Giulio Verne e l’isola d’Ischia

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Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova” così amava dire Agatha Christie. E mai come in questo caso tale asserzione risulta più appropriata se associata alla presente disamina. Ma andiamo con ordine e forniamo a coloro che non hanno seguito l’intera vicenda di cosa andremo a parlare. Il 4 novembre 2016 si tenne “un’ostacolata” conferenza per il Centro studi isola s’Ischia dal titolo “Il mito della Terra Cava ad Ischia” che sfociò nell’omonima pubblicazione. Detta pubblicazione è stata presa in considerazione per girare alcune scene confluite in una puntata di “Freedom” di Roberto Giacobbo andata in onda l’11 dicembre scorso e che ha suscitato accesi dibattiti sui social, spaccando letteralmente l’isola d’Ischia in due “fazioni”. Tralasciando alcuni temi di detta pubblicazione ora non pertinenti, di base rimaneva il fatto che Paolina Grablovitz, figlia del famoso scienziato Giulio Grablovitz, tramandò in famiglia (con timore e con reverenza aggiungiamo noi) quelli che furono i ricordi di un genio triestino ma ischitano di adozione. Alla figura prettamente accademica si affiancavano ricordi legati ad un mondo di natura esoterica ed occulta difficilmente alla portata di tutti. Aver avuto l’onore di compiere ricerche su questi ricordi fu per me una sfida che sicuramente ci ha portato sulla strada giusta, in grado di regalarci ancora molte sorprese. Ma cosa c’entra Giulio Verne con Grablovitz? Tutto nasce analizzando, quindi, la parte esoterica dello scienziato Grablovitz. E lo si è fatto proprio partendo dalla sua appartenenza alla Massoneria. In merito a ciò, dai ricordi tramandati in casa Grablovitz, sappiamo che lo scienziato aderì a numerose Logge regolari e non, inizialmente sotto falso nome in quanto il suo pensiero, di natura irredentista, lo avrebbe verosimilmente portato alla fucilazione. Alcuni acculturati ischitani, nei loro studi, confermano l’appartenenza del Grablovitz alla Massoneria, citando addirittura il nome di Loggia al quale aderì. Tuttavia, siamo ancora in attesa di vedere un qualche tipo di documento in merito anche perché certi “documenti” quali tessere o diplomi di appartenenza, seppur di base mantengono lo status di segretezza agli occhi dei “profani”, spesso sfuggono a questo status divenendo di pubblico dominio. Ancor più interessante è l’appartenenza del Grablovitz a Società segrete e Logge irregolari che fecero della loro segretezza un punto di forza. Il Grablovitz formò, ad Ischia, stando ai ricordi della figlia, almeno due Logge irregolari a carattere segreto. La figlia, purtroppo, asserì di aver bruciato tutti i documenti ad esse collegati alla morte del padre. Ciò non toglie però che i membri ischitani di dette Società Segrete possano aver conservato le carte ed i documenti di Loggia. A mio avviso almeno una delle due Logge risulta attiva ancora oggi. Quanto appena esposto, affiancato agli interessi portati avanti dallo scienziato ci ha permesso di avere in mano ulteriori mezzi di ricerca. Oltre agli studi di cui tutti sono a conoscenza, Grablovitz si interessò anche di astronomia; era pittore e musicista ma anche enigmista, tanto da meritarsi un posto nell’albo nazionale sotto la voce “San Giusto”, quartiere di Trieste dove nacque. I numerosi contatti di natura accademica che il Grablovitz manteneva saldi in tutta Europa, gli permisero di instaurare fruttuosi scambi epistolari con scienziati di una certa rilevanza che, non è un segreto, andavano interessandosi al par suo di temi esoterici. Tra essi possiamo citare Camille Flammarion, astronomo d’eccellenza e scrittore di romanzi anticipatori della fantascienza. Inutile dire che le sue ricerche di natura esoterica fossero ben note in terra francese. Una prova di ciò è palesemente sotto gli occhi di tutti. Parliamo della Chiesa della Maddalena a Casamicciola ed i relativi misteri che tempo addietro rendemmo in parte di natura pubblica. Oseremo dire che essa non ha nulla da invidiare alla più nota controparte a Rennes-le-Château. Ma quello che desta certamente più scalpore è una rilettura del romanzo di Verne dal titolo “Padrone del Mondo”, applicando a quest’ultimo la cosiddetta “lingua degli uccelli”, tanto cara agli esoteristi del XIX secolo ed in primis allo stesso Verne. Per i profani, questo linguaggio (una sorta di Trobar clus moderno, tanto amato dagli esoteristi dell’epoca, utilizzava un “linguaggio criptato, fatto di giochi di parole e simboli”. Il testo in virgolette è voluto perché per rendere quello che a breve scriveremo alla portata di tutti, ci serviremo di un interessante articolo dal titolo “I viaggi massonici di Jules Verne” apparso sulle pagine di “Hiram”, rivista del Grande Oriente d’Italia (Numero 3 del 2017), a firma di Paolo Nucci Pagliaro (che si avvale anche degli studi di Michel Lamy, che ha decriptato la quasi totalità delle opere del Verne, confluiti nel suo “Jules Vernes e l’esoterismo, edito dalla Mediterranee”). Dai libri decriptati del Verne, emerge la sua profonda cultura in merito a temi riguardanti i misteri della chiesa di Rennes-le-Château,  della Maddalena, del Sacro Graal, ma anche riguardanti i Templari ed i riti che sono propri della Massoneria. Tuttavia, da questo studio decriptato sulla figura di Verne, emerge anche la sua appartenenza ai Rosa+Croce e tutti ciò che rientra negli insegnamenti ad essa legati: “[…] Molto probabilmente in questo percorso Verne fu spinto dal suo editore Pierre Jules Hetzel, anch’egli legato a diverse società esoteriche, e dalla conoscenza di altri letterati contemporanei quali Gèrard De Nerval, George Sand, Victor Hugo, Anatole France, Maurice Barres, vincolati da un comune segreto ed in qualche modo coordinati (o controllati?) dall’editore Hetzel stesso, personaggio tra i più intriganti ed ambigui di quell’epoca.”.

Ed ancora: “[…] la preparazione, il viaggio nell’aldilà, la rinascita. La maggior parte dei romanzi di Verne egue questa scaletta, e si potrebbero tranquillamente classificare i “Viaggi Straordinari” secondo il grado iniziatico corrispondente: iniziazione alla pubertà, iniziazione eroica e iniziazione superiore. I viaggi di esplorazione e ricerca rientrano nella prima categoria che comprende Viaggio al Centro della Terra, La Jangada, Il raggio verde e molti altri. Al secondo grado corrisponderebbero la lotta contro i mostri: Ventimila leghe sotto i mari, Michele Strogoff, I Cinquecento Milioni della Begun, Robur il Conquistatore, Il Castello dei Carpazi ed altri. Infine, l’iniziazione superiore, quella che pone l’eroe direttamente in contatto con il sacro, sarebbe rappresentata dall’Isola Misteriosa, Le avventure di Ettore Servadac, Le Indie Nere, Mathias Sandorf, I Naufraghi del “Jonathan” e così via. Probabilmente Verne ha osato molto di più nelle sue opere. Ha deliberatamente seguito il modello dei rituali iniziatici, ma ha preso in considerazione soprattutto quelli massonici. Non solo ha – come Mozart –, scritto un’opera massonica, ma si è persino ispirato al “flauto magico” del celebre musicista per esprimere la propria appartenenza alla Massoneria.

[…] Il Viaggio al centro della terra appare come una sorta di discesa agli inferi degna di Orfeo, una ricerca del centro che è la stessa di tante religioni misteriche. Secondo gli antichi miti, l’eroe acquisisce in tal modo una nuova vita in seguito ad un’autentica rinascita. Non è forse emblematico vedere Axel, l’eroe di Verne, penetrare nella Terra attraverso il cratere di un vulcano spento e riemergere alla luce durante l’eruzione di un vulcano attivo? Quanto al sacerdote iniziatore dell’eroe, si tratta di suo zio, lo strano studioso Lidenbrock, il cui nome significa “colui che apre gli occhi” (da “lid”, palpebra e “brochen”, aprire).”.

Si potrebbe continuare ancora per molto pur tuttavia non riuscendo a capire come mai Verne abbia scritto i suoi romanzi nascondendo al suo interno quello che possiamo ritenere il suo percorso iniziatico; conoscenze segrete che in pochi potrebbero mettere in atto. Del resto, rimane ancora oscuro il suo legame esoterico con il suo editore e la controversa Societè Angelique, società segreta che per questo rimane nell’ombra o nella “nebbia”, altro nome con la quale è conosciuta. Ma è la mole di informazioni riguardanti la Chiesa della Maddalena a Rennes-le-Château a farci rimanere basiti. A tal proposito è la scrittrice Serena Musante a precisare che: “La Via Crucis della chiesa di Santa Maddalena a Rennes-le-Chateau è anch’essa legata alla massoneria scozzese. Basti pensare al legame tra il diciottesimo grado di Rosa+Croce della Massoneria scozzese e le decorazioni: rose e croci ornarono tutte le stazioni della Via Crucis. Del mistero di Rennes Verne venne a conoscenza grazie all’editore Hetzel, per il quale diresse la rivista Magasin d’education et de Récréation, e lo stesso lo mise a contatto con George Sand, scrittrice appassionata di scienze occulte e delle idee filosofiche di Leroux e amica del pittore Delacroix, il quale, a sua volta, decorò la cappella degli angeli e la chiesa di Saint-Sulpice, dove l’abate Saunière chiese chiarimenti circa le pergamene trovate ai piedi dell’altare della sua chiesa di Santa Maddalena. “.

Ritornando a noi, ed applicando il metodo poc’anzi esposto al romanzo di Verne – Padrone del Mondo (e non “Viaggio al Centro della Terra” che segue altri percorsi iniziatici), riusciamo ad estrapolare le seguenti informazioni:

La prima parola degna di nota è Krakatoa, ossia un vulcano tristemente famoso per una devastante esplosione. Siamo nel 1883! Verne inizia il suo racconto parlando di terremoti ed esplosioni vulcaniche, vulcani e sciagure.

Il Krakatoa, poche parole dopo, è seguito infatti dal vulcano Pelee, la cui eruzione causò ben 30000 vittime nel 1902. Tutto ciò rappresenta per noi un indizio importante. Siamo nel 1883 e si parla di vittime da forze endogene.

L’evento storico criptato all’interno di Padrone del Mondo sembra sia da collocarsi in un arco temporale compreso tra i mesi di aprile ed agosto. Tutto sembrerebbe indicarci l’anno 1883. Tale data viene “ricordata” nel capitolo XVI quando si parla del 13 giugno 18..! Di fatto le date non hanno subito un processo di criptazione.

Nulla importa se il romanzo è ambientato all’altro capo del mondo. Le informazioni che ci interessano sono chiare e congruenti al “linguaggio degli uccelli”.

Un funzionario governativo viene mandato in una piccola cittadina ai piedi di una montagna per investigare su misteriosi boati e fenomeni luminosi che fecero pensare ad un’imminente eruzione vulcanica. La montagna sembrava essere un vulcano, cosa che in realtà non era. Ci si accorge ben presto che i fenomeni erano causati da una misteriosa macchina volante che entrava ed usciva dalla montagna o per meglio dire dalla sua cima.

Parliamo dell’Epouvante, futuristica invenzione di Robur già protagonista del racconto del 1886. Strano però come Verne scelse un mone del genere per l’invenzione di Robur: spavento o terrore!

Nel capitolo X viene specificato che la seconda lettera spedita da Robur venne recapitata nella notte tra il 14 ed il 15 luglio, un dettaglio strano, a nostro avviso. Inizialmente viene detto che la seconda lettera venne consegnata il giorno 15 luglio (capitolo VIII), poi si parla anche del 14 luglio ma non si specifica se venne recapitata prima o dopo mezzanotte, bensì a cavallo tra le due date. Se dovessimo ragionare su questo dettaglio, ci verrebbe da sommare le due date: 14+15=29, a cui si sottrae un giorno per ambiguità su quanto appena esposto.

Otteniamo così il numero 28. Si tratta forse del 28 luglio? In altri nostri studi questa ed altre analisi vengono abbondantemente analizzate in profondità. Tuttavia, quello che riportiamo basta ed avanza. Il metodo di decriptazione usato ha dato frutti soddisfacenti.

Anche per “Robur padrone del Mondo” rimangono aperti alcuni quesiti. Se Verne volle nascondere l’evento sismico di Casamicciola (che a questo punto ci sarebbe da pensare che avesse una qualche valenza esoterica), perché associarlo ad un congegno meccanico che all’occorrenza si mostrava come globo luminoso? Forse per evidenziare un legame con studi analoghi a quelli condotti da Padre Galli, legati a fenomeni luminosi durante i terremoti?

Una cosa però è universalmente accettata in ambito esoterico, l’appartenenza di Verne ai Rosa+Croce. Ma se così fosse, che legami esoterici si instaurarono con il Grablovitz? Presto detto. Anche il Grablovitz era affiliato ai Rosa+Croce e ciò spiega anche la natura di particolari circoli esoterici segreti da lui fondati ad Ischia. Non vi aspettate documenti e pezzi di carta. Qui non parliamo di Massoneria. La Rosa e la Croce devono essere trovati con attenta “lettura” in particolari edifici. Napoli ne è piena. Ma Ischia? Forse mi sbilancerò troppo rivelandovi che sulla nostra isola ne esisterebbero ben due riconducibili a questo sodalizio esoterico. Tuttavia, essa era presente ben prima della venuta del Grablovitz. Ciò spiega perché venne “mandato” e ci restò. Per Ischia dovrebbe essere motivo di vanto aver solo intravisto una parte di storia “nascosta e segreta” fino a poco tempo addietro. Le sorprese però non sono finite. Cosa accadrebbe se applicassimo questo meccanismo di decriptazione ad un altro romanzo di Verne? Parliamo de “Il raggio verde”, dato alle stampe nel 1882 spostando ulteriormente indietro le lancette…. Lo scopriremo prossimamente…

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