Viaggio nella Terra interna

Non voglio dilungarmi in inutili parole, questa storia non ne ha bisogno. I nostri cuori non ne hanno bisogno. Ringrazio il fratello Massimiliano Steffen per la gentilezza dimostrata nel concedermi di condividere su queste pagine la sua esperienza. Buona lettura.

Tutto inizia con una semplice visita ad un cerchio nel grano, comparso nell’ estate del 2004 ad Acqui Terme, presso gli antichi archi Romani. Quel giorno, vi entrai con la semplice curiosità di chiunque vi si trovi per caso. Curiosai e scattai alcune foto, poi, dopo qualche minuto, me ne andai pensando che qualche perditempo avesse fatto un bel danno al povero contadino. Nulla mi passò per la testa, se non questo. La sera trascorse, e me ne andai a dormire.

Il mattino seguente, mi alzai e subito mi resi conto che era come se nella notte non avessi nemmeno dormito e rimaneva un nero assoluto, una sensazione stranissimo. Me ne andai a lavorare e subito dopo qualche minuto, cominciai ad avere dei dolori alla testa, mai provati prima oltre a nausea e continui addormentamenti. Verso metà giornata all’improvviso mi apparvero dei simboli strano di color blu negli occhi chiusi e mi accorsi che li vedevo lo stesso, erano nella mente. Cercai di capire, ma erano simboli mai visti prima e sentivo strani ronzii alle orecchie. Poi, dopo circa un quarto d’ora, tutto passò. Trascorsero i giorni, e mi accorsi che mi accadevano cose strane, curiose coincidenze, incredibili e sincronicità mai accadute prima, e compresi che c’era qualcosa che voleva farmi capire che stava cambiando la mia prospettiva e cominciai a pormi delle domande a cui non riuscivo a dare risposta.

Successivamente, circa quindici giorni dopo i fatti appena descritti, una sera, intorno alle 11:50 mi accingevo a spegnere la luce della cucina, quando mi sentii chiamare alla porta d’ingresso. Era mia madre che mi diceva «apri, sono la mamma». A quell’ora pensai subito male, e aprii la porta. Di fronte mi trovai un personaggio alto circa 1,90 mt, biondo cenere. Restai sbalordito e stordito al tempo stesso e chiesi a lui dove fosse mia madre! Lui mi sorrise, scosse la testa e mi disse «devi subito andare dove soffiano i sette venti, vedrai cadere a terra un tenue filo di luce, c’è un tunnel, ci dovete entrare! Ti stanno aspettando!» Io gli chiesi chi fosse e come è possibile che avesse utilizzato la voce di mia madre, ma egli con molta naturalezza mi rispose «perchè, c’è differenza?» Restai basito, poi dissi a lui «forse sarà meglio che andiamo insieme, no ?». Egli mi rispose che non poteva, così io gli dissi che avrei preso le chiavi e sarei arrivato subito. Prendo le chiavi, mi rigiro fuori ed egli era sparito.

Mi fermai un momento a riflettere e ricordai che effettivamente, non lontano vi era una cascina posta in collina che si chiamava sette venti . Considerato l’aspetto dell’uomo piuttosto inusuale, uno strano indumento bianco con decori ed un simbolo al centro della tunica, cominciai a pensare che ci fossero delle connessioni con quanto mi era successo nei giorni precedenti. Fui scosso da un moto di paura e fui sul punto di chiudermi in casa, ma dopo circa cinque minuti di riflessioni confusionarie, decisi di prendere la macchina e di incamminarmi. Il luogo distava due chilometri ed una volta giunto sul posto non mi sembrò di scorgere niente di particolare, così fermai l’automobile e scesi. Ad un tratto notai però un filo di luce azzurra, il filo di cui lo strano essere mi parlò. Da quel filo di luce sembrava diffondersi una nube ma non si notava altro. Mi avvicinai con la macchina il più possibile, e poi preseguii a piedi in direzione di quel filo di luce, addentrandomi in que campo. Mentre mi avvicinavo, due figure iniziavano a vedersi distintamente. Con grande stupore vidi che c’era una bambina di circa dieci anni ed un carabiniere in divisa. Li guardai e chiesi a lui cosa stesse succedendo. Lui mi rispose di avere lo stesso quesito e di non sapere come era arrivato fin li.

«Mi hanno detto che devo entrare lì, lo hanno detto anche a te ?» mi chiese il carabiniere ed io risposi affermativamente. Dinnanzi a noi vi era uno strano ingresso scarsamente illuminato. Mille pensieri sia aggrovigliavano nella mia mente, trascorse qualche istante e la bambina ci prese entrambi per mano e ci disse «allora signori andiamo o no ?» frastornati e sconcertati entrambi dal quel gesti ci convincemmo ed entrammo. Nello stesso istante mi ritrovai inspiegabilmente davanti lo stesso individuo che era comparso a casa mia e che aveva la voce di mia madre. Quest’ultimo mi accolse con fare gentile, mi prese entrambe le mani e disse «perdonaci, ma non è ancora finita, ora dovresti entrare in quel muro bianco», io osservai che era della stessa consistenza del latte ma era un muro d’energia. Dopo un istante di titubanza mi avvicina, poggiai la mia mano e nonostante tutto un senso di fiducia si impadronì di me. Non avevo nessuna paura, mi sembrava di avvertire in me un potente richiamo interiore. Assuefatto da quella piacevole sensazione di fiducia, mi immersi in quella luce e persi le cognizione del tempo. Dopo un lasso di tempo indefinibile sentii riaffiorare la parte cosciente di me e mi sentii chiamare per nome ed una mano afferrò la mia. Venni accompagnato fuori dal quella luce lattiginosa. La mia vista sembrava più vivida, con nuovi toni e colori ed iniziani ad osservare l’interno di quel posto non capendo ancora di che luogo si trattasse. Lui osservava compiaciuto il mio interesse ed io continuavo a non comprendere. Ad un tratto mi resi conto che ai miei occhi sembrava quasi trasparente. Vedevo un’altro uomo seduto su uno strano sedile ancorato al soffitto che sembrava un’estensione di esso. Lui gesticolava dinnanzi alle luci colorate che scaturivano da quel quadro e sembrava si fondessero insieme alle sue dita. Erano simboli che toccavano le sue dita. Poi la mia attenzione divenne più espansa e notai dei movimenti intorno a me, guardai sotto e vidi un passaggio sottostante. Era giorno, erano dei boschi verdeggianti che si muovevano sotto ai miei piedi, all’indietro. Compresi com sgomento che mi trovavo su un oggetto in movimento e che volava in avanti. Nel frattempo rimasi solo con il pilota, presi coraggio e gli chiesi «ma cos’è tutto questo?», egli mi rispose ancor prima che potessi terminare la frase che si trattava di un velivolo per i piccoli spostamenti. Come un ingenuo parlai di nuovo «ma è una specie di aereo?», «Si! A carbone!» mi fece eco il pilota in tono divertito e scherzoso. Ad un tratto iniziarono a vedersi delle costruzioni, ma era tutto talmente rapido che non riuscivo a mettere a fuoco. Alzai lo sguardo e vidi in lontanaza quelle che mi sembrarono essere sei piramidi Aztheche o Maya, tre a sinistra e tre a destra ed un molto più grande al centro. Si trattava di piramidi a gradoni ed erano completamente ricoperte di un rigoglioso e splendido tappeto d’erba verde. Sopra ognuna di esse, a sinistra e a destra, vi era una grossa sfera di luce celeste brillante.

Stavolta il pilota mi rispose senza nemmeno lasciarmi il tempo di formulare la domanda, «sono convogliatori di energia cosmica che viene agganciata e distribuita con sistemi completamente diversi dai vostri». «Sono simili alle piramidi Azteche, come mai?», non mi rispose lasciando che io comprendessi da me. Probabilmente qualcuno di quelle antiche civiltà vide quei luoghi e tentò di riprodurli. Dopo aver oltrepassato quel luogo, il velivolo rallentò. «Stiamo per atterrare vero?» chiesi io. Mi rispose affermativamente e così mentre terminava il dialogo, scese, fermandosi a pochi metri dal suolo. Sulla destra si aprì uno sportello e vidi arrivare incontro a me un giovane moro.

«Ora puoi scendere con me», mi voltai salutai il pilota e mi rivolsi verso l’uscita. Vi erano altre navi come quella, erano dischi che riflettevano la luce come se fossero fatti di metallo / cristallo dorato e ramato al contempo, uno strano e affascinante effetto cromatico. Scendendo quella scaletta di pochi gradini, sospesi inspiegabilmente, misi i piedi a terra con cautela, una pavimentazione che rifletteva cielo e nuvole di un bellissimo colore rosato. Alzai lo sguardo e quel ragazzo mi osservò compiaciuto dall’imbarazzo così lampante sul mio volto. Mi tese il braccio e dissi «sù vieni con me». Pochi passi e salimmo su un’altro veicolo galleggiante a circa 30 centimetri dal suolo. Sopra vi era già quel carabiniere ed un’altra ragazza che non avevo ancora incontrato. A quel punto notai che noi tutti non indossavamo più i nostri abiti originari, ma vsti lunghe e bianche.

Anche quel velivolo disponeva di un pilota e di un sistema di guida simile a quello del precedente mezzo di trasporto, ma estremamente più semplice. Il velivolo si mosse, imboccando un viale di vetro nero come il fumo. Cominciai ad osservare in giro e a sinistra vi erano degli alberi che ricordavano l’aspetto dei pini. Ad un tratto il viadotto si allargò, c’era una rocca alta una cinquantina di metri con una cascata, un bosco ed un laghetto d’acqua limpida con un piccolo rio che passava sotto la strada che percorrevamo. Mentre avanzavamo a lieve velocità, alla mia destra notai un uomo vestito con una tunica bianca adornata da orli blu e oro, con un ulteriore orlo alla base color verde smeraldo. Quest’ultimo alzò il braccio in segno di saluto. Intoro c’èra una specie di orto spontaneo, così casuale nella sua disposizione da non sembrare come i nostri orti ben squadrati e lineari ed al contempo era adorno di piante che non avevo mai visto prima.

Inoltre quell’ incantevole costruzione sembrava ottenuta da un’unico blocco di roccia, decori di fattezza divina e forme di un’armonia mai vista prima d’ora. Ve n’erano anche altre in lontanaza. Mentre osservavo quel ragazzo, percepivo un senso di antica conoscenza, come se in qualche il mio astante sapesse mi conoscesse da tempo e sapessi benissimo chi io fossi. Mentre ci spostavamo, lo persi di vista. C’erano strane sculture in pietra e cristallo luminescente, alte anche tre o quattro metri. Ad un tratto arrivammo ai piedi di una piccola collinetta di nuda roccia, non più alta di cinquecento metri. Il velivolo si fermò d il pilota si girò verso di noi e ci disse che potevamo scendere e noi così facemmo.

«Ora dovete aspettare qui un momento e arriveranno i miei compagni ad accogliervi», così il pilota si allontanò. Dopo qualche minuto di impaziente attesa mi arrampicai qualche metro per vedere se arrivava qualcuno ma nulla. Ad un certo punto sentii un tonfo provenire dall’alto di quel monte e apparvero dal nulla tre gradoni larghi un centinaio di metri, poi un’altro tonfo e apparvero quattro colonne alte una settantina di metri, poi ancora un’altro tonfo ed infine apparve dal nulla una cupola che sovrastò il tutto. Ogni cosa era meravigliosamente decorata, appartenente ad un’arte che i miei occhi non avevano mai assaggiato. Una lieve polvere svanì quasi subito e l’incanto prese il mio essere in ogni sua parte. Stupore e meraviglia si diffusero in ogni fibra del mio essere. Avevo creato un tempio in cinque secondi teletrasportando la roccia in eccesso e rendendone un’opera maestosa fatta apposta per accoglierci. La meraviglia non era ancora finita. Pochi istanti più tardi, da quelle colonne fuoriscirono alcune persone con una luce brillante fuoriscirgli dal ventre. Questi volando vennere incontro a noi. Io ero letteralmente pietrificato dallo stupore. Uno di loro venne verso di me e mi prese per mano. Sentii il mio essere divenire leggero come l’aria stessa, e questo mi portò con lui e così fu anche per gli altri. Arrivammo alla base di quel tempio e sentii recuperare il mio peso non appena toccammo terra. «Laggiù vi è la tua insegnante personale» mi disse dolcemente la guida, «Va da lei, è li solo per te». Mi osservai attorno e vidi che avevano creato un intero ambiente arredato di ogni meravigli solo per quell’evento. Andai da quella che mi fù indicata come mia insegnante la quale, in piedi, mi accolse mettendomi le sue mani sulle spalle e mi salutò in un modo che mi lasciò di sasso : «un saluto alla divinità che ti dimora, dalla mia, siediti ».

Davanti a me vi era un tavolo piccolo che aveva la superficie che sembrava muoversi, lei si sedette e lo toccò. Stavo per chiederle come si chiamasse ma le di disse «osserva qui». Apparve la carta geografica dell’Europa, ma in modo reale come se fosse vista dal satellite ma rovesciata al contrario. La Francia era a destra e la Jugoslavia a sinistra. Lei mi chiese «tu dove abiti» ed io indicai il piemonte e dissi «ma la carta è sottosopra, perchè?» e la risposta fù «vedi, voi vi vedete da sopra, noi vi vediamo da sotto, perchè siamo all’interno della madre terra» io risposti «ma ho visto le nubi ed un sole brillante» e lei «ma certo mio caro, vi è un mondo nell’interno sennò come faremmo a viverci?». Mi agitai e mi alzai, sembrava che la testa mi girasse tutt’attorno e non capivo più nulla. Un ragazzo giovanissimo mi venne vicino e accarezzandomi le braccia cercò di calmarmi. Mi sentivo mancare, tutto ciò per me era inconcepibile. Poi, quando mi sedetti calmato dalal radianza interiore di quel ragazzo, lei continuò, iniziando un discorso in tono tutt’altro che felice.

«Ora verrai accompagnato da un mio maestro temporale, egli ti mostrerà alcune vie che l’umana creatura dovrà scegliere». Mi accompagnarono all’interno di una scala, c’era un uomo che dimostrava non più di quarantacinque anni, era in piedi al centro della sale. Mi osservò e non disse un parola. Mi sentivo al cospetto di u n giudice che sapeva leggere la mia vita. Le mie mascelle sembravano serrate, i miei occhi sbarrati all’ignoto inconsapevole che ero. L’uomo alzò il palmo ed indicò una parete di fronte a noi. Ne scaturì una luce che proiettò immagini olografiche che sembravano finestre sul tempo reale. Ero attonito da tanta meraviglia che gli occhi mi si annebbiarono, ma di certo non potevo dare sfogo al pianto, così resistetti ma fu molto difficile. Erano sei i panorami dell terra che venivano proiettati sulla parete, poi si aprirono a scene in movimento in tutte e sei le sequenza vi erano le più terribili azioni dell’umanità, intraprese in tutti i tempi della storia del genere umano fino ad un passato che mi era sconosciuto, di decine di millenni di accadimenti che non compaiono in nessuna fonte storica. Fortunatamente non potrò mai tradurvi in parole ciò che vidi. Poi egli parlò, la sua voce eccheggiò nel grande salone e incutè in me ancora più rispetto in merito a ciò che pensavo di lui. «Questo è stato il vostro grande passato di grandi eroi, grandi condottieri tu credi?» io mi affrettai a rispondere «No, grandi carnefici senza pietà e amor mai conosciuto»

«Capisci perchè ti trovi qui?»

«Si capisco, non possiamo adornarci di parole per dire che la nostra è una civiltà evoluta. Non lo siamo, soltanto barbarie ho veduto.»

« Siete sempre le stesse persone che nelle ere si sono reincarnate e sempre gli stessi errori avete ripetuto, ma ora gli errori stanno divenendo più grandi perchè le forze che dominate sono al di fuori del vostro controllo»

All’improvviso, da tutte quelle finestre nel tempo, vi erano migliaia di esplosioni nucleari tutte insieme, una dopo l’altra. Era assurdo, mi sentivo esplodere in affinità con quelle immagini, poi smisero.

«La terra è viva come vive in voi, le ferite che le arrecate si riflettono su di voi. Essa dovrò autoguarirsi e lo farà ma questo è ancor poco di ciò che subisce dai vostri animi irruenti, le vostre emozioni negative ed il vostro fare orrendo, i vostri stessi pensieri, ciò che fate agli altri esseri viventi che la popolano ancor prima che voi esalaste il vostro primo respiro, tutto l’abominio che riuscite a mettere in atto verso di lei e tutte le sue creature figlie, stanno per girarsi verso il vostro futuro. Uno dei vostri popoli a noi caro lo chiama Karma. E’ per l’uomo e per l’animale e lo condividete con la terra che genera i vostri corpi con i quali godete della vita. Senza di essa la vita non può continuare. Se lei non tornerà al tempo dell’armonia, l’uomo rimarrà senza casa. Dove andrà? Non qui da noi e da nessun’altra parte. Chi vorrà nella sua casa colui che ha distrutto casa sua?. Le nostre sono millenarie costruzioni che portano nelle proprie mura ricordi armoniosi di u n vivere felice. Se porti un triste le sue mura diverranno tristi. Se porti un distruttore esse crolleranno! Curate la vostra casa, avete ancora tempo ma non a parole! I vostri potenti non ci pensano e mai ci penseranno, tutto ciò che fate permea le profondità del pianeta giungendo sino a noi e al cristallo centrale, fonte occhio del padre, che ancorato a quello della stella vita del nostro sistema, giunge fino alla casa del padre. A poco serviranno le nostre parole per ammorbidire un vedere che a lui nulla sfugge. Agite ora, ognuno di voi faccia la sua parte e non avrà di che temere, avrà costruito la propria arca nel cuore delle proprie azioni»

Poi gli ologrammi ripresero ma uno soltanto mostrava l’unica via, era un mondo d’amore il cui amore forgiava ogni azione e tutto fluiva in armonia. Il mondo interno gioiva con quello di superficie ed era visitato da innumerevoli ospiti giunti da ogni dove a mirar l’armonia nata da una scelta nuova, quella dell’amore per tutte le cose del mondo e per ogni più piccola sua creatura. Le altre linee temporali non riuscivo a guardarle, erano solo terrore e devastazione.

Egli si accorse del mio tremore e le immagini cessarono.

«Torneranno alla tua mente antichi ricordi, antiche gesta, esse ti mostreranno il perché della scelta. Verranno a te molti maestri e in te lasceranno semi che germoglieranno frutti che donerai a coloro che hanno sete. Al viandante offrirai ostello e l’ammalato di spirito forgerai nuova scintilla. Saremo al tuo fianco assieme alla tua antica famiglia stellare. Un nuovo futuro attende la creatura uomo, ma in atto deve seriamente essere messo in divenire.»

Poi mi abbracciò come un padre e piansi come un figlio. Questo mi scosse molto. Anche la mia insegnante mi salutò con una promessa, che sarebbe giunta a me con il suo spirito a vegliare su di me. «Si può» mi disse «anche tu imparerai». Mentre il ragazzo mi portava all’uscita, incrociai il carabiniere che finalmente aveva tutt’altro umore e mi disse una frase che mi servirà a riconoscerlo quando lo ritroverò. Quel ragazzo mi accompagnò all’uscito e vidi altri come loro che tenevano in braccio bimbi terrestri. Chiesi a lui cosa significasse e lui mi disse «sono semi stellari, figli della nuova luce che vengono portati lì per essere istruiti inconsciamente finchè sono molto piccoli, all’età di circa due anni. I ricordi poi riemergeranno nel tempo e con essi le loro giusto qualità portatrici del mondo nuovo. Chi vive intorno a questi bambini non si accorge di nulla, perchè tutto sorge in modo spontaneo.»

Quando fui all’uscita, vidi dall’alto quel loro meraviglioso mondo e tutto ciò che i miei occhi riuscivano a capire. I loro veicolo galleggiavano come foglie leggere nella massima calma. Mi voltai verso di lui e lo supplicai di non portarmi indietro, avrei fatto qualsiasi cosa fosse stata utile, ma di non portarmi indietro.

«Farai molto per noi da dove tu sarai e questo per noi è molto più di ciò che potresti fare qui con noi». Poi mi prese di nuovo per mano e mi portò giù, mentre i miei occhi lacrimavano da soli. Salimmo tutti su quelle strane vetture e ci riportarono da quei dischi volanti. Tra me e me mi chiedevo se mai sarei potuto ritornare li da loro dove si prova quella sensazione così di famiglia, priva di paura ed angoscia. Era una felicità che il mio essere non aveva mai sperimentato prima. Il pilota mi rispose che arriverà il tempo in cui noi potremo recarci da loro e loro da noi, come facciamo la domenica quando andiamo a divertirci oltre i nostri luoghi di soggiorno e loro faranno lo stesso da noi con il resto della comunità cosmica. La terra stessa sarà una nuova perla della corona del padre. Salimmo a bordo, non avevo mai più visto quella bambina, forse era una di loro e serviva solo a renderci più fiduciosi. «Indovina, devi di nuovo entrare in quel muro di luce bianca» e così feci, come un automa.

Poi ricordo solo la brezza dell’aria che avevo intorno e mi sentii scendere giù leggero e toccare il mio letto mentre sentivo il peso della materia riacquisire la solida realtà. Mi addormentai. Al mattino, quando mi svegliai, pensai di aver fatto un sogno incredibile, mi lavai la faccia mi guardai e pensai «che storia pazzesca ragazzo». Mi cambiai pensando che fosse finita li. Ma il nodo alla gola doveva ancora arrivare. Aprii la porta di casa con la chiave di scorta perchè non trovavo il mazzo solito, la mia auto non c’era. Pensai ad un furto e stavo per andare a chiamare i carabinieri, ma mi accorsi che le chiavi dell’auto non erano sull’appendi chiavi. Preso da un dubbio ancor più folle, ragionai su tutto e dopo una decina di minuti presi la bicicletta e mi incamminai verso quel luogo. Un quarto d’ora dopo arrivai e mentre mi accostavo vidi la mia auto in quel campo. Le gambe non so se per la fatica o per sgomento preserò a formicolare. Lasciai la bici e vidi che le chiavi erano nel quadro d’accensione ed il motore era spento con il mazzo di chiavi di casa nel cruscotto. Mi sedetti a terra e pensai almeno per un’ora su me stesso, poi alzandomi gridai al cielo se tutto ciò fosse stato vero o ero diventato completamente pazzo. Caricai la bicicletta in auto e tornai a casa.

Da allora ho vissuto centinaia di esperienze di ogni tipo e ancora oggi continuo a viverle.

 

 

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