Acque a luce bianca

Sul numero 99 di “Nexus new times” relativo al periodo Agosto-Settembre 2012 è stato pubblicato un interessantissimo articolo a firma di Dan Eden, pseudonimo giornalistico del ricercatore/scrittore/redattore Gary Vey intitolato “Il DNA emette luce?” che a fine lettura mi diede molto da riflettere aprendomi nuovi campi di conoscenza in cui inoltrarmi. Senza scendere nei particolari, rimandando il lettore interessato all’ articolo di cui sopra, elencherò solo le informazioni più significative. Verso la metà del secolo scorso il Dott. Pjotr Garjajev dichiarò di esser riuscito ad intercettare una comunicazione proveniente da una molecola di DNA sotto forma di fotoni ultravioletti; negli anni ’70 il Dott. Fritz-Albert Popp ed il suo collaboratore Bernard Ruth iniziarono una serie di esperimenti nei quali, grazie all’ aiuto di un apparecchio simile a un rivelatore di raggi X che utilizzava un fotomoltiplicatore per calcolare la luce,evidenziarono un emissione costante di fotoni o onde di luce! in poche parole un alone di luce circondava la pianta o il vegetale in un ambiente completamente buio in cui solo il fotomoltiplicatore era in grado di penetrare. La teoria del Dott. Popp venne ben presto estesa all’ uomo. Secondo Lui quando mangiamo dei vegetali, evidentemente assumiamo dei fotoni e li immagazziniamo.

Si è scoperto (riprendendo dall’articolo di cui sopra) che i fotoni innescano i processi nel corpo così come un direttore d’ orchestra introduce ciascuno strumento nella sonorità collettiva. A diverse frequenze, svolgono funzioni diverse.

“Ogni secondo, in ogni cellula avvengono circa 100.000 reazioni chimiche. La reazione chimica può avvenire soltanto se la molecola che reagisce viene eccitata da un fotone….Una volta che il fotone ha eccitato una reazione, ritorna nel campo ed è disponibile per altre reazioni.”

Rimaneva comunque da capire da dove arrivava la luce. Gli studi di Popp dimostrarono che una delle fonti principali di luce ed emissioni di biofotoni era il DNA, considerato come un diapason da cui il corpo prende il “LA”. Popp si convinse che processi quali il rimarginarsi di una ferita e l’interruzione di produzione di cellule sane si interrompesse grazie proprio grazie ad un sistema di comunicazione basato sull’ emissione di deboli emissioni di luce (tra l’altro a bassa intensità visto il microscopico mondo in cui tutto ciò avverrebbe). Ben presto Popp orientò i suoi studi sulle persone malate scoprendo come queste ultime presentavano perdite di luce in quanto non vi era più un ordine, la luce non seguiva più i naturali ritmi biologici (studiati approfonditamente su soggetti sani). In poche parole “l’ orchestra” non suonava più in maniera armonica e ben presto Popp si accorse di come le malattie interessanti l’uomo derivassero da troppa o poca emissione di luce.

Da questi ed altri studi si è potuto arrivare a terapie con biofotoni dove la luce viene applicata a particolari aree della pelle a scopo curativo. I fotoni (luce) emessi assorbiti dalla pelle raggiungerebbero il cervello che coordinerà la bioenergia umana.

La cosa più incredibile resta il fatto che il Dott. Popp ipotizzò che possa esistere uno scambio di fotoni anche verso l’esterno in modo da mettere in comunicazione anche diversi esseri viventi appartenenti ad una determinata razza. Poteva mai l’uomo assimilare fotoni da fonti esterne al fine di correggere la propria luce qualora ce ne fosse stato bisogno? Il Dott. Popp riteneva concreta tale ipotesi in quanto precedentemente scoprì che  le sostanze cancerogene introdotte nel corpo avessero la capacità di alterare le emissioni di biofotoni al suo interno. Era dunque possibile il processo inverso? A questa domanda sembra rispondere affermativamente  la Dott.ssa Enza Ciccolo. Secondo la nostra compatriota, le cosiddette acque a “luce bianca” conterrebbero tutte le frequenze, tutte le informazioni dello spettro luminoso. In poche parole, il nostro corpo assimilando questo tipo di acque avrebbe a disposizione tutte le “informazioni” necessarie affinchè possa recuperare se necessario la sua armonia bioenergetica. Come possa essere possibile tutto ciò rimane ancora tutto da scoprire, sebbene la Dott.ssa nel suo libro “L’energia delle acque a luce bianca” approfondisca nei dettagli il tutto.

Ho avuto modo di leggere il volume in questione ed onestamente, anche avendo a cuore l’ argomento, ho trovato la lettura troppo complicata. Per chi non fosse a conoscenza dell’ intera questione, amo ricordare che una delle più famose acque a luce bianca è quella di LOURDES, legata a tante guarigioni miracolose. Lo studio effettuato su questo tipo di acque con un approccio come quello della Dott.ssa Ciccolo è sinonimo di grande apertura mentale e perchè no spirituale. Si è visto che un acqua “normale” dopo essere trasportata in un luogo di preghiera presentava in seguito le caratteristiche tipiche di un acqua a luce bianca, fatto questo che ci ricorda come molto c’è da scoprire. E’ mia opinione asserire che un ambiente ricolmo di preghiera ed amore influisca misteriosamente sull ‘uomo e sul suo spirito, e non è sbagliato ipotizzare che possa influire anche sulle acque. Ma se tutto ciò potesse essere vero, le domande si moltiplicherebbero.

Nel caso di LOURDES,all’ epoca dei fatti, la miracolosa fonte scaturì dalla terra per opera della Madonna, che indicò a Bernardette il punto in cui scavare. Ne segue per ragionamento (in quanto l’ acqua da allora non è cambiata) che l’ acqua scaturì dalla terra già dotata delle sue particolari caratteristiche. Come ciò potè verificarsi? Possibile che una qualche “entità” abbia voluto regalare al genere umano un acqua le cui caratteristiche avrebbero un giorno fatto capire che L’UOMO è UN ESSERE DI LUCE? Ritornando all’ argomento Agarthi non mi risulta che al di sotto di Lourdes possa esserci un qualche centro spirituale legato a Shambhalla. Se poi volessimo tenere in considerazione il centro spirituale di Yapool di cui abbiamo notizie grazie a Carlo Barbera, dovremmo arrenderci al fatto che esso si trovi sotto la Biscaglia con un estensione massimo fino alle province Basche. In pratica risulterebbe troppo lontano. Molti sono quindi gli interrogativi senza risposta. Il più grande mistero rimane sempre il fatto che molti sono guariti grazie a quest’ acqua ma è anche vero che molti attendo ed hanno atteso invano. Come si spiega tutto ciò? Nessuno fino ad ora è riuscito a darci una risposta plausibile. Oggi giorno però sappiamo, grazie a studiosi come il  Dott. Masaru Emoto, che l’ acqua nella sua generalità risente dei nostri stati d’animo, dei nostri umori e dei nostri pensieri. Infatti è stato accertato che essa cristallizza in maniera diversa a seconda dei fattori appena citati. Amore e pensieri positivi riescono a creare cristalli armoniosi e coerenti a differenza di pensieri negativi e stati d’animo non dissimili.

Spesso ho pensato al perchè certe acque riuscivano a guarire solo qualcuno e non tutti. Penso che la spiegazione in un qualche modo è possibile leggerla nel testo “I primi insegnamenti del Cristo” di Daniel Meurois-Givaudan edizioni Amrita opera in cui gli insegnamenti del Cristo sono ritornati all’ umanità grazie all’ Akasha. Cito testualmente da pag. 102:

“Jeshua insegnava che la guarigione non doveva avvenire prima che la funzione educativa della malattia avesse portato a compimento, pienamente, la sua opera sui vari corpi. […] Capimmo che non fosse il caso di interrompere un meccanismo fino a quando esso non si fosse esaurito da solo.

La malattia come metodo di insegnamento. Durante i nostri cammini terreni il corpo ne avrebbe bisogno. Sia come sia non dimentichiamoci l’ unica cosa certa e reale di tutto ciò appena scritto: L’ uomo E’ un essere di luce.

 

 

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