Gigantologia

L’argomento “Pithecusa” è dibattuto da decenni oramai e l’impossibilità o quasi di approfondire la sua storia attraverso nuove campagne di scavo sull’isola d’Ischia l’ha relegata ad un limbo dalla quale sembra non ci sia via di uscita. La storia ci insegna che l’insediamento greco si Pithecusa risale all’VIII secolo a.c.; successivamente, quei coloni si trasferirono in terraferma fondando Cuma che, a differenza di Pithecusa, ancora regala sorprese, grazie anche ad attività di scavo ancora in corso. Ma se la “magica ed energetica Cuma” venne fondata dai coloni Pithecusani, nulla ci vieta di ipotizzare che questi ultimi disponessero di un bagaglio “culturale” in grado di operare energeticamente su un luogo senza alterarne la struttura ma sfruttandola a proprio piacere. Erano tempi in cui l’uomo viveva molto più a contatto con la Natura e le entità che la “abitano”. Tutto si muoveva in funzione degli Dei e delle entità presenti nei luoghi di residenza. Figura moderna e di rilievo comune ai due abitati fu l’archeologo Amedeo Maiuri (1886-1963) che dedicò la sua vita allo studio di entrambi. Una storia poco nota, ma della quale parlarono in molti nel 2015, fu il ritrovamento, nel 1938, presso l’acropoli cumana (nei pressi del tempio di Giove) di resti ossei giganteschi attribuiti in poco tempo ad un “Gigantopithecus” alto circa tre metri e vissuto circa 40000 anni fa. Alla scoperta contribuì anche il tedesco Ralph von Koenigswald (1902-1982), colui che coniò il termine “Gigantopithecus”, misteriosa creatura che a suo dire visse migliaia di anni fa e della quale già vide altri reperti ossei. I resti vennero esposti al Museo archeologico di Napoli presso la Sala della Meridiana nel 2015 grazie all’impegno ed alle ricerche di un artista “BRIGATES” (rimandiamo il lettore interessato alle relative pagine web). La mostra permetteva anche la visione di un filmato dell’Istituto Luce relativo ai fatti appena narrati ed era possibile ammirare una rarissima copia de “La Gigantologia” a firma di Emiddio Manzi. Ma Cuma, era veramente così differente dalla sua sorella maggiore? Quello che sappiamo per certo è quanto riportiamo (tratto dall’articolo del 1 giugno 2018 pubblicato sul nostro blog associazioneluceverita.it):

Il 20 maggio 1945 il canonico Francesco Iovene (Ischia 1902-1985) comunicò ai presenti il suo nuovo studio dal titolo “Una fase esplosiva durante l’ultima eruzione dell’Epomeo 1300-1303” pubblicata alli’nterno degli “Atti del Centro Studi Isola d’Ischia” relativi al periodo 1944-1970. E’ doveroso puntualizzare che parliamo di un uomo di scienza di tutto rispetto. Fu Canonico della Cattedrale e laureato in Scienze Naturali ed in Utroque Jure. Lavorò per alcuni anni all’Ufficio Vulcanologico del Vesuvio (Vedi: Raffaele Castagna, Tremila voci titoli immagini, pag.143).

Nello studio sopra citato, il nostro Canonico si dedica allo studio di una “formazione rocciosa di natura vulsinitica compatta e molto bollosa”, adiacente al bordo orientale della colata dell’Arso di natura “esplosiva”. Questa formazione rocciosa interessa anche località quali Sant’Antuono e San Michele (per uno studio più approfondito si rimanda il lettore al volume degli atti di cui prima).

Il nostro Canonico gira per le località interessate; ci dedica del tempo, approfondisce e studia. Leggendo il suo studio però non possiamo fare a meno di notare un trafiletto molto importante (per noi): “[…] nonostante sotto di essa si rinvengano, accanto ai reperti medioevali, anche utensili, lucerne ed altri manufatti di epoca romana, una cisterna romana tuttora esistente, numerose altre cisterne ovali e silos romani (nelle vicinanze di S.Michele) ed una tomba antichissima racchiudente uno scheletro colossale […]”.

A voi le conclusioni. Cosa volesse dire con la parola “colossali” non lo sapremo mai. Una cosa però è certa. L’Uomo di scienza non avrebbe mai lasciato quel misterioso reperto abbandonato a chissà cosa. Magari ora quello scheletro colossale giace nascosto chissà dove….un reperto storico inusuale che solo in pochi posso vedere. O magari no. E’ ancora lì ma nell’una o nell’altra ipotesi sicuramente non era solo!

Leggendo le pagine scritte da Emiddio Manzi, sembra che la nostra regione, in tempi antichi, regalasse molti reperti ossei riguardanti questi “Gigantopithecus”, un termine che vuol dire tutto e niente. Forse, un giorno, riusciremo ad ammirare questo scheletro colossale attualmente scomparso, aggiungendo un nuovo capitolo a questa misteriosa storia…

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Ischia ed i suoi misteri – Aggiornamento

Iniziamo col rassicurare i nostri lettori che il “rallentamento” dei nostri articoli è dovuto solo ad un intensificarsi delle nostre ricerche; per questo motivo vi segnaliamo, in un unico articolo, quello che è accaduto nelle ultime settimane.

Katia da Lacco Ameno ci ha segnalato una sfera luminosa “fluttuante” che, dal lungomare di Lacco Ameno, muoveva in direzione Epomeo. Non faceva rumore, non era in quota, il fenomeno si è ripetuto spesso ed il suo movimento ondulatorio non era certo quello classico di un aereo o un elicottero. A detta dei testimoni sembrava che essa apparisse in cielo in direzione del lungomare.

A settembre ci hanno segnalato, verso le 23:30 circa, un oggetto volante luminoso che si è tuffato nel mare antistante Casamicciola, lasciandosi dietro una scia luminosa verde. Il fatto è avvenuto verso fine settembre.

Un nostro amico di Forio ci segnala un oggetto luminoso, nei cieli di Forio. L’oggetto è apparso all’improvviso. Si muoveva lentamente. Infine è sparito. Siamo sui primi di ottobre

Altro avvistamento a Forio: Due grosse sfere luminose bluastre avvistate a Forio, dietro le nuvole, con una piccola sfera che girava intorno prima a destra, poi si fermava e poi a sinistra in maniera molto rapida. Assenza di rumore ed oggetto non in quota, le nuvole erano basse. 18 ottobre ore 01:00.

Ci segnalano, nei boschi dell’Epomeo, un’eremita che dice di parlare con esseri molto alti le cui teste non sono visibili.

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Succhivo e la grotta di Arcangelo

Panorama di Succhivo

Tutti noi abbiamo sentito parlare del “Munaciello” ma in pochi, penso, hanno avuto la fortuna/sfortuna di incontrarne uno. Recentemente, grazie ad un caro amico, ebbi l’occasione di poterne vedere uno anche in foto che, inutile a dire, confermò le molte teorie al riguardo. Ma andiamo con ordine. Comune a tutte le storie legate al Munaciello, ci sono vecchie case, cantine, luoghi abbandonati in generale ma soprattutto grotte. Dalle nostre parti spesso si sente spesso raccontare di storie a loro dedicate, ambientate in vecchie cantine o anfratti legati alla vita contadina isolana di un tempo.

Siamo a Succhivo, frazione del Comune di Serrara Fontana. Le sue origini sono incerte ma sappiamo per certo che iniziò a svilupparsi in zona Cava Grado e solo successivamente, dalla vicina frazione di Panza, si iniziò a popolare la zona a confine tra le due frazioni, oggi come allora nota come Caravano. È lungo questo antico sentiero che un tempo, siamo sul finire del ‘500, i pochi residenti della zona iniziarono a scavare le loro cantine; spesso considerate vere e proprie case dove alla fin fine trascorrevano l’intera giornata. Un tempo la strada di Caravano era piena di grotte, oggi scomparse o inglobate nelle moderne abitazioni. Inutile dire che oggi, identificare luoghi, famiglie e personaggi vissuti oltre trecento anni addietro è tempo perso.

Le storie, che a breve racconteremo, sono state strappate all’oblio solo recentemente, dopo una lunga digitalizzazione dei registri Parrocchiali della Chiesa di Serrara, consacrata Alla Madonna del Carmine.

Zona Caravano; è il 12 febbraio del 1797. Mattera Antonio Geronimo, classe 1746, un alias Iachin sposato con Veneranda Iacono alias Lo Monaco, nel passare innanzi la grotta di Arcangelo Iacono alias Caravano muore improvvisamente colto da “repentino malore”. A 52 anni lascia moglie e figli senza mezzi di sostentamento adeguati. Arcangelo Caravano, detto u’ Mast, era il muratore di Succhivo; i 7 suoi figli, tutti muratori, costruirono quasi tutta la Succhivo dell’epoca.

Il 22 febbraio dello stesso anno, Andrea figlio di Pasquale Iacono alias Caravano, classe 1773, muore a causa di un’esplosione (?) all’interno della grotta di Arcangelo Iacono alias Caravano, suo zio. Andrea lascia la sua vita terrena a soli 24 anni. Non si conoscono ulteriori dettagli in merito alla sua strana morte.

Agli inizi del 1803, pochi anni dopo, Vito Nicola figlio di Aniello alias Lo Conte e Restituta Mattera alias Zuffariello, a 66 anni e vedovo di Restituta Iacono alias Cacito, muore nella medesima grotta, quella di Arcangelo Iacono alias Caravano.

Dove andrebbe ricercata questa grotta oggi è impresa impossibile; tuttavia, è innegabile come dopo ben tre morti, la grotta di Michelangelo assunse un’aura di “mistero”, per non dire altro. Una “certa letteratura”, tenderebbe a spiegare questi trapassi utilizzando il concetto delle “esperienze individuali” a cui noi tutti siamo legati; l’evoluzione spirituale, tanto cara soprattutto alle religioni orientali, richiederebbe un cammino fatto proprio di innumerevoli esperienze in grado di ricondurci all’Unità del Creatore. In poche parole, quelle persone sono morte perché in quella loro esistenza terrena necessitavano fare l’esperienza del trapasso esattamente in quel modo. Ovviamente, rimane da capire perché proprio all’interno della grotta di Michelangelo. Sempre una “certa letteratura” spiegherebbe questa stranezza introducendo il concetto di “energie del luogo”. In pratica ed in poche parole, la grotta di Michelangelo si trovava nel punto in cui le giuste energie “telluriche” del luogo avrebbero potuto accogliere alla meglio i trapassati legati a morti così “bizzarre”.

Comunque, questo genere di morti non era molto raro, anzi. Sempre a Succhivo possiamo ricordare:

Anno 1823, Iacono Pietro Paolo alias Lo Conte, figlio di Vito Nicola e Carminella Iacono alias Cappott, muore a soli 25 anni nella grotta paterna ubicata sempre in zona Caravano.

Anno 1832, Mattera Vito Maria alias Iachin figlio di Crescenzo e’ Petraniell si “rompe il collo” affianco la grotta di Pasquale Iacono di Aniello.

Si potrebbe ipotizzare che un “Munaciello” non troppo benigno si sia dato da fare per mettere fine all’esistenza terrena di questi poveri mal capitati. È mia opinione però ritenere che il Munaciello centri ben poco anche perché esso è da considerare come “spirito elementale” fortemente legato ad un certo luogo, sia esso grotta o casa. Può dar fastidio così come può relazionarsi in maniera positiva o anche negativa con l’ospite per lui “indesiderato” ma null’altro. Un po’ come la “bella ‘mbriana” tanto cara ai napoletani.

Nel nostro caso, la grotta è sinonimo di porta degli inferi; un luogo di cui avere timore e dalla quale fuggire. Il popolino di un tempo spesso e volentieri amava raccontare storie di questo tipo. Ma se da un lato la grotta è un luogo di terrore associato agli inferi, porta di accesso o uscita per le creature lì dimoranti, spesso è considerata come luogo di rinascita e protezione, rappresentando la dimora femminile dalla quale tutti siamo usciti. È una questione di energie e dell’uso che ne facciamo. Ecco perché un tempo i nostri antenati, molto più sensibili di noi, ponevano grande attenzione nel costruire o alterare la natura intorno a loro. Se da un lato la storia ci ha tramandato racconti di morte, essa ha saputo tener anche nota di interessanti esempi di rinascita e di amore, come ad esempio:

Anno 1784, Giovanni Sposito viene trovato innanzi la porta della grotta di Mattia Mattera alias Lo Russo, a Succhivo.

Anno 1783, Blasi Innocenzo Sposito viene trovato innanzi la porta della grotta di Mattia Mattera alias Lo Russo, a Succhivo;

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Freedom è in edicola! Ischia, dove è nata la fantascienza

Dal 22 giugno scorso, in tutte le edicole, è disponibile il nuovo numero di Freedom, con un bellissimo articolo dedicato alla puntata andata in onda nel dicembre scorso sugli argomenti trattati nel nostro saggio dal titolo: “Il mito della terra cava a Ischia” edito per la Youcanprint editore. Si parla non solo della Terra Cava da un nuovo punto di vista ma anche della misteriosa figura dello scienziato Giulio Grablovitz che sembra aver avuto a che fare con questo atavico mito grazie ai risultati ottenuti dalle sue scoperte e dai suoi studi.

https://www.facebook.com/freedomitaliauno/posts/948326509288236

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Ischia e le sue energie – pensieri

Parlare di Ischia non è facile, soprattutto se gli argomenti ad essa legati riguardano la Spiritualità, materia indissolubile dalla natura delle sue energie. Il “microcosmo” Ischia è da considerare un’entità biologica a tutti gli effetti, armoniosamente inserita in quel contesto multidimensionale che spesso viene chiamato “Creazione” o “Creato Manifesto”. Nulla ad Ischia accade per caso e nulla esiste per caso. Le sue energie, ben legate al contesto delle sue acque curative, fanno dell’isola una meta per coloro che “meritano” venirci. Riesce a far sorridere l’idea che Ischia possa aver bisogno di “operatori olistici” in grado di curarla o di migliorarla. In effetti questo discorso vale al contrario; chi si ritrova in certi luoghi significa che Ischia ha da svolgere un lavoro sull’entità uomo o l’isola ha in serbo un progetto da attuare su larga scala che prevede l’apporto di particolari persone. Ultimamente poi iniziano a “fioccare” nuovamente pubblicità riguardanti il legame tra Ischia e la Terra Cava, e molto spesso se ne parla senza neanche conoscere il minimo indispensabile; tutto per fare pubblicità alle “proprie attività”. Ma la questione del tirare acqua al proprio mulino è cosa antica e noi lasciamo scorrere guardando oltre, perchè come al solito c’è molto fumo e poco arrosto. Il caso poi di alcune sorgenti d’acqua “sature” di eventi olistici di ogni genere lascia ancor più meravigliati; basterebbe solo silenzio e pace per connettersi. Null’altro. Ma sarà l’isola e le sue energie a ristabilire come al solito l’equilibrio energetico. Ma andiamo avanti. Il nostro oramai annoso studio sulle correnti energetiche isolane ci ha permesso di individuare numerosi punti focali ma anche semplici nodi e punti di irraggiamento energetico. Nulla di nuovo sotto al sole, certo, ma tutto ciò permette di capire certe dinamiche proprie dell’isola d’Ischia. Ad esempio, all’osservatore “attento” non sarà sfuggito il fatto che, partendo da Ischia con direzione Sant’Angelo, già arrivati verso Forio le energie divengono diverse; sono più cariche, la natura risponde in maniera differente. Questo fenomeno si intensifica nella stessa Sant’Angelo. Basta salire verso la Madonnella per avvertire il cambiamento energetico. In realtà molte di queste “correnti” energetiche caratterizzanti la nostra isola hanno un proprio lavoro da svolgere; spesso a nostra insaputa, ma utilizzabili quando se ne prende coscienza. E’ il caso del sentiero della Madonnella che attraversa alcune linee energetiche della zona in grado di agire sulla nostra intuizione. Alcuni giorni addietro, in totale anonimato, la nostra Associazione ha ridato vita ad una tecnica antica di secoli; i Menhir, focalizzatori energetici ben noti in antichità, richiedevano una tecnica di attivazione in grado di potenziare, per un periodo limitato, i loro effetti energetico-focalizzanti. La stessa tecnica è stata usata con successo sull’Albero Maestro di Fondo D’Oglio, anch’esso focalizzatore energetico di natura “biologica” (ovviamente sempre a beneficio della comunità). Lo storico non abbia a formulare domande in merito; la storia necessita documenti ma lo Spirito ha bisogno di ben altro…

The “Menhir du Champ Dolent”, neolithic megalith in Eastern Brittany, France. It is the highest menhir in Brittany.
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Ischia – Aggiornamento UFO

I video che vi proponiamo (per i quali ringraziamo il Signor Antonio Andreozzi di Ischia, Federica Andreozzi e Patrizia Cinotti) hanno dell’incredibile. E’ stata ripresa chiaramente una “flottiglia” di oggetti volanti non identificati, sfere luminose per l’esattezza che, dalla zona della “sopraelevata” di Ischia volavano in direzione Napoli. I video sono stati fatti in data di ieri, 10 maggio alle ore 18:48 e si inseriscono in un contesto nella quale convergono alcune testimonianze giunte a noi nelle trascorse ore. Non si è in grado di dire cosa sono questi oggetti e perchè sembra siano apparsi in concomitanza al passaggio dei noti satelliti ed alla loro messa in orbita. Appare chiaro che trattasi di due cose differenti. Possiamo affermare che, nelle ultime ore, i cieli di Ischia sono stati teatro di movimenti particolari ad opera di oggetti volanti “intelligenti”. I due video sono una rarissima testimonianza riguardante oggetti volanti non identificati ripresi alla luce del sole. Ringraziamo nuovamente coloro che li hanno realizzati e ci hanno permesso di divulgarli.

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Gli alberi della tradizione

La Natura è meravigliosa ma quasi sempre viene data per scontato, come se fosse un qualcosa che fa parte del pacchetto. Per questo motivo si tende ad ignorare i diversi messaggi che essa invia all’essere umano. Per farlo usa tantissimi modi e non di rado si serve di intermediari quali forze o fenomeni atmosferici, animali, vegetali o… esseri a noi invisibili. Tutto ciò solo per Amore. Essa ci vuole armoniosi e cooperanti all’interno del Creato Manifesto. A volte ci meravigliamo se nelle nostre vite entra un animale; magari ne esce dopo poco lasciando in noi un forte senso di vuoto. Tuttavia, in pochi sono in grado di vedere se dietro questa “esperienza” ci possa essere dell’altro. Spesso i fili che intrecciano queste trame sono così intricati che risulta certamente difficile capire la vera esperienza da fare dietro certi incontri. Magari se ne acquisirà la consapevolezza in futuro o forse no. Dipende da noi. In tempi remoti, ma anche in un vicino passato non ancora del tutto fagocitato dalla tecnologia e dal consumismo, la Natura era tenuta in alta considerazione; soprattutto ad Ischia, da essa dipendeva la vita o la morte di centinaia di nuclei familiari e si rispettavano i suoi tempi senza metterli in discussione. Ma c’erano anche altri segni che lasciavano intendere come la Natura volesse altro da certi luoghi. Ed i contadini esperti e timorosi lo sapevano bene, tanto da lasciarcene testimonianza visibile ancora oggi. Quello di cui parlo sono alberi isolati in mezzo a pezzi di terra, lasciati da anni ed anni al loro destino ma di fatto muti testimoni di un qualcosa che a molti sfugge. Girando per Ischia, vi sarà certamente capitato di notare alberi di una certa grandezza isolati in mezzo a campi coltivati o abbandonati e nelle loro vicinanze nulla di simile; magari nei dintorni troverete case o altro ma essi appaiono isolati e più andate indietro nel tempo grazie ai vostri ricordi, più noterete come essi erano già lì magari 20 o 30 anni prima ma anche di più e così via. Il contadino moderno può vantarsi di non averne fatto legna da ardere per chissà quali motivi ma alla fine accade sempre qualcosa che ritarda la sua “morte”; magari il proprietario del terreno spera sempre di vendere quest’ultimo ma passano anni e nessuno compra e intanto l’albero è sempre al suo posto… In Irlanda, terra di misteri, questo tipo di alberi sono chiamati alberi delle fate e sono tenuti in alta considerazione, non solo dal contadino ma da tutti. L’albero di biancospino è quello più sacro. Ad essi sono legati sciagura e cattiva sorte per colui che decreterà la loro morte. Verità o meno, questi alberi, hanno i loro compiti da svolgere all’interno del contesto in cui operano. In primo luogo, essi appartengo al territorio in cui sono inseriti ed alle loro energie ed hanno il compito di armonizzarle. Questo discorso lo si allarga anche ai mondi invisibili interconnessi con il nostro. Operano come uno scambiatore energetico all’interno del nostro Creato e non è sbagliato considerarle anche come dimore di esseri “invisibili”. Certo, ad Ischia non è presente una tradizione riconducibile al “piccolo popolo” ma certamente molti di voi hanno sentito parlare di alberi isolati, magari da frutto, legati ad un “munaciello”. Tagliarli significa quindi portare disarmonia che spesso si trasforma in un pesante conto da pagare per colui che li abbatte. Noi come abitanti del Creato possiamo entrare in contatto con loro, basta toccarli ed amarli ed essi risponderanno con Amore, donandoci tranquillità, pace ed energie rigenerate. Nulla di più. Ma come riconoscerli? Questi alberi a volte non sono maestosi ma hanno un qualcosa che attira la nostra attenzione; è vero che possono essere di rara bellezza ma, per il contesto isolano, essi appaiono isolati in pezzi di terra e ci viene da chiedere il perché essi sono ancora lì da anni, laddove potrebbe esserci dell’altro. Magari abbatterli potrebbe rendere più agevole la coltivazione del campo. Infondono curiosità e mistero, spesso sono legati a racconti fantastici. Può essere un carrubo, come quello di Succhivo o una quercia come quella di Buonopane oppure un fico come quello di Barano, legato a misteriose storie di munacielli…

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www.croponline.org – INTERVISTA A SALVATORE MARINO IACONO

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Sant’Angelo

Tempo addietro, mi dedicai ad un’arte vecchia di millenni, che all’occorrenza rispolvero per le mie ricerche. Oggi la si potrebbe definire “perdita di tempo” (secondo molti) ma posso assicurarvi che ancora oggi la si usa per cose molto importanti, come la ricerca di vene d’acqua e simili. Parlo della rabdomanzia che, affiancata alla radiestesia, è in grado di rivelare scenari molto interessanti se, entrambe, affiancate anche all’archeoastronomia. Capirete che non posso scendere troppo nei particolari ma cercherò ugualmente di essere il più chiaro possibile. La rabdomanzia, posso assicurarvi, è praticata ancora oggi; soprattutto quando si parla di ricerche di vene d’acqua ad uso agricolo. Ad Ischia si pratica ancora. Ma andiamo avanti. Per un libro sulla storia di Succhivo d’Ischia, focalizzai l’attenzione su quella che dovrebbe essere la storia documentata della Chiesa della Madonna di Montevergine a Succhivo. Stando ai documenti rintracciati da Agostino Di Lustro e resi noti grazie alle pagine de “La Rassegna d’Ischia” (n, 4 del 2012), detta chiesa risalirebbe quantomeno all’inizio del 1684 così come attesta un atto notarile di successione. Tralasciando le vicende storiche emerse su detta chiesa che renderò pubbliche a tempo debito (e che mi permettono di asserire con certezza la bontà di questa data), quello che qui interessa sapere è che dietro la sua costruzione ci fu la famiglia Mattera “razza” Aglianico; nello specifico parliamo di Gesummino Mattera di Aglianico la cui discendenza darà vita alla razza di “Secummin” in quel di Succhivo. Gesummino, da quel che sappiamo, era dedito al commercio; imbarcato quasi certamente. I suoi figli e la sua discendenza lo furono. La sua posizione agiata gli permise di intrecciare rapporti di parentela con gli Iacono “razza” Marcullo e, successivamente anche con gli Iacono Parruocchio di Serrara. Tutte famiglie legate al commercio via mare. Ora, il lettore tenga bene a mente quanto appena scritto e spostiamoci a Sant’Angelo. In questo borgo, così come si evince dalle ricerche del Di Lustro, tra Sant’Angelo e Succhivo, tra il XVI ed il XVIII secolo, erano presenti un bel numero di cappelle e chiese rupestri. Basti citare la Chiesa della Maddalena in località Ruffano o quella consacrata all’Arcangelo Michele sulla Torre. Proprio in merito a quest’ultima, analisi “rabdomantiche” al suolo hanno evidenziato che proprio sulla Torre ancora oggi possiamo riscontrare un “flusso energetico sacro” legato alla figura dell’Arcangelo Michele. I flussi sacri sono fiumi di energia caratteristici del territorio. Il lettore deve immaginarseli come vene o nervi che avvolgono il globo terrestre. La Torre, così come per l’antico monastero di San Costanzo a Barano, fu sede di un culto ben preciso il cui tempio non poteva che sorgere in quel luogo preciso. Questo perché, da un punto di vista esoterico, i luoghi di culto vanno costruiti seguendo determinati criteri “energetici”. E’ così da sempre. Senza dilungarmi troppo, passai allo studio dell’attuale Chiesa di San Michele Arcangelo. Sempre grazie al Di Lustro, si apprende che questa moderna chiesa sembra essere stata rifatta quasi completamente (o restaurata di sana pianta) nel XIX secolo. L’antica chiesa presente in loco, consacrata alla Santissima Beata Vergine dell’Assunzione (secondo le fonti) era certamente presente fin dal 1820, anno in cui il vescovo Giuseppe D’Amante la visitò. Successivamente la rivisitò circa 5 anni più tardi. Il resto è storia nota. La chiesa venne rifatta quasi completamente verso la metà del XIX secolo dal canonico Giuseppe Iacono. Possiamo quindi, alla luce di quanto appena esposto, fornire una data certa di costruzione di detta chiesa? Certamente no ma l’archeoastronomia e la rabdomanzia possono dare qualche risposta grazie alle quali lo studioso interessato potrebbe affrontare nuove ricerche. Da un’analisi al suolo si nota come la chiesa sia interessata da due flussi energetici sacri che si incrociano all’altezza dell’abside /il verde ed il viole). Questi flussi sacri però, a differenza della Torre e del Monastero di San Costanzo, non sono legati all’Arcangelo. Poi ritroviamo due flussi energetici di minore entità a mio avviso riconducibili ad altrettanti corsi d’acqua che si incrociano lungo l’asse maggiore della chiesa (colore azzurro). La loro ampiezza, rilevante, abbraccia l’intera struttura. Questa prima analisi ci conferma che la chiesa venne eretta secondo le antiche tecniche romaniche, ancora oggi usate (seppur raramente), che hanno fornito alla chiesa un buon apporto energetico. In poche parole, il punto in cui costruire non è stato scelto a caso. La chiesa è poi caratterizzata dall’avere l’asse maggiore inclinato rispetto al Nord vero di circa 230°/50°. Ciò esclude l’antico dogma di orientare la chiesa rispetto al movimento del sole. Applicando calcoli di astronomia a questo luogo di culto e giocando con i secoli passati, salta subito all’occhio come la Costellazione dell’Orsa Maggiore giochi un ruolo importante. Guardando in direzione di 50°, per il mese di agosto, la costellazione dell’Orsa appare esattamente in verticale al rilevamento in questione (Si scelga un orario consono affinché si possa ipotizzare lo svolgimento di una funzione religiosa di consacramento. Diciamo intorno alle 11 o alle 12). Stessa cosa dicasi per il mese di settembre. Entrambi i mesi possono essere ottimi candidati per la scelta del giorno della posa della prima pietra, importantissimo rituale per legare l’edificio alle influenze volute. E l’anno? Dai calcoli si potrebbe pensare al secolo XVIII in quanto il movimento dell’orsa non varia di molto. Tuttavia, lo abbiamo scelto per un particolare degno di nota. Fin dal XVI secolo, in quel di Sant’Angelo, è documentata la presenza della famiglia Iacono “razza” dell’Orso. Navigatori da sempre; in pratica acqua di mare al posto del sangue. I libri parrocchiali ci ricordano, ad esempio, che questo “appellativo” compare per la prima volta nell’anno 1662 quando Costanza Iacono Dell’Orso di Sant’Angelo sposa Tommaso Mattera. Successivamente ritroviamo Domenico Iacono figlio di Giovanni Battista alias Dell’Orso nato nel 1675. Una ricerca ancora in atto ci permetterà di risalire a coloro che li hanno preceduti. Questo appellativo, nei libri parrocchiali, lo ritroviamo scritto come “Dell’Orso” e “Dell’Urso”. Essendo la quasi totalità dei membri di questa famiglia marittimi (ancora oggi), l’unica spiegazione razionale che mi sono riuscito a dare è l’uso della costellazione dell’Orsa come “stemma” di famiglia! Del resto, il XVIII secolo fu legato alla costruzione di numerose cappelle sull’isola d’Ischia. Il lettore deve sapere che è solo grazie all’Orsa Maggiore che è possibile risalire alla posizione esatta, nella sfera celeste, della stella polare. Quest’ultima, di intensità luminosa molto bassa, soprattutto ai crepuscoli, è di difficile collocazione agli occhi inesperti. Sebbene sia posizionata a brevissima distanza dal Nord astronomico, (quindi importantissima per i naviganti di un tempo al fine di orientarsi per Nord) in caso di nuvolosità, era possibile individuarla grazie proprio all’Orsa Maggiore, nettamente più visibile. La famiglia Iacono alias Dell’Urso continua ancora oggi in questa tradizione. Il compianto Capitano Ercolino Iacono ne fu un grande esempio. Naviganti furono gli Aglianico di Succhivo, costruttori di chiesa e naviganti sono ancora oggi i Dell’Urso di Sant’Angelo (quasi sicuramente) costruttori di Chiesa come lo furono anche i Marcullo ed i Parruocchio di Serrara quando edificarono la Parrocchia di quel borgo. Fantasia o realtà? Sicuramente molti di voi penseranno che tutto ciò sia solo fantasia. Tuttavia, le stelle parlano… e con loro anche le energie della nostra terra, sapientemente sfruttate da coloro che abitarono Ischia in tempi antichi…

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Il mistero della Robur Club Ischia

Rieccomi nuovamente a scrivere quattro righe su quello che è stato, ma lo è ancora, uno dei temi più caldi affrontato dalla trasmissione Freedom quando, venerdì scorso, mandò in onda un montato riguardante Ischia. Parlo ovviamente dell’affaireRobur Club” e lasciatemi passare il francesismo che, incredibilmente, sembra calzare a pennello. Ma partiamo dall’inizio. Il 13 dicembre scorso, a firma di Giovanni Sasso, compare sulle pagine de “Il Dispari” un articolo vistosamente molto critico riguardante gli argomenti trattati dalla trasmissione Freedom di cui sopra. Lo stesso articolo lo ritroviamo in versione digitale due giorni dopo. Stranamente però, detto articolo, risulta notevolmente modificato. Non me ne voglia il Petrocchi se userò una frase a lui nota: “Armiamoci e partite”!

Premesso ciò, partiamo dal presupposto che il compianto Pietro Ferrandino, nella sua “Storia degli sports isolani”, tenne a precisare che la fondazione della Società Sportiva Robur” non ha data certa; se ne può desumere una in maniera grossolana affidandoci a testimonianze ed articoli di giornale. Quello che rimane certo è che la Società Robur, nasce per volere di noti intellettuali dell’epoca (dirigenti, liberali, intellettuali, liberi pensatori). E così fu anche per le decine e decine di Robur sportive nate agli inizi del XX secolo in tutta Italia. Tutte erano accomunate dallo stesso “imprinting”: “educare le giovani leve (a quelli che erano le idee del tempo) grazie all’unica cosa che le accomunava tutte: lo sport!”.

Appare evidente che, visti i tempi in cui si trovarono ad operare le fiorenti Robur sportive italiane, un nucleo di intellettuali alla base di tutto era mandatorio. E guarda caso esso, per tutte, mostrava sempre gli stessi tratti distintivi. Ritroviamo preti, professori, intellettuali, benestanti. A questo punto non si capisce perché la Robur Ischitana debba essere considerata un “prodotto puramente locale” e non frutto di un movimento filosofico nazionale. Nulla a togliere alla storia dell’Ischia Calcio. Tuttavia, vi invito a documentarvi su quelle che sono le radici delle varie Robur sportive italiane ancora operanti. Ma andiamo avanti nella nostra disamina. Attualmente, che vi piaccia o no, l’unico documento cartaceo riguardante una Robur Club è quello reso noto dal Capuano. Documento, tra l’altro, accompagnato da ricordi di famiglia legati ad un uomo come pochi ne ha visti quest’isola. La parola Robur è chiaramente associata al concetto di Sports-educazione fisica-rafforzamento mente/corpo per la stragrande maggioranza delle Società italiane nate nello stesso periodo. Per Ischia, gli studiosi ricorderanno quanto scritto dal D’Ascia nella sua “storia”: “il nome Ischia derivi da Ischys-robur-forza per la sua fortezza o castello detto Ischyon-forte”. Quale miglior parola per associare così nobili ideali alla nostra terra ed al suo simbolo per eccellenza!

Ritornando a noi, appare evidente poi che Giulio Verne non c’entri nulla con la Robur ischitana; il suo Robur il Conquistatore, dato alle stampe nel 1886, anticipa di quasi venti anni l’uscita di Robur Padrone del Mondo. In questi casi rimane certo, per gli addetti ai lavori, le caratteristiche Rosa-Cruciane del personaggio Robur (le stesse iniziali, tra le altre cose, non lasciano dubbi R.C.) ma questa è un’altra storia. Ricordo anche quando, ben prima che l’Annicelli pubblicasse il suo lavoro inerente al famoso manoscritto massonico (non dimentichiamolo) rinvenuto negli archivi della Biblioteca Antoniana, qualcuno cavalcò l’onda andando in giro spargendo la voce sull’appartenenza di Onofrio Buonocore alla Massoneria!

A questo punto la domanda nasce spontanea e merita doverosa risposta: La Robur Club di Grablovitz era la stessa Robur antenata dell’Ischia Calcio?

I cultori di materie esoteriche ricorderanno certamente il periodo dei “club” nati un po’ ovunque, sul finire del XVIII secolo, lungo la penisola italica ed in special modo nelle provincie meridionali. Club (aggregazioni chiamate esattamente con questo termine) di natura massonica che avevano ideali ben contrastanti con quelli dell’epoca. Fu lo stesso Benedetto Croce, nel ricostruire la nascita del movimento massonico a Napoli nel 1792, a parlare di Club in quella città sorti sul “genere di Marsiglia”. Ed ancora. Tra i tanti che potremmo citare, l’abate calabrese Antonio Jeròcades è la figura che meglio può chiarire il legame massoneria-Clubs. Tra l’altro, l’abate visse per parecchio tempo sulla nostra isola, circondato da importanti figure dell’aristocrazia isolana del tempo, massoni come lui.

Per quanto mi riguarda, che i ragazzi della prima Società sportiva Robur isolana giocassero a pallone o ad altro non esclude certamente il fatto che i dirigenti della stessa Società facessero anche “altro”. Basta una minima analisi dei fatti per capirlo. Può certo essere verosimile il fatto che la Robur di Grablovitz possa essere stata un qualche cosa di diverso. Ciò non toglie che le due realtà potrebbero essere state la stessa cosa e le attività dell’una non interferivano con le attività dell’altra. Ad essere precisi rimane comunque il fatto che alla Robur sportiva è associata la data di fondazione del 1922 come dimostra la lettura delle pagine ufficiali. La data in questione la si ritrova anche in alcune pubblicazioni storiche. Se poi si vuole continuare a far polemica c’è solo da alzare le mani e guardare avanti, ognuno per la propria strada!

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