A proposito di coincidenze……

Tempo addietro io e l’amico Paolo Capuano tenemmo una conferenza dal titolo “il mito della Terra Cava ad Ischia” nell’omonimo comune per il Centro Studi isola d’Ischia che gentilmente organizzò l’evento. Ci fece piacere assistere alla presenza di numerosi spettatori segno questo, è mia opinione, che l’isola inizi ad interessarsi a certe tematiche. Chi ebbe modo di assistervi non avrà dimenticato i vari tasselli che comporrebbero questo intricato puzzle e con ciò mi riferisco anche alle numerose ed inedite informazioni sulla vita e sugli studi del Prof. Giulio Grablovitz, ischitano di adozione. Si parlò molto della figura misteriosa di questo scienziato, grazie soprattutto alle informazioni attinte da Paolo direttamente in casa Grablovitz, essendo lui stesso pronipote dello scienziato. Cosa emerse è ancora in fase di studio tuttavia è giunta l’ora di iniziare a mettere un po’ di ordine. Sappiamo che il Grablovitz diede vita ad Ischia, ma non si esclude anche altrove, ad una Loggia esoterica non riconosciuta dal nome “Luce e Verità” a cui aderirono colti benpensanti dell’ epoca. I nomi non ci sono noti. Si possono solo ipotizzare. Tuttavia è risaputo che all’epoca, ad Ischia, erano già radicate piccole Logge massoniche. Sappiamo purtroppo che alla morte dello scienziato tutto ciò che riguardava la sua Loggia venne dato alle fiamme ma sappiamo anche che i confratelli conservarono i propri documenti; addirittura si vide qualche anno addietro una vecchia tessera di appartenenza alla Loggia Luce e Verità! I documenti sono salvi ma giacciono in mano di chissà chi.

Dagli studi di Ivano Fiorentino “Il riflesso di un arcobaleno sulla Colombaia” edito dalla Graus Editore, sappiamo che nel medesimo periodo storico il famoso Luigi Patalano, politico e giornalista foriano, al centro delle ricerche di Fiorentino, fu massone di grande fama soprattutto in terraferma e con lui molto verosimilmente lo scultore foriano Giovanni Maltese. Ed è proprio leggendo la biografia di quest’ ultimo che ricevemmo alcuni input su cui varrebbe la pensa indagare.

Da una cartolina appartenuta al Grablovitz (vedi foto in basso) si evince che lo scienziato, in tarda etá e pochissimi anni prima di morire, affidò ad un emissario un plico diretto allo scienziato esoterista e suo amico Camille Flammarion (1842 – 1925) che rispose positivamente a quanto contenuto in esso. Il plico partì direttamente da Ischia, a mano. Direzione Parigi. Dalle ricerche del Professor Raffaele Castagna per la Rassegna d’ Ischia (http://www.larassegnadischia.it/) sulla vita dello scultore foriano si evince che a cavallo tra il XIX ed il XX secolo nelle scuole foriane si insegnava il francese. Infatti i commerci tra Ischia e la Francia erano ben saldi. Si ipotizza quindi che il plico sia stato affidato ad un amico del Grablovitz verosimilmente uno dei tanti commercianti in terra francese. Quel “G. Pensa” autore del biglietto in foto. Tuttavia non è nostra opinione ritenere che il plico contenga informazioni scientifiche, men che meno studi di astronomia, materia nella quale i due scienziati erano ferrati. Pensiamo invece che il plico contenesse studi particolari. Entrambi gli uomini di scienza si occuparono di argomenti esoterici. Famosi sono gli studi di Flammarion suoi fenomeni paranormali di Eusapia Palladino. Si veda a tal proposito l’ottimo saggio di Emanuele Piedimonte “Spiritismo a Napoli” per le Edizioni Scientifiche Artistiche.

 

È sempre nostra opinione credere che si instaurò uno scambio esoterico-culturale proprio tra i due gruppi europei; quello di Casamicciola e quello francese, verosimilmente con sede a Parigi.

Un’altra cartolina appartenuta al Grablovitz datata agli anni venti del XX secolo ci informa che lo scienziato appartenne al “Robur Club” che in seguito si scoprirà essere la società sportiva Robur, fiorente proprio in quegli anni ad Ischia. La Robur accolse tra le sue braccia il fior fiore della società Ischitana dell’epoca ma oscure sono le sue origini. Qualcuno la vorrebbe far risalire ad un’idea dei Fratelli Buonocore, Onofrio e Biagio, giá al centro di alcune importanti iniziative sociali di inizio Novecento ad Ischia. Approfondendo le ricerche si apprende che società sportive nomate Robur nacquero in ogni dove, sia in terra italica che in Europa. Molte di esse, e questo è un dato di fatto, nacquero grazie agli sforzi di prelati con l’intento di addomesticare la gioventù in maniera tale da contrastare un domani le forze politiche avversarie. In poche parole si plasmava la società del domani. Altro non ci è dato sapere. Anche la letteratura non fu da meno e la parola Robur salì agli onori della cronaca grazie al romanzo di Jules Verne “Robur il conquistatore” datato 1886. Non tutti sanno però che Verne fu anche esoterista e fece parte di una società esoterica conosciuta come “Societá Angelica” detta anche “La Nebbia” al quale appartenne anche il suo editore, Pierre Jules Hetzel. Tutto ciò portò alle stampe di un saggio a firma di Michel Lamy dal titolo “Jules Verne e l’esoterismo” edito in Italia dalla Mediterranee. Il saggio mette in evidenza il vero significato delle opere dello scrittore francese, opere legate alla massoneria, ai Rosa-Croce e più in generale all’ occultismo. In poche parole Verne inseriva nei suoi romanzi informazioni destinate solo a pochi, relativamente a verità esoteriche di cui era a conoscenza. Noi, già mesi addietro, affrontammo a titolo di esempio il suo “Viaggio al centro della Terra”.

Ma torniamo a noi. Durante la conferenza l’amico Paolo ipotizzò che la società sportiva ischitana Robur nascondeva in realtà un circolo di esoteristi dell’epoca il cui nome, Robur, venne preso in prestito proprio dal romanzo di Verne. Tutto può essere e per questo motivo, grazie all’ intuizione di Paolo, il romanzo “Padrone del mondo” sempre di Jules Verne datato 1904 ricevette da noi ben più che semplici attenzioni.

 

Fu Paolo ad accorgersi di una strana coincidenza. Se si riducesse all’osso la trama di Padrone del Mondo noteremmo una curiosa coincidenza.

“Un funzionario governativo viene mandato in una piccola cittadina ai piedi di una montagna per investigare su misteriosi boati e fenomeni luminosi che fecero pensare ad un’imminente eruzione vulcanica. La montagna sembrava essere un vulcano cosa che in realtà non era. Ci si accorge ben presto che i fenomeni erano causati da una misteriosa macchina volante che entrava ed usciva dalla montagna o per meglio dire dalla sua cima. Parliamo dell’ Epouvante, futuristica invenzione di Robur già protagonista del romanzo del 1886”.

Questo è quanto. Vi ricorda qualcosa? Dovrebbe! Infatti il Grablovitz venne inviato a Casamicciola per studiare proprio quei fenomeni tellurici che pochi mesi prima sfociarono nel terribile terremoto del 1883. Sappiamo poi che il Grablovitz si interessò anche a tutti quei fenomeni luminosi correlati agli eventi sismici che lo porteranno ad instaurare una duratura amicizia con Padre Galli considerato, a buon ragione, il primo ufologo della storia nonché il  padre dei primi studi sulle luci derivanti da eventi sismici, fulmini globulari inclusi. Sappiamo anche che il Grablovitz si interessò a strani fenomeni luminosi che già all’ epoca interessavano l’isola d’Ischia ed ai quali si affiancarono gli studi sui misteriosi rombi sottomarini (ben registrati dagli strumenti dello scienziato) che vennero giustificati dalle autorità come mine Austro-Ungariche risalenti alla prima guerra mondiale! Ovviamente lo scienziato non ci mise poi molto a capire che quei rombi erano di tutt’ altra natura. In definitiva sappiamo solo grossolanamente a cosa dedicava il tempo lo scienziato. Tuttavia è indubbia l’analogia tra la sua vita professionale e la trama del romanzo di Verne. Del resto chi segue le nostre ricerche è ben a conoscenza del fatto che questi fenomeni luminosi, ma anche sottomarini, interessano tutt’oggi la nostra isola. Nulla è cambiato. Azzardando un’ipotesi possiamo dire che lo scienziato venne incaricato dalle autorità anche di far luce su questi misteriosi fenomeni che, allora come oggi, interessano non solo le nostre acque ma principalmente il Monte Epomeo, da molti creduto erroneamente un vulcano…

Con l’avvento del governo Fascista, ricerche alla mano, si nota che il cognome Grablovitz andava modificato. Ma il nostro scienziato, di origini ebraiche, non solo rifiutò di apportare modifiche al suo cognome ma addirittura non andò incontro a nessuna conseguenza! Aggiungendo poi il fatto che venisse stipendiato alla pari di un Generale dell’ epoca (parliamo di uno stipendio faraonico)  non possiamo non pensare ad una sorta di immunità.

Le analogie a questo punto sono troppe e se così veramente andarono le cose allora la trama appena esposta, seppur molto breve, è da considerare la “chiave di lettura” di “Padrone del mondo”. Ma non è tutto. Ciò dimostrerebbe senza dubbi che ci fu uno scambio di informazioni tra un gruppo Ischitano ed un gruppo francese, entrambi dediti all’esoterismo ed accomunati dagli stessi fini. Il collegamento Grablovitz-Flammarion-Verne è dunque creato. Realtà o fantasia? Cerchiamo di capirlo insieme. Partiamo dal presupposto che quanto sopra riportato corrisponda alla chiave di lettura del romanzo. Il primo indizio. A questo punto passiamo ad annotare, capitolo per capitolo, tutte le date riportate nel romanzo, inclusi tutti i numeri che ci capiteranno a tiro. L’ edizione presa in considerazione venne edita dalla Mursia nel 1979 con testo tradotto dal francese da Barbara Mirò.

Partiamo dal Capitolo I. La prima parola degna di nota è “Krakatoa” ossia un vulcano tristemente famoso per una devastante esplosione. Siamo nel 1883! Verne inizia il suo romanzo parlando di terremoti ed esplosioni vulcaniche, vulcani e sciagure. Il Krakatoa, poche parole dopo, è seguito infatti dal vulcano Pelèe la cui eruzione causò ben 30000 vittime nel 1902. Tutto ciò è da considerare il secondo indizio. Siamo nel 1883 e si parla di vittime da forze endogene. Simo sulla strada giusta. Continuiamo.

CAPITOLO II

27 aprile.

CAPITOLO III

28 aprile, 29 aprile, 35°, 600 metri.

CAPITOLO IV

130 Km, 30 leghe, 4 Km, 200 miglia, 50000 $, 130-140 Km/h, 3 ore, 200 miglia, 2 minuti, 20 cavalli, 20000 $, 240 Km/h, 30 maggio.

CAPITOLO V

15 giugno.

CAPITOLO VI

10 giugno, 34, 15 giugno. La mattina del 15 giugno viene trovata nella buca delle lettere le prima lettera di Robur datata 12 giugno. Su di essa è impresso su cera lacca uno scudo con tre stelle sopra.

CAPITOLO VII

60°, 125°, 30°, 45°, 80 miglia, 75 miglia, 75 cavalli, 19 giugno, 22 giugno, 20 giugno.

CAPITOLO VIII

27 giugno, 26 giugno, 3 luglio, 27 maggio, prima settimana di giugno, periodo dal 28 maggio al 31 maggio, 1 giugno, 15 luglio. La mattina del 15 luglio viene trovata nella buca delle lettere la seconda lettera di Robur.

CAPITOLO IX

Testo della seconda lettera.

CAPITOLO X

13 giugno, 15 giugno, primi 15 giorni di luglio, 29 luglio. Viene specificato che la seconda lettera viene imbucata nella notte tra il 14 ed il 15 luglio.

CAPITOLO XI

27 luglio.

CAPITOLO XII

Nessuna data.

CAPITOLO XIII

31 luglio.

CAPITOLO XIV

Nessuna data.

CAPITOLO XV

Notte tra il 31 luglio ed il 1 agosto.

CAPITOLO XVI

Viene fatto un riassunto sulle vicende precedenti riguardanti Robur. 13 giugno 18.., 12 giugno, 12 e 13 giugno, 20 settembre, 20 aprile, 15° Est, 2 agosto, 3 agosto.

CAPITOLO XVIII

10agosto.

Analisi

L’evento storico criptato all’ interno di “Padrone del mondo” sembra sia da collocarsi in un arco temporale compreso tra i mesi di aprile ed agosto, con un cenno al mese di settembre (sebbene nel romanzo detto mese appartenga ad un periodo diverso dai fatti raccontati). Chiave di lettura alla mano, il primo indizio ci mette subito in riga. Siamo nel 1883. Tale data viene “ricordata” nel capitolo XVI quando si riporta la data del 13 giugno 18..! Nel capitolo X viene ricordato al lettore che tra l’ arrivo della prima lettera e la seconda passano cinque settimane. Può essere un indizio ma non così importante. Anche nel 1883, tra il 15 giugno ed il 15 luglio, siamo in presenza di 5 settimane. Siccome non è questa una caratteristica esclusiva o quasi del 1883 possiamo metterla in secondo piano. Il simbolo descritto nel romanzo apparso sulla prima lettera, facendo mente locale, sembrerebbe molto simile a quello adottato dal Cardinale Luigi Lavitrano (Forio, 1874 – Castel Gandolfo, 1950) così come riportato nel volume di Don Camillo d’ Ambra “Ischia tra fede e cultura” edizione Rotary club isola d’ Ischia. Tre stelle e due simboli geometrici sotto cui è leggibile la frase: “Per crucem ad astra”.

La figura sottostante è chiara.

 

Uniamo le stelle ed otteniamo una squadra, la retta orizzontale ci fornisce un regolo e le rette ad angolo ci forniscono un compasso. Si ottiene in questo modo il simbolo dell’ Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraim. Una coincidenza? Azzardiamo troppo facendo questi accostamenti? Può darsi. Nel capitolo X viene specificato che la seconda lettera è stata recapitata nella notte tra il 14 ed il 15 luglio. Un dettaglio strano a nostro avviso. Inizialmente viene detto che la seconda lettera è consegnata il giorno 15 luglio (capitolo VIII) poi si aggiunge anche la data del 14 luglio ma non si specifica se venne recapitata prima o dopo mezzanotte bensì a cavallo tra le due date. Se dovessimo ragionare su questo dettaglio ci verrebbe da sommare le due date: 14+15=29 a cui si sottrare un giorno per ambiguità su quanto riportato precedentemente. Otteniamo così il numero 28. Si tratta forse del 28 luglio, unica data a non apparire nel romanzo di Verne? E’ pur vero che da aprile ad agosto non vengono certamente menzionate tutte le date ma noi stiamo analizzando il tutto grazie ad una chiave di lettura e sembrerebbe proprio che Verne abbia giocato sui numeri dati. A questo punto ci sono da notare altri particolari. Ritroviamo la data del 3 agosto e sappiamo oggigiorno che in quel giorno si registrò la scossa più forte dopo il sisma del 28 luglio 1883 a Casamicciola; non sappiamo però cosa capitò il giorno 10 agosto sempre di quell’ anno. Perché Verne decise di non inserire nel suo romanzo date successive? Qualcuno potrebbe continuare a giocare sui numeri sommando al 10 (di agosto) il 3 (di agosto) riportato nel capitolo precedente ottenendo il 13 ovvero la durata del sisma del 28 luglio 1883. 13 secondi. All’ epoca però alcune fonti parlarono anche di 15 secondi e giocando con i numeri è possibile ottenere nella stessa maniera anche quest’ ultimo numero. Coincidenze? Probabilmente si. C’è poi da considerare anche la data del 20 settembre apparsa nel capitolo XVI. Sappiamo dall’ INGV che le ultime scosse vennero registrate tra il 21 ed il 22 settembre del 1883. Altra coincidenza? Se però considerassimo il fatto che all’ epoca della stesura di “Padrone del mondo” non vi erano i mezzi di informazione attuali, un margine di errore potrebbe anche esserci. Tuttavia non si può negare che siamo sempre nel campo dei “ma e dei forse”. Ma la cosa più curiosa rimane il nome dell’ invenzione di Robur: Epouvante. Lo si può anche tradurre con il termine “terrore” o “spavento” e crediamo che Verne abbia voluto giocare proprio su quest’ ambiguità. Se effettivamente nel romanzo si volle criptare quel tragico evento quale parola migliore per descriverlo? Ad ogni modo non è ben chiaro il perché, se tutto ciò corrispondesse al vero, Verne abbia associato il terremoto del 1883 a fenomeni luminosi e boati. Forse a questa domanda potrebbe benissimo rispondere Padre Galli. Ma noi crediamo che ci sia molto di più. Forse non lo sapremo mai (Verne diede alle fiamme tutti i suoi appunti prima di morire e fu vittima anche di un attentato, temeva infatti per la sua vita cosa che fece pensare a molti che i segreti da lui rivelati dovevano rimanere tali). In molti sono concordi nel credere che Verne prediligesse i misteri di Rennè le Chateau a tanti altri le cui verità, probabilmente, era a lui note. Se così fosse noi, in “Padrone del mondo”, non riscontrammo nessun indizio a favore di Rennè le Chateau. La cosa che però ci verrebbe da dire è:  “Casamicciola”. E’ questo l’ ameno luogo ischitano il vero protagonista, assurdo per assurdo, di “Padrone del mondo”. Ma quali altri collegamenti possono esserci tra Verne e questo paese tristemente famoso all’ epoca a causa del suo destino? Forse uno c’è…

Fu un giorno di ottobre dell’ anno scorso che la mia attenzione si soffermò nella giusta maniera sulla Chiesa della Maddalena a Casamicciola. Si, perché anche a Casamicciola è presente una chiesa consacrata a questa sacra figura femminile. Volendo essere più precisi la chiesa è consacrata Al Cuore di Gesù ed a Santa Maria Maddalena. Non si creda che questa chiesa abbia secoli di storia, anzi. Essa prese il posto della distrutta chiesa della Maddalena ubicata in Piazza Maio rasa al suolo dopo il sisma del 1883. Su quest’ ultima non si hanno notizie certe e dettagliate. Sappiamo che il suo nucleo originario era già in essere nel 1540. Inizialmente consacrata a San Severino, assunse il titolo di Chiesa della Maddalena nel corso degli anni.

Negli anni post terremoto è bene ricordare che tutte le chiese del comune vennero danneggiate; tutte eccetto una. La chiesa di Sant’ Antonio da Padova che sorge a tutt’ oggi nei pressi del cimitero comunale, in località Mortito. Essa risalirebbe al XVII secolo il cui proprietario, Cesare Corbera, fu cognato di San Giovan Giuseppe della Croce. Detta chiesa divenne sede temporanea parrocchiale ma mille difficoltà vollero infine la realizzazione di un nuovo tempio, simbolo di ricostruzione e di risorgimento di animi ma soprattutto di fede.

E di questo nuovo tempio, finalmente, nel 1896, dopo tanti imprevisti si vide porre la prima. Abbiamo parlato di imprevisti, se così possiamo dire, perché la nascita del nuovo tempio ebbe precedenti burrascosi. Da un lato vi era il Comune di Casamicciola che mirava a riedificare la chiesa in località Funno, in “netto contrasto con il piano regolatore” (il piano regolatore imponeva la costruzione del nuovo paese lungo il mare dove poi sorsero i tristemente noti rioni baraccati), e dall’ altra la Commissione edilizia che, sebbene non propriamente d’ accordo e convinta che tale volontà dipendesse da “influenze locali e d’ interesse”, mirava alla ripopolazione verso le zone basse del comune, spostando in quelle zone i nuovi abitati e conseguentemente anche gli edifici religiosi. Tra i due litiganti, vanno inseriti gli organi competenti dello Stato ed il responsabile dell’ Ufficio del Genio civile in Ischia, l’ ingegner Giovanni Gambara. Quest’ ultimo rimarrà una figura le cui azioni, in merito all’ edificazione del nuovo tempio, rimasero incomprensibili:

“Se l’ incarico del progetto al responsabile dell’ ufficio tecnico del genio civile si giustificava semplicemente per risparmiare spese all’ amministrazione non altrettanto comprensibile è il fatto che, proprio un garante delle norme del regolamento edilizio, si presti poi, implicitamente, a farle violare, sebbene col ricorso, strumentale, ad una separazione fra scelta del tipo costruttivo e localizzazione. Infatti, desiderando concorrere al risorgimento di Casamicciola e per dare una spinta maggiore alle costruzioni, Gambara curerà gratuitamente la redazione di un progetto per un sito ad ALTO rischio sismico”. Si veda a tal proposito “Il terremoto del 28 luglio 1883 a Casamicciola nell’Isola d’Ischia”, istituto poligrafico e zecca dello stato, pagg. 250 e successive.

Sebbene proprio per l’ alto rischio sismico, al Comune vennero consigliati siti diversi. Alla fine si decise categoricamente di costruire in piazzetta Funno. Il 2 marzo 1889, il sindaco di Casamicciola Giuseppe D’Ombrè, affidò l’ incarico all’ ingegner Gambara di redigere il progetto della nuova chiesa NON mutando l’ impianto rettangolare della distrutta chiesa, di misure 33×20 “compresi gli spessori murari”. Al massimo erano ammessi piccoli aumenti in entrambe le direzioni (si è a conoscenza di un progetto antecedente datato 1884 redatto dall’ architetto Luigi Parisi). Nel febbraio del 1890 il Gambara presentò la sua documentazione. Sarà poi lo stesso Gambara a far conoscere al Comune nuove informazioni riguardanti il suolo su cui edificare “ottenute solo a progetto completato”. Il Gambara precisò che molto probabilmente nel sottosuolo di Piazzetta Funno vi erano ancora vecchie gallerie usate un tempo per l’ estrazione dell’ argilla mettendo così in guardia il Comune del pericolo verso il quale la nuova chiesa andrebbe incontro. Ciò nonostante l’8 aprile del 1890 il consiglio comunale, rifiutando i consigli del Gambara e di quanti colsero occasione per distogliere l’ attenzione da Piazzetta Funno a favore di altri e più sicuri siti edificabili,  confermava Piazzetta Funno quale sito dove il nuovo tempio sarebbe sorto. Successivamente vennero effettuati carotaggi fino alla profondità di 12 metri che permise di constatare la sicurezza del suolo, cosa questa che portò ad avere fondamenta spinte fino a 10 metri di profondità. Finalmente, il 2 settembre 1892, venne dato il via alla costruzione del tempio sotto la direzione dell’ ingegner Luigi Parisi, architetto municipale. A questo punto la domanda più importante da farci è: “Perché il Comune di Casamicciola rimase impassibile alle voci degli esperti di dover edificare altrove? Perché si volle edificare senza sentir ragioni in Piazzetta Funno, mantenendo il più possibile le misure della fabbrica prossime a quelle della distrutta chiesa? Probabilmente non lo sapremo mai. Tuttavia le stranezze non finirono lì. Dietro tutto questo tira e molla sembra che la figura del Parroco Giuseppe Morgera fu determinante. Le cronache dell’ epoca e le testimonianze di quanti lo conobbero furono concordi nell’ affermare che senza il carisma di quest’ uomo non ci sarebbe stata la nuova chiesa! Fu  il Morgera a sollecitare senza tregue la costruzione del nuovo tempio. Del parroco Morgera sappiamo che nacque a Casamicciola il 1° gennaio 1844 con parto molto travagliato, tanto che si pensò non sarebbe riuscito a sopravvivere all’ evento. Pochi sanno che a battesimo gli vennero imposti anche i nomi di Francesco ed Antonio. Il nome completo era quindi Giuseppe Francesco Antonio Morgera. Fin dalla tenera età venne affidato ai nonni materni, Francesco De Luise e Antonia Castelli risiedenti all’ epoca in Villa dè Bagni d’ Ischia (il Casino Reale, residenza dei Borboni). Il nonno Francesco, che si occupò personalmente dell’ istruzione del nipote, sognava per il piccolo Morgera una carriera militare così come fu per lui che lo portò a congedarsi con il grado di sergente. Dal 1826, anno del pensionamento, svolgeva incarichi da custode nella Villa Reale, grazie alla benevolenza di Ferdinando II di Borbone. Fu lì che il futuro parroco Morgera, negli anni adolescenziali, strinse amicizia con il Principe ereditario Francesco e fu grazie a Re Ferdinando II che il Morgera potè entrare in Seminario diventando il sant’ uomo che tutti poterono apprezzare negli anni a seguire.

All’ indomani del terremoto del 1883 venne estratto dalle macerie molto malconcio. Necessitò di una lunga degenza in un ospedale di Napoli. Fu un evento tragico che sfociò nella fobia di ritornare al paese natio. Quest’ idea, radicatasi fin nell’ anima, lo convinse a rifugiarsi a Gaeta raccogliendo l’ invito fattogli da Monsignor Nicola Cantieri. Fu quello un paese dove il Morgera già insegnò in seminario anni addietro. Fortunatamente il vescovo di Ischia Monsignor Francesco di Nicola riuscì a convincere il Morgera a far ritorno al suo paese natìo. Non sappiamo cosa si dissero. Rimase evidente la nuova forza d’ animo con la quale il parroco si battè per veder sorgere la nuova chiesa! Bisognava risollevarsi, in corpo ed in spirito. Si credette che il terremoto fu la giusta conseguenza dei “peccati” commessi a Casamicciola e tra i tanti peccatori, con spirito umile, il Morgera inserì anche se stesso. A cosa si riferisse non lo sapremo mai. Fu solo uno sfogo a tanta rovina? In molti testimoniarono che il Morgera andasse gridando: “Io voglio la chiesa, datemi la chiesa! Mi si fabbrichi la chiesa pure alle falde dell’ Epomeo, io lì andrò a radunare il mio popolo; ma presto, ma presto!” Quando il partito di Casamicciola alta, capeggiato dall’ allora sindaco D’Ombrè ottenne la maggioranza dei voti che portarono ben presto alla posa della prima pietra in località Funno, in molti (malelingue?) sostenevano che il Parroco si mise “d’accordo” con il Sindaco. Alcuni giustificavano ciò asserendo che la nuova chiesa sarebbe sorta a poca distanza dall’ hotel di proprietà del sindaco. (notizie tratte dalla biografia del Morgera ad opera di Pasquale Polito “Il Parroco Morgera – Testimonianze”).

Ritornando alla chiesa, sappiamo che i lavori furono eseguiti dall’ appaltatore Catello Buonocunto di Castellammare di Stabia e furono seguiti senza sosta proprio dal Morgera. A tal proposito si consulti “La diocesi di Ischia e le sue chiese” di Giovanni Castagna ed Agostino di Lustro, pagg. 17 e successive. In fine il 31 maggio 1896 la chiesa venne consacrata al Cuore di Gesù ed a Santa Maria Maddalena.

Rifacendoci nuovamente al “La diocesi di Ischia e le sue chiese” apprendiamo che internamente la chiesa si mostra a tre navate, dove trovano posto un totale di nove altari. Entrando, sulla sinistra, troviamo il fonte battesimale in marmo del XVIII secolo; la tomba del Parroco Morgera, un altare su cui è ammirabile un crocifisso ligneo del XIX secolo. Proseguendo, sul transetto sinistro, un altare proveniente dalla distrutta chiesa della Maddalena su cui è ammirabile una tela raffigurante la Pietà, risalente al XIX secolo, in cui sono raffigurati la Madonna con le due Marie, San Giovanni e Giuseppe d’ Arimatea. D’appresso una teca con all’ interno un mezzobusto della Maddalena, risalente al XIX secolo, con teschio e crocifisso. L’ altare maggiore è in marmi policromi e proviene anch’ esso dalla distrutta chiesa. In alto ad esso trovano posto due statue, una della Maddalena e l’ altra del Cuore di Gesù ricevute anonimamente dal Morgera. Si pensa che ad inviarle fu l’ ex Re Francesco II di Borbone, amico del Morgera fin dall’ infanzia. Il Morgerà resterà così colpito dal generoso gesto che ringraziò il “misterioso” benefattore dedicandogli un suo scritto (L’alba ed il meriggio della Redenzione ossia misteri di Maria Vergine). Non siamo a conoscenza di documenti comprovanti l’ effettiva identità del benefattore. Tuttavia l’ opinione appena riportata è oramai consolidata.  Sul transetto di sinistra trova posto un altro altare superstite proveniente dalla precedente chiesa sul quale è ammirabile una tela raffigurante l’ Assunzione risalente al XVIII secolo proveniente dalla distrutta chiesa dell’ Assunta in Piazza Bagni. Poco prima altra teca contenente un mezzo busto del Cristo. Continuando lungo la navata destra, incontriamo una tela raffigurante la Trinità, sempre del XIX secolo, la tomba di Monsignor Carlo Mennella deceduto sotto le macerie del sisma del 1883 (Monsignor Carlo Mennella fu il pastore della distrutta chiesa della Maddalena in contrada Maio; venne nominato Ausiliare del Vescovo d’ Ischia, Monsignor Francesco Di Nicola vescovo dal 1872 al 1888).

Quanto sopra è ciò che accadde ufficialmente in quel periodo e la Chiesa della Maddalena al Funno rimane ancora oggi simbolo di rinascita soprattutto spirituale.

Quello di cui però vorremmo parlarvi è qualcosa relegato ancora nella sfera del “forse”, forse si tratta di frutto di suggestione o chissà cosa. Qualcuno ci potrà vedere un ottimo spunto per un racconto di fantasia. Ma andiamo con ordine. Ad ottobre dell’ anno scorso ci ritrovammo nella Chiesa della Maddalena per ragionare su alcuni dettagli alquanto strani presenti al suo interno.

Tanto per cominciare, sull’ altare è possibile ammirare un “triangolo con occhio” al quale, successivamente, venne aggiunta una raggiera (vedi foto) che a nostro avviso completò quel già “singolare” intreccio geometrico che spesso fa tanto discutere. Noi amiamo definirlo il “Tre volte santo”. Ammirando la raggiera, che secondo alcuni risalirebbe alla fine del XIX secolo, ci venne subito in mente un analoga rappresentazione del Tre volte Santo dipinto sul soffitto di una sala nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara a Napoli…..

 

 

Guardandoci intorno notammo anche il pulpito, che molti storici locali vorrebbero adagiato su di un’aquila. Ma a noi sembrò ben altro. Quell’ uccello rispecchiava fedelmente quello presente nell’ opera alchemica “Mutus Liber” dove, colui che “tutto muove” venne raffigurato con le stesse sembianze. Per non parlare poi di un altro triangolo con occhio, decorazione ben visibile sul medesimo pulpito.


La differenza tra questo presente sul pulpito e quello sull’ altare principale, a nostro avviso, sarebbe da ricercare nelle fattezze dell’ occhio rappresentato; quello presente sull’ altare sembrava di tipo “egizio” così come ci fece notare l’ amico Paolo. Suggestione? Può darsi. Ma proseguiamo. Lungo la navata destra, dove è posto l’ altare della Trinità con omonima tela al di sopra, è presente un altro curioso particolare. Sempre grazie a Paolo, si notò che la colomba da cui partono i raggi dello Spirito Santo, raffigurata nella tela, non è centrale alla scena. In poche parole i raggi uscirebbero dal di dietro della colomba particolare questo che ci fece ipotizzare ad un’aggiunta successiva. La colomba potrebbe essere stata aggiunta successivamente per l’ appunto nell’ unico spazio disponibile. Di solito, in queste raffigurazioni, i raggi uscirebbero dal becco dell’ uccello o in generale, dall’ intero suo corpo. Inutile dire che anche in questa tela così come sull’ altare al di sotto sono presenti triangoli con l’ occhio.

 

 

 

Conseguentemente a quell’ incontro, mi domandai se la Chiesa della Maddalena a Casamicciola potesse avere delle analogie con l’ omonima chiesa in Francia, precisamente a Rennè le Chateau. Già in precedente ebbi modo di leggere al riguardo dei misteri legati a quest’ ultima chiesa. Le mie letture al riguardo le concentrai sul sito http://www.renneslechateau.it dove è possibile trovare tutto ciò che interessa il paesino francese e la sua misteriosa chiesa.

Da questo sito e dalla mole di informazioni in esso presenti, apprendiamo che il perno principale attorno cui ruoterebbero tutti i misteri di questa chiesa fu il parroco di Rennè (dal maggio del 1885) Bèrenger Saunìere (1852 – 1917). Quando iniziarono i fatti, Bèrenger aveva 33 anni. Sappiamo ufficialmente che il parroco iniziò i lavori alla chiesa nei primi mesi del 1887, iniziandola ad abbellire con splendide vetrate caratterizzate da scene legate alla vita della Maddalena. Seguì poi un nuovo altare abbellito con un bassorilievo raffigurante la Maddalena a nostro dire molto ma molto simile alla statua della Maddalena inviata dall’ anonimo benefattore al Morgera. Stessa espressione, stessa posa. I lavori proseguono quasi senza imprevisti.  Nel 1897 parte del pavimento viene ricoperto con mattonelle bianche e nere. Una scacchiera a tutti gli effetti. Essa è presente solo in fondo alla chiesa. Sarà proprio questo gruppo di mattonelle, a fornire a molti ricercatori indizi sui misteri legati al parroco ed alla chiesa. Quello che sappiamo è che il parroco trovò nascoste all’ interno della chiesa alcune pergamene risalenti al XII secolo (presumibilmente) il cui contenuto risultò in codice. Non si è capito come ma Bèrenger riuscì nella codifica. Da allora dispose di cifre elevatissime; la chiesa venne abbellita con statue e opere di ogni tipo, il parroco edificò ed abbellì tutto intorno alla chiesa. Iniziarono viaggi verso la capitale francese (secondo alcuni), sicuramente fece tappa a Lione (è documentato). In molti sono concordi nell’ affermare che il parroco del piccolo paese si consultò con “misteriosi personaggi del mondo esoterico”. Certamente, perché è ufficiale, delle sue scoperte informò i suoi superiori ma venne tutto messo a tacere. Non sappiamo esattamente cosa trovò il parroco. Sicuramente una tomba. Qualcuno ipotizza addirittura che trovò la tomba della Maddalena che, stando ai racconti o meglio alle leggende ed ai vangeli apocrifi, insieme ad altre due pie donne, giunse ad evangelizzare fino in Francia. Ma allora cosa trovò il parroco di così sconcertante da non poter essere rivelato? Forse non lo sapremo mai. Tuttavia è certo che la chiesa custodisce, con i suoi bizzarri particolari, il tanto temuto segreto. E la scacchiera è proprio uno di essi. Essa è sorvegliata dall’ acquasantiera e da Gesù ma la cosa incredibile è che l’ acquasantiera ha la forma di un diavolo, Asmodeo. Ed Asmodeo, secondo le sacre scritture, era il diavolo a difesa del tesoro del Tempio di Salomone. E fu lo stesso parroco a scrivere nel suo diario che “Gesù ed Asmodeo” giocano una partita senza fine. Altra anomalia è la presenza di una statua di Sant’ Antonio da Padova, il santo da invocare per trovare gli oggetti smarriti. Questa statua guarderebbe esattamente nella direzione laddove, in chiesa, venne trovata la misteriosa tomba. Ma non è tutto. Altri dettagli bizzarri sono da ricercare nelle stazioni della via crucis poste in essere nel 1897. Sempre a quell’ anno risalgono le statue fatte collocare lungo le pareti della chiesa; secondo molti, le loro iniziali, saltando la statua della Maddalena, darebbero la parola GRAAL. Il disegno che ne verrebbe fuori è una M. Fantasioso sicuramente ma intrigante. Del resto la lettera L, fornita dal bassorilievo raffigurante San Luca, non è precisamente in linea con le altre statua di diversa grandezza. Possibile che questo gioco di lettere fu volutamente inserito dal parroco? Secondo i documenti ufficiali dell’ epoca il parroco acquistò tutte le decorazioni collocate in chiesa grazie ad un catalogo appartenuto a Giscard, ditta di Toulouse. Le ricevute lo confermerebbero. Strano perché le stranezze ci sono e come! Per esempio nella terza stazione è raffigurato un uomo di colore nero (forse trattasi di San Tommaso che nel vangelo gnostico di Naga Hammadi viene detto essere di pelle nera) mentre nella VIII stazione sono raffigurati un: “bimbo con gonnellino scozzese ed una donna con veli da vedova” (http://www.ordinedeltempio.it/segretorennes.htm). In molti poi trovano eccessivo il numero di raffigurazioni della Maddalena all’ interno della chiesa. La cosa più importante, a mio avviso, è la possibilità di costruire al suo interno, usando punti ben precisi, un doppio sigillo di Salomone, per buona pace della Geometria Sacra. La figura in basso è presa in prestito dal sito precedentemente menzionato.

 

 

Più di una volta pensai alle stranezze di questa chiesa francese ed averne una consacrata alla stessa figura femminile a Casamicciola mi portava a fantasticarci su.

Forse fu tutto frutto della suggestione o forse il Caso volle così ma tra le due chiese effettivamente è possibile riscontrare alcune analogie. Ripetiamo. Non sappiamo se fu il Caso a giocare un ruolo importante su ciò che leggerete a breve. Noi ve li proponiamo con la speranza di fare luce su questa misteriosa ricerca tutta ischitana.

I fatti andarono così. Iniziai a giocare con i nomi dei santi posti sugli altari laterali della chiesa casamicciolese. Inizialmente non ottenni nulla di comprensibile fino a quando il foglietto con gli appunti non capitò di fianco al foglio dove avevo appuntato il nome e cognome del parroco Morgera. Mi accorsi che le iniziali di San Giuseppe (primo altare sulla destra) e di Sant’ Antonio (primo altare a sinistra) si sposavano bene con il nome del parroco formando con quest’ ultimo un nome assai noto: Gian Giuseppe. Mi domandai, incuriosito, se ci fosse dell’ altro. Inizialmente non ottenni nessun risultato ma ricordai, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, che il parroco Morgera aveva altri due nomi. Con questo dettaglio non di poco conto mi accorsi che in questo modo si poteva leggere una frase di senso compiuto! La frase è la seguente e tra parentesi le lettere utilizzate relative ai santi delle navate:

 

(GI)(AN) Giuseppe Francesc(AN)o (CR)(TR)(AS) Antonio (Ma) M(P)orgera

Ipotizzai che ci si riferisse ad una posizione ben precisa all’ interno della chiesa; Ma è l’ abbreviazione del quadro della Madonna di Pompei e di Sant’ Antonio abbiamo una tela sempre lungo la navata sinistra.

Ovviamente potrebbero esserci altre interpretazioni. Tuttavia la prima parte della frase è chiara. Un Gian Giuseppe (San Giovan Giuseppe della Croce) compie un azione (Porgerà). E’ interessante notare come l’ ideatore del rebus abbia giocato sul cognome del parroco!

(GI)(AN) Giuseppe Francesc(AN)o (TR)(AS) Antonio (CR) (M) (P)orgera

 

Essendo la tela dell’ Assunzione preesistente, per forza di cose ci fu bisogno del gruppo TR per dare un senso alla frase. L’ altare della Trinità è stata la migliore soluzione. Il gruppo “CR” può essere considerato l’ abbreviazione di CROCE.

Ad ogni modo le lettere usate sono state le seguenti:

San Giuseppe – GI

Sant’ Antonio – AN

Annunziata – AN

Crocifisso – CR

SS.Trinità – TR

Assunzione – AS

Madonna di Pompei – MA

Pietà – P

Tutto frutto dell’ immaginazione? Il Caso si è divertito alle nostre spalle? Tutto può essere. Tuttavia non è finita qui. Dal giorno in cui ebbi tra le mani questa frase, mi scervellai su cosa volesse significare. Inizialmente focalizzai la mia attenzione sulla Chiesa di Sant’ Antonio adiacente al cimitero di Casamicciola che, è storia, venne edificata dal cognato di San Giovan Giuseppe della Croce e fu l’ unica chiesa risparmiata dal sisma del 1883. Grazie a qualche ricerca storica seppi che questa chiesa subì radicali lavori di ristrutturazione. Della vecchia chiesa non esiste più nulla. Ma allora di quale San Giovan Giuseppe si parlava? Grazie al già citato lavoro di Castagna – Di Lustro “La Diocesi d’ Ischia e le sue chiese”, appresi che all’ interno della sagrestia della Chiesa della Maddalena a Casamicciola era conservata una statua lignea risalente al XIX secolo di San Giovan Giuseppe della Croce, circondato da angioletti. Uno di loro aveva in mano una piccola croce di metallo rivettata nell’ atto di porgerla a qualcuno. In breve seppi che la statua venne spostata al Museo Diocesano di Ischia Ponte ed è lì ammirabile fin dal 2004. Sappiamo anche che la statua in questione subì un restauro negli anni ’80 del secolo scorso e purtroppo su di essa non sono presenti firme  o dettagli in grado di fornirci ulteriori informazioni su chi potè realizzarla. Grazie ad alcune informazioni si è appreso anche che essa era custodita nella chiesetta del Crocifisso, al Mortito in località Cretaio. Essendo la chiesa in completo stato di abbandono, si pensò di trasferire la statua del Santo nella Chiesa della Maddalena a Casamicciola. Proseguiamo con le ricerche. Di seguito una ricostruzione grafica della croce:

 

 

Il numero totale dei rivetti presenti sulla croce è 64 e questo particolare mi incuriosì non poco. In fatti 64 è il numero delle mattonelle sorvegliate da Asmodeo e da Gesù nella chiesa della Maddalena a Rennè le Chateau. Per questo motivo, assurdo per assurdo, si potrebbe ipotizzare che anche nella Chiesa della Maddalena a Casamicciola ci siano 64 mattonelle “particolari”. Sfortunatamente però, anni addietro, l’ intero suo pavimento venne sostituito con uno analogo, in cotto fatto a mano. Il perché lo ignoriamo. Qualsiasi cosa ci potesse essere sul quel pavimento è persa per sempre, almeno ufficialmente. Conseguentemente la pista delle mattonelle si concluse in breve tempo. Ma quali altre strade si potevano percorrere? Sappiamo dalla matematica che è definito “cubo perfetto”  un qualsiasi numero naturale la cui radice cubica corrisponde ad un numero intero (wikipedia). In poche parole parliamo del volume calcolabile di un cubo avente per lato un numero che, moltiplicato per se stesso tre volte, fornisce come risultato un numero pari. Il 64 è uno di essi. Lo si ottiene moltiplicando il 4 per se stesso tre volte. Se così fosse, la croce del Santo indicherebbe un cubo ed il suo relativo volume. Ma dove? Verosimilmente in chiesa!

Forse non sapremo mai se quanto sopra sia frutto del caso o potrebbe esserci dell’ altro. Non abbiamo neanche certezza di chi possa esserci dietro tutto ciò. Ma forse un nome possiamo farlo. Siamo negli anni ’20 del secolo scorso; in un opuscoletto intitolato “Il labirinto”  – Il filo d’ Arianna 1987/1 – realizzato per la “Biblioteca Enigmistica Italiana G.Panini”, apprendiamo che ad Ischia era attivo un gruppo di enigmisti formato principalmente dal sacerdote e insegnante di matematica nell’ Istituto tecnico di Lacco Ameno Professor Rinaldo Piro e dalla figlia del direttore dell’ Osservatorio sismico di Porto d’ Ischia Paolina Grablovitz. Grazie a queste iniziali informazioni, contattammo direttamente il Dottor. Giuseppe Riva, curatore della Biblioteca Enigmistica Italiana. Grazie al suo preziosissimo aiuto, venimmo a conoscenza che nostro Giulio Grablovitz era registrato nei loro archivi in qualità di enigmista con pseudonimo ”S.Giusto”, tra l’ altro “fedele seguace della – Corte di Salomone – con la quale collaborò dal 1921”. Lo pseudonimo era più che lecito: San Giusto fu il quartiere dove nacque! Siccome enigmisti non si diventa dalla mattina alla sera, è verosimile ipotizzare che il Grablovitz lo era da sempre; una dote innata! E questa dote certamente gli servì quando riuscì a decifrare un misterioso orologio solare, uno dei suoi primi studi giovanili.

Possibile che ci sia lui dietro l’ enigma degli altari? A noi verrebbe da rispondere affermativamente. Tuttavia, ricordiamolo, siamo ancora nel campo delle ipotesi e la sua venuta ad Ischia non avvenne certo all’ indomani del terremoto. Tuttavia è altamente probabile che dietro di tutto ciò possa esserci la sua mente da enigmista. A noi piace pensarlo.

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