Tra le pieghe del tempo

Tratto dal seguito di “Epomeo, figlio di Agarthi”:

 

 

Un pomeriggio d’ inverno, nel riordinare la nostra libreria, ci capitò tra le mani un libricino dal titolo “Ischia dimenticata“ di Edgar Kupfer-Koberwitz. Ci ritornò alla mente “Epomeo, figlio di Agarthi“ ed un curioso trafiletto ci ritornò alla mente:

«[…] Una volta c’era in Italia una famosa rabdomante che

venne a Ischia. Lei non voleva andare alla spiaggia di Citara,

diceva nemmeno per un milione nessuno l’avrebbe convinta ad

andare in barca in certi posti al largo, davanti alla spiaggia,

dove c’era, secondo lei, una città sommersa».

Queste poche righe ci incuriosirono non poco e non passò molto tempo prima che ci mettemmo all’ opera grazie all’ aiuto dei nostri amici. Ci chiedemmo come mai una persona, in quel caso una rabdomante, in grado già di lavorare con energie sottili, avesse quel genere di paure. Di seguito il dialogo avuto:

D: Cosa mi sapete dire al riguardo della rabdomante e della sua paura?

R: Le cronache tramandano questi ricordi ma sono sbiaditi dal tempo passato. Voi volete riportare alla memoria antiche vestigia perse tra le pieghe del tempo. Le sue mura giacciono ancora sotto la sabbia

D: Di cosa stiamo parlando?

R: Di una città. Era romana. Al suo tempo era ricca e potente.

D: E cosa centra la paura per il mare di Citara?

R: Si credeva che al largo della spiaggia ci fossero entità senza pace

R: Il pericolo era reale. Un vulcano esplose e la città si inabissò

D: Spiegatevi meglio per favore

R: Dove ora c’è mare un tempo vi era una città. Essa si inabissò a causa di un’esplosione vulcanica ma le anime di coloro che l’ abitavano rimasero intrappolate e non trovarono più pace.

D: Come mai oggi nessuno ne parla?

R: le anime di coloro che abitavano quei luoghi vennero trovate da entità umane e videro che esse erano intrappolate nel vostro mondo. Vennero liberate ma non andarono verso le loro luminose strade. Sono ancora lì. Quelle anime si placarono quando ritrovarono la libertà ma era libertà illusoria. Vagano senza la Luce.

D: Avete informazioni da darci al riguardo della città?

R: Vennero inviate navi

D: In che senso?

R: Dopo la sua scomparsa, quando il fuoco si placò, vennero inviate alcune navi per capire cosa fosse accaduto. trovarono solo il malinconico mare ma della città non trovarono niente. Dove c’era terra trovarono acqua.

Questo è quanto. Mai immaginammo che potesse esserci qualcosa di simile al largo di Citara. Possibile che ci sia del vero in tutto ciò? Difficile dirlo. Forse qualche storico potrà indagare animato da nuovi stimoli. Solo il tempo ce lo dirà.

 

 

 

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