Ettore Majorana e la free energy

Nuovi particolari sul caso Majorana sarebbero venuti alla luce grazie ad un intricata e misteriosa storia raccontata grazie alle pagine de “Il Giornale” di martedì 6 luglio 2010 il cui articolo è facilmente reperibile in internet. L’ intera vicenda ebbe molta pubblicità grazie ad una servizio all’ interno di puntata della nota trasmissione “Mistero” andata in onda quest’ anno su una delle emittenti Mediaset. La storia, già di per se misteriosa e incredibile, mi ha dato modo di fare alcune personali riflessioni inerenti la famosa scomparsa di Majorana le cui indagini sembra siano state riprese proprio a seguito dell’ intera vicenda. Ma andiamo con ordine. Alla base di tutto ci sarebbe una misteriosa macchina in grado di dissolvere la materia rilasciando un immane quantità di calore. Questa macchina, negli anni ’70, venne sottoposta all’ attenzione del governo Andreotti il quale incaricò il Prof. Ezio Clementel allora presidente del CEN (Comitato per l’ energia nucleare) di effettuare i dovuti test. (per i dettagli rimando all’ articolo in questione).  Ulteriori particolari della vicenda sono leggibili in un libro “Il caso Majorana” a firma di Erasmo Recami. Nel testo si racconta di come il Dott. Rolando Pelizza (legato da un vincolo di parentela all’ autore del libro) abbia ricevuto in un arco temporale ampio oltre 10 anni lezioni di Fisica da un monaco, che tutti chiamavano il professore, all’ interno di un convento nel meridione d’ Italia. La Fisica di cui parliamo è qualcosa che ad oggi non ci appartiene ancora, in quanto anni dopo ha portato alla realizzazione della famosa macchina. In poche parole essa era (è) in grado di creare positroni dal vuoto assoluto e di annichilire la materia! Unica condizione imposta dal monaco fu quella di usare la macchina per soli scopi pacifici. Il monastero al centro della vicenda sarebbe proprio quello della Certosa di Serra San Bruno in Calabria. E molti sostennero tale tesi a cominciare dallo Sciascia e proseguendo con il giornalista Sharo Gambino. E molte sarebbero anche le dicerie che vorrebbero proprio all’ interno del monastero un monaco capace di risolvere calcoli complicatissimi; del resto anche durante la sua visita ufficiale alla certosa, Giovanni Paolo II ricordò che quella certosa accolse proprio Majorana, notizia subito smentita dai frati!

A quel convento bussò anche la madre di Majorana, Dorina Corso, ma il priore non volle farla entrare dicendole poi: “Ma Signore, se suo figlio è felice così, perchè lo cerca?”

La misteriosa macchina ora sarebbe al vaglio di un gruppo di ricercatori dell’ Università di Pavia guidati dal Prof. Sergio Ratti. Ma torniamo alle nostre ipotesi. Da tutta questa notizia la cosa certa è che chiunque abbia rilasciato le conoscenze per poter creare la macchina avesse un sapere a cui oggi non siamo ancora giunti. In poche parole la macchina non dovrebbe esistere, se poi pensassimo al fatto che la vicenda partì negli anni ’50…..Ma come è stato possibile portare avanti studi così complessi sui positroni e applicare il tutto ad un congegno? E in quali laboratori? Con quali apparecchiature? E’ evidente che i conti non tornano (Majorana o non Majorana).

Unico Italiano che ci fornì informazioni dettagliate “alquanto particolari” sulla vicenda Majorana fu Eugenio Siragusa che affermò senza ombra di dubbio che il Majorana avesse deciso di collaborare con l’ organizzazione di Agartha al fine di creare un radioso futuro al genere umano. Lo stesso Majorana venne visto più volte in compagnia di altri scienziati in prossimità di dischi volanti. Ovviamente tutto ciò non è dimostrabile ma è interessante tenerle a mente. Majorana sicuramente era la persona adatta a collaborare con Agarthi, aveva le doti giuste. Aveva visto le potenziali minacce che il nucleare avrebbe sviluppato e ciò andò sicuramente contro i suoi principi. Anche in questo caso Majorana sembrerebbe non essere legato a qualcuno in particolare e se fece perdere le tracce evidentemente capì che i suoi ideali sarebbero stati anche al di sopra degli stessi legami familiari. Penso infatti che Majorana abbia effettivamente frequentato il convento usandolo soprattutto come “avamposto” di superficie. E chi lo ospitò sempre a mio parere era al corrente di tutto ciò. In poche parole il Majorana donò intenzionalmente le sue conoscenze al mondo e scelse il luogo e i tempi giusti.

La vicenda è tutt’ altro che conclusa, ma non si pensi di trovare il Majorana nascosto da qualche parte. Se tanto mi dà tanto in ballo ci sono tecnologie e progetti aldilà della nostra umana comprensione. Chi vivrà vedrà.

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