L’ energia Micaelica

Dopo una lunga pausa, rieccomi a Voi con un nuovo articolo. Nell’ attesa di poter dedicare del tempo ad “Atlantide – parte seconda” di seguito un ESTRATTO dal mio nuovo libro di prossima pubblicazione. Non posso ancora rivelare che tipo di ricerche ho portato a termine ma sicuramente questo nuovo lavoro avrà un seguito perchè c’è ancora molto su cui lavorare.

“Nel maggio del 2014, Io e Daniela ci recammo in pellegrinaggio a Monte Sant’ Angelo. Spinti da un desiderio comune di rendere omaggio all’ Arcangelo, ci mettemmo in viaggio per il Gargano. Giunti sul posto l’ impatto non fu dei migliori; il paese era un immenso bazar dove tutti vendevano di tutto. Il Santuario, facilmente raggiungibile a piedi dal parcheggio sito ai margini del paese, fin da subito ci trasmise maestosità e reverenza.     In pochi minuti già discendevamo i gradini per la grotta. La grotta, misteriosa ed arcaica, sembrò non avere età, quasi come se il tempo al suo interno non avesse mai poggiato le sue “mani”. Rimanemmo al suo interno per una buona mezz’ ora se non di più. Ricordo che già dopo pochi minuti i nostri corpi erano percorsi da formicolii sparsi un po’ ovunque tanto che una volta usciti all’ esterno, per le successive ore, i nostri corpi continuarono ad essere elettrostatici! Quella notte in albergo accadde una cosa strana; entrambi sognammo…

 

Daniela sognò di essere una “sciamano” intenta ad operare a mani nude un uomo, sofferente di un male all’ addome. Era abbigliata con una specie di tunica. La scena si svolgeva in una sorta di villaggio, le fattezze degli abitanti non erano certamente quelle caucasiche. La scena si svolse in un ambiente illuminato dal fuoco in una sorta di capanna. Intorno a Lei tante persone.

Sebbene quelle persone avevano già assistito a quella scena, ogni volta era come la prima. Meraviglia, stupore e rispetto. Un rispetto dimostrato da un silenzio innaturale, difficile da trovare in una folla di curiosi.

Io sognai di essere in una cittadina, le cui abitazioni rilucevano di un bianco candido, intorno a me vi erano porticati e colonne sparse un po’ ovunque. In lontananza il mare ma non vedevo montagne, solo tetti e terrazzini. Il cielo era sereno e mi trovavo dinanzi ad una scala che immetteva in un ambiente sotterraneo. La scala, i cui primi gradini erano in marmo, era circondata da un parapetto in mattoni e marmo su cui erano poggiate delle colonne di circa un paio di metri che fungevano da supporto ad una sorta di tetto grande abbastanza da coprire l’ accesso e la scala. Di fianco a me una signora vestita con una specie di tunica bianca e strisce rosse con i capelli raccolti sulla testa che lasciavano intravedere una treccia arrotolata. Riconobbi in lei una mia attuale parente. Scendemmo giù per le scale e dopo qualche gradino sulla mia destra vidi che vi era un muretto fungente da piccolo ripiano. Già dopo pochi gradini mi accorsi che nei lati trovavano posto delle mummie adagiate su dei lastroni di pietra, tutte allineate di lungo sotto il muro. Ricordo che sopra uno di questi muretti era appoggiato uno strano oggetto che lì per lì pensai fosse appartenuto alla mummia adagiata subito sotto. L’ oggetto sembrava essere una sorta di “bussolotto” color oro formato da un corpo centrale e da una serie di rondelle ruotanti. Lo presi in mano e mi accorsi di poterlo aprire in due. I due corpi in cui si divise, rivelarono all’ interno altre rondelle e su di una in particolare erano incisi dei numeri che mi diedero l’ impressione di un codice.Riposai l’ oggetto e continuammo la discesa. L’ ambiente si andava allargando sempre più. La scalinata proseguiva nel sottosuolo. Dinanzi a noi scorgemmo delle persone in processione con un uomo abbigliato con una tunica ed un cero in mano. Da li a poco prendemmo un altra direzione. Nello scendere ricordo che mi soffermai su di un pianerottolo dal quale si accedeva ad un altro ipogeo. A quest’ ambiente era possibile accedere per mezzo di una grossa porta in bronzo sulla quale erano presenti in rilievo una moltitudine di simboli e disegni tra i quali sfingi, piramidi, un sole e alcune stelle e molti altri di natura egizia. La grossa porta era semi aperta, avevo la sensazione che quell’ ambiente non era la nostra meta. Diedi un occhiata per vedere meglio. Un enorme ipogeo accoglieva una miriade di sarcofagi aperti con mummie al suo interno e sulla destra un ulteriore scalinata che continuava a scendere verso altri ambienti. Il sogno si interruppe lì. Successivamente quella notte feci un altro sogno. Mi trovavo in una casa, intorno a me l’ ambiente era abbastanza grande. C’ era un grosso camino acceso, delle poltrone ed un tavolino posto dinanzi al camino. Ero abbigliato con abiti di inizio ottocento, l’ ambiente era illuminato solo da qualche candela e dalla luce del fuoco. Dinanzi a me, sulla poltrona era seduto una persona di una quarantina d’ anni, che riconobbi essere un mio parente molto stretto. Stavamo discutendo. Le nostre opinioni erano divergenti. Entrambi facevamo parte di una società segreta ma avevamo gradi diversi. Nella mia mano un piccolo libro. Su di esso erano descritti dei rituali che permettevano lo sviluppo di particolari poteri psichici che la nostra società permetteva di praticare solo a pochissime persone. Si discuteva perchè l’ altra persona voleva a tutti i costi impossessarsi di quella sapienza per fini personali o comunque sminuirne l’ importanza. Alla fine ricordo di aver gettato nel fuoco quel libro. Fu l’ unica soluzione.

Quella notte finì così. Ci svegliammo increduli e frastornati. Non capimmo cosa fossero quei sogni ma certamente eravamo consapevoli che l’ energia del Santuario ne fu la causa”.

 

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