Approfondimento alla nota numero 122 del capitolo IX

La nota numero 122 del capito IX del mio libro accenna ad una misteriosa città sotterranea che esisterebbe al di sotto del Monte Epomeo, ci sarebbero però da puntualizzare alcune cose. E’ interessante notare come il vescovo Corrado di Querfurt cancelliere di Arrigo VI nel 1196 (o nel 1194 secondo alcuni) in una lettera indirizzata ad un suo vecchio amico, preposto del convento di Hildesheim narrando le impressioni del suo viaggio in Italia, parlando al riguardo di Virgilio e della sua leggenda ben radicata nella città di Napoli riporta due leggende su cui ci sarebbe da riflettere. La prima leggenda parla delle anime dannate alle “vendicatrici pene dell’inferno”:

Non mi par da tacere ciò ch’io appresi dall’arcivescovo Umberto, uomo di somma autorità. Tornando egli dai confini di Puglia, asseriva essere nel territorio diPozzuoli un promontorio sassoso e Tonchioso, sorgente di mezzo ad acque negre e puzzolenti. Fuor da quell’acque vaporanti si vedono repentinamente sorgere, per consueta usanza, uccelli di spaventevole aspetto, i quali, dall’ora vespertina del sabato sino al nascer del sole del lunedì, son soliti mostrarsi alla vista degli uomini. …

Come schiara l’ora matutina del lunedì, ecco che un corvo, grande quanto un avvoltoio, si mette lor dietro, gravemente gracchiando dalla concava gorga, Quegli incontanente si sommergono nell’acque e si nascondono, ne pia si lascian vedere, sino a che all’imbrunire del sabato novamente si levano dalla voragine dello stagno sulfureo. Però vogliono alcuni che sieno essi anime d’uomini dannati alle vendicatrici pene dell’Inferno, le quali anime, tormentate tutti gli altri giorni della settimana, abbiano, a gloria della risurrezione di Cristo, refrigerio la domenica e l’una e l’altra notte tra cui quella è compresa. –

Lo stesso raccondo è reperibile nel volume “Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo” del 1984 di A.Graf. Nel nostro caso il Querfurt colloca la leggenda in Ischia sebbene la leggenda è riportata successivamente da molti autori medioevali come ambientata in Pozzuoli.Tuttavia è da notare che nel paragrafo successivo il Querfurt scrive in maniera molto chiara “Est ibidem MONS BARBARUS” descrivendo come al suo interno vi sia una città in cui sarebbero custoditi i tesori di sette re custoditi da guerrieri armati fatti d’aria. Ipotizzando che il Querfurt si sia sbagliato sull’ubicazione della prima leggenda, di logica il monte in questione trattasi effettivamente del Monte Barbaro; del resto è lo stesso Querfurt che inizia il paragrafo con “Est ante eandem civitatem insula, quae vulgo ISCHYA dicitur…”.

Le ipotesi quindi sono due: o la città è ubicata sotto il Monte Barbaro avvalorando di conseguenza la leggenda di Virgilio e del suo libro di conoscenze oppure è situata sotto il Monte Epomeo che per qualche ragione il Querfurt appella con “Barbarus“.

A mio parere è da accettare la prima ipotesi lasciando così al Monte Epomeo la leggenda secondo cui al suo interno vi sarebbe una base militare segreta a scopi sconosciuti collegabile alla leggendaria uscita principale dal e per la Terra Cava.

L’epistola del Querfurt venne pubblicata nel volume “Scriptores rerum brunsvicensium di Godefridi Gvilielmi Leibnitii, Vol. II pagg. 695 – 698“.

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