Il punto della situazione – Ottobre 2012

Con i suoi 789 metri di altezza, il Monte Epomeo o monte di San Nicola occupa gran parte del territorio ischitano, dominando indisturbato su gran parte del Golfo di Napoli, essendo secondo solo al già famosissimo Vesuvio. Secondo molti studiosi, la sua nascita sarebbe da ricercare in spinte di natura endogena. Fu Johnston Lavis nel lontano 1885 a ipotizzare che l’Epomeo fosse il risultato di una spinta magmatica su quello che, in tempi remoti, fu uno strato di tufo verde vecchio di circa 55000 anni, attribuendo in seguito l’intera sismicità dell’isola proprio a questa massa magmatica. Impossibile oggi risalire alle origini del nome “Epomeo”. Per gli antichi fu “epopào” che significa “luogo dove si scorge ampiamente intorno”. Plinio nella sua “Naturalis Historia, II, 89” riportò il nome nella forma “Epopon”.

Per l’attuale nome dobbiamo attendere il 1588 anno in cui il famoso medico Giulio Iasolino nel suo altrettanto famoso “De rimedi natvrali che sono nell’isola di Pithecvsa hoggi detta Ischia” ritroviamo il monte d’Ischia appellato con il nome “Epomeus” (si veda la carta geografica inclusa nel testo dell’incisore romano Mario Cartaro, considerata una delle prime cartine geografiche dell’isola). E così verrà conosciuto dalle generazioni successive grazie proprio alla notevole diffusione che il suo lavoro ebbe nei secoli a seguire. Da secoli conosciuto ed ammirato, tra le sue qualità vi fu anche quella di protettore. Di fatto funse molto spesso da rifugio alle genti dell’isola durante le incursioni dei pirati che in più di una volta spopolarono l’isola, deportando migliaia di isolani. Non ci è dato sapere fin dove bisognerebbe spingersi indietro nel tempo alla ricerca di insediamenti umani sulla sua vetta; prim’ancora che venisse fondato l’eremo di San Nicola, già si tramandava il ricordo di antiche grotte presenti in loco. Non sarebbe sbagliato ipotizzare che esse vennero scavate o ampliate da coloro che cercarono rifugio. Ma il monte Epomeo è molto di più. La penna del Lamartine così lo descrisse – “Un luogo paradisiaco dove l’anima s’innalza a Dio e dal quale l’occhio beato si espande in un panorama incantevole e meraviglioso, che nessuna penna potrà riprodurre, dove si vive l’aria di un altro mondo”. Mai versi furono così vicini alla verità. Da tempi immemori il monte è considerato la prigione del gigante Tifeo voluta da Zeus in persona dopo che riuscì ad avere la meglio sull’insorto. Ma l’Epomeo non esaurisce certo quì le sue leggende, anzi. Tralasciando le innumerevoli storie di messe nere che verrebbero officiate in gran segreto in luoghi accuratamente scelti all’interno del suo fitto bosco, la mia attenzione cadde per puro caso su numerose storie alquanto strane, raccontate furtivamente nei bar isolani dagli anziani dell’ isola. Già perchè di “queste storie” non bisogna parlare, secondo gli anziani la punizione in caso contrario giungerebbe a mezzo gravi disgrazie in cui la famiglia del malcapitato incapperebbe in breve tempo. Oggi giorno non si parla facilmente di queste “cose” in quanto la società non lo accetterebbe, la paura di divenire lo zimbello del paese è più forte della sete di conoscenza, in special modo su di un Isola quale Ischia. Storie che in un certo qual modo mi riguardavano, riconducibili a ciò che in breve sarebbe diventato il mio campo studi. Di cosa parliamo? Detto fatto! E’ dagli anni quaranta che le genti dell’isola, in special modo quelle residenti sul lato meridionale, ricordano strane luci di colore rosso rubino uscenti ed entranti dall’Epomeo! All’epoca di queste cose se ne parlava pochissimo, causa la scarsa diffusione dei media. Solo in tempi recenti si è potuto accertare che tali fenomeni erano tutt’altro che rari specie in zone di guerra. Epomeo figlio di Agarthi nasce proprio per cercare di dare una risposta a molte domande nate proprio a causa di tali avvistamenti, una ricerca durata quasi venti anni e rafforzata da numerose storie di incontri ravvicinati molti dei quali vissuti in prima persona. I fatti iniziarono nel lontano 1990, anno in cui con i miei occhi una sera vidi uscire un oggetto luminoso di colore rosso rubino a gran velocità dalla parete rocciosa detta di Santa Maria la Monte poco sotto la sommità dell’Epomeo. Un oggetto che non lasciava dubbi sulla sua natura grazie al fatto che compì in brevissimo tempo manovre evolutive caratteristiche di un oggetto dotato di intelligenza. Fu il primo di una lunga serie. Decisi di iniziare le mie ricerche proprio analizzando la figura mitologica di Tifeo, cercando di capire se potesse esserci un legame con gli UFO da me avvistati. All’epoca dei fatti non mi consideravo certo un esperto di mistero e più indagavo sul mito di Tifeo più mi accorgevo che scavando nel passato emergevano tracce e prove di alta tecnologia riconducibili quasi sicuramente ad una civiltà tecnologicamente avanzata di cui si sono perse le tracce. Dovetti ben presto abbandonare i miei studi sul mito di Tifeo accorgendomi di quanto fosse assurdo il pensare di poter dare un contorno reale a tale mitologica figura. Benchè fossi giunto ad un vicolo cieco, da lì a poco le mie ricerche subirono una piega del tutto inaspettata. Un susseguirsi di avvistamenti UFO furono i protagonisti di quegli anni, fino a quando, sie era nel 1994, si iniziarono a registrare avvistamenti USO sul versante Occidentale dell’Isola. Il vecchio faro di Punta Imperatore era un muto testimone di tali fatti. Dovetti aspettare il mio turno ti testimone oculare prima di iniziare a raccimolare informazioni in merito. Un enorme luce proveniente dallo spazio profondo si fermò a poche centinaia di metri dal vecchio faro in sospensione sulla superficie dell’acqua, dopodichè si inabissò illuminando il tutto fino a qualche metro di profondità. Seppi che non fu la prima volta che accadeva una cosa del genere ed in giro si vociferava che il faro venne automatizzato proprio a causa dei troppi fatti misteriosi accaduti in zona. La verità non la sapremo mai. Sia come sia la zona è molto vicina alla famosa spiaggia di Citara in Forio e a tal riguardo è interessante leggere alcune righe tratte dal libro di Kupfer E.Koberwitz – Ischia isola dimenticata :

«[…] Una volta c’era in Italia una famosa rabdomante che venne a Ischia. Lei non voleva andare alla spiaggia di Citara, diceva nemmeno per un milione nessuno l’avrebbe convinta ad andare in barca in certi posti al largo, davanti alla spiaggia, dove c’era, secondo lei, una città sommersa».

Coincidenza? A mio parere no. Solo mesi dopo riuscì ad avere in mano un qualcosa a cui poter aggrapparmi al fine di spiegare quei versi misteriosi. Si era nel 2004, una allegra serata in un noto pub dell’isola era quasi conclusa. Tra una chiacchiera ed un altra la discussione scivolò su argomenti misteriosi avvenuti ad Ischia ed io, senza perdere tempo, tirai fuori i miei racconti. Non saprei dire come andò precisamente ma in breve ci ritrovammo ad ascoltare un turista romano in vacanza ad Ischia che la sapeva lunga sull’ Epomeo e ciò che accadeva lungo le sue pendici. Non seppi mai che lavoro faceva anche perchè mantenne un rigoroso silenzio sulla sua identità limitandosi a dire che era in vacanza. Ci disse che l’ Epomeo nasconde una base profonda circa 700 metri di cui le antenne visibili erano la punta dell’iceberg:

[…] Secondo voi, se veramente esistesse una base di tale grandezza, quanta gente ci dovrebbe lavorare al suo interno?» . La risposta fu ovvia da parte nostra. «Parecchia!». Qualcuno azzardò anche «centinaia di persone!». «Risposta esatta», disse lui. Continuando. «Molti degli oggetti volanti avvistati servirebbero proprio a trasportare le persone dalla terraferma alla base e viceversa senza destare sospetti, altrimenti il porto d’Ischia sarebbe troppo affollato». Ma il racconto non finì certo lì. Il nostro amico ci disse che quegli oggetti volanti non sarebbero più serviti a quello scopo dal momento in cui le gallerie sotterranee sarebbero state ultimate. «Che gallerie?», fece uno di noi sbigottito. La risposta arrivò senza esitazione. Ci venne detto che l’intero pianeta è solcato da innumerevoli gallerie sotterranee di forma e dimensione non sempre uguali e proprio sotto l’isola d’Ischia ne passerebbero alcune non più in uso da parecchio; su chi le avrebbe costruite non ci fu detto alcunché. L’intenzione era quella di renderle operative proprio al fine di non far nascere sospetti in troppa gente sull’ isola.

Una rivelazione che ci cambiò letteralmente la vita. Spesso ci capitò di sentire strane storie riguardanti persone che a mezzo grotte si trovarono in vasti ambienti nascosti all’interno della montagna, alcuni già negli anni cinquanta asserirono di aver visto strani aerei e strani individui non bene identificati lavorare in segreto in queste cavità. Tutto ciò che ascoltammo ci sembrò incredibile ma confermò tutto quanto ci capitò di ascoltare negli anni addietro. Ma le sorprese non finirono certo lì, poche settimane dopo e mi ritrovai nel boschi dell’ Epomeo in compagnia di una persona molto sensitiva. La scampagnata non fu certo organizzata con scopi precisi ma nostro malgrado prese una piega inaspettata. Fu in quell’occasione che ci ritrovammo faccia a faccia con un essere di un altro mondo, piccolo verde e con gli arti affusolati che in breve si ritrovò a scappare tra gli alberi dopo accortosi di essere stato visto!

[…]Quattro dita affusolate caratterizzarono quella che ipotizzai essere la sua mano; due grandi occhi bianchi contornarono un viso piccolo su di un cranio allungato. Il colore del suo corpo lo descrissi come simile a un verde bottiglia del tipo usato dai militari per le loro uniformi. Dopo che l’essere si accorse della nostra attenzione, iniziò a correre tra gli alberi non curandosi minimamente del rumore che il suo corpo fece nel correre tra di essi. Dopo pochi secondi non lo vedemmo più, ma notammo che l’intera scena aveva destato interesse anche nelle persone che vedemmo pochi metri prima. Sembrò quasi che quelle persone stessero cercando qualcosa.

Il cerchio si chiuse qualche mese dopo con l’anno nuovo. Si era in piena estate del 2005. In maniera del tutto fortuita, feci conoscenza con un anziana signora di origini inglesi e residente ad Ischia da molti anni. Mi venne chiesto insieme ad un amico di effettuare una consegna a domicilio e dopo aver espletato il nostro compito ci intrattenemmo a parlare con l’anziana signora. Poche chiacchiere e nulla di più che da lì a poco cambiarono completamente la mia vita. Appoggiato su un tavolo, vi era un libro dalla copertina alquanto particolare. Message from the Hollow Earth di Dianne Robbins questo era il titolo del libro. La copertina raffigurava uno spaccato del nostro pianeta ben diverso da quello a cui ci hanno abituato nei banchi di scuola. Un sole centrale, città, due enormi entrate principale ai Poli e numerose gallerie sotterranee che si diramavano per migliaia di chilometri sotto la superficie terrestre, il tutto condito da entità tecnologicamente avanzate riconducibili ad antiche civiltà un tempo presenti sul nostro pianeta. Un particolare mi balzò subito all’occhio, Tra le varie entrate ve ne era una esattamente sotto il Monte Epomeo che tra le altre cose era considerata un entrata di primaria importanza. Il disegno raffigurava chiaramente una galleria che conduceva ad un enorme antro per poi continuare fin nelle terre interne. Chi poteva mai aver elaborato una siffatta mappa? Ne dovevo sapere di più! Feci conoscenza con i Lemuriani ed ebbi modo di leggere al riguardo delle numerose testimonianze che si susseguirono nel corso dei decenni passati nei loro confronti. Non scartai neanche le informazioni che in questi anni ebbero grande diffusione grazie ad autori praticanti il viaggio astrale quali Anne e Daniel Meurois-Givaudan o Leo e Viola Goldman. Una lunga schiera di autori occupò prepotentemente il mio tempo libero: Paglialunga, Maclellan, Blavatsky, Roerich, Emerson, Lytton, Guenon, Ossendowsky, D’Alveydre giusto per citare i più importanti. Il pianeta così come lo conosciamo venne affiancato da un alter ego uguale solo esteriormente. Un pianeta cavo, con due enormi aperture ai poli controllate tecnologicamente da esseri che un tempo vissero in superfice. Atlantidei e Lemuriani ma non solo. La legge dell’uno milioni di anni fa venne portata sul nostro pianeta da esseri spiritualmente evoluti appartenenti a Venere che, dal deserto del Gobi, decisero di abitare le nostre cavità con l’unico scopo di irradiare amore universale a tutto ciò che abitava l’esterno al pari di una fiaccola sempre accesa. Esisterebbe una gerarchia di illuminati al cui vertice ci sarebbe il misterioso Re del mondo, un entità talmente evoluta spiritualmente da essere considerato puro amore al punto tale che tutto vede e tuto sente, tutto regola e tutto armonizza in grado addirittura di modificare il Karma degli individui. Fu Lui a permettere che l’ammiraglio Byrd entrasse in contatto con le entità interne. Quello che accadde dopo è risaputo. Secondo Leo e Viola Goldman a questo sistema Terra Cava si affiancherebbe un reticolo organizzato di città sotterranee e gallerie lunghe migliaia di chilometri al quale si può accedere solo dopo aver avuto un particolare permesso dimostrando in primis di nutrire e infondere solo amore universale. Ma Agarthi non è solo questo. Essa sarebbe sviluppata su più dimensioni, ognuna abitata da entità evolute spiritualmente. Agarthi quindi apparterrebbe sia alla nostra realtà fisica che ad altre. Enigmatico resta invece il famoso “sole centrale” che irradia la sua luce su tutti i piani dimensionali seppur in maniera differente. Secondo i channellers esso sarebbe un agglomerato di plasma controllato tecnologicamente. La sua luce colorerebbe l’atmosfera interna di un tenue color rosato. Faccio ancora fatica a credere a tutto ciò ma ad oggi è l’unica teoria che spiegherebbe molte cose ad Ischia. Col senno di poi mi venne in mente una frase che il Jasolino scisse nel suo De Rimedi Naturali:

«Oltre di ciò, Pomponio Mela, nel suo libro di Cosmografia, e dopo di lui Solino nel libro delle cose maravigliose, dicono che costui ebbe una notabile spelonca in Cilicia, non lontano da Corico castello, perciò che dicono nel monte esservi un profondissimo antro ombroso per spazio di due miglia, e cinquecento miglia dè boschi, e molto dilettevole per lo mormorio dè ruscelli. Indi dopo così lunga discesa si scopre un’altra spelonca, la quale nell’ incontro già oscura, ha un tempio consacrato a Giove, poi nell’ ultimo dell’andito gli abitatori affermano esservi il letto di Tifone. Queste cose di Tifeo sono nascoste sotto corteccia».

Il mistero dell’ Epomeo si infittì ulteriormente quando mi capitò tra le mani un documento risalente al XII secolo.

Il documento in questione, reperibile in un volume del XVIII secolo intitolato “Scriptorum brunsvicensia illustrantium tomus secundus” a firma di Godefridi Gvilielmi Leibnitii (Vol. II Pagg. 695 – 698), è un epistola scritta dal vescovo Corrado di Querfurt cancelliere di Arrigo VI nel 1196 indirizzata ad un suo vecchio amico preposto del convento di Hildeslaim. In essa il Querfurt narra le impressioni del suo viaggio in Italia citando, tra le tante meraviglie da Lui incontrate, anche le gesta compiute da Virgilio. E’ sulla sua figura che il Querfurt sembra soffermarsi più di ogni altra cosa. Ne descrisse i miracoli più famosi vantandosi anche di aver avuto l’onore di distruggerne alcuni tra i quali il famoso palladio Virgiliano o l’altrettanto famoso sagittario ad arco teso voluto e costruito da Virgilio come difesa dalle eruzioni del Vesuvio. E’ a seguire però che si incontrano due leggende sulle quali vale la pena soffermarsi. La prima leggenda racconta di anime dannate alle “vendicatrici pene dell’infermo” in terra Ischitana. La seconda leggenda parlerebbe di una misteriosa città sotterranea che lui stesso visitò insieme ai suoi uomini,nascosta nelle viscere di un monte da lui appellato con il nome “Mons Barbarus” sito poco distante dal luogo in cui sarebbero presenti le anime dannate. E’ da precisare che autori successivi al Querfurt riportarono la leggenda delle anime dannate ambientata nelle terre flegree. Possibile che il Querfurt abbia riportato erroneamente il nome Ischia?Se così fosse il “Mons Barbarus” coinciderebbe con l’attuale Monte Barbaro sito sempre in terra flegrea. Oppure il Querfurt volle effettivamente indicare Ischia e come conseguenza il Mons Babarus è da considerare l’attuale Monte Epomeo. Sebbene entrambi i monti ebbero un legame con Virgilio, il Monte Barbaro è ad oggi legato ad una strana leggenda. Stando a quanto le leggende racconterebbero Virgilio, in compagnia del suo discepolo Philomeno, divenne “doctissimo & amaistrato in nela nigromantia & in nele altre scientie” grazie al ritrovamento di un libro nascosto in una città sotterranea nelle viscere del Monte Barbaro. Il libro, stando sempre a ciò che racconterebbe la leggenda, venne rinvenuto sotto il capo del corpo del “Chironte philosopho” ivi sepolto! Pochi conoscono la figura di Virgilio mago, del resto essa non viene certo approfondita o studiata tra i banchi di scuola. Senza scendere nei particolari basti dire che Virgilio, secondo la leggenda, in qualità di mago operò in Napoli decine di miracoli tutti a beneficio dei napoletani e della loro città tanto da essere venerato alla pari di un Dio. Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento il volume intitolato “Virgilio nel medio evo” di Domenico Comparetti è altamente consigliato. La leggenda del Monte Barbaro è tratta dalle “Cronache di Partenope” un opera del XIV secolo attribuita presumibilmente a “Bartolomeo Caraczolo dicto Carafa cavaliere di Napoli” così come ebbe a scrivere il Comparetti. Ne esisterebbero molte verioni quasi tutte identiche nei contenuti. Nel nostro caso la città nelle viscere del Monte Barbaro è citata come grotta o in alcuni casi come grotta incantata. In quanto al libro di Chironte se ne hanno notizie fino al XIII secolo grazie a Gervaso da Tilbury ed alla sua “Otia Imperialia”. Oggi sono in molti ad affermare che il libro sia nelle mani del Vaticano. Ritornando all’ Epomeo, secondo gli storici Virgilio lo visitò presumibilmente nel 29 a.c. E non è azzardato ipotizzare l’esistenza di un legame tra la figura di Virgilio mago ed Agarthi. Probabilmente era alla ricerca di qualcosa. Ecco quindi ritrovare tutti gli elementi caratterizzanti il mito di Agarthi. Grotte, gallerie e città sotterranee la fanno da padrona anche nell’area partenopea. Una cosa era certa. Nell’ Epomeo poteva esserci un qualcosa che poteva giustificare UFO, USO e le strane presenze registrate in più di un occasione lungo le sue pendici boscose. Base o città decisi di effettuare un test con l’ intento di accertare una volta per tutte l’effettiva presenza di entità extraterrestri in terra Ischitana. L’idea era semplice: stabilire un collegamento telepatico con queste entità dando così credito a quanto mi disse quel misterioso turista romano. Al pari dell’esperimento effettuato da Timothy Good ben descritto tra le pagine del suo libro “Base Terra” operai nel seguente modo:

 […]La sera prima venni a sapere di dover accompagnare un parente al porto e fui obbligato a organizzarmi per un’uscita da casa verso le sei del mattino. Calcolai non meno di tre quarti d’ora per il ritorno, poiché a quell’ora il traffico è da considerare pressoché nullo. Siccome il sorgere del sole era previsto non prima delle sei e trenta, decisi che l’unica frase che potessi usare mentalmente a mo’ di “mantra” era: “Se nelle vicinanze ci fosse qualcuno non appartenente al pianeta Terra, si avvicini alla mia macchina e me lo faccia capire”. Non ricordo esattamente per quante volte ripetei quella frase, fatto sta che arrivai al porto d’Ischia, feci scendere il mio passeggero e mi avviai verso casa. Mi lasciai Ischia alle spalle ancora fiducioso in un contatto e così fu anche per Casamicciola. Passato Lacco Ameno, mi resi conto che da lì a poco sarei giunto a casa a mani vuote, ragion per cui decisi di semplificare la frase in: “Se nelle vicinanze ci fosse qualche extraterrestre con la macchina, me lo faccia capire affiancandosi al finestrino e lampeggiando con gli abbaglianti”. Anche se titubante iniziai a ripetere il mio mantra.

Ecco ciò che accadde:

[…] In lontananza, un Van mi venne incontro, lampeggiandomi con gli abbaglianti. Nel rallentare vidi che nel Van, di colore verde scuro, erano presenti due persone; quello seduto al lato passeggero non sembrò curarsi minimamente di me, mentre il guidatore si comportò decisamente in maniera diversa. Il Van iniziò a rallentare fin quasi a fermarsi. Ricordo che il guidatore, stranamente per l’ora e la quantità di luce solare ancora scarsa, indossava un paio di occhiali scuri. Rallentò per affiancarsi e, abbassando il finestrino il giusto per appoggiarvi il gomito, iniziò a sorridermi portando il capo al di fuori di esso. La scena durò pochi secondi, il furgone riprese una velocità normale e scomparve lungo la strada alle mie spalle!

Possibile che fu tutto frutto della mia immaginazione? Come disse una volta qualcuno, le coincidenze sono un segnale inviatoci da un entità superiore al fine di farci prendere coscienza del nostro cammino spirituale, e così mi piace pensarla. Dopo quest’ episodio non ebbi più dubbi. In ballo c’ era qualcosa di grosso ed ebbi ragione. In seguito, nei mesi successivi, mi capitò di essere nei boschi dell’ Epomeo in compagnia di un gruppo di amici tra i quali vi era una nota sensitiva la quale, dopo aver stabilito un contatto telepatico, ci confermò l’esistenza di gallerie sotterranee con oggetti in movimento proprio sotto i nostri piedi, una delle quali orientata verso le Baleari (zona questa considerata di notevole interesse ufologico per via dei numerosissimi avvistamenti UFO). Durante quel contatto le venne chiesto di “non dar fastidio”! Sebbene queste gallerie sono nascoste agli occhi di tutti, da secoli ve ne sarebbe una, la grotta di Mavone, che continua a far parlare di se. Il suo scavo si perde nella notte dei tempi e deve il suo nome alla presunta sepoltura, avvenuta in tempi remoti in uno dei suoi budelli, di Mavone fratello di Annibale. Molti asserirono di essere giunti all’ Epomeo attraverso di essa. Oggi non rimane che un budello lungo circa duecento metri interrotto bruscamente. Un interessante testimonianza al riguardo risalente alla metà del secolo scorso può essere letta in “Ischia dimenticata” di Edgar Kupfer. Egli stesso vi si avventurò spinto dalle numerose leggende e dall’alone di mistero che circondava la grotta. Ai suoi occhi si presentò un enorme antro da cui si diramavano decine di gallerie in ogni direzione. Si credeva che la grotta non avesse fine. Furono trovate camere segrete e cunicoli le cui entrate vennero mascherate da falsi muri. Oggi detriti di pomice ingombrano tutto ciò che resta di questa maestosa grotta. Alcuni anziani dell’isola ricordano che durante la seconda guerra mondiale ci furono soldati tedeschi interessati alle grotte dell’ Epomeo, la ragione era sconosciuta. Oggi molti sono a conoscenza dell’ importanza che diede Hitler ad Agarthi e alla sua leggenda. Probabilmente non sfuggì ai sui ricercatori il lavoro di Bergsøe “La pietra cantante”. In esso l’autore raccontò la leggenda secondo la quale lungo le pendici Casamicciolesi dell’ Epomeo un intero esercito saraceno scomparve nella montagna al fine di sfuggire all’attacco dell’ esercito cristiano. Leggenda? Fantasia? Non ci è dato saperlo. Fu nel 2010 che registrai nei miei appunti un incredibile testimonianza. Mi venne presentato un distinto signore svizzero di origine ischitane, mi dissero che aveva una storia incredibile da raccontarmi.

[…]Mi disse che pochi anni prima, sul finire di una giornata spesa alla ricerca di funghi, attardandosi più del dovuto in zona Un enorme disco volante lo prelevò dal luogo in cui si trovava accogliendolo al proprio interno. Fabrizio ricordò molto chiaramente il brevissimo tempo impiegato dal disco per giungere a destinazione. Venne fatto scendere e intorno a sé notò un gran numero di edifici dalle fattezze sconosciute; non riuscì a scorgere nessun cielo azzurro, ma solo un tenue color rosato. Coloro che occupavano il disco, nonché le entità intorno a lui, non differenziavano minimamente dagli umani. Più di una volta gli venne data l’occasione di poter rimanere in quel luogo. […] Il mio interlocutore era fermamente convinto di essere stato trasportato su chissà quale pianeta sconosciuto. Di contro però, come lui stesso ammise, passarono pochi istanti fra la partenza del disco e il suo successivo atterraggio. Gli confidai che al riguardo avevo una spiegazione del tutto differente. Infatti, vista la brevità del viaggio e il luogo in cui venne prelevato, rimasi fermamente convinto che il mio amico era stato condotto all’interno del nostro pianeta.

Le mie ricerche si conclusero nel maggio del 2011 quando, a seguito dell’ acquisto di un edizione tascabile de “La scomparsa si Majorana” di L. Sciascia, elaborai quella che fu una coordinata geografica caratterizzata da una misteriosa particolarità. Ma andiamo con ordine. Non è possibile parlare di Terra cava senza menzionare due famosi personaggi italiani: Ettore Majorana ed Eugenio Siragusa. Il primo famoso fisico palermitano di inizio XX secolo, l’ altro famoso contattista siciliano. Sebbene sulla scomparsa di Majorana siano stati versati fiumi di inchiostro, mai è stata smentita la versione secondo la quale Egli fu prelevato con suo consenso da un oggetto volante al largo di Capri. Il Siragusa affermò sempre e con decisione che il Majorana sia ancora vivo ed operante all’interno del nostro pianeta. A prova di ciò ci sarebbero alcuni testimoni che dichiararono di aver visto il Majorana scendere da un UFO in più di un occasione. Lo stesso Siragusa affermò che esisterebbero delle gallerie sotterranee che dall’ Etna giungerebbero fino all’ area napoletana, una delle quali venne da lui percorsa fino a Napoli in ben 4 minuti! E’ una coincidenza che anche l’Etna venga considerato la prigione di Tifeo al pari di Ischia? Lo Sciascia nel suo libro, analizzando le ultime lettere scritte dal Majorana estrapolò due numeri, il 23 e il 3, i quali risultarono in disaccordo con il testo in cui vennero inseriti.

Grazie alla carta numero 435 dell’ istituo idrografico della Marina elaborai quanto segue:

  1. Tracciai la rotta del “Postale” Napoli – Palermo;
  2. Tracciai una retta unente l’Epomeo con l’ Etna, ad inclinazione variabile a seconda dell’ orografia dei due monti;
  3. L’intersezione delle due rette di cui sopra coincideva in maniera accettabile con la coordinata LAT 40°23′ N e LONG 014°03’E ottenuta con i numeri di cui prima. Unica coordinata possibile in relazione alle due rette appena descritte.

Tale coordinata risultò quasi coincidente con quella ritenuta dal Siragusa come quella in cui il Majorana venne prelevato.

 

CONCLUSIONI

Ad oggi non saprei dire con esattezza cosa possa nascondersi all’ interno dell‘ Epomeo. Sicuramente questo qualcosa è da ricondurre al mito della Terra cava e ad Agarthi anche perchè mi rifiuto di pensare al fatto che tutto ciò che accade nei dintorni dell’ Epomeo possa essere di altra natura. Numerosi avvistamenti si sono susseguiti in questi anni e il fenomeno non sembra arrestarsi. Una sera di luglio del 2010 vidi insieme a mia moglie e mio figlio una flottiglia di oggetti volanti di colore rosso rubino volare sulle nostre teste; provenivano da una parete rocciosa sita sul versante SW dell’isola. Fu uno spettacolo straordinario. La macchina fotografica non ne volle sapere di funzionare. Quella stessa sera furono in molti ad aver avvistato la flottiglia in molte zone del napoletano. Posso affermare senza ombra di dubbio che tutti gli avvistamenti riguardanti flottiglie di UFO di colore rosso rubino o tendenti all’ arancione scuro sono da considerarsi legati alla Terra cava. Ma allora alla fin fine, cos’è Tifeo? Abbracciai la teoria secondo la quale dietro nomi mitologici si nasconderebbero i pianeti del nostro sistema solare. Tifeo è il nome che venne dato a Venere nell’antichità e Venere è il pianeta di provenienza dei primi illuminati di Agarthi, semidei scesi in epoche remote con lo scopo di infondere nei primi abitanti del pianeta i fondamenti della legge dell’uno, riconducibile all’ amore universale, che tutto crea e tutto muove. Fu la stessa Blavatsky che ce lo ricordò piu‘ volte nei suoi scritti. Di conseguenza nell‘ Epomeo giace qualcosa riconducibile a Venere: è Agarthi l ’inaccesibile, a cui hanno accesso solo i puri di cuore. Mai le sue entrate si riveleranno a chi si avvicinerà ad essa con spirito di conquista e di lucro. Agarthi è un percorso di purificazione, vi si arriva prima con il cuore e con lo spirito. Questo è il primo passo. E‘ una realtà che non si studia nei banchi di scuola ne tantomeno la si realizza grazie a qualcuno. Agarthi sarà accessibile solo a chi saprà amare ben oltre le possibilità umane senza riserve. Non sono uno scienziato, per questo motivo non mi sono mai posto il problema del come possa esistere una realtà come quella di Agarthi. Mi piace però pensarla come John Dee. Questo misterioso e controverso personaggio affermò nel ‘500 che il nostro pianeta era composto da numerose sfere planetarie sovrapposte in contatto tra loro in alcuni punti. In modo tale da risultare allineate lungo un altra dimensione.

Un pianeta multidimensionale per esseri multidimensionali quali siamo.

 

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