La “Thriaca” e la misteriosa cipolla d’Ischia

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Foto: Archivio D’Amato-Iacono

 

Risale al 1969 un trafiletto apparso sulle pagine di un noto Corriere dal titolo “Trovata in un’anfora una medicina del 1600”:

Alessandria 23 luglio, notte.

Una medicina-balsamo del 1600, la famosa “Thriaca”, è stata trovata ben conservata in un’anfora della più antica farmacia di Ovada, risalente al 1480. La “Thriaca” veniva preparata a Venezia, alla presenza del doge, su ricetta dello “speziale” Girolamo Rossi. Conteneva cinquanta sostanze diverse fra cui: vipera veronese, cipolla d’Ischia, opobalsamo, galbano, aristolochia, “enula” e succo d’acacia. La sua azione si riteneva efficace per tutte le malattie. Il ritrovamento della “Thriaca” è avvenuto al momento del passaggio di proprietà e quindi del relativo ammodernamento dell’antica farmacia Frascara.

Della “Thriaca” sappiamo che fu il farmaco più famoso di tutti i tempi, anche conosciuto con i nomi di Triaca o Teriaca.  La sua “invenzione” si deve al medico personale del re Mitridate (132-63 a.C), che, ossessionato dalla paura di essere avvelenato, commissiona un farmaco in grado di sconfiggere ogni veleno. La ricetta originale combina 54 ingredienti; circa cento anni più tardi il medico dell’imperatore romano Nerone ve ne aggiunge altri dieci, tra cui la vipera italica: nasce così la Teriaca Magna. Gli ingredienti dovevano essere opportunamente preparati, spesso ridotti in polvere e mescolati a zucchero e miele. Il risultato era un prodotto finale scuro e molto denso, dal costo elevatissimo. (www.museoscienza.org). Inutile dire che nel corso dei secoli la ricetta ebbe numerosissime varianti con ingredienti numerosi ed esotici. Noi non siamo riusciti ad identificare la variante contenente la “cipolla d’Ischia” ma qualche ipotesi possiamo sempre farla. Nell’articolo poc’anzi riportato, si fa riferimento allo speziale “Girolamo Rossi” a cui si deve il “Theriaca di Andromaco il vecchio composta da G. R., della Speciaria della Colonna della Città di Cesena l’anno MDCXXXXI. “.

Ingrediente presente nella quasi totalità delle varianti conosciute è il “bulbo di Scilla”, spesso menzionato sotto forma di Trochischi. La Scilla è da identificare nella “cipolla marittima”. Di essa venivano usati solo i bulbi. Altra variante era il luogo di provenienza delle cipolle stesse, spesso sostituite con le comuni cipolle e per questo provenienti anche dai monti. Rimane quindi il dubbio. Certamente il pensiero di aver avuto una “Thriaca” con al suo interno una “cipolla d’Ischia” incuriosisce considerando che questo medicinale era considerato la cura a tutti i mali o quasi che affliggevano l’umanità.

Fonte: Società di storia patria per la Puglia, studi e ricerche 1, Scitti Demolinguistici, Bari 1978 – La Teriaca di Andromaco e i suoi ultimi anni in terra di Bari.

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