Il misterioso libro di Virgilio – Dettagli e ipotesi

Ulteriori dettagli al riguardo del famoso libro di Virgilio possono essere letti nel lavoro di Gervaso di Tilbury “Otia imperialia” (Libro III, 112 – Le ossa di Giuseppe e la pecora) datato 1211:

Gervaso di Tilbury, professore a Bologna e frequentatore della corte di Ottone IV, pubblicò i suoi “Otia imperialia”nei quali raccontava non solo del palladio,ma anche di altri oggetti visti a Napoli personalmente; raccontava, ancora, uno strano episodio: un suo compatriota avrebbe chiesto e ottenuto dal re Ruggero d’Altavilla di poter cercare i resti del poeta Virgilio. Li trovò in un monte e sotto il capo, c’era un libro di magia; le guardie gli impedirono di portar via il corpo del poeta, ma ottenne solo il permesso di portare via il volume del quale affermò di aver potuto, grazie al cardinale Giovanni di Napoli, vedere alcuni estratti e sperimentare personalmente alcune magie illustrate. Verso la fine del sec.XII, un altro inglese, Alessandro Neckam (fratello di latte di Riccardo cuor di leone), prof. all’ università di Parigi, elencò una serie di talismani fabbricati da Virgilio per Roma e Napoli compresa una sanguisuga d’oro fatta fondere per disinfettare i pozzi napoletani da quegli animali. Probabilmente egli aveva raccolto queste informazioni ma non era mai stato a Napoli ed è di quel periodo la testimonianza di Cino da Pistoia che accennava alle gesta compiute da Virgilio per la sua città adottiva. 

Sebbene il racconto riportato da Gervasio da Tilbury sia il più dettagliato, è da precisare che la vicenda del ritrovamento delle ossa di Virgilio nonchè del famoso libro di magie è riportato anche nel lavoro di Giovanni da Salisbury  – Polycraticus – scritto tra il 1154 e il 1159. Che ad oggi risulta essere anche il racconto più antico conosciuto visto che Gervasio scrisse i suoi Otia verso il 1214 e Querfurt scrisse le sue lettere almeno una ventina di anni dopo il lavoro di Giovanni. Comunque sia il nome dello studioso inglese è Lodovico o Ludowicus e su di lui tornerò in un articolo successivo.

Il libro sembra dunque essere esistito e le sue tracce – se ciò fosse vero – si perdono in contesti ecclesiastici, la qual cosa porta a pensare che ad oggi il libro sia segretamente custodito nelle biblioteche vaticane. Ipotizzando che esso sia esistito, allora la famosa città sotterranea al di sotto il Monte Barbaro assume contorni “più reali”. Ma come è possibile allora che Virgilio fu sepolto a sua volta “in un monte”? E da chi? oltretutto insieme al suo libro! Evidentemente aveva lasciato dei discepoli che pensarono al tutto a morte avvenuta. Il mistero si infittisce sempre più considerando poi che l’ ubicazione della sua tomba “all’ interno di un monte” era ben nota allo studioso  inglese di cui parlò il Gervaso nei suoi Otia e  Giovanni nel suo Polycraticus.

Che dietro tutta la vicenda ci sia una misteriosa società segreta ben al corrente di ciò che il Monte Barbaro nascondeva? Per quanto assurda possa sembrare, una siffatta ipotesi è molto plausibile. Virgilio sapeva dove cercare il libro e come raggiungerlo (Querfurt sembra che ritirò a causa delle immagini armate fatte d’ aria), seppe usarlo e alla sua morte venne sepolto in un monte insieme al suo libro. Il luogo di sepoltura benchè nascosto agli occhi di tutti non lo era per il famoso Ludowicus (e siamo arrivati al XII secolo). Possibile che questa società segreta sia arrivata ai giorni nostri? Ovviamente non ci è dato saperlo.

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