Virgilio nel medio evo

Testo di notevole interesse riguardante la figura di Virgilio comprese le leggende ad esso legate è sicuramente “Virgilio nel medio evo” di Domenico Comparetti in due volumi datato 1872. In esso possiamo leggere:

Pag.21 : – Fra gli altri autori i più notevoli, per ubertà di notizie rilevanti per le nostre ricerche (relative alla diffusione in epoca medioevale delle leggende su Virgilio), sono un Corrado di Querfurt cancelliere dell’ imperatore Arrigo VI, suo rappresentante a Napoli ed in Sicilia e poi vescovo di Hildesheim……

Pag.22 : – Corrado ne parla in una lettera scritta di Sicilia nel 1194 ad un suo vecchio amico, preposto del convento di Hildesheim, nella quale narra le impressioni del suo viaggio in Italia.

Pag.124 : – Il più notevole documento napoletano che noi abbiamo intorno alle leggende virgiliane è la “Cronaca di Partenope scritta da Bartolomeo Caraczolo dicto Carafa, cavaliere di Napoli” che arriva fino all’anno 1382.

(Il testo è anche conosciuto con il titolo di “Chroniche de la inclita cità de Napole con li bagni di Puzzolo et Ischia.)

Pag.125: – “Come poi quel tale trovò il libro di segreti sotto il capo di Virgilio, così Virgilio stesso lo trovò, – secondo che se legge ad un chronica antiqua – sotto il capo di Chironte in una grotta dentro Monte Barbaro, di dove egli andò a trarlo in compagnia di un certo Filomeno. Quantunque questo libro chiamisi di “Negromanzia”, e quantunque di negromanzia e di magia talvolta si parli nella “Cronica” a proposito delle opere virgiliane, pure l’autore ci fa in più luoghi capire chiaramente che per ciò egli intende quanto si può operare conoscendo la “mirabile influenza de le pianeta”.

Nota dell’autore: Chironte non è altri a mio credere se non il centauro Chirone che figura anche nel periodo mitico della storia della medicina, e quindi nelle antiche attinenze di questa colla magia. All’autorità di Chirone si riferisce un libro di cui si fece assai uso nel medioevo, l’Herbarium Apulei Platonici traditum a Chirone Centauro magistro Achillis. [V. ora Ps. – Apulei… de medicaminibus herbarum ed. Mancini, Lucca 1908]. Filomelo (nei mss. trovasi anche scritto Filomeno) credo sia l’antico medico Filumeno che diede il nome ad alcuni rimedi casarecci punto razionali e non molto dissimili da operazioni magiche (Ved. Becker-Marquardt), Handbuch d. röm. Alterth IV, p. 117 sgg.). [La sua opera è edita ora da M. Wellmann, Lipsia 1908]. Può credersi che questo racconto, che l’autore dice aver letto in una cronica antica, non sia di origine popolare, ma fosse, inventato per dar credito al libro di un qualche precursore, di Cardano e Paracelso. È noto che secondo la leggenda napoletana il monte Barbaro contiene ogni sorta di tesori e di cose meravigliose e questa credenza risale anche ai tempi di Corrado di Querfurt che la riferisce nella lettera da noi già citata. 

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