Sogno di una notte di mezza estate (ischitana)

Era già notte fonda, credevo. Gli occhi rifiutavano di aprirsi anche se il cervello, la mente ed i pensieri consigliavano il contrario. Era una di quelle situazioni in cui ci si vorrebbe svegliare. Quelle situazioni in cui i pensieri tendono prepotentemente ad affacciarsi alla finestra del nostro essere interiore impedendoci il meritato riposo. La finestra socchiusa lasciava circolare a brevi intervalli una leggera brezza, unico sollievo a quella calda notte ischitana. Non saprei dire con precisione che ora potesse essere. Un’orchestrina lasciava giungere le sue note soffuse fino alle mie orecchie, segno questo che notte fonda non poteva essere. Quella notte la luna non rischiarava il nero manto stellato. Nessun rumore particolare. Solo pensieri, prepotentemente ricacciati nell’oblio. Al mio fianco il dolce calore di un’anima antica, compagna di chissà quante vite. Com’e’ dolce il sol pensiero di siffatta certezza. Non saprei quantificare il tempo intercorso da questa situazione a ciò che accadde da li a poco. All’improvviso qualcosa cambiò. Una Luce iniziò a farsi strada in me. Ciò che fu tenebra divenne Luce. Tenebra e Luce divennero una sola cosa. Tutto divenne Uno. Le mie percezioni sembrarono espandersi; sembrava che nuovi sensi andassero delineandosi nel mio corpo. Una frizzante sensazione iniziò ad invadere il mio corpo, dentro e fuori. Tutto vibrava. Tutto divenne vibrazione e con essa, Luce e Tenebre sembrarono danzare nel medesimo modo. Sembrava quasi come se la materia vivente fosse animata di vita propria. D’improvviso il tempo sembrò fermarsi. Il mio corpo immobile giaceva inerte, senza stimoli alcuni. Ma la mia coscienza no! In un arco di tempo indefinito mi accorsi di essere Luce in sospensione. Il mio corpo in lontananza lasciava intendere che qualcosa era appena successo. Il miei sensi sembrarono rinnovati. Tutto era vivo intorno a me. Tutto era percepibile. Tutto era chiaro e visibile. Ogni particolare, ogni colore, ogni cosa sembrava vivere. Tutto era circondato da una luce innaturale. I colori vividi, come non mai, erano perfettamente distinguibili anche in quell’oscurità’ oramai indistinguibile. Più la meraviglia cresceva e più  il desiderio di ammirazione per l’isola cresceva. Più essa cresceva più salivo in altezza. Volteggiavo, fluttuavo. Pochi secondi? Un attimo? Non saprei dirlo. Mi ritrovai ad ammirare, ad un’altezza imprecisata, la nostra isola; la vedevo tutta. Luci, valli, monti, mare, case. Tutto. Nessuna sensazione se non amore per quella terra. I suoi colori, il verde dei suoi boschi, le sue case bianche, l’intenso blu del suo mare. Tutto era presente in quell’attimo. All’improvviso un bagliore diffuso attirò la mia attenzione. Sembrava crescere ovunque. Senza motivo i miei nuovi sensi mi diedero la risposta alla domanda non formulata. Vidi nello stesso istante miriadi di fiammelle, di luci iridescenti salire verso l’alto. Un punto comune poco innanzi ai miei occhi sembrava raccoglierle. Non capivo cosa accadeva. Poi i miei occhi si accesero. Si focalizzarono. Sembrava di essere innanzi ad ogni singola luce. Ed allora tutto mi apparve chiaro. Ogni sorgente d’acqua dell’isola, termale e non, in un gesto d’amore, inviava uno Spirito, un’entità’ di Luce. Essa si distaccava dalla sorgente come un figlio che si allontanava dalla mamma. Ma era gioia, amore. Le altre entità di Luce ammiravano quella partenza, ricolme d’amore. Ogni sorgente d’acqua donava qualcosa di se. E più andavano aumentando in numero più la terra si accendeva. Un bagliore rossastro prese vita. Sembrava che l’isola fosse formata da magma incandescente. Un’enorme massa informe in movimento composta da innumerevoli tonalità di rosso. Sembrava un enorme cuore pulsante. In breve dinanzi ai miei occhi andò formandosi una nube luminosa di indistinti colori. Un turbinio di tonalità i cui colori di certo non era possibile rintracciare in terra. Lampi, saette, colori in movimento. Poi essa andò delineandosi. Dapprima le forme erano confuse poi tutto cambiò. Fu così che apparve un gigantesco uomo barbuto, dagli occhi di ghiaccio. In essi austerità ed amore allo stesso tempo. Uno sguardo antico, misterioso. I suoi capelli grigi lasciavano intravedere sgargianti colori in movimento. Mi fissò per un tempo indefinito. Non una parola. Non un gesto nei miei confronti. Dentro di me sapevo chi era. Capì che tutto faceva parte di un qualcosa di grande; un qualcosa non comprensibile dalla nostre menti umane. Poi vidi in basso, il fuoco. L’isola era parte di esso. Un fuoco primordiale, dispensatore di vita. Dispensatore di Amore. Senza di esso non ci sarebbero queste miracolose acque il cui unico scopo e’ il nostro risveglio. L’uomo innanzi a me fissava ora il fuoco, con sguardo di rispetto. Fuoco e Acqua uno dinnanzi all’altro consapevoli di essere parte del Creato. Entrambi indispensabili, Entrambi fonte di vita. E l’isola sembrava essere nel mezzo. Quanta consapevolezza in parole non dette. Poi d’improvviso tutto svanì. Il buio riprese possesso di tutto. E nuovamente ritrovai il calore del mio corpo e con esso ritornarono i pensieri. Poi capì di essere nuovamente al fianco dell’anima compagna di chissà quante vite e tanto mi bastò…..

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