Succhivo, un oblio che dura da secoli

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                                      Spiaggia di Cava Grado.

Qualche volta, conversando del più e del meno, capita di ricevere “informazioni” su luoghi la cui storia può sembrare ovvia e priva di eventi degni di nota. In questo caso parliamo della frazione di Succhivo appartenente al comune di Serrara Fontana. Prima però di passare al dialogo avuto in merito a questo ridente paesino è d’ obbligo fare un po’ di luce su quella che è stata la sua storia. Prima testimonianza scritta dalla quale inizieremo le nostre ricerche è il lavoro del dottor GianAndrea D’Aloisio, “L’infermo istruito nel vero salutevole uso de’ rimedi minerali dell’isola d’Ischia”, datato 1757. In questo oramai raro volume, l’ autore accenna ad una località chiamata Gradone “o marina di Sant’ Angelo” appartenente al casale di Serrano e Fontana senza però dilungarsi in ulteriori dettagli. Al fine di fare chiarezza in merito passiamo quindi al lavoro del medico calabrese Giulio Jasolino che, nel suo “De’ rimedi naturali che sono nell’isola Pithaecusa, hoggi detta Ischia”, al capitolo XL fornisce informazioni in merito ad una località chiamata “Bagno di Gradone”. Lo studioso calabrese specifica che detto bagno è sito vicino al monte di Sant’ Angelo la cui acqua copiosamente scaturisce nella suprema parte del lido. Sarà poi la volta di Padre Camillo Eucherio de Quintiis nel 1726 a ricordarci nel suo “Inarime o i bagni di Pitecusa” la presenza di una fonte chiamata “Bagno Gradonis”. Al verso 1270 non solo si accenna a questo bagno ma viene specificato che esso non è da ricercare in Sorgeto e soprattutto non è il bagno che “l’ Angelo custodisce” che, a mio parere, vuole riferirsi a qualche sorgente in Sant’ Angelo. Quindi di cosa parliamo? In nostro aiuto ci viene un’ edizione del XVII secolo della “Carta di Ortelius” in cui il “Bagno di Gradone” viene collocato dove effettivamente oggi è collocata la spiaggia di Cava Grado. Ciò può far supporre, così come evidenziato in numerosi documenti coetanei di Jasolino, che la linea costiera del luogo era da ricercare più al largo. A riprova di ciò sono ancora ben evidenti vasche di differenti misure direttamente scavate nella roccia in loco che un tempo sono servite all’ uso delle acque sorgive. Cava Grado potrebbe ritenersi quindi, senza errare, il primo nucleo intorno al quale si sviluppò l’ abitato odierno di Succhivo. Chi ha avuto la fortuna di visitare questa piccola baia si sarà accorto delle numerose sorgenti termali, molte delle quali posizionate lungo il bagnasciuga. Per avere informazioni a cui aggrapparci riguardanti l’ abitato di Succhivo non possiamo ignorare il mastodontico lavoro del Professor Agostino Di Lustro pubblicato su “La Rassegna d’ Ischia n° 4/2012”. Il toponimo Succhivo o Socchivo, secondo le ricerche dell’ instancabile professore, compare per la prima volta nel 1510 nei documenti del convento agostiniano di Santa Maria della Scala del borgo di Celsa e successivamente ricompare in un altro documento del 1523 unitamente al toponimo “Lo Grado”. All’ epoca dei fatti viene citata la famiglia “Fogliano” ivi residente. Il borgo dovette poi espandersi a tal punto che necessitò di un luogo di culto tant’è che in un documento del 1701 si apprende della fondazione di una cappella consacrata a Santa Maria di Monte Vergine anche se si è a conoscenza di un precedente documento datato 29 gennaio 1684 nel quale viene specificata la costruzione di una cappella consacrata alla Madonna di Monte Vergine in località Fumerie e ciò potrebbe farci pensare che la primitiva cappella venne poi riedificata dove è tutt’ ora. Non vi è testimonianza scritta invece riguardo a quanto scrive Giuseppe d’ Ascia nella sua “Storia dell’ isola d’ Ischia” del 1867 dove viene descritta una chiesetta dedicata a San Giovanni. Tuttavia sarà proprio in questo lavoro del D’Ascia che apprendiamo di un avvenimento alquanto curioso verificatosi al suo tempo:

“Ci hanno raccontato alcuni giovani foriani che – nel 1861 si portarono in compagnia di altri più visionari di essi a scavare nel fondo della detta valle di Socchivo, colla speranza di rintracciare un tesoro promesso in sogno ad uno stagnaio: spesero circa 40 lire, eccitarono il riso degli uomini seri, le apprensioni di quei villici, le ire delle autorità municipali del Comune; dovettero sospendere la pazzia intrapresa, perché impediti e minacciati, però rinvennero nel terreno scavato delle monete antiche, delle quali alcune pervennero ancora nelle nostre mani, e furono consegnate a distinto personaggio. Erano monete di bronzo, alcune delle quali romane antichissime.”

Ma il D’Ascia, sempre ne suo lavoro, tiene a precisare che il Dottor De Rivaz fu l’ unico a credere al fatto che laddove oggi sorgerebbe Succhivo un tempo ci fosse una città, e che essa quasi sicuramente non era da confondere con l’ insediamento romano che un tempo occupava il territorio di Panza (Pansa Vicus).

Il Dottor Jacques Etienne Chevalley de Rivaz, di origine svizzera fu autore di una “Descrizione delle acque termominerali dell’isola” la cui diffusione produsse ben 6 edizioni nell’ arco di venti anni. In esse descrisse anche alcune tombe viste scavare nella Valle di S. Montano. Inutile dire che i suoi studi influenzarono notevolmente l’ operato di Buchner che portarono negli anni ’50 verso gli scavi archeologici di cui tutti siamo a conoscenza. Ma perché il De Rivaz, appassionato archeologo, era così tanto convinto del fatto che a Succhivo un tempo ci fosse altro? Fatte le dovute premesse passiamo al dialogo…

D: Molti dicono che un tempo dove oggi sorge Succhivo ci fosse in antichità una città. E’ vero?

R: Era una città che aveva la terra che tremava. Il suo tempio consacrato a Zeus era una meraviglia. Sconvolgimenti tellurici la distrussero. Sopraggiunse anche un maremoto

D: Puoi dirmi altro?

R: Era una città che per importanza prevaleva sulle altre. Fece delle sue terme un’ eccellenza. Erano ubicate dove un tempo era la foce. Oggi c’è una sorgente ancora usata. I templi più importanti erano dove oggi è Sant’ Angelo. Grande era la sua estensione. La sua necropoli un tempo occupava la zona dove ora c’è divertimento estivo. Una grossa locanda sorge oggi al suo posto. Molti splendidi edifici si affacciavano dove oggi si ammira la spiaggia che fu di Grado. Laddove è il tempio alla Vergine oggi, un tempo c’erano strade e numerose botteghe. Molti di voi sanno ma tacciono per paura. Molto è stato mangiato dal mare e molto altro devastato dalla terra. Immagina che un tempo lo scoglio che tu chiami “dei re” era una collinetta. Voi cercate la storia altrove ma molto ancora ignorate ma la vita continua. Molti di voi abitano in case costruite su case ben più antiche.

Questo è quanto. Non è che abbiamo volutamente dimenticato una parte importante del nostro passato? Chissà cosa sarebbe accaduto se Buchner avesse scavato anche a Succhivo così come fece a Monte Vico……

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