook di Epomeo figlio di Agarthi mostrano l’ evento. Come relatori ci sono stato io Iacono Salvatore Marino e l’ amico e ricercatore Paolo Capuano. I temi trattati sono stati tanti; non si è discusso sul mito della Terra Cava ma, accennando le sue caratteristiche più importanti, si è estrapolato dal contesto generale quello che è la parte che legherebbe ad esso Ischia e per farlo si è proposto al pubblico quello che per noi è il filo conduttore fatto di leggende, a cui si è cercato di dare un contorno di verità, materiale video e foto. Il tutto affiancato dagli studi portati avanti dal professor Giulio Grablovitz eminenza della sismologia internazionale passato a miglior vita sul finire degli anni venti del XX secolo. Tante le coincidenze, troppe. Noi sappiamo che quanto è stato detto corrisponde a verità perchè siamo a conoscenza di molti documenti ancora in mano a persone dell’ isola d’ Ischia in grado di darci ragione. E’ indubbio però che nei cieli isolani continuano ad essere avvistati luci particolari in movimento; e sempre interessanti particolari zone dell’ isola. Non è colpa nostra se non si presta attenzione a questi fenomeni. Gli stessi fenomeni che vedeva il Grablovitz sul finire dell’ 800, tanto da indagare sulla questione anche avvalendosi dei suoi amici come il Flammarion e Padre Ignazio Galli (tanto per citarne qualcuno). Ma Ischia non è solo terra di luci, anzi! Continuano i misteriosi boati nei cieli di Casamicciola così come accadeva ai tempi del Grablivit. Terremoti che si generano a causa di masse d’ aria in repentino movimento….La scienza continua ad ignorare questi fenomeni. Padre Galli nel presentare il suo “Fenomeni luminosi nei terremoti” andò in contro ad accese critiche. Ma lui sapeva, vedeva e documentava quei fenomeni. Padre Galli, gesuita, fu il primo ufologo della storia. E Grablovitz continuava a registrare questi fenomeni, sia nell’ aria che in acqua tanto da chiedersi cosa fossero. Tutto insabbiato con la bufala delle Mine Austro Ungariche nelle acque intorno all’ isola d’ Ischia. Ma il Grablovitz sapeva che traccia potesse lasciare il VERO scoppio di una mina e, comparando quelle poche misurazioni, si accorse che qualcosa non andava….Gli stessi fenomeni di allora si ripetono, senza sosta. La scienza li ignora, la gente ci ride sopra. Tutto nella norma. Si è fin’anche dimostrato, documenti alla mano, che la scoperta che cambiò il mondo della sismologia (ed il nostro) fatta da Dixon Oldham sul nucleo centrale fu una scoperta del Grablovitz. Ma la storia è già stata scritta…ma se il suo ideatore, Giulio Grablovitz, sul finire della sua vita fece marcia indietro annunciando una nuova teoria completamente diversa allora qualche domanda dovremmo porcela. Quella teoria il Grablovitz non riuscì a renderla nota. Non ce la fece. Ci lasciò prima. E si portò il suo studio con sè, nella tomba. Dopo appena tre mesi dalla sua dipartita tutte le misurazioni mareografiche ottenute in 30 anni di misurazioni vengono confiscate. Oggi sono scomparse. Quelle stesse misurazioni che fecero capire al Grablovitz che qualcosa non andava secondo i dettami della scienza…. Addirittura si parlava di Sesse marine ad Ischia e SOLO ad Ischia tanto da non avere riscontro sulla cosa neanche misurando a Ponza. Stessa fine fecero gli studi di Bendandi. Tutto scomparso alla sua morte. Ma sappiamo che Grablovitz studiava Bendandi. Amava chiamare quelle teorie “Bendanderie”. Ieri si è cercato di ricordare Giulio Grablovitz per i suoi VERI meriti e non importa se qualcuno li ha potuti definire “teorie sul nulla”, i documenti non lasciarono dubbi ma sappiamo che è difficile per un qualsiasi uomo di scienza rimettere in discussione la propria scienza. E lo capiamo ma noi non ci fermeremo e le ricerche continueranno.300030_1oldham 300030_2oldham

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