Ischia – Aggiornamento UFO

I video che vi proponiamo (per i quali ringraziamo il Signor Antonio Andreozzi di Ischia, Federica Andreozzi e Patrizia Cinotti) hanno dell’incredibile. E’ stata ripresa chiaramente una “flottiglia” di oggetti volanti non identificati, sfere luminose per l’esattezza che, dalla zona della “sopraelevata” di Ischia volavano in direzione Napoli. I video sono stati fatti in data di ieri, 10 maggio alle ore 18:48 e si inseriscono in un contesto nella quale convergono alcune testimonianze giunte a noi nelle trascorse ore. Non si è in grado di dire cosa sono questi oggetti e perchè sembra siano apparsi in concomitanza al passaggio dei noti satelliti ed alla loro messa in orbita. Appare chiaro che trattasi di due cose differenti. Possiamo affermare che, nelle ultime ore, i cieli di Ischia sono stati teatro di movimenti particolari ad opera di oggetti volanti “intelligenti”. I due video sono una rarissima testimonianza riguardante oggetti volanti non identificati ripresi alla luce del sole. Ringraziamo nuovamente coloro che li hanno realizzati e ci hanno permesso di divulgarli.

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Gli alberi della tradizione

La Natura è meravigliosa ma quasi sempre viene data per scontato, come se fosse un qualcosa che fa parte del pacchetto. Per questo motivo si tende ad ignorare i diversi messaggi che essa invia all’essere umano. Per farlo usa tantissimi modi e non di rado si serve di intermediari quali forze o fenomeni atmosferici, animali, vegetali o… esseri a noi invisibili. Tutto ciò solo per Amore. Essa ci vuole armoniosi e cooperanti all’interno del Creato Manifesto. A volte ci meravigliamo se nelle nostre vite entra un animale; magari ne esce dopo poco lasciando in noi un forte senso di vuoto. Tuttavia, in pochi sono in grado di vedere se dietro questa “esperienza” ci possa essere dell’altro. Spesso i fili che intrecciano queste trame sono così intricati che risulta certamente difficile capire la vera esperienza da fare dietro certi incontri. Magari se ne acquisirà la consapevolezza in futuro o forse no. Dipende da noi. In tempi remoti, ma anche in un vicino passato non ancora del tutto fagocitato dalla tecnologia e dal consumismo, la Natura era tenuta in alta considerazione; soprattutto ad Ischia, da essa dipendeva la vita o la morte di centinaia di nuclei familiari e si rispettavano i suoi tempi senza metterli in discussione. Ma c’erano anche altri segni che lasciavano intendere come la Natura volesse altro da certi luoghi. Ed i contadini esperti e timorosi lo sapevano bene, tanto da lasciarcene testimonianza visibile ancora oggi. Quello di cui parlo sono alberi isolati in mezzo a pezzi di terra, lasciati da anni ed anni al loro destino ma di fatto muti testimoni di un qualcosa che a molti sfugge. Girando per Ischia, vi sarà certamente capitato di notare alberi di una certa grandezza isolati in mezzo a campi coltivati o abbandonati e nelle loro vicinanze nulla di simile; magari nei dintorni troverete case o altro ma essi appaiono isolati e più andate indietro nel tempo grazie ai vostri ricordi, più noterete come essi erano già lì magari 20 o 30 anni prima ma anche di più e così via. Il contadino moderno può vantarsi di non averne fatto legna da ardere per chissà quali motivi ma alla fine accade sempre qualcosa che ritarda la sua “morte”; magari il proprietario del terreno spera sempre di vendere quest’ultimo ma passano anni e nessuno compra e intanto l’albero è sempre al suo posto… In Irlanda, terra di misteri, questo tipo di alberi sono chiamati alberi delle fate e sono tenuti in alta considerazione, non solo dal contadino ma da tutti. L’albero di biancospino è quello più sacro. Ad essi sono legati sciagura e cattiva sorte per colui che decreterà la loro morte. Verità o meno, questi alberi, hanno i loro compiti da svolgere all’interno del contesto in cui operano. In primo luogo, essi appartengo al territorio in cui sono inseriti ed alle loro energie ed hanno il compito di armonizzarle. Questo discorso lo si allarga anche ai mondi invisibili interconnessi con il nostro. Operano come uno scambiatore energetico all’interno del nostro Creato e non è sbagliato considerarle anche come dimore di esseri “invisibili”. Certo, ad Ischia non è presente una tradizione riconducibile al “piccolo popolo” ma certamente molti di voi hanno sentito parlare di alberi isolati, magari da frutto, legati ad un “munaciello”. Tagliarli significa quindi portare disarmonia che spesso si trasforma in un pesante conto da pagare per colui che li abbatte. Noi come abitanti del Creato possiamo entrare in contatto con loro, basta toccarli ed amarli ed essi risponderanno con Amore, donandoci tranquillità, pace ed energie rigenerate. Nulla di più. Ma come riconoscerli? Questi alberi a volte non sono maestosi ma hanno un qualcosa che attira la nostra attenzione; è vero che possono essere di rara bellezza ma, per il contesto isolano, essi appaiono isolati in pezzi di terra e ci viene da chiedere il perché essi sono ancora lì da anni, laddove potrebbe esserci dell’altro. Magari abbatterli potrebbe rendere più agevole la coltivazione del campo. Infondono curiosità e mistero, spesso sono legati a racconti fantastici. Può essere un carrubo, come quello di Succhivo o una quercia come quella di Buonopane oppure un fico come quello di Barano, legato a misteriose storie di munacielli…

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www.croponline.org – INTERVISTA A SALVATORE MARINO IACONO

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Sant’Angelo

Tempo addietro, mi dedicai ad un’arte vecchia di millenni, che all’occorrenza rispolvero per le mie ricerche. Oggi la si potrebbe definire “perdita di tempo” (secondo molti) ma posso assicurarvi che ancora oggi la si usa per cose molto importanti, come la ricerca di vene d’acqua e simili. Parlo della rabdomanzia che, affiancata alla radiestesia, è in grado di rivelare scenari molto interessanti se, entrambe, affiancate anche all’archeoastronomia. Capirete che non posso scendere troppo nei particolari ma cercherò ugualmente di essere il più chiaro possibile. La rabdomanzia, posso assicurarvi, è praticata ancora oggi; soprattutto quando si parla di ricerche di vene d’acqua ad uso agricolo. Ad Ischia si pratica ancora. Ma andiamo avanti. Per un libro sulla storia di Succhivo d’Ischia, focalizzai l’attenzione su quella che dovrebbe essere la storia documentata della Chiesa della Madonna di Montevergine a Succhivo. Stando ai documenti rintracciati da Agostino Di Lustro e resi noti grazie alle pagine de “La Rassegna d’Ischia” (n, 4 del 2012), detta chiesa risalirebbe quantomeno all’inizio del 1684 così come attesta un atto notarile di successione. Tralasciando le vicende storiche emerse su detta chiesa che renderò pubbliche a tempo debito (e che mi permettono di asserire con certezza la bontà di questa data), quello che qui interessa sapere è che dietro la sua costruzione ci fu la famiglia Mattera “razza” Aglianico; nello specifico parliamo di Gesummino Mattera di Aglianico la cui discendenza darà vita alla razza di “Secummin” in quel di Succhivo. Gesummino, da quel che sappiamo, era dedito al commercio; imbarcato quasi certamente. I suoi figli e la sua discendenza lo furono. La sua posizione agiata gli permise di intrecciare rapporti di parentela con gli Iacono “razza” Marcullo e, successivamente anche con gli Iacono Parruocchio di Serrara. Tutte famiglie legate al commercio via mare. Ora, il lettore tenga bene a mente quanto appena scritto e spostiamoci a Sant’Angelo. In questo borgo, così come si evince dalle ricerche del Di Lustro, tra Sant’Angelo e Succhivo, tra il XVI ed il XVIII secolo, erano presenti un bel numero di cappelle e chiese rupestri. Basti citare la Chiesa della Maddalena in località Ruffano o quella consacrata all’Arcangelo Michele sulla Torre. Proprio in merito a quest’ultima, analisi “rabdomantiche” al suolo hanno evidenziato che proprio sulla Torre ancora oggi possiamo riscontrare un “flusso energetico sacro” legato alla figura dell’Arcangelo Michele. I flussi sacri sono fiumi di energia caratteristici del territorio. Il lettore deve immaginarseli come vene o nervi che avvolgono il globo terrestre. La Torre, così come per l’antico monastero di San Costanzo a Barano, fu sede di un culto ben preciso il cui tempio non poteva che sorgere in quel luogo preciso. Questo perché, da un punto di vista esoterico, i luoghi di culto vanno costruiti seguendo determinati criteri “energetici”. E’ così da sempre. Senza dilungarmi troppo, passai allo studio dell’attuale Chiesa di San Michele Arcangelo. Sempre grazie al Di Lustro, si apprende che questa moderna chiesa sembra essere stata rifatta quasi completamente (o restaurata di sana pianta) nel XIX secolo. L’antica chiesa presente in loco, consacrata alla Santissima Beata Vergine dell’Assunzione (secondo le fonti) era certamente presente fin dal 1820, anno in cui il vescovo Giuseppe D’Amante la visitò. Successivamente la rivisitò circa 5 anni più tardi. Il resto è storia nota. La chiesa venne rifatta quasi completamente verso la metà del XIX secolo dal canonico Giuseppe Iacono. Possiamo quindi, alla luce di quanto appena esposto, fornire una data certa di costruzione di detta chiesa? Certamente no ma l’archeoastronomia e la rabdomanzia possono dare qualche risposta grazie alle quali lo studioso interessato potrebbe affrontare nuove ricerche. Da un’analisi al suolo si nota come la chiesa sia interessata da due flussi energetici sacri che si incrociano all’altezza dell’abside /il verde ed il viole). Questi flussi sacri però, a differenza della Torre e del Monastero di San Costanzo, non sono legati all’Arcangelo. Poi ritroviamo due flussi energetici di minore entità a mio avviso riconducibili ad altrettanti corsi d’acqua che si incrociano lungo l’asse maggiore della chiesa (colore azzurro). La loro ampiezza, rilevante, abbraccia l’intera struttura. Questa prima analisi ci conferma che la chiesa venne eretta secondo le antiche tecniche romaniche, ancora oggi usate (seppur raramente), che hanno fornito alla chiesa un buon apporto energetico. In poche parole, il punto in cui costruire non è stato scelto a caso. La chiesa è poi caratterizzata dall’avere l’asse maggiore inclinato rispetto al Nord vero di circa 230°/50°. Ciò esclude l’antico dogma di orientare la chiesa rispetto al movimento del sole. Applicando calcoli di astronomia a questo luogo di culto e giocando con i secoli passati, salta subito all’occhio come la Costellazione dell’Orsa Maggiore giochi un ruolo importante. Guardando in direzione di 50°, per il mese di agosto, la costellazione dell’Orsa appare esattamente in verticale al rilevamento in questione (Si scelga un orario consono affinché si possa ipotizzare lo svolgimento di una funzione religiosa di consacramento. Diciamo intorno alle 11 o alle 12). Stessa cosa dicasi per il mese di settembre. Entrambi i mesi possono essere ottimi candidati per la scelta del giorno della posa della prima pietra, importantissimo rituale per legare l’edificio alle influenze volute. E l’anno? Dai calcoli si potrebbe pensare al secolo XVIII in quanto il movimento dell’orsa non varia di molto. Tuttavia, lo abbiamo scelto per un particolare degno di nota. Fin dal XVI secolo, in quel di Sant’Angelo, è documentata la presenza della famiglia Iacono “razza” dell’Orso. Navigatori da sempre; in pratica acqua di mare al posto del sangue. I libri parrocchiali ci ricordano, ad esempio, che questo “appellativo” compare per la prima volta nell’anno 1662 quando Costanza Iacono Dell’Orso di Sant’Angelo sposa Tommaso Mattera. Successivamente ritroviamo Domenico Iacono figlio di Giovanni Battista alias Dell’Orso nato nel 1675. Una ricerca ancora in atto ci permetterà di risalire a coloro che li hanno preceduti. Questo appellativo, nei libri parrocchiali, lo ritroviamo scritto come “Dell’Orso” e “Dell’Urso”. Essendo la quasi totalità dei membri di questa famiglia marittimi (ancora oggi), l’unica spiegazione razionale che mi sono riuscito a dare è l’uso della costellazione dell’Orsa come “stemma” di famiglia! Del resto, il XVIII secolo fu legato alla costruzione di numerose cappelle sull’isola d’Ischia. Il lettore deve sapere che è solo grazie all’Orsa Maggiore che è possibile risalire alla posizione esatta, nella sfera celeste, della stella polare. Quest’ultima, di intensità luminosa molto bassa, soprattutto ai crepuscoli, è di difficile collocazione agli occhi inesperti. Sebbene sia posizionata a brevissima distanza dal Nord astronomico, (quindi importantissima per i naviganti di un tempo al fine di orientarsi per Nord) in caso di nuvolosità, era possibile individuarla grazie proprio all’Orsa Maggiore, nettamente più visibile. La famiglia Iacono alias Dell’Urso continua ancora oggi in questa tradizione. Il compianto Capitano Ercolino Iacono ne fu un grande esempio. Naviganti furono gli Aglianico di Succhivo, costruttori di chiesa e naviganti sono ancora oggi i Dell’Urso di Sant’Angelo (quasi sicuramente) costruttori di Chiesa come lo furono anche i Marcullo ed i Parruocchio di Serrara quando edificarono la Parrocchia di quel borgo. Fantasia o realtà? Sicuramente molti di voi penseranno che tutto ciò sia solo fantasia. Tuttavia, le stelle parlano… e con loro anche le energie della nostra terra, sapientemente sfruttate da coloro che abitarono Ischia in tempi antichi…

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Il mistero della Robur Club Ischia

Rieccomi nuovamente a scrivere quattro righe su quello che è stato, ma lo è ancora, uno dei temi più caldi affrontato dalla trasmissione Freedom quando, venerdì scorso, mandò in onda un montato riguardante Ischia. Parlo ovviamente dell’affaireRobur Club” e lasciatemi passare il francesismo che, incredibilmente, sembra calzare a pennello. Ma partiamo dall’inizio. Il 13 dicembre scorso, a firma di Giovanni Sasso, compare sulle pagine de “Il Dispari” un articolo vistosamente molto critico riguardante gli argomenti trattati dalla trasmissione Freedom di cui sopra. Lo stesso articolo lo ritroviamo in versione digitale due giorni dopo. Stranamente però, detto articolo, risulta notevolmente modificato. Non me ne voglia il Petrocchi se userò una frase a lui nota: “Armiamoci e partite”!

Premesso ciò, partiamo dal presupposto che il compianto Pietro Ferrandino, nella sua “Storia degli sports isolani”, tenne a precisare che la fondazione della Società Sportiva Robur” non ha data certa; se ne può desumere una in maniera grossolana affidandoci a testimonianze ed articoli di giornale. Quello che rimane certo è che la Società Robur, nasce per volere di noti intellettuali dell’epoca (dirigenti, liberali, intellettuali, liberi pensatori). E così fu anche per le decine e decine di Robur sportive nate agli inizi del XX secolo in tutta Italia. Tutte erano accomunate dallo stesso “imprinting”: “educare le giovani leve (a quelli che erano le idee del tempo) grazie all’unica cosa che le accomunava tutte: lo sport!”.

Appare evidente che, visti i tempi in cui si trovarono ad operare le fiorenti Robur sportive italiane, un nucleo di intellettuali alla base di tutto era mandatorio. E guarda caso esso, per tutte, mostrava sempre gli stessi tratti distintivi. Ritroviamo preti, professori, intellettuali, benestanti. A questo punto non si capisce perché la Robur Ischitana debba essere considerata un “prodotto puramente locale” e non frutto di un movimento filosofico nazionale. Nulla a togliere alla storia dell’Ischia Calcio. Tuttavia, vi invito a documentarvi su quelle che sono le radici delle varie Robur sportive italiane ancora operanti. Ma andiamo avanti nella nostra disamina. Attualmente, che vi piaccia o no, l’unico documento cartaceo riguardante una Robur Club è quello reso noto dal Capuano. Documento, tra l’altro, accompagnato da ricordi di famiglia legati ad un uomo come pochi ne ha visti quest’isola. La parola Robur è chiaramente associata al concetto di Sports-educazione fisica-rafforzamento mente/corpo per la stragrande maggioranza delle Società italiane nate nello stesso periodo. Per Ischia, gli studiosi ricorderanno quanto scritto dal D’Ascia nella sua “storia”: “il nome Ischia derivi da Ischys-robur-forza per la sua fortezza o castello detto Ischyon-forte”. Quale miglior parola per associare così nobili ideali alla nostra terra ed al suo simbolo per eccellenza!

Ritornando a noi, appare evidente poi che Giulio Verne non c’entri nulla con la Robur ischitana; il suo Robur il Conquistatore, dato alle stampe nel 1886, anticipa di quasi venti anni l’uscita di Robur Padrone del Mondo. In questi casi rimane certo, per gli addetti ai lavori, le caratteristiche Rosa-Cruciane del personaggio Robur (le stesse iniziali, tra le altre cose, non lasciano dubbi R.C.) ma questa è un’altra storia. Ricordo anche quando, ben prima che l’Annicelli pubblicasse il suo lavoro inerente al famoso manoscritto massonico (non dimentichiamolo) rinvenuto negli archivi della Biblioteca Antoniana, qualcuno cavalcò l’onda andando in giro spargendo la voce sull’appartenenza di Onofrio Buonocore alla Massoneria!

A questo punto la domanda nasce spontanea e merita doverosa risposta: La Robur Club di Grablovitz era la stessa Robur antenata dell’Ischia Calcio?

I cultori di materie esoteriche ricorderanno certamente il periodo dei “club” nati un po’ ovunque, sul finire del XVIII secolo, lungo la penisola italica ed in special modo nelle provincie meridionali. Club (aggregazioni chiamate esattamente con questo termine) di natura massonica che avevano ideali ben contrastanti con quelli dell’epoca. Fu lo stesso Benedetto Croce, nel ricostruire la nascita del movimento massonico a Napoli nel 1792, a parlare di Club in quella città sorti sul “genere di Marsiglia”. Ed ancora. Tra i tanti che potremmo citare, l’abate calabrese Antonio Jeròcades è la figura che meglio può chiarire il legame massoneria-Clubs. Tra l’altro, l’abate visse per parecchio tempo sulla nostra isola, circondato da importanti figure dell’aristocrazia isolana del tempo, massoni come lui.

Per quanto mi riguarda, che i ragazzi della prima Società sportiva Robur isolana giocassero a pallone o ad altro non esclude certamente il fatto che i dirigenti della stessa Società facessero anche “altro”. Basta una minima analisi dei fatti per capirlo. Può certo essere verosimile il fatto che la Robur di Grablovitz possa essere stata un qualche cosa di diverso. Ciò non toglie che le due realtà potrebbero essere state la stessa cosa e le attività dell’una non interferivano con le attività dell’altra. Ad essere precisi rimane comunque il fatto che alla Robur sportiva è associata la data di fondazione del 1922 come dimostra la lettura delle pagine ufficiali. La data in questione la si ritrova anche in alcune pubblicazioni storiche. Se poi si vuole continuare a far polemica c’è solo da alzare le mani e guardare avanti, ognuno per la propria strada!

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Giulio Verne e l’isola d’Ischia

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Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova” così amava dire Agatha Christie. E mai come in questo caso tale asserzione risulta più appropriata se associata alla presente disamina. Ma andiamo con ordine e forniamo a coloro che non hanno seguito l’intera vicenda di cosa andremo a parlare. Il 4 novembre 2016 si tenne “un’ostacolata” conferenza per il Centro studi isola s’Ischia dal titolo “Il mito della Terra Cava ad Ischia” che sfociò nell’omonima pubblicazione. Detta pubblicazione è stata presa in considerazione per girare alcune scene confluite in una puntata di “Freedom” di Roberto Giacobbo andata in onda l’11 dicembre scorso e che ha suscitato accesi dibattiti sui social, spaccando letteralmente l’isola d’Ischia in due “fazioni”. Tralasciando alcuni temi di detta pubblicazione ora non pertinenti, di base rimaneva il fatto che Paolina Grablovitz, figlia del famoso scienziato Giulio Grablovitz, tramandò in famiglia (con timore e con reverenza aggiungiamo noi) quelli che furono i ricordi di un genio triestino ma ischitano di adozione. Alla figura prettamente accademica si affiancavano ricordi legati ad un mondo di natura esoterica ed occulta difficilmente alla portata di tutti. Aver avuto l’onore di compiere ricerche su questi ricordi fu per me una sfida che sicuramente ci ha portato sulla strada giusta, in grado di regalarci ancora molte sorprese. Ma cosa c’entra Giulio Verne con Grablovitz? Tutto nasce analizzando, quindi, la parte esoterica dello scienziato Grablovitz. E lo si è fatto proprio partendo dalla sua appartenenza alla Massoneria. In merito a ciò, dai ricordi tramandati in casa Grablovitz, sappiamo che lo scienziato aderì a numerose Logge regolari e non, inizialmente sotto falso nome in quanto il suo pensiero, di natura irredentista, lo avrebbe verosimilmente portato alla fucilazione. Alcuni acculturati ischitani, nei loro studi, confermano l’appartenenza del Grablovitz alla Massoneria, citando addirittura il nome di Loggia al quale aderì. Tuttavia, siamo ancora in attesa di vedere un qualche tipo di documento in merito anche perché certi “documenti” quali tessere o diplomi di appartenenza, seppur di base mantengono lo status di segretezza agli occhi dei “profani”, spesso sfuggono a questo status divenendo di pubblico dominio. Ancor più interessante è l’appartenenza del Grablovitz a Società segrete e Logge irregolari che fecero della loro segretezza un punto di forza. Il Grablovitz formò, ad Ischia, stando ai ricordi della figlia, almeno due Logge irregolari a carattere segreto. La figlia, purtroppo, asserì di aver bruciato tutti i documenti ad esse collegati alla morte del padre. Ciò non toglie però che i membri ischitani di dette Società Segrete possano aver conservato le carte ed i documenti di Loggia. A mio avviso almeno una delle due Logge risulta attiva ancora oggi. Quanto appena esposto, affiancato agli interessi portati avanti dallo scienziato ci ha permesso di avere in mano ulteriori mezzi di ricerca. Oltre agli studi di cui tutti sono a conoscenza, Grablovitz si interessò anche di astronomia; era pittore e musicista ma anche enigmista, tanto da meritarsi un posto nell’albo nazionale sotto la voce “San Giusto”, quartiere di Trieste dove nacque. I numerosi contatti di natura accademica che il Grablovitz manteneva saldi in tutta Europa, gli permisero di instaurare fruttuosi scambi epistolari con scienziati di una certa rilevanza che, non è un segreto, andavano interessandosi al par suo di temi esoterici. Tra essi possiamo citare Camille Flammarion, astronomo d’eccellenza e scrittore di romanzi anticipatori della fantascienza. Inutile dire che le sue ricerche di natura esoterica fossero ben note in terra francese. Una prova di ciò è palesemente sotto gli occhi di tutti. Parliamo della Chiesa della Maddalena a Casamicciola ed i relativi misteri che tempo addietro rendemmo in parte di natura pubblica. Oseremo dire che essa non ha nulla da invidiare alla più nota controparte a Rennes-le-Château. Ma quello che desta certamente più scalpore è una rilettura del romanzo di Verne dal titolo “Padrone del Mondo”, applicando a quest’ultimo la cosiddetta “lingua degli uccelli”, tanto cara agli esoteristi del XIX secolo ed in primis allo stesso Verne. Per i profani, questo linguaggio (una sorta di Trobar clus moderno, tanto amato dagli esoteristi dell’epoca, utilizzava un “linguaggio criptato, fatto di giochi di parole e simboli”. Il testo in virgolette è voluto perché per rendere quello che a breve scriveremo alla portata di tutti, ci serviremo di un interessante articolo dal titolo “I viaggi massonici di Jules Verne” apparso sulle pagine di “Hiram”, rivista del Grande Oriente d’Italia (Numero 3 del 2017), a firma di Paolo Nucci Pagliaro (che si avvale anche degli studi di Michel Lamy, che ha decriptato la quasi totalità delle opere del Verne, confluiti nel suo “Jules Vernes e l’esoterismo, edito dalla Mediterranee”). Dai libri decriptati del Verne, emerge la sua profonda cultura in merito a temi riguardanti i misteri della chiesa di Rennes-le-Château,  della Maddalena, del Sacro Graal, ma anche riguardanti i Templari ed i riti che sono propri della Massoneria. Tuttavia, da questo studio decriptato sulla figura di Verne, emerge anche la sua appartenenza ai Rosa+Croce e tutti ciò che rientra negli insegnamenti ad essa legati: “[…] Molto probabilmente in questo percorso Verne fu spinto dal suo editore Pierre Jules Hetzel, anch’egli legato a diverse società esoteriche, e dalla conoscenza di altri letterati contemporanei quali Gèrard De Nerval, George Sand, Victor Hugo, Anatole France, Maurice Barres, vincolati da un comune segreto ed in qualche modo coordinati (o controllati?) dall’editore Hetzel stesso, personaggio tra i più intriganti ed ambigui di quell’epoca.”.

Ed ancora: “[…] la preparazione, il viaggio nell’aldilà, la rinascita. La maggior parte dei romanzi di Verne egue questa scaletta, e si potrebbero tranquillamente classificare i “Viaggi Straordinari” secondo il grado iniziatico corrispondente: iniziazione alla pubertà, iniziazione eroica e iniziazione superiore. I viaggi di esplorazione e ricerca rientrano nella prima categoria che comprende Viaggio al Centro della Terra, La Jangada, Il raggio verde e molti altri. Al secondo grado corrisponderebbero la lotta contro i mostri: Ventimila leghe sotto i mari, Michele Strogoff, I Cinquecento Milioni della Begun, Robur il Conquistatore, Il Castello dei Carpazi ed altri. Infine, l’iniziazione superiore, quella che pone l’eroe direttamente in contatto con il sacro, sarebbe rappresentata dall’Isola Misteriosa, Le avventure di Ettore Servadac, Le Indie Nere, Mathias Sandorf, I Naufraghi del “Jonathan” e così via. Probabilmente Verne ha osato molto di più nelle sue opere. Ha deliberatamente seguito il modello dei rituali iniziatici, ma ha preso in considerazione soprattutto quelli massonici. Non solo ha – come Mozart –, scritto un’opera massonica, ma si è persino ispirato al “flauto magico” del celebre musicista per esprimere la propria appartenenza alla Massoneria.

[…] Il Viaggio al centro della terra appare come una sorta di discesa agli inferi degna di Orfeo, una ricerca del centro che è la stessa di tante religioni misteriche. Secondo gli antichi miti, l’eroe acquisisce in tal modo una nuova vita in seguito ad un’autentica rinascita. Non è forse emblematico vedere Axel, l’eroe di Verne, penetrare nella Terra attraverso il cratere di un vulcano spento e riemergere alla luce durante l’eruzione di un vulcano attivo? Quanto al sacerdote iniziatore dell’eroe, si tratta di suo zio, lo strano studioso Lidenbrock, il cui nome significa “colui che apre gli occhi” (da “lid”, palpebra e “brochen”, aprire).”.

Si potrebbe continuare ancora per molto pur tuttavia non riuscendo a capire come mai Verne abbia scritto i suoi romanzi nascondendo al suo interno quello che possiamo ritenere il suo percorso iniziatico; conoscenze segrete che in pochi potrebbero mettere in atto. Del resto, rimane ancora oscuro il suo legame esoterico con il suo editore e la controversa Societè Angelique, società segreta che per questo rimane nell’ombra o nella “nebbia”, altro nome con la quale è conosciuta. Ma è la mole di informazioni riguardanti la Chiesa della Maddalena a Rennes-le-Château a farci rimanere basiti. A tal proposito è la scrittrice Serena Musante a precisare che: “La Via Crucis della chiesa di Santa Maddalena a Rennes-le-Chateau è anch’essa legata alla massoneria scozzese. Basti pensare al legame tra il diciottesimo grado di Rosa+Croce della Massoneria scozzese e le decorazioni: rose e croci ornarono tutte le stazioni della Via Crucis. Del mistero di Rennes Verne venne a conoscenza grazie all’editore Hetzel, per il quale diresse la rivista Magasin d’education et de Récréation, e lo stesso lo mise a contatto con George Sand, scrittrice appassionata di scienze occulte e delle idee filosofiche di Leroux e amica del pittore Delacroix, il quale, a sua volta, decorò la cappella degli angeli e la chiesa di Saint-Sulpice, dove l’abate Saunière chiese chiarimenti circa le pergamene trovate ai piedi dell’altare della sua chiesa di Santa Maddalena. “.

Ritornando a noi, ed applicando il metodo poc’anzi esposto al romanzo di Verne – Padrone del Mondo (e non “Viaggio al Centro della Terra” che segue altri percorsi iniziatici), riusciamo ad estrapolare le seguenti informazioni:

La prima parola degna di nota è Krakatoa, ossia un vulcano tristemente famoso per una devastante esplosione. Siamo nel 1883! Verne inizia il suo racconto parlando di terremoti ed esplosioni vulcaniche, vulcani e sciagure.

Il Krakatoa, poche parole dopo, è seguito infatti dal vulcano Pelee, la cui eruzione causò ben 30000 vittime nel 1902. Tutto ciò rappresenta per noi un indizio importante. Siamo nel 1883 e si parla di vittime da forze endogene.

L’evento storico criptato all’interno di Padrone del Mondo sembra sia da collocarsi in un arco temporale compreso tra i mesi di aprile ed agosto. Tutto sembrerebbe indicarci l’anno 1883. Tale data viene “ricordata” nel capitolo XVI quando si parla del 13 giugno 18..! Di fatto le date non hanno subito un processo di criptazione.

Nulla importa se il romanzo è ambientato all’altro capo del mondo. Le informazioni che ci interessano sono chiare e congruenti al “linguaggio degli uccelli”.

Un funzionario governativo viene mandato in una piccola cittadina ai piedi di una montagna per investigare su misteriosi boati e fenomeni luminosi che fecero pensare ad un’imminente eruzione vulcanica. La montagna sembrava essere un vulcano, cosa che in realtà non era. Ci si accorge ben presto che i fenomeni erano causati da una misteriosa macchina volante che entrava ed usciva dalla montagna o per meglio dire dalla sua cima.

Parliamo dell’Epouvante, futuristica invenzione di Robur già protagonista del racconto del 1886. Strano però come Verne scelse un mone del genere per l’invenzione di Robur: spavento o terrore!

Nel capitolo X viene specificato che la seconda lettera spedita da Robur venne recapitata nella notte tra il 14 ed il 15 luglio, un dettaglio strano, a nostro avviso. Inizialmente viene detto che la seconda lettera venne consegnata il giorno 15 luglio (capitolo VIII), poi si parla anche del 14 luglio ma non si specifica se venne recapitata prima o dopo mezzanotte, bensì a cavallo tra le due date. Se dovessimo ragionare su questo dettaglio, ci verrebbe da sommare le due date: 14+15=29, a cui si sottrae un giorno per ambiguità su quanto appena esposto.

Otteniamo così il numero 28. Si tratta forse del 28 luglio? In altri nostri studi questa ed altre analisi vengono abbondantemente analizzate in profondità. Tuttavia, quello che riportiamo basta ed avanza. Il metodo di decriptazione usato ha dato frutti soddisfacenti.

Anche per “Robur padrone del Mondo” rimangono aperti alcuni quesiti. Se Verne volle nascondere l’evento sismico di Casamicciola (che a questo punto ci sarebbe da pensare che avesse una qualche valenza esoterica), perché associarlo ad un congegno meccanico che all’occorrenza si mostrava come globo luminoso? Forse per evidenziare un legame con studi analoghi a quelli condotti da Padre Galli, legati a fenomeni luminosi durante i terremoti?

Una cosa però è universalmente accettata in ambito esoterico, l’appartenenza di Verne ai Rosa+Croce. Ma se così fosse, che legami esoterici si instaurarono con il Grablovitz? Presto detto. Anche il Grablovitz era affiliato ai Rosa+Croce e ciò spiega anche la natura di particolari circoli esoterici segreti da lui fondati ad Ischia. Non vi aspettate documenti e pezzi di carta. Qui non parliamo di Massoneria. La Rosa e la Croce devono essere trovati con attenta “lettura” in particolari edifici. Napoli ne è piena. Ma Ischia? Forse mi sbilancerò troppo rivelandovi che sulla nostra isola ne esisterebbero ben due riconducibili a questo sodalizio esoterico. Tuttavia, essa era presente ben prima della venuta del Grablovitz. Ciò spiega perché venne “mandato” e ci restò. Per Ischia dovrebbe essere motivo di vanto aver solo intravisto una parte di storia “nascosta e segreta” fino a poco tempo addietro. Le sorprese però non sono finite. Cosa accadrebbe se applicassimo questo meccanismo di decriptazione ad un altro romanzo di Verne? Parliamo de “Il raggio verde”, dato alle stampe nel 1882 spostando ulteriormente indietro le lancette…. Lo scopriremo prossimamente…

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I misteri di un faro

Il fascino dell’ignoto domina tutto.
(Omero)

Scrivere al riguardo del famoso faro di Punta Imperatore non è facile; in molti lo vedono come un qualcosa appartenente al passato, dormiente su quell’altura che nulla ha in comune con quanti lo ammirano se non la sua romantica luce notturna. Tuttavia, al momento è al centro di un’importante riqualificazione che lo trasformerà in struttura alberghiera di lusso. Ed io aggiungerei: “ne vedremo delle belle”…

Ma andiamo con ordine. Fin dagli anni ’80 del secolo scorso “colleziono” misteriosi racconti riguardanti questo faro. Alcuni di questi racconti combaciarono fedelmente con alcune esperienze vissute in prima persona in quei luoghi e che pubblicai in “Epomeo, figlio di Agarthi” per la Youcanprint editore:

[…] Non passarono che pochi secondi, quando, all’improvviso, l’oggetto luminoso, di colore bianco brillante, si portò a una distanza quantificabile, a occhio nudo, in circa cento metri antistante al faro, in sospensione sul pelo dell’acqua.

Un brevissimo istante e l’oggetto luminoso si immerse nelle acque antistanti il faro, illuminando la superficie dell’acqua di una luce bianca brillante, lasciandoci ovviamente di stucco. Quantificai il diametro dell’oggetto sommerso in circa quaranta metri. Mai prima di allora mi era capitato di assistere a un fenomeno del genere così da vicino, il tutto caratterizzato da una totale assenza di rumore. A causa di quanto vedemmo quella sera, molti di noi rimasero così scioccati che tutt’oggi evitano l’intera zona e tutto ciò che possa riguardare l’argomento UFO.” Continuando…

“[…] Il primo problema che ci trovammo ad affrontare fu il cancello di accesso al faro, che risolvemmo in pochissimo tempo grazie ad una veloce arrampicata.

Quasi a farci da monito vi era ancora la targa semi consumata dalla salsedine, recante la scritta: MARINA MILITARE. In breve ci ritrovammo nel piazzale antistante al faro. Mentre gli altri giravano incuriositi per la zona in cerca di chissà cosa, mi ritrovai a girovagare lungo la parete del fabbricato affacciato sulla baia di Citara; rimasi incuriosito dalle numerose aperture murate del piano terra e del piano superiore. Senza pensarci più di tanto, continuai il mio girovagare buttando l’occhio, di tanto in tanto, alle strette fessure esistenti tra un mattone e l’altro cercando ingenuamente di scorgere qualcosa.

Mai avrei immaginato cosa sarebbe accaduto di lì a poco. Rimasi come paralizzato nel vedere che l’intero piano terra veniva illuminato a giorno dall’interno!

La luce era così intensa e bianca da passare attraverso le fessure, proiettando innumerevoli lampi a quattro, cinque metri di distanza dai muri. La scena parve presa di sana pianta da un film di fantascienza. Avrei voluto correre, ma rimasi fermo lì dov’ero, come immobilizzato. Non ricordo per quanto durò quella luce, mi diede l’impressione di un qualcosa che dall’interno volesse uscire fuori, il tutto accompagnato da un sibilo metallico per niente simile a quello di una sirena. L’intero piano terra parve voler esplodere da un momento all’altro. Sfruttai un breve attimo di lucidità sottratto alla paura – non so in che modo – e decisi di scappare con quanto più fiato avessi in gola accorgendomi, del resto, di essere l’unico del gruppo ancora in prossimità del faro. Vidi i miei amici ormai lontani ancora in fuga, su, lungo le scale, già con il cancello alle spalle. Corremmo a perdifiato fino ai motorini, guadagnandoci la salita come mai prima di allora.

La certezza che nessuno, durante quella fuga, si sia mai girato indietro almeno una volta è assoluta e almeno per quella notte nessuno di noi si fermò in paese a parlare di ciò che accadde. La cosa assurda fu che l’indomani mattina, ritrovandoci in paese, ci accorgemmo che solo io e un mio amico ricordavamo cosa accadde la notte prima; la restante parte del gruppo asserì di non essersi mai allontanata dal paese!”

A tutto ciò dobbiamo aggiungere l’enorme anomalia magnetica presente in mare al largo del Faro di Punta Imperatore di cui si conosce ben poco…

Anni addietro ebbi modo di confrontarmi con una persona che sul faro ci passò diversi anni. Mi disse che una notte, sul finire degli anni ’40 del secolo scorso, andò incontro alle figlie lungo il sentiero e si accorse che lungo lo stesso sentiero, innanzi a lui, si trovavano due figure dall’aspetto umano molto alte e tutte vestite di bianco. La cosa lo impaurì non poco. E iniziò a correre. Poi mi disse che la notte era problematico dormire al faro. Ogni notte, incessantemente, si avvertiva come un colpo di martello a cadenza regolare. I militari sdrammatizzavano dicendo che si trattava del mare che batteva sugli scogli… pura fantasia vista la considerevole altezza del fabbricato sul livello del mare… Poi ritorniamo al quel sisma del 2017. Un primo epicentro collocato proprio al largo del faro di Punta Imperatore. Poi la corsa alla smentita. Ma a Forio c’è chi giura di aver subito un’onda d’urto che dal faro andava in direzione di Casamicciola… Dobbiamo aggiungere altro? Magari vogliamo parlare di coloro che, pescando di notte in quei luoghi, si sono visti passare sotto la barca strane luci in movimento?

In ultimo vorrei aggiungere quello che venne riportato su un bollettino della Società Sismologica. Era il 1881. Vi ricorda qualcosa?

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Freedom ed il mistero di Giulio Grablovitz

Venerdì prossimo, 11 dicembre, su Italia 1 andrà in onda una punta di Freedom condotta da Roberto Giacobbo nel quale si parlerà anche di Ischia! Parleremo di Giulio Grablovitz e del mistero che aleggia intorno ai suoi studi, alla sua vita ed ai ricordi tramandati nella sua famiglia. E’ prevista una ricostruzione storica affiancata da una partecipazione dell’INGV per quanto riguarda la parte scientifica. E’ un’occasione importante per la nostra isola e le sue bellezze; la sua storia. Tutto iniziò nel gennaio 2019 quando i nostri studi furono presi in considerazione dalla troupe di Freedom. Da allora la macchina organizzativa, nel prendere forma, ci portò a febbraio di quell’anno, mese in cui vennero girate le riprese che vedrete venerdì prossimo. Questa sarà la seconda puntata che prenderà in considerazione temi legati alla nostra isola. La prima puntata, mandata in onda il 3 agosto del 2015, analizzava il mito della terra cava ad Ischia. Venni contattato un mese prima ma, purtroppo, causa lavoro e per non perdere l’importante occasione che si prospettava, decisi che l’amico e giornalista Massimo Coppa (già autore della rubrica “Misteri d’Ischia) sarebbe stato perfetto per rispondere alle domande di Giacobbo. Questa volta è toccato a me rispondere alle sue domande. Parleremo nuovamente del “mito della terra cava ad Ischia” ma da una prospettiva diversa. Sarà una sorpresa anche per noi vedere il montato delle registrazioni! Vi aspettiamo numerosi!

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Tratto dal libro “Il mito della Terra cava ad Ischia, seconda edizione 2019”

L’Epomeo ai giorni nostri1

1990/1991

PRIMO avvistamento UFO2 di cui fui testimone: fine aprile 1990, un oggetto volante di colore rosso rubino, dopo essere uscito da una luce del medesimo colore da una zona verosimilmente al di sopra di Santa Maria al Monte, con una serie di fulminee manovre a zig-zag si allontana ad elevata velocità in direzione spiaggia della Chiaia scomparendo all’orizzonte.

Il punto di uscita dell’UFO venne confermato da un SECONDO avvistamento di cui fui testimone a marzo dell’anno seguente.

Identiche le condizioni meteo (serene) rispetto al primo avvistamento e le ardite manovre eseguite. Qualunque cosa fossero quelle luci denotavano INTELLIGENZA.

1995

Luglio 1995 – Sorgeto. Una coppia di ragazzi asserì di aver visto avvicinarsi alle vasche di acqua calda di Sorgeto un oggetto luminoso in sospensione sull’acqua a rapidissima velocità. Il diametro venne da loro quantificato in 20 metri. Dopo alcuni istanti l’oggetto luminoso prese il volo e ad altissima velocità si perse all’orizzonte.

1997

Mese di ottobre 10:15 – UFO di colore bianco latte con rapidi movimenti zig-zaganti sorvolava l’Epomeo in direzione Forio.

Lo stesso oggetto fu avvistato a S.Angelo, Barano e successivamente in prossimità del Castello Aragonese.

1998

Ore 23:00 circa. Marzo 1998. Un UFO di colore rosso rubino, uscente dall’Epomeo, venne avvistato in località Fontana e successivamente in località Serrara.

1999

Un UFO di colore tendente al grigio venne avvistato in località Forio verso le ore 16:30 circa del 21 dicembre 1999. Dopo aver sostato in prossimità di Santa Maria al Monte si diresse in direzione Nord-Ovest scomparendo al largo della Chiaia. Lo stesso UFO venne registrato dalla Sezione Campana del Centro Ufologico Nazionale in località Casamicciola dopo ben tre ore.

2004

Giugno 2004. Ore 02:00 circa. Un oggetto discoidale di colore rosso vivo si avvicina a bassa velocità con provenienza mare al bosco della Falanga. Dopo circa un minuto di oscillazioni su se stesso sulla perpendicolare del bosco della Falanga, si allontana ad elevata velocità verso Punta Imperatore perdendosi all’orizzonte.

17 giugno 2004. Ore 22:30 circa. Un oggetto volante non identificato di colore rosso molto intenso si avvicina a bassa quota ed a bassa velocità da NW al Monte Epomeo. Dopo circa 4 secondi, l’oggetto volante si pone in verticale alla cima del Monte Epomeo per poi scomparire poco sotto di essa. 10 luglio 2004. Ore 23:50 circa. Un oggetto volante non identificato di colore bianco molto intenso proveniente da Capri si avvicina al paese di Panza. Dopo aver stazionato in quella zona ad un’altezza stimata di 400 metri, aumenta incredibilmente di intensità. Il fenomeno dura circa 3 secondi alla fine dei quali l’oggetto volante riprende la sua iniziale intensità proseguendo in direzione SW.

Fine luglio 2004. Ore 02:00 circa. Si avvista un UFO proveniente approssimativamente da Forio. L’oggetto volante, caratterizzato da una bassa quota di volo, prosegue in direzione Sorrento. Un oggetto simile venne avvistato verso le 02:30 circa provenire da Sorrento con direzione di movimento verso NW.

2005

Estate 2005. Località Scannella (Panza d’Ischia). Ore 23:00 circa.

Un oggetto volante non identificato di colore verde fluorescente si avvicina ad incredibile velocità alla costa. L’UFO scomparve in una forte luce in prossimità della costa.

2007

16 luglio 2007. Ore 01:50 circa. Un enorme oggetto volante non identificato di colore rosso rubino venne avvistato, a moderata velocità, in località Sorgeto. La direzione di movimento lo avrebbe portato a sorvolare la torre di Sant’Angelo se non avesse deviato improvvisamente rotta portandolo a sorvolare Succhivo e successivamente il belvedere di Serrara. Grazie alle case in lontananza sotto di esso, l’oggetto volante sembrò avere un diametro di circa 50 metri. Inutile fu il tentativo di fotografarlo o riprenderlo.

Le apparecchiature elettroniche non funzionarono.

2008

20 gennaio 2008. Ore 03:00 circa. Località Panza. Un oggetto volante non identificato di color bianco LED sfrecciò in direzione Madonnelle lasciando dietro di sé una scia biancastra grazie alla quale si capì la provenienza. Il belvedere di Serrara. Altri due oggetti volanti identici vennero avvistati in località Chiaia dove si unirono, verosimilmente, all’UFO avvistato in località Panza (in quanto nella descrizione risultò uguale) scomparendo in direzione Monte Epomeo.

7 agosto 2008. In località Baia del Chiarito venne avvistato un oggetto volante non identificato di colore rosso rubino in movimento ad alta velocità in direzione torre di S.Angelo. In località Succhivo venne avvistato il medesimo oggetto spostarsi in direzione Maronti dove fece perdere le proprie tracce.

2010

Agosto 2010. Ore 02:00. Una guardia giurata racconta di essere stato testimone di un atterraggio di due piccoli umanoidi sulla spiaggia dei Pescatori. I due esseri vennero portati sulla battigia da un globo luminoso che li venne a riprendere dopo circa 15 minuti.

Settembre 2010. Località stimata Fummarie tra Panza e Succhivo.

Una strana luminescenza rossa attirò l’attenzione dei presenti (me incluso) verso quella zona. La luce ad una certa altezza era nascosta dalle nuvole che, diradandosi, lasciarono intravedere un oggetto volante di dimensioni notevoli di colore rosso scuro. L’oggetto si mosse repentinamente dopo circa 2 minuti in direzione Nord-Est. Lo stesso oggetto volante venne avvistato al largo di Sorgeto in movimento verso la terraferma.

Il caso degli avvistamenti di massa nel napoletano Un legame con Ischia?

1° luglio 2010. Succhivo. Ore 22:00 circa. Un mio amico d’infanzia si preoccupò di avvertirmi al riguardo di un qualcosa di incredibile appena verificatosi dalle sue parti: la Scannella.

Mi disse chiaramente: «corri sul tetto che sono appena usciti da una luce in prossimità della Grotta di Mavone, stanno venendo verso Succhivo!». Quella sera sul tetto salimmo in due, io e mia moglie Daniela che fino ad allora non ebbe mai occasione di vedere con i propri occhi ciò di cui parlavo nelle mie ricerche. In brevissimo tempo vedemmo passare sulle nostre teste almeno una decina di oggetti volanti di colore rosso intenso in formazione muoversi in direzione Serrara.

La prova che quelle luci fossero realmente UFO ci venne data in quel preciso momento. Essi si muovevano al di sotto delle nuvole e con una leggera pioggia senza che la distanza tra loro subisse alterazioni.

L’indomani scoprimmo che ANCHE la sera prima, nei cieli napoletani, decine e decine di persone avvistarono le stesse luci!

Fu un caso eclatante perché da maggio a luglio di quell’anno Napoli e provincia balzarono agli onori della cronaca proprio a causa delle centinaia di segnalazioni inerenti quelle strane luci rossastre34.

USO: Underwater Submerged Object

Febbraio 1994. Faro di Punta Imperatore. Quella che sembrò inizialmente una stella iniziò a fare strani movimenti. «Sembrava che stesse aumentando di intensità rapidamente in direzione nord-ovest», a picco sul mare. Dopo pochi minuti la stella iniziò a compiere piccoli movimenti ai suoi lati, ora a destra ora a sinistra. Non passarono che pochi secondi quando, all’improvviso, l’oggetto luminoso, di colore bianco brillante, si portò ad una distanza quantificabile, ad occhio nudo, in circa 100 metri antistante al faro, in sospensione sul pelo dell’acqua.

Un brevissimo istante e l’oggetto luminoso si immerse nelle acque antistanti il faro, illuminando la superficie dell’acqua di una luce brillante lasciando tutti noi presenti increduli ed impauriti. Secondo gli studiosi di ufologia, quando un USO si immerge in un preciso punto vuol dire che in quel punto c’è un accesso ad un qualcosa. Può essere una galleria, un’ installazione di ignota natura.

Cosa può esserci nelle acque antistanti il Faro di Punta Imperatore?

Un curioso paragrafo di poche parole qui d seguito riportato potrebbe darcene un’idea:

«Una volta c’era in Italia una famosa rabdomante che venne a Ischia. Lei non voleva andare alla spiaggia di Citara, diceva nemmeno per un milione nessuno l’avrebbe convinta ad andare in barca in certi posti al largo, davanti alla spiaggia, dove c’era, secondo lei, una città sommersa.»5.

Alla luce di quanto fino ad ora riportato, risulta chiara la presenza sulla nostra isola di almeno tre zone in cui si rileverebbe un’alta concentrazione di avvistamenti UFO/USO:

Zona 1 – Scannella/Sorgeto;

Zona 2 – Punta Imperatore;

Zona 3 – Litorale Foriano della Chiaia fin sopra Santa Maria al Monte.

Fig. 3 – Zona 1 (Scannella/Sorgeto)

Fig. 4 – Zona 2 (Punta Imperatore)

Fig. 5 – Zona 3 ( Litorale Foriano della Chiaia fin sopra Santa Maria al Monte)

1 Iacono S. M., Epomeo, figlio di Agarthi, Youcanprint edzioni, terza edizione, 2019.

2 Per UFO si vuole intendere oggetto volante non identificato. Non necessariamente esso debba essere considerato di natura non umana.

È considerato UFO per le sue particolari caratteristiche (luci etc.) e per le inusuali manovre compiute al momento dell’avvistamento tali da escludere una tecnologia nota.

3 Per capire l’entità del fenomeno basti visitare lo spazio web www.tifosidelnapoli.it dove al fenomeno venne dedicata un’apposita sezione ricca di testimonianze.

4 Iacono S. M., Epomeo, figlio di Agarthi, op. cit.

5 Kupfer Koberwitz E., Ischia l’isola dimenticata, Edizioni Imagaenaria – Traduzione di Nicola Luongo, 2003, pp. 155 – 156.

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Aggiornamento – L’UFO di Halloween

Quello che vi proponiamo è un video segnalatoci ieri sera, che riprende un oggetto volante non identificato di colore rosso prendere quota da una zona boscosa poco distante dalla contrada Fango. L’oggetto è stato ripreso verso le 22 e 15 da Forio. Il globo luminoso non lascia dubbi sulla sua grandezza. Si nota come esso prende quota dirigendosi verso le nuvole senza subire influenze esterne (come il vento). Inutile dire che non si tratta di lanterna cinese. Globo luminoso artificiale? Luce sismica? O cosa? Sicuramente esso si aggiunge alla già nutrita lista di casi misteriosi riguardanti la nostra isola. Si ringrazia l’amico Salvatore per averci fornito questo bellissimo video.

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